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lunedì 26 aprile 2021

Schegge di Liberazione su Radio Sverso (il podcast)

E questo è il podcast delle Schegge di Liberazione, andate in onda alle 18:30 di sabato 24 aprile e, in replica, alle 12:30 di domenica 25 aprile su Radio Sverso. Un’ora e quaranta di reading, combat rock e Resistenza. Lo trovate negli Speciali di Radio Sverso: E quella che segue è la scaletta, con le introduzioni, le letture (per leggerle cliccate sui link al blog dedicato delle Schegge di Liberazione) e le canzoni trasmesse:

giovedì 22 aprile 2021

24 e 25 aprile: Schegge di Liberazione su Radio Sverso

Era il 24 aprile del 2010, era sera, il tempo non troppo bello, e in provincia di Modena, in un locale di Carpi, il Mattatoio, un gruppetto di blogger si era radunato lì da tutta l’Italia per leggere alcuni racconti sulla Resistenza, che erano stati pubblicati proprio quel giorno in un libro elettronico e gratuito che si chiamava Schegge di Liberazione, realizzato da Barabba, una specie di blog collettivo e letterario, in collaborazione con la sezione carpigiana dell’ANPI.
Era andato così bene, che nel 2011 Barabba aveva pubblicato uno Schegge di Liberazione di carta, e quei blogger, che continuavano a diventare sempre più numerosi, avevano cominciato a girare con dei reading resistenti a tempo di musica, e una volta erano finiti anche all’estero, a Parigi, pensa te.
E così anche dopo, tutti gli anni, dal 2010, cascasse il mondo, intorno al 25 aprile c’è sempre stato un reading di Schegge di Liberazione. E anche quando il mondo è cascato davvero, l’anno scorso, il 2020, erano riusciti a fare una lettura collettiva su facebook.
Quest’anno, che il mondo è ancora lì, cascato per terra, Radio Sverso è orgogliosa di presentare quel manipolo di blogger e le loro Schegge di Liberazione.
Per continuare a fare, nel nostro piccolo, a modo nostro, la nostra parte. Partigiani.

Le Schegge di Liberazione verranno trasmesse sabato 24 aprile alle 18:30 circa, e domenica 25 aprile in replica alle 12:30, su Radio Sverso (www.radiosverso.it), dureranno circa un’ora e quaranta minuti, e sarà un pochino di nuovo Natale, come piace festeggiarlo a noi.

Ascoltate responsabilmente.

sabato 25 aprile 2020

Resistere, immobili (un resoconto delle Schegge di Liberazione 2020)

Il 24 aprile di dieci anni fa avevamo iniziato, un po' per caso, a leggere le Schegge di Liberazione dal vivo. Era stata così bella, quella lettura pubblica al Mattatoio di Carpi, il 24 aprile del 2010, che avevamo continuato a leggere le Schegge di Liberazione ancora e ancora, per alcuni anni, in giro per l'Italia, a Milano, Perugia, Roma, Venezia, Fabriano, Bologna, Forlì e in tantissimi altri posti. Una volta eravamo stati anche a Parigi, roba da matti.
Avevamo in mente di fare una bella rimpatriata, ieri, ma la Storia, quella vera, ahinoi, ci ha costretti in casa. Così abbiamo provato a organizzare una lettura pubblica e virtuale. Ed è andata molto bene, come potete vedere e ascoltare qui sotto nella lista completa delle letture in ordine rigoroso e cronologico.

(NOTA: se stai leggendo questo post da un feed reader, forse non si vede tutto, perché è pieno di cose embeddate in modo abbastanza artigianale; si poteva far meglio, ma... insomma, porta pazienza)

martedì 21 aprile 2020

Venerdì 24 aprile: Schegge di Liberazione (mentre #stateacasa)

Il 24 aprile del 2010 ci eravamo trovati e conosciuti tutti per la prima volta, di persona, in carne e ossa, e avevamo letto le prime Schegge di Liberazione al Mattatoio di Carpi, abbracciandoci e baciandoci, e stringendo amicizie che avrebbero resistito alla fine dell'epoca dei blog e al nostro reciproco invecchiamento. Sono passati dieci anni (10!) e avevamo in mente, all'inizio di quest'anno, di organizzare una grande rimpatriata. Ma i tempi che corrono li avete tutti ben presenti, nella vostra carne e sulle vostre ossa, e la rimpatriata e il momento dei baci e degli abbracci dovranno aspettare ancora un po'.

Nel frattempo, però, abbiamo deciso di fare lo stesso le Schegge di Liberazione, però virtuali, un po' come fanno tutti e come avevamo fatto anche noi il 13 marzo con le Cronache di una sorte annunciata (erano andate molto bene).

Quindi, per farla breve, venerdì 24 aprile funzionerà circa così:
  1. dal mattino fino alla sera, se siete a casa, e dovreste esserci, e avete tempo e voglia, prendete un racconto dagli ebook di Schegge di Liberazione che trovate qui, magari quello che avevate scritto voi dieci anni fa, o quello di qualcun altro, come volete; potete anche proporre qualcosa di nuovo e inedito, sempre sui temi della Liberazione e della Resistenza, ma anche su temi più attuali e importanti hic et nunc, antifascisti, antirazzisti, su migrazioni, LGBT, diritti civili, ambiente e tutte quelle cose che fanno schiumare di rabbia i cattivi là fuori;
  2. leggetelo registrandovi, col telefono, una telecamera, un computer, un registratore a cassette, quello che vi pare;
  3. pubblicate la lettura da qualche parte, tipo sul vostro profilo facebook, sulla nostra pagina, su twitter, su youtube, su tumblr, con un video o solo un audio o, insomma, avete capito;
  4. fatecelo sapere scrivendo a barabba26x1 chiocciola yahoo punto com o commentandoci o contattandoci da qualche parte.
Noi, poi, proveremo a raccogliere tutti i link e a metterli qui sopra e sulla nostra pagina di facebook.
Sarà bellissimo lo stesso.

__________
Intanto, continuiamo a raccogliere contributi per le Schegge di Liberazione 2020, un ebook che sarà pubblicato, si spera, entro la fine dell'anno. Le istruzioni sono qui.
Barabba dice 26 x 1, senza paura.

lunedì 30 marzo 2020

Schegge di Liberazione: domani

Domani, il 31 marzo 2020, era la data che avevamo fissato per la deadline di consegna delle Schegge di Liberazione 2020. Quando avevamo fatto quella chiamata alle armi non erano ancora i tempi difficili e strampalati che stiamo vivendo ora, o almeno non lo erano in gran parte dell'Italia e noi sicuramente non ci stavamo accorgendo di come sarebbero andate le cose. Quindi, niente, abbiamo deciso che una deadline, per adesso, non c'è.
E allora voi, se volete, se avete qualcosa da scrivere, da dire, da disegnare, da fotografare sulla Liberazione e la Resistenza, ma anche su temi più attuali e importanti hic et nunc, antifascisti, antirazzisti, su migrazioni, LGBT, diritti civili, ambiente e tutte quelle cose che fanno schiumare di rabbia i cattivi là fuori, beh, mandatecelo all'indirizzo barabba26x1 chiocciola yahoo punto com. Noi intanto raccogliamo tutto, e quando sarà il momento, anche se non sappiamo ancora quando sarà, il momento, proveremo a farci un ebook, che sarà gratuito, come al solito.
Forse, chissà, il 25 aprile potremmo organizzare una grande lettura pubblica sull'internet, un po' come avevamo fatto venerdì 13 per le Cronache di una sorte annunciata. Era venuta bene.

