sabato 23 gennaio 2010

Pensieri in apnea: settimanale di scienza, stile e viscere

Terza Puntata

Questa settimana, per un motivo o per l'altro, son sempre andato in piscina da solo. Allora, invece di tediarvi con patemi generazionali e sentimentalismi esistenziali, ho pensato di disgustarvi con un po' di cose strane, che però son più vicine tra loro di quanto sembra. Tanto per cominciare all'inizio della settimana ho sentito l'odore di una scoreggia nell'acqua. Finalmente, cominciavo a preoccuparmi. Mi dicevo, ma questa gente come fa? Non si sforza un po'? Io sono ancora un dilettante, l'aria per ora mi esce solo dalla bocca. Lo so, è uno strano modo di fare le bolle, credo che Nina non lo approverebbe. Ma torniamo al peto sottomarino, ero in 3a corsia e in quel momento avrei tanto voluto essere uno scienziato da laboratorio, di quelli tosti, da telefilm, per calcolare la direzione e la velocità di propagazione del gas nel liquido per scoprirne l'origine, ma di più avrei voluto essere un chimico per capire in che modo l'azoto e il cloro potessero combinarsi in quell'odore di zolfo. La mia indagine sul plausibile colpevole era alquanto viziata (come l'acqua) e mi sono rapidamente convinto che la puzza proveniva dalla 4a corsia, il flipper degli ubermenshen. Infatti stavano tutti nuotando a rana e siccome io, pivello, a rana rutto, mi era facile immaginare che di là vi fosse un deretano colpevole tutelato e protetto dal branco. Oltre a produrre spiacevoli effetti collaterali, credo però che ogni stile di nuoto dia una connotazione comportamentale in chi lo pratica. Riadattando la Teoria Umorale di Ippocrate sostengo che:
- chi preferisce il dorso, a causa del viso sempre rivolto verso il cielo e conseguente maggiore densità di sangue nel cervelletto e nell'ippocampo, sia un soggetto lontano dalla realtà, distratto, sognatore.
- chi predilige la rana, col suo ritmico e cadenzato affiorare e immergersi nell'acqua, sia una persona determinata e alla ricerca di un equilibrio, fisico e mentale.
- chi si abbandona al crawl, testa china, braccia a forma di artiglio come a carpire una preda virtuale, sia un elemento molto impulsivo, viscerale, con aggressività compressa da sfogare.
- chi si butta nel delfino e nel movimento parossistico (e un po' comico) che lo contraddistingue, credo rischi di confondere sopra e sotto, acqua e aria, divenendo schizofrenico o quantomeno bipolare.
Ovviamente è solo una teoria, che salta davanti alle eccezioni, come la pingue signora quarantenne con cui ho diviso la corsia per un po' l'altro ieri. Dovevate vederla, il modo in cui scivolava sul filo dell'acqua, nonostante la circonferenza, le braccia e le cosce, era ipnotico, mi sentivo quasi dentro ai documentari del national geographic. Senza cattiveria, anzi, con sincera ammirazione l'ho ribattezzata l'Orca.
Stamattina, sì stamattina, da vero clorodipendente ci sono andato stamattina perché ieri gli impegni improvvisi me l'hanno impedito, stufo delle corsie piene di matricole e amatori, ho infranto l'ennesimo tabù e mi sono introdotto furtivamente nella 4a corsia. Tranquilli, il branco non c'era, c'erano solo strani esseri con pinnette di plastica infilate sopra le mani e la strega cattiva delle nuotate infantili di due miei amici. Uno scambio fulmineo di sguardi e ho rivisto in lei l'istruttrice tedesca sadica, probabile transfuga DDR, che vent'anni fa con il sorriso sulle labbra e una teutonica risata prendeva Caterina e Filippo per gettarli nell'acqua alta come cuccioli. Ma un odore già sentito mi distrae dal flashback, mi volto, e finalmente capisco, tutto torna. Oltre la quarta corsia c'è una mega corsia riservata alle ragazze che fanno stepping, running e tutta una serie di innaturali coreografie subacquee. Obbligate dalle sovrastanti e tarantolate Trainers a muoversi senza sosta, le signorine, in preda a questo faticoso moto perpetuo, credo che siano incapaci di trattenersi dall'emettere qualche tipo di trombetta dantesca. Almeno questa è la mia teoria. E ne ho un'altra, ma sono un po' indeciso su quale sia la soluzione migliore: Ogni volta che esco dalla vasca e sono sotto la doccia, piscio (naturalmente nello scarico), perché? per l'acqua che ho bevuto o per un'avvenuta osmosi tra la piscina e il mio corpo?
Tutto questo e molto altro ancora nella prossima puntata

4 commenti:

  1. Io purtroppo crawl, col dorso ho paura di tirar craniate contro il bordovasca (già successo anni fa). Chiedi alla tua consorte se il reminder sulla teteska è corretto? Son convinto al 99,9%

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  2. Ciao, complimenti per il blog, me lo ha segnalato alfredo e lo leggo con piacere, specie questa rubrica (In quanto molto ex frequentatore del magico mondo dell'acqua clorata).
    Probabilmente ogni piscina ha la sua orca. Quella che sguazzava nella mia era stata così ribattezzata (sempre senza cattiveria e con sincera ammirazione)vuoi per la notevole massa corporea, vuoi per la cuffietta nera con banda larga bianca che richiamava anche cromaticamente il "simpatico" cetaceo. Unica differenza con l'orca da te citata, i movimenti, che non erano per niente ipnotici e aggraziati, quanto aggressivi e impacciati. Differenza comunque facilmente spiegabile per il fatto che si trattava di un esemplare maschio.
    Era semplicemente impossibile stare nella sua corsia, e non solo, anche in quelle vicine vista l'enorme massa d'acqua che le sue bracciate sollevavano. Quando l'orca si muoveva nella sua corsia 5, la piscina diventava per incanto una piscina ad onde. Non avevo mai visto una piscina agitata.

    ps. io prediligo la rana. certamente alla ricerca di un equilibrio, tuttavia estremamente non determinato. piùttosto pigro (la rana la trovo riposante).
    alla prossima

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  3. io rana che il dorso mi fa girare i tondo

    "lanestio" per postare

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