Barabba dice 26 x 1, ora e ancora, nonostante tutto.

sabato 29 febbraio 2020

Schegge di Liberazione: Barabba dice 26 X 1 (ancora)

A tutti i writer, blogger e socialcosi STOP
Barabba dice 26 X 1 STOP
ancora, dieci anni dopo la prima volta STOP
scrivete un racconto, una poesia STOP
fate un disegno, un fumetto, una foto STOP
sulla Resistenza e la Liberazione STOP
apprezzatissimi temi attuali e necessari STOP
importanti hic et nunc STOP
antifascisti, antirazzisti STOP
migrazioni, LGBT, diritti civili, ambiente STOP
e cose che fanno schiumare di rabbia i cattivi là fuori STOP
Barabba creerà un ebook gratuito STOP
che forse leggerà dal vivo intorno al 25 aprile STOP
o forse no, ma ci si prova STOP
inviate il materiale entro il 31 marzo 2020 STOP
a barabba26x1 chiocciola yahoo punto com STOP
dieci anni dopo la prima volta STOP
Barabba dice 26 x 1 STOP

(comunicato ufficiale firmato da Carlo Dulinizo, il Many e tutta la brigata barabbista)

giovedì 21 novembre 2013

domenica 15 settembre 2013

(Trascrizione più o meno fedele di) Delle cose non prive di conseguenze

[Ieri è capitata una cosa strana: l'elena (osvaldo) e Chettimar si sono sposati. Li ho sposati io. La mattina in maniera ufficiale, il pomeriggio in modo ufficioso. Com'è andata la mattina, nel Palazzo Reale di Milano, l'ho scritto qui. Quello che segue è il discorso del pomeriggio, nell'atmosfera bucolica della Tenuta Limido di Zerbolò, in provincia di Pavia, davanti a un centinaio di persone.]

Buonasera a tutti.
Si sente se parlo così?
Bene.
Anche là in fondo? Si sente?
Speriamo.
L'importante è che sentano i due che ho qui davanti, e anche i loro testimoni, perché le cose che devo dire oggi sono soprattutto per loro, e sono delle cose non prive di conseguenze.
Allora, adesso cominciamo.

Come dovreste sapere, se oggi siete qui, oggi siamo qui perché le due persone che ho davanti hanno deciso di prendere degli impegni l'una verso l'altra, degli impegni che, se sono bravi – ma se li conosco almeno un po' e se voi li conoscete almeno un po' sapete che sono bravi; anche se nella vita non si può mai dire, ma noi oggi diciamo di sì, che sono bravi – queste due persone che ho qui davanti hanno deciso di prendere degli impegni che sono forse tra i più importanti che due persone possano pensare di prendere insieme. La cosa sorprendente è che hanno chiesto a me di fare, come dire, da garante a questi impegni, e quindi di farmi celebrare il loro matrimonio.

Perché proprio a me? Dopo ve lo spiego, se ho capito bene e se avete pazienza. Intanto alcuni di voi si staranno domandando: Chi è questo tizio qua con l'accento emiliano che viene fino in Lombardia per unire in matrimonio un brianzolo e una molisana?

Allora mi presento, anche perché non tutti gli invitati mi conoscono. Io mi chiamo Marco Manicardi, sono un ingegnere, come lo sposo, vengo da Carpi, in provincia di Modena, e conosco le due persone che mi stanno davanti da circa tre anni. Nonostante tutto, posso dire senza temere smentite di essere loro amico d’infanzia, perché in questi circa tre anni che ci conosciamo sono successe tante, tali e grandi cose che quando davanti a una birra o a un Negroni delle volte ci viene da parlare del 2010, ci sembra di parlare di quando eravamo bambini.
Ma andiamo con ordine.

Nel lontanissimo 2010, quando cominciavano a espandersi nuovi mezzi di comunicazione su internet che si chiamano social network, e sui giornali si cominciava a dire che internet e i social network erano i covi dell’odio, io avevo cominciato a scrivere delle cose e a conoscere della gente sulla rete, delle persone con le quali chiacchieravo e discutevo pressoché quotidianamente attraverso uno schermo e una tastiera, senza esserci mai incontrati e senza esserci mai visti se non in qualche foto che sporadicamente veniva pubblicata qua e là. Ed è stato proprio lì, nello svago impalpabile dell’internet, che avevo conosciuto una ragazza molisana che abitava a Milano e che si faceva chiamare l’elena, scritto tutto in lettere minuscole e con l’apostrofo, e con la quale mi piaceva parlare di libri e di scrittura e di quello che ci passava per la testa.
Avevo anche cominciato, nel frattempo, a scrivere su un blog (adesso, per chi non sa cosa sia un blog: non ve lo spiego, lo farà un’altra persona più avanti, se portate pazienza), e col mio blog, che si chiama Barabba, avevo chiesto pubblicamente, a chi avesse avuto voglia, di mandarmi dei racconti sulla Resistenza e sulla Liberazione, da raccogliere e poi pubblicare in un libro elettronico e gratuito che si sarebbe chiamato Schegge di Liberazione, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no. Ma è stato proprio quel libro, Schegge di Liberazione, a non essere stato privo di conseguenze, e in fin dei conti la sua pubblicazione è la chiave di tutta la faccenda che si svolge in questo momento tra le due persone che mi stanno davanti.

Anche l’elena mi mandò un suo raccontino, intitolato Resistenza di ceramica e ambientato nella campagna molisana. Parlava di conserva, di una cantina e di una nonna che affronta come può l’arrivo dell’esercito tedesco. Era un racconto molto bello, come un po’ tutto quello che scriveva su internet l’elena, che non avevo ancora mai visto dal vivo, ma l’avevo capito subito che era una di quelle persone su un milione che quando le conosci non puoi fare a meno di chiedergli delle opinioni e dei consigli.
E infatti eravamo diventati amici, io e l'elena, amici nel senso più vero del termine – come dice il dizionario della lingua italiana alla voce amicizia: Reciproco affetto costante e operoso tra persona e persona – anche se non ci eravamo ancora mai incontrati e anzi, addirittura, all’inizio del 2010, secondo me, non sapevo neanche come faceva di cognome, l’elena.

Poi sono successe delle cose, e una di queste è che il 24 aprile del 2010 quel libro elettronico sulla Resistenza e la Liberazione avevamo deciso di leggerlo in pubblico, perché a Carpi c’era un anniversario importante e la città stava organizzando i festeggiamenti per la ricorrenza. Quella sera molte persone dell’internet sono venute un po’ da tutta l’Italia in un locale di Carpi per leggere i racconti che ci avevano mandato, e io ero tutto indaffarato nell’organizzazione, correvo avanti e indietro compilando scalette per le letture, istruendo i musicisti sulle canzoni da suonare, sistemando il palco, eccetera. Per me era la prima volta ed ero molto in ansia.
Cinque minuti prima di cominciare, con il locale già pieno di gente, io sono lì che riguardo la scaletta che non mi convince, manca una bella voce per iniziare, perché l’inizio importante, ma ormai è troppo tardi e sto per dare il via al primo lettore quando... sento picchiettarmi una manina sulla spalla. Mi giro, abbasso un po’ gli occhi, e mi trovo davanti una ragazza che non avevo mai visto e che mi allunga una mano e mi dice: «Ciao, io sono l’elena.»

Avete presente quegli attimi in cui siamo in mezzo a una folla, talmente immersi nel rumore da non saper distinguere i nostri pensieri dalle nostre orecchie e dal casino che c’è intorno, ma proprio in quel momento lì succede una cosa che ci isola completamente, ed è come se fossimo in una stanza vuota e silenziosa, e tutti e cinque i sensi sono focalizzati su un punto, su quella cosa particolare che sta succedendo? Ecco, in quel momento, per me, il tempo si è fermato per un attimo, intorno si è fatto silenzio. Con gli occhi vedevo solo questa ragazza più bassa di me che mi sembrava giovanissima e sorrideva imbarazzata e bella, e con le orecchie sentivo soltanto quattro parole, scandite, musicali, semplicissime: Ciao, io sono l’elena.

«Ciao, elena,» le ho detto. «Siamo un po’ in ritardo, dobbiamo partire subito, ti va di cominciare te?» E senza aspettare la risposta, l’ho spinta sul palco e lei ha cominciato per davvero. Era la prima volta che sentivo la voce dell’elena ammutolire il pubblico e volare così leggera di frase in frase, una sensazione che si fa fatica a spiegarla; e se non l’avete mai sentita, quella voce, penso che dovreste farlo, prima o poi.
Non oggi, oggi sentite la mia, ché l’elena adesso è qui davanti a me ed è occupata a sposarsi, una cosa che sarà non priva di conseguenze, per lei.

Da quel 24 aprile del 2010, insieme a delle altre persone, io e l’elena abbiamo iniziato a girare l’Italia e il mondo (una volta siamo stati anche a Parigi) a leggere dei racconti davanti a un pubblico, a dormire nei sacchi a pelo o sui divani di chi ci ospitava, a bere delle birre e dei Negroni, eccetera. E in una di queste tappe del nostro tour, eravamo ancora nel 2010, anzi, il 10-10-2010, per la precisione, e ce lo sentivamo che era una data particolare e qualcosa sarebbe successo, siamo finiti a leggere le Schegge di Liberazione in un locale di Milano, zona Bovisa, chiamato La Scighera.

Qualche giorno prima, su internet, avevo conosciuto un’altra persona, si faceva chiamare Chettimar, ne ignoravo il nome e il cognome. Mi aveva chiesto, con modi molto educati, via mail, il permesso di leggere in pubblico la sera della Scighera e, precisamente, voleva leggere un racconto che avevo scritto io e parlava di mio nonno e delle sue vicissitudini con una divisa da Balilla che si era strappata. Io avevo risposto educatamente, acconsentendo.
La sera del 10-10-10, arrivo alla Scighera che è ancora vuota, ci sono solo due baristi, un tizio seduto a un tavolino che sistema delle scartoffie e poi c’è una stanza molto lunga e buia, con in fondo un palco illuminato, un pianoforte e un ragazzo sulla ventina che lo sta suonando magnificamente. Credo che suonasse Chopin, ma non vorrei ricordarmi male.
Mi sono avvicinato, mi sono presentato allungandogli la mano e lui, afferrandola, mi ha detto: «Molto piacere, Chettimar, ci eravamo sentiti qualche giorno fa, dovrei leggere il pezzo che parla di tuo nonno.»
«Ma tu,» gli ho chiesto, «suoni anche il pianoforte?»
«Sì, diciamo che mi diletto,» ha risposto Chettimar.
«Bene,» ho continuato, «allora facciamo così: stasera, oltre a leggere, potresti accompagnare tutte le letture col pianoforte.»
Chettimar era molto imbarazzato. «Non saprei,» mi ha detto.
Ma alla fine l’ho spuntata io, e lui ha diligentemente riempito l’aria della Scighera per tutta la durata delle letture. Due ore abbondanti.

Ero molto contento, e anche il pubblico lo era. Io, di Chettimar, il 10-10-10, non conoscevo ancora né il nome né il cognome, l’avrei scoperto qualche giorno dopo. Ma intanto lo sentivo suonare, nella sala buia, con la luce del palco che lo illuminava, e veniva da incantarsi. E se non lo avete mai sentito suonare, Chettimar, dovreste sentirlo, prima o poi, soprattutto quando fa Chopin.
Non oggi però, oggi vi tocca ascoltare la mia voce, ché Chettimar adesso è qui davanti a me ed è occupato a sposarsi, una cosa che sarà non priva di conseguenze, per lui.

Tornando a quella sera della Scighera, ricordo che l’elena lesse quattro o cinque racconti accompagnata da Chettimar al pianoforte, e dopo le letture si sono presentati e hanno scambiato qualche parola. Quelle prime parole smangiucchiate, tra una birra e un Negroni in località Bovisa, a Milano, a quanto pare, non sono state prive di conseguenze, per loro.

Ma insomma, così ho conosciuto l’Elena Marinelli e così ho conosciuto Simone Marchetti, e in tre anni di giri e letture su e giù per l’Italia e una volta anche all’estero (siamo stati a Parigi), in tre anni di chiacchiere, bevute, risate, birre, Negroni, sacchi a pelo, divani, bei momenti, brutti momenti, eccetera, ma forse anche già da subito, queste due persone qui che mi stanno davanti sono diventati miei amici, e io sono diventato amico loro. Quando ci pensiamo, delle volte, ci sembra che amici lo siamo da sempre.

Adesso, se mi sono spiegato bene, se avete portato pazienza, e scusate se sono stato un po’ lungo – ma tanto non scappate, volenti o nolenti, che mi han detto di tenervi qui finché i camerieri non han finito di preparare gli aperitivi – adesso dovreste aver capito il motivo per cui noi tre ci troviamo qui a celebrare un matrimonio, e loro due a farsi delle promesse, a prendere degli impegni, degli impegni importanti che non saranno privi di conseguenze, da oggi in poi.

Quindi, per riassumere, è successo che io una volta ho pubblicato un libro dal nome Schegge di Liberazione, dentro a quel libro c’era un racconto di Elena Marinelli, e quel libro l’abbiamo letto in pubblico una volta con l’accompagnamento di Simone Marchetti al pianoforte.
Insomma, mi è capitata una cosa, una volta, in questa vita, una cosa che non capita mica a tutti: mi è capitato di fare qualcosa che ha cambiato la vita a due persone. Non dico che senza di me non si sarebbero potuti conoscere e innamorare, avevano già degli amici in comune, vivevano nella stessa città, frequentavano gli stessi posti dell’internet, ma, insomma, la storia è andata così, è andata che dovevo essere io quello che doveva muovere il primo tassello del domino che ruzzolando per la storia li ha portati qui oggi.
Sono stato fortunato. Ho fatto una cosa che ha cambiato la vita a delle persone. Se ci penso, mi scoppia la testa.

E adesso è anche venuto il momento di sbrigare le formalità del caso, quelle già citate formalità non prive di conseguenze. Ma se pazientate ancora un attimo – che tanto dovete aspettare lo stesso, così mi han detto – ci sono un paio di persone che mi hanno chiesto di poter dire due parole per l’Elena e Simone.
La prima è Francesca, che vi leggerà una cosa che ha scelto apposta per gli sposi…

(Francesca Gentile – testimone della sposa – ha letto La promessa di Nicolò Fabi)
Il giorno in cui sei arrivata si è aperta una porta su un mondo che non conoscevo
hai portato con te una parte di me
che adesso è il mio vanto
mi hai trovato abbracciato a un ricordo
seduto e annoiato davanti a uno specchio
ho sentito di avere il permesso
di chiudere gli occhi e aprire le braccia
ora è possibile spingerci insieme
oltre i confini del tempo
come certe idee come le maree
come le promesse
è possibile andare lontano senza avere paura
come certe idee come le maree
come le promesse che si fanno

Adesso siamo compagni di vita
di vita sognata e di sopravvivenza
la nostra casa è arredata con i tuoi colori
e con le mie parole
i nostri libri mescolati insieme intrecciano
e fondono le nostre storie
ma i segreti nascosti in ogni rapporto
quelli non si raccontano
il nostro amore si sporca le mani
ogni giorno nel fango
più di certe idee più delle maree
più delle certezze
il nostro amore è sospeso nel vuoto
ma con i piedi per terra
più di certe idee più delle maree
più delle certezze che si hanno

Tu sei la luce e la pace
la comprensione della sofferenza
io sono la voce e la direzione
le spalle e la malinconia
così abbiamo unito anche il sangue
per coltivare il nostro giardino
e per quanto saremo capaci di farlo
noi lo custodiremo
se potessimo spingerci insieme oltre
i confini del tempo
come certe idee come le maree
come le promesse
se potessimo andare lontano
senza avere paura
come certe idee come le maree
questa è la promessa che ti faccio
E poi c'è Fabrizio, che ha scritto un sermoncino per l’occasione e adesso ve lo leggerà col suo accento caratteristico del centr’Italia.

(Fabrizio Gabrielli – testimone della sposa – ha poi letto il suo sermoncino)
Buonasera,
ora dovrei leggere un discorso, una ròba preparata, scritta a mente fredda - che poi ma come si fa, ad averci la mente fredda, poi? - già da un pezzo, una ròba che conoscono il cerimoniere, i musici, un sacco di gente, mancan solo quasi gli sposi, in effetti, e voi.
Se c'è qualcosa che mi sembra sia il caso di rispolverare, di riportare in auge, è la pregnanza di una tecnica spesso demonizzata: l'improvvisazione.
Perché vedete: a voi oggi sembra - perché lo è - tutto così meravigliosamente organizzato, incastrato, in una parola perfetto, che vi verrebbe quasi da andarglielo a sussurrare in un orecchio, agli sposi, alla chetichella: psss, guardate che non sarà sempre così! pssss, vedrete: cambierà tutto.
Certo, ci vorrà una buona dose di improvvisazione: ma con un po' di dimestichezza col freestyle e la creatività - doti che ai nostri amici non mancano - ecco, la fertile vallata di serendipitù continuerà a stenderglisi verdeggiante ai piedi.
Non esistono parole, davvero, per spiegare agli sposi quanta gratitudine ho per loro, che mi hanno voluto come testimone. Per sdebitarmi, però, una cosa posso farla: testimoniare. Perché io questo turbiglione qua l'ho già provato, e badate: non cambia davvero niente.
Se solo sarete bravi ad allineare l'improvvisazione alle aspettative.

E adesso leggo la parte preparata, che si intitola "Non è forse amarsi mordersi e appiccare il fuoco?".

Guardateli, guardateci: siam venuti tutto qua per cosa? Per il bianco. Che è l'infinitamente possibile, come diceva Barthes. Una corona di fiamme dietro il capo, come tra i cardi la rosa appare Elena oggi agli occhi di Simone. E come il melo nella boscaglia lui a lei. Bianca è la pagina di quaderno che gli si para innanzi, e che s'apprestano a scrivere, con lettere ricamate, vergate in bella calligrafia.
Quando tra poco avranno attraversato la riva del Giordano, quando avranno lambito l'altra sponda, ci diranno - con gli occhi come colombe lei, con la serenità della vigna che si stende sui clivi lui - che si son scelti perché l'incastro era, è e sarà per sempre perfetto; e perché chiamarsi l'un l'altra ha per loro

la dolcezza del vino
che sulle labbra degli assopiti
dov'è colato
muove parole.

Parole, parole ce ne sono molte per cantare l'amore, ma le più belle secondo me le ha scritte Salomone quando? millemila anni fa?, in un libro che si chiama Verso dei Versi, Canto dei Canti, e la cui essenza è tutta nella semplicità grezza di un verso, che è piede e vetta dell'amore quello maiuscolo, il verso che fa

mi stravolgi la mente
sorella mia e sposa (vale anche fratello mio e sposo)
mi stravolgi la mente

la cui essenza è tutta nella pirotennìa di un attacco

Mi abbeveri di baci la tua bocca
perché il tuo amore inebria più del vino

che come fai, con quest'attacco, a non pensare ai nostri amici, a un cerchio di fiamme e a un alone di sangiovese semitico che abbevera e brucia?

Che poi, non è forse questo, amarsi?
Mordersi e appiccare il fuoco?
E infine, portate ancora un attimo di pazienza, è arrivato il momento della benedizione. E chi meglio dell’anziano del gruppo cui affidare un compito del genere?
Prego SirSquonk di avvicinarsi e dire quello che deve dire…

(SirSquonk, il grande vecchio, ha benedetto)
Fratelli e sorelle, buonasera.
Non ho ben capito cosa sto facendo qui, ma so di avere tra i cinque e i sette minuti a disposizione per farlo, quindi rassegnatevi e magari siate così gentili da far partire un cronometro e farmi dei segni quando arrivo al sesto minuto. Il fatto è che, su mio incauto suggerimento e per la perfidia dell’officiante, io dovrei raccontarvi una storia: che è il compito degli anziani, come si sa.
L’altro fatto è che non si dovrebbe mai rovinare una buona storia raccontando la verità, ma al tempo stesso bisognerebbe avere abbastanza fantasia da riuscire a inventarsela, la storia buona: e questa è una dote che non posseggo. Quindi sarò costretto a dirvi la verità.

La verità è che io non mi ricordo come ho conosciuto Simone. Né quando. Ne ho una vaga idea, diciamo. Parliamo di dieci anni fa, e perdendo tempo su Internet mi imbattei in un blog, che – per inciso – me ne fece perdere ancora di più, ma questa è un’altra storia. Ora, lo smarrimento dipinto sulla maggior parte dei vostri volti mi fa capire che non sappiate cosa sia un blog; se io fossi un anziano come si deve roteerei le pupille, sospirerei profondamente, mormorerei “o tempora o mores” e poi vi tirerei un pippone agghiacciante (mi perdonino le signore per l’aggettivo poco delicato) a base di “ai miei tempi”. Siccome sono pigro, facciamo che andate a scoprirlo su Wikipedia cos’è un blog (detto tra noi, in breve: un coso che serve a gente tipo il sottoscritto, e lo sposo, e qualcun altro tra i presenti, gente che ha dei problemi).
Quel blog aveva un nome, e fu quello a farmelo notare: si chiamava The Blog Lies Down On Broadway, e quella era una citazione, la citazione di un disco famoso di un gruppo più vecchio di quasi tutti noi. Forse fu questo il motivo della mia sorpresa quando conobbi Simone di persona, e mi resi conto che doveva aver finito la quarta elementare la settimana prima. Ciò nonostante mi dissi che ci doveva essere del buono in quel ragazzo, se ascoltava quella musica, e fu così che, senza rendermene conto, diventai suo amico. Che è un po’ quel che dicono i cocainomani, adesso che ci penso.
Vabeh.
Qualche anno, molte birre e una piadina formaggio e nutella dopo, una sera ci muovemmo alla volta di Roma per andare al concerto di quel gruppo (cosa che ripetemmo in seguito, per andare a una manifestazione del PD: a noi le cose, se non sono fuori moda non ci piacciono mica). Ci andammo in compagnia di un signore che, dall’alto della sua autorevolezza, ci convinse che al Circo Massimo avremmo trovato quattro gatti e non c’era bisogno di affrettarsi; e in effetti i romani erano ancora tutti a casa, ma intanto altre duecentocinquantamila persone avevano pensato bene di prendere i posti migliori. Di quella notte ci rimane il tenero ricordo di quest’uomo che fende la folla come Mosè ritornando a noi con una pannocchia in mano, e il pensiero che quello fu il loro ultimo concerto.

Ecco, fratelli e sorelle, avevo questi due ricordi e cercavo un modo per metterli insieme e dar loro un senso. Ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che nel lontano luglio del 2004 io feci un’intervista allo sposo, un’intervista che pubblicai sul mio blog (sì, sì, va bene: c’era un solo motivo al mondo per cui dovessi intervistare Simone? No. Il che mi pare un ottimo motivo, a ben vedere). E mi sono ricordato di una domanda, e di una risposta, che vado a leggervi:

SMS - E infine, le viene concessa la facoltà di esprimere un desiderio da inoltrare a Babbo Natale. C'è tempo, è vero, ma è meglio portarsi avanti col lavoro.
PCI - Il suo acume mi stupisce, o intervistatore. Mi verrebbe quasi da dire che è nel ramo marketing.
"Stimato Commendator Natale,
In quanto rappresentante legale dell'Ordine dei Single Patetici, ti chiederei di portarmi, magari anticipatamente, una persona che mi sopporti, che sappia capire il caos esponenziale della mia mente e che, nei ritagli di tempo, dimostri della stima e - perché no? - dell'affetto nei miei confronti.


Ora, se in questo preciso momento non vi siete sciolti in un mare di lacrime siete il fratello cattivo di Charles Bronson e la vostra durezza di cuore non dovrebbe essere giustificata dal sapere che la risposta continuava dicendo “Ma, se non ce l'hai, va benissimo anche un milione di euro in banconote di piccolo taglio e un'autobotte di gelato alla menta."

Il fatto è che adesso le cose si tenevano insieme: il nome di quel blog, questa risposta, quel concerto. Perché vedete, quel gruppo, che si chiamava Genesis, scrisse una canzone. Che io e Simone e milioni di altri abbiamo ascoltato milioni di volte. Si chiama The Cinema Show, parla di un ragazzo e di una ragazza, e a noi oggi piace pensare che parli di Simone, e di Elena. Ci sono sei righe in quella canzone, che sono una delle più belle dichiarazioni d’amore che noi abbiamo avuto la fortuna di sentire. E che adesso, se vi va, leggiamo a loro, e per loro.
(SirSquonk – in inglese – e grushenka – in italiano – hanno letto una canzone dei Genesis)
Take a little trip back with Father Tiresias,
Listen to the old one speak of all he has lived through.
Fai un piccolo viaggio indietro nel tempo con Padre Tiresia
Ascolta il vecchio raccontare tutto ciò che ha vissuto


I have crossed between the poles, for me there’s no mystery.
Ho attraversato la terra da un polo all’altro, per me non ci sono misteri.

Once a man, like the sea I raged,
Once a woman, like the earth I gave.
But there is in fact more earth than sea.
Quando ero un uomo, mi infuriavo come fa il mare
Quando ero una donna, donavo come fa la terra
Ma, alla fine, c’è più terra che mare.
Ecco fatto. Siamo quasi arrivati. Ora, come impone la legge, procederemo con le promesse e gli impegni, cioè dando lettura dei diritti che gli sposi acquisiscono e dei doveri che si assumono unendosi in matrimonio, cose importantissime e non prive di conseguenze come, per esempio, l’assistenza carceraria, l’assistenza ospedaliera e la pensione di reversibilità.

Quindi LEGGO AGLI SPOSI LE PRINCIPALI DISPOSIZIONI DEL CODICE CIVILE CHE RIGUARDANO I DIRITTI E I DOVERI DEI CONIUGI FRA LORO.

Articolo 143 – Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Articolo 144 – I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita famigliare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.
A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato.

Articolo 147 – Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Dichiara il signor Simone Marchetti di voler prendere in moglie la qui presente signora Elena Marinelli?

(Ha risposto di sì.)

Dichiara la signora Elena Marinelli di voler prendere in marito il qui presente signor Simone Marchetti?

(Anche lei ha risposto di sì.)

Io, Marco Manicardi, delegato dal Sindaco alle funzioni di Ufficiale dello Stato Civile, pronuncio in nome della legge che:
il Signor Simone Marchetti
e
la Signora Elena Marinelli
qui presenti
sono uniti in matrimonio.

Lo sposo può baciare la sposa (questo non c’era scritto ma ci tenevo da matti a dirlo).

Grazie a tutti.
Abbiamo finito.
Andate in pace.

domenica 8 settembre 2013

8 settembre 2013

È l’otto settembre, la guerra è finita, o è questione di ore. La notizia, una volta affidata alle onde, si lascerà trasportare nell’aria e presto la ripeteranno tutti gli apparecchi radio del paese.
Ma è già arrivata? Ci sono ordini nuovi?
Amico e nemico sono mai state parole sensate? I tedeschi stanno fuggendo a nord, metà dei militari della caserma di Reggio è in ricognizione sui monti, l’altra metà è di presidio alla base.
Lino è nella guardiola e quando arrivano i tedeschi è il primo a morire.

(Fabrizio Chinaglia "Bicio", Armistizio)
Letture consigliate: Click.

martedì 9 luglio 2013

Schegge di Liberazione

Una specie di ritorno dal vivo, in formato ridotto, per il "campo scout" dell'ARCI.
Precisamente: sabato 13 luglio, alle 22:00, in mezzo al Parco della Resistenza di Monte Santa Giulia a Monchio di Palagano (MO), che è anche un posto molto bello.
C'è scritto tutto qui.

(L'ingresso, ci siamo informati, è gratuito e aperto a tutti.)

mercoledì 24 aprile 2013

Natale non è Natale senza Schegge di Liberazione

Domani, che è il 25 aprile, oltre che San Marco, forse qualcuno ve ne ha già parlato, dalle 19:30 nel Cortile D'Onore di Palazzo Pio a Carpi, ci sono le Schegge di Liberazione con il Coro della Mondine di Novi di Modena.
E delle altre cose.

Qui il programma completo degli eventi che partiranno dall'Ex Campo di Concentramento di Fossoli, passeranno per il castello e finiranno al Mattatoio.

Fossi in voi, verrei.

venerdì 19 aprile 2013

Solo i politici e una vecchia gloria, ovvero: Barabba on TV

Manca poco al 25 Aprile, lo sapete, lo sappiamo, ma ve lo ricordiamo, perché Natale è Natale.

Ma per spiegarvi ben bene tutto quello che succederà in quel giorno meraviglioso a Carpi (Mo), che si comincia al mattino e si va avanti fino a sera, e si sta in centro e poi si si va all'ex-campo di Fossoli, poi si torna in Castello poi si va al Mattatoio, che è il posto dov'è nato Schegge di Liberazione, c'hanno dato l'opportunità di spiegarlo meglio anche in Tv. Su TRC. Che per noi modenesi e limitrofi, è la tv che ti dice cosa succede dove sei te, lì, dove vivi te, e pensi sempre Ma va che roba? ma te lo sapevi?
Tanto per farvi un esempio, qui c'è un video con delle signorine che dovreste conoscere anche voi: le Mondine di Novi.

È andata più o meno così.
Ci siam ritrovati un lunedì pomeriggio di inizio aprile, poco fuori Modena, in una zona piena di antennoni e ripetitori.
Eravamo io, Stefania dell'Anpi Carpi, Silvia della Fondazione Fossoli, Mister Alessandro Flisi per il settore cultura del comune di Carpi, Mirco per l'Arci di Carpi, che ci ha convinti, noi titubanti spettatori, ad andare dall'altra parte dello schermo.

La puntata, trattandosi di tv, era ovviamente registrata e potete seguirla oggi, mi raccomando, solo oggi,  in live streaming, alle  12:45 e alle 18:15 (seguite entrambe le puntate perché sono una l'approfondimento dell'altra e diremo cose diverse). Per vedere lo streaming c'è un riquadro a destra, più o meno a metà della homepage, con sopra scritto TRC Live Streaming cliccate e ci vedete.

La trasmissione che ci ospita si chiama A Ghè Barbi Show, che, mi rendo conto, per chi non è delle nostre zone, può sembrare uno show di poco conto, una roba d'intrattenimento, invece è uno show seguitissimo che vuole far conoscere a tutti quelli che lo seguono le belle storie, iniziative, esperienze sparse nelle nostre terre.

Lo show (trasposizione letterale dal dialetto, C'è Barbi Show) è incarnato nella figura di Andrea Barbi, aitante essere mitologico dei tubi catodici provinciali e regionali. Andrea, armato di un microfono infilato in un coccodrillo di gomma, ha cominciato anni fa a fare una trasmissione geniale, chiamata Mo pensa te, in cui si avventurava per le vie di Modena e provincia a chiedere alla gente per strada i significati degli strani modi di dire e dei proverbi delle nostre parti. Poi, alla fine della puntata, uno studioso, un linguista, un filologo, davano la corretta interpretazione, ma è bellissimo ascoltare gli sragionamenti della gente messa davanti a queste domande. Quasi un'accademia della semola perenne e popolare.
Andrea ormai è talmente famoso che quando qualche anno fa abbiamo cenato insieme alla festa dell'Unità di Modena (era l'ultimo anno con quel glorioso nome), mentre mi raccontava i segreti del mondo della comunicazione televisiva, era interrotto e salutato da mucchi di persone che, ogni due per tre, a ogni piè sospinto, lo salutavano, lo baciavano, buttavano lì una frase, una pacca, un sorriso. E Andrea, in gambissima, salutava, scherzava e sorrideva altrettanto. Tutto il tempo. Ogni cinque secondi qualcuno con gli occhi pieni di simpatia e di ammirazione, lo avvicinava. E dentro di me, a lui non gliel'ho detto, mi son detto: questo qui è meglio del papa, ma anche del dalai lama, altroché!

Appena seduti sul set, Andrea, per metterci a nostro agio, prima di andare in onda, c'ha spiegato una cosa fondamentale per non farci perdere il filo: Quando parlate, parlate con me, guardate me. Ci pensano le telecamere a inquadrarvi, non guardate in camera, guardate me.
Che in effetti ti viene anche spontaneo e naturale.
A sentir lui, gli unici che avesse mai intervistato in grado di parlare direttamente in camera, sono i politici di professione e Bettega.
Alla fine è andato tutto bene, tra poco lo vedrete.
Se mi vedete un po' confuso, non è solo perché ero emozionato, ma anche perché non mi ricordavo chi era 'sto Bettega.

E poi, alla fin fine, quando mai mi ricapita di poter spiegare, con imbarazzati giri di parole, cos'è un reading in modo che anche i nonni che seguono la trasmissione capiscano cosa andiamo a fare in giro per l'Italia?
Sembra incredibile ma è tutto vero: Barabba on Tv.

giovedì 11 aprile 2013

Aprile dolce resistere

Ed eccoci qui, come tradizione, a festeggiare il nostro Natale.

Cominciamo il 18 aprile, alla Biblioteca Campori di Soliera (MO), dove dalle 21:00 circa facciamo una cosa dal titolo: E far l'amore (come se fosse la prima volta) anche se il mondo muore.
Leggeremo un po' dell'ebook dell'anno scorso dal titolo E far l'amore anche se il mondo muore, quello fatto e pensato per il Museo Monumento al Deportato, ci metteremo a guardare il documentario Come se fosse la prima volta, di Federico Baracchi e Roberto Zampa, che racconta del viaggio degli studenti sul Treno per Auschwitz del 2012, accompagnandolo col nostro reportage, che racconta del viaggio di due barabbisti sul Treno per Auschwitz del 2012. Ma ve lo diciamo meglio la prossima settimana, intanto segnatelo sui vostri calendari.

E poi c'è il 25 aprile, e noi torniamo a fare le Schegge di Liberazione con il Coro delle Mondine di Novi di Modena, alle 19:30 nel Cortile D'Onore del Palazzo dei Pio di Carpi (MO). Prima siamo tutti all'Ex Campo di Concentramento di Fossoli, a leggere e a suonare; dopo siamo tutti al Mattatoio, dove nacquero le Schegge nel 2010, a leggere e a ballare. Qui c'è scritto quello che dovete sapere per non perdervi nemmeno un minuto dei festeggiamenti.

E tutto è gratis. E tutto è molto bello. E Buon Natale.

lunedì 21 maggio 2012

In una piazzetta di Fiorano Modenese

Poco prima che il mondo andasse in rovina, con le bombe, i terremoti, Red Ronnie e l'ingresso del dottor carlo dulinizo su twitter, ci siamo trovati, venerdì, in una piazzetta di Fiorano Modenese a parlare di Barabba, grazie a una persona meravigliosa di nome Morena Silingardi che tutti gli anni, da sola, organizza eventi culturalmente serissimi davanti al suo negozio. Abbiamo poi letto delle cose dai nostri ebook, e c'era anche freddo, ma gli spettatori son rimasti tutti lì ad applaudire. E sotto la guida narrata a braccio del prode carlo dulinizo, è andata più o meno così:
  • carlo dulinizo ha letto il verbale della prima riunione barabbista del 2006
  • osvaldo ha letto "Resistenza" di Ilke Bab dal primo Schegge di Liberazione
  • Chettimar ha letto "È sempre colpa della Kamchatka" da Cronache di una sorte annunciata
  • carlo dulinizo ha letto "Luoghi Comuni" da Pensieri in Apnea
  • il Many ha letto "Virginia che non si muove di Azael da Schegge di Liberazione" 2011
  • osvaldo ha letto "Il solito esempio dei vietnamiti che friggono le cavallette" di simone rossi da croccantissima
  • Chettimar ha letto "Gradi, angoli, spigoli" da Cicatrici
  • osvaldo ha letto "Bisogna essere minorenni" dalle spellicolaggini 2011
  • osvaldo ha letto "Tre" da Febbraio 29
  • il Many ha letto "Aspettare la morte stanca" da E far l'amore anche se il mondo muore
Non avremo mai abbastanza parole per ringraziarla, la Morena, allora diciamo solo GRAZIE, che è da immaginarsi in grassetto, sottolineato, in carattere 72 almeno.

domenica 6 maggio 2012

(Trascrizione più o meno fedele di) Una casa editrice punk tra collaborative writing e self-publishing

[Quello che segue è il testo del nostro intervento di ieri al Liceo Classico Giovanni Pico di Mirandola (MO), un liceo abbastanza illuminato (nel senso di evoluto) dove ci sono laboratori di scrittura collettiva via web e progetti su wikipedia, dove condividono e commentano gli ebook, anche i nostri, dove siamo stati accolti da un auditorium pieno di studenti dalla prima alla terza, tutti silenziosissimi durante le letture, coinvolti nel discorso, partecipi nel dibattito successivo. Siamo molto contenti.]

Buongiorno.
Si sente se parlo così?

Prima di cominciare vorremmo ringraziare il Liceo Giovanni Pico – e prima ancora, scusate, ma io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi; poi avevo la stampante rotta e mi son messo tutto sul Kindle, portate pazienza – ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare la professoressa Emanuela Zibordi, che ci teneva così tanto che dicessimo qualcosa sulla nostra esperienza di autoproduzione nell’editoria digitale, se così si può dire, da convincerci a venire qui, in questa scuola, a dire delle cose.

Intanto ci presentiamo: io mi chiamo Marco Manicardi, mi chiamano Many, ho 33 anni, faccio l’ingegnere e vivo a Carpi con quella ragazza lì che si chiama Caterina Imbeni, si fa chiamare grushenka, ha 31 anni e fa la tutor di formazione continua, che non ho ancora capito cosa vuol dire; quel ragazzo lì con la barba, secondo me lo conoscete perché alcuni di voi hanno letto un suo libro quando non facevano educazione fisica... quel ragazzo lì con la barba si chiama Luca Zirondoli, si fa chiamare carlo dulinizo, ha 32 anni, vive a Correggio e fa il disoccupato, vogliategli bene; quell’altra ragazza che c’è lì si chiama Elena Marinelli, anche se in rete la trovate col nome di osvaldo, ha 29 anni, vive a Milano e lavora coi libri; quell’altro ragazzo lì, invece, è un nostro amico, si chiama Peppe Liberti, fa il fisico e vive a Cosenza, oggi è qui perché è passato a salutarci e ce lo siamo portati dietro, non so neanche quanti anni abbia, Peppe Liberti.

***

Va bene, cominciamo. Come c’è scritto nel volantino che ha preparato la professoressa Emanuela Zibordi, il nostro intervento si intitola più o meno Barabba: una casa editrice punk tra collaborative writing e self-publishing, dura circa un’ora – portate pazienza, anche noi siamo stati studenti, tanto tempo fa, cercheremo di renderla passabile, quest’ora circa – e parlerà di Barabba Edizioni, una casa editrice che non vende niente, non spende niente, non guadagna niente e, insomma, non esiste, anche se pubblica dei libri. Parleremo anche di qualcuno di questi libri, che sono essenzialmente degli ebook gratuiti e collettivi, dei libri digitali, ma ce n’è stato uno anche di carta. Anzi, uno e mezzo.

***

Quella che stiamo per raccontarvi è una storia che inizia nel 2006, quando il mio socio carlo dulinizo – che è quello che ha scritto senza volere Pensieri in Apnea, dopo ne parliamo meglio, intanto non guardatelo male – dicevo, inizia tutto nel 2006 quando il mio socio e il sottoscritto pensiamo Dài, facciamo una rivista letteraria di carta, da mettere nelle edicole della zona di Carpi. Il mio socio era stato folgorato da Pär Lagerkvist, che è uno scrittore che nel 1951 ha ricevuto il nobel per la letteratura con un libro che si chiamava Barabba, e allora abbiam detto Chiamiamo la rivista Barabba. Ci sembrava un bel nome, per una rivista letteraria. Così, ci siamo trovati, noi due insieme a qualche altro carpigiano, abbiamo aperto un blog, l’abbiamo chiamato, appunto, Barabba e abbiamo fatto una riunione per capire cosa scriverci dentro e come costruire la nostra rivista.

E poi cos’è successo? È successo che dopo aver fatto un po’ di campagna promozionale sul blog, dopo che avevamo rifiutato anche un invito di Ugo Cornia per entrare in una rivista letteraria che forse si sarebbe chiamata l’Accalappiacani, niente, Barabba, la rivista, non ha mai visto la luce. Sconsolatissimi, dopo un po’ abbiamo smesso anche di scrivere sul blog, e siamo tornati ognuno alle proprie occupazioni: io all’ingegneria, carlo dulinizo, il mio socio, a laurearsi in lettere e nuotare in piscina.

***

Poi, all'inizio del 2010, anzi per la precisione era la fine del 2009, mi è venuto da riesumare il blog per scriverci quello che mi passava per la testa. E anche il dulinizo ha ripreso a scriverci. Lo usavamo proprio come si usa un blog, senza impegno eccessivo. Ma verso la metà di febbraio del 2010 ci siamo incontrati ancora, io e il mio socio, e gli ho chiesto Be’, ma se facessimo un ebook sulla Resistenza, visto che quest’anno a Carpi c’è l’anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell’internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, proviamo a fare ebook collettivo, in pdf, proviamo a coinvolgere le blogsfera. Lui mi ha detto Va bene. Io gli ho detto Allora siam d’accordo. Lui mi ha detto Sì.

Così abbiamo cominciato. Siamo partiti a reclutare scrittori, disegnatori, fotografi e poeti su tutti i social network disponibili (facebook, twitter, tumblr, il blog, eccetera, anche se quello che ha funzionato di più, in termini di partecipazione, è stato FriendFeed). Ci eravamo inventati un tormentone: “Barabba dice 26×1” (una specie di calco del segnale in codice che ha fatto partire la Resistenza, a suo tempo, negli anni ’40, e diceva: “Aldo dice 26×1”) così il 15 di aprile, il termine per la consegna, invece dei dieci o venti racconti che ci aspettavamo di ricevere, avevamo già raccolto una sessantina di contributi tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale di venti pagine.

Allora abbiamo impaginato tutto e l’abbiamo chiamato Schegge di Liberazione. L’abbiamo pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, e presentato in pubblico il 24 aprile 2010, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa stava succedendo. Dentro ci sono dei racconti bellissimi, come quello che ha scritto Ilke Bab e che adesso vi legge l’elena, cioè osvaldo.

(l’elena legge Resistenza di Ilke Bab)

E com’è andata? Eh, è andata così bene che ci han chiamati a leggerlo a Bologna (due volte), poi a Milano, a Venezia, a Perugia, a Roma, a Fabriano e anche in una radio. Insomma, un ebook e un tour di presentazione, proprio come per i libri veri.

***

È andata così bene che verso la metà di maggio, sempre nel 2010, mi incontro ancora col mio socio carlo dulinizo e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno a Carpi – adesso sembra che a Carpi succeda un po' tutto – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è la Fortuna. Lui, il mio socio, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto Sì.

Così abbiamo ricominciato. Ancora, su facebook, su twitter, su tumblr, a voce, e soprattutto su FriendFeed, abbiamo reclutato scrittori, poeti, fotografi e disegnatori. Ci eravamo inventati un altro tormentone: “Accettate la sfiga” (che era il primo gioco di parole che ci è saltato in mente, ma alla gente piaceva). E il 9 di settembre 2010, il termine per la consegna, avevamo già raccolto un'altra settantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto; e alcuni degli autori erano tra quelli che avevano già partecipato a Schegge di Liberazione, altri erano nuovi.

Poi l’abbiamo impaginato (due volumi, questa volta, sempre in pdf) e l’abbiamo chiamato Cronache di una sorte annunciata (che era il secondo gioco di parole che ci è saltato in mente). È uscito venerdì 17 settembre 2010. L'abbiamo pubblicato gratis su internet e presentato in pubblico quella sera lì, in un locale, con delle letture e dei blogger che ancora erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa stava succedendo. Dentro ci sono delle cose che secondo noi vale la pena ascoltare, come il pezzo che adesso vi legge grushenka, l’ha scritto lei, si chiama “Venticinque”.

(grushenka legge Venticinque)

***

È andato molto bene anche Cronache di una sorte annunciata, con migliaia di download e apprezzamenti. E intanto eravamo ancora in giro a leggere Schegge di Liberazione. E insomma, ci siam detti Va bene, siamo contenti così, portiamo ancora in giro le Schegge per un po’, dove ci chiamano, ché la Resistenza è un argomento che ci fa piacere portare in giro, poi magari torniamo alle nostre normali occupazioni, io l’ingegnere, dulinizo il letterato disoccupato e il nuotatore.

Solo che, insomma, quando inizi a fare una cosa, poi ti rimane il tarlo lì che gira nel cervello, e ti vien voglia di provare a spingerti più in là, percorrere strade nuove… e intanto che il mondo gira, il tempo passa, il 2010 sta per finire e il tarlo è ancora lì che tarla, succede che esplodono gli ebook reader: Kindle, iPad, telefoni che leggono i libri, cose così. E intanto, mentre siamo lì che convertiamo e pubblichiamo le Schegge e le Cronache anche in formato epub e mobi, si avvicina anche il compleanno del mio socio carlo dulinizo.

Quasi quasi, mi son detto, quasi quasi prendo i suoi post di Barabba sulla sua esperienza in piscina – perché a trent’anni, il dulinizo s’è iscritto in piscina, ha imparato a nuotare e ha scoperto un mondo nuovo; settimanalmente ne parlava nel suo modo un po' iperletterario su Barabba – prendo i suoi post, mi son detto, e ci faccio un ebook.

E l’ho fatto davvero. L’ho impaginato e l’ho chiamato Pensieri in apnea, forse ne avete sentito parlare, e in fondo ci ho scritto in piccolo: “Barabba Edizioni”. Era la prima volta che lo scrivevamo da qualche parte.

Pensieri in apnea è stato pubblicato online, gratuitamente, in pdf e in epub, il 20 dicembre del 2010, giorno del trentunesimo giro intorno al Sole di carlo dulinizo. Si tratta forse di un caso unico nella Storia dell’editoria: il primo libro pubblicato all’insaputa dell’autore, il primo regalo di compleanno fatto al mondo, invece che al festeggiato. Adesso carlo ve ne legge un passo. Se lo conoscete già, portate pazienza e vogliategli bene.

(carlo dulinizo legge Tutto quel che so)

***

E Schegge di Liberazione? Schegge di Liberazione, intanto, continuava a girare. Ci chiamavano a leggerlo in giro, c’era sempre più gente che veniva per leggere o per ascoltare o per vedere cosa stava succedendo. Allora, già che ci siamo, abbiamo pensato, inventiamoci una casa editrice che non esiste e chiamiamola Barabba Edizioni, e proviamo a rifare Schegge di Liberazione anche nel 2011, magari collaborando con l’ANPI di Carpi.

Come nel 2010, al grido, lanciato su tutti i social network, di “Barabba dice 26×1” (l’abbiamo riusato perché funzionava benissimo) sono arrivati oltre novanta contributi. Solo che stavolta, per provare, volevamo fare un libro di carta, e novanta contributi, per ragioni fisiche ed economiche non ci stavano tutti. Così ne abbiamo selezionati una manciata, e questa manciata, l’abbiamo impaginata, stampata in 500 copie e rilegata con un po’ di colla e filo. Dietro ci abbiamo scritto “Barabba Edizioni” e “Creative Commons”.

Il 25 aprile del 2011 dovevamo presentarlo all’Ex Campo di Concentramento di Fossoli, solo che poi è successa una tragedia, in piazza a Carpi, e allora, ufficialmente, è andata a finire che l’abbiamo presentato alla Società Operaia di Mutuo Soccorso d’ambo i sessi Edmondo De Amicis, a Torino, durante il Salone Internazionale del Libro, dove ci avevano addirittura chiesto di tenere una conferenza su Barabba Edizioni ed eravamo l’unica casa editrice inesistente al Salone del Libro, che a ripensarci ci scappa da ridere, come si dice.

Intanto, Schegge di Liberazione del 2011 l’abbiamo anche pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, epub e mobi. E dentro ci sono ventinove racconti sulla Resistenza e sulla Liberazione, argomenti che, non so come va ai vostri tempi, ma ai miei non ci arrivavamo mai, col programma. Questi racconti secondo noi sono bellissimi, come la poesia di Azael che si intitola “Virginia che non si muove” e che vi legge l’elena, cioè osvaldo.

(l’elena legge Virginia che non si muove di Azael)

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Non sono necessariamente i migliori, i contributi che abbiamo messo dentro a Schegge di Liberazione 2011, ma sono quelli che forse più si adattavano al formato cartaceo, ma non è detto, non siamo mica degli editori veri. Gli altri sessanta e passa li abbiamo raccolti in un altro ebook che abbiamo pubblicato il 9 maggio 2011, sempre gratuitamente, in pdf e in epub, su internet. Sono 268 pagine di storie resistenti, si chiama Schegge di Liberazione Outtakes. Poi, nel 2012, visto che continuavano ad arrivarci dei racconti anche se avevamo smesso di chiederli in giro, ne abbiamo pubblicato un altro dal titolo Schegge di Liberazione Bonus Tracks. In tutto, alla fine, sono quattro ebook sulla Resistenza pubblicati in un anno e mezzo. Mica male per una casa editrice che non esiste.

***

Poi, niente, noi eravamo anche contenti così. Solo, si vede che siamo diventati di moda, perché anche il Corriere è venuto a intervistarci. E un giorno, per caso, sul blog – Barabba è rimasto comunque un blog, dove adesso che siamo una decina a scrivervi, chi vuole e si sveglia al mattino con una cosa da scrivere, la scrive, proprio come si fa coi blog – comunque, dicevo, un giorno, per caso, ci siamo messi a scrivere dei post che raccontavano delle cicatrici che avevamo addosso, quelle vere, quelle delle cadute in bici, o dal seggiolone, per intenderci, e si vede che i blogger si erano abituati alle nostre pubblicazioni collettive, perché stavolta han cominciato ad arrivarci spontaneamente un sacco di racconti.

Così, a un certo punto, ci siamo inventati ancora un tormentone che diceva “dateci un taglio”, perché alla fine siamo poi anche simpatici, e in poco più di un mese ci siamo trovati in mano più di un centinaio di cicatrici altrui. Come per gli altri, quindi, abbiamo impaginato questo ebook pieno di sfregi e difetti e l’abbiamo pubblicato gratis su internet a luglio del 2011 col nome Cicatrici (ci dispiace solo per Gianluca Morozzi che ha scritto un libro dal titolo uguale, se non sapete chi sia Gianluca Morozzi, che non siete mica obbligati a saperlo, davvero, comunque se non lo sapete, Gianluca Morozzi è uno scrittore italiano contemporaneo vivente).

Insomma, è andato molto bene anche Cicatrici, addirittura c’è stato Matteo B. Bianchi (se non sapete chi sia Matteo B. Bianchi, che non siete mica obbligati a saperlo, davvero, comunque se non lo sapete, Matteo B. Bianchi è uno scrittore italiano contemporaneo vivente molto bravo) c’è stato Matteo B. Bianchi che su l’Unità ha scritto che era il libro più bello che si era portato in vacanza, e che l’abbiamo messo in pace col mondo. Che a ripensarci vien da fare la coda da pavone, come si dice.

Dentro a Cicatrici, come abbiamo detto, ci sono un centinaio di sfregi, uno è quello di carlo dulinizo, vogliategli bene, adesso ve lo legge.

(carlo dulinizo legge Giro giro tonfo)

E adesso, visto che c’è anche Peppe Liberti che è venuto a trovarci e noi ce lo siam portati dietro, e visto che anche Peppe Liberti, che è un fisico, ha scritto una cicatrice nel nostro libro sulle cicatrici, adesso ve ne legge una anche lui.

(Peppe Liberti legge Salame)

***

Ecco, e con questo abbiamo esaurito la storia di Barabba Edizioni per quanto riguarda il collaborative writing e self-publishing, dove vi abbiamo raccontato dei libri collettivi che pubblichiamo gratis e di come a tutti gli effetti siamo una casa editrice che non esiste.

Ci sarebbero poi degli altri libri che abbiamo pubblicato, ma sono libri di un solo autore, come croccantissima, che è una sottospecie di romanzo di simone rossi (se non sapete chi sia simone rossi, che non siete mica obbligati a saperlo, davvero, comunque se non lo sapete, simone rossi è uno scrittore forlivese contemporaneo vivente molto bravo che si stampa da solo i libri e li porta in giro con dei reading musicati, e li vende così, senza casa editrice oppure li distribuisce gratis con le case editrici inesistenti); o come Spellicolaggini, il manuale di cinema che ha scritto Elena Marinelli, cioè osvaldo, e Febbraio 29, una raccolta di racconti ambientati il 29 febbraio e pubblicati il 29 febbraio di quest’anno sempre da Elena Marinelli, cioè osvaldo.

E infine, un mese fa, visto che io e il carlo dulinizo siamo stati invitati a partecipare al Treno della Memoria 2012, da Carpi ad Auschwitz – c’era anche qualcuno di voi sul treno – abbiamo scritto quattro racconti e un report di viaggio che abbiamo pubblicato gratis il 15 aprile in un ebook che si chiama E far l’amore anche se il mondo muore. Però non ve li leggiamo perché sono racconti lunghi e poi sul treno ci siete stati anche voi, o qualcuno di voi, e insomma, sarete anche stanchi di sentirci parlare, avete ragione, abbiamo quasi finito, portate pazienza.

***

(Poi, vabbè, ci sarebbe anche Barabba Elettrolibri, che è una collana di Barabba Edizioni che oltre a non esistere non pubblica niente. In pratica se uno scrittore che ci piace – tipo Azael o Gianni Solla (se non sapete chi siano Azael e Gianni Solla, che non siete mica obbligati a saperlo, davvero, comunque se non lo sapete, Azael e Gianni Solla sono degli scrittori contemporanei vivente molto bravi) – se uno scrittore che ci piace pubblica sul suo sito un racconto o un libro gratis in pdf, noi lo contattiamo e gli chiediamo se non vuole per caso che glielo convertiamo in epub e mobi da leggere sugli ebook reader, e delle volte li pubblichiamo anche prima di leggerli, ché in pdf si fa fatica a leggere gli ebook. Non dovrebbero nemmeno chiamarli ebook, i libri in pdf. Ma stiamo già andando lunghi e, se volete, quando siete a casa stasera su internet, cliccate “Barabba Elettrolibri” sul nostro blog Barabba, poi capite.)

***

Intanto, noi continuiamo a girare l’Italia con Schegge di Liberazione, con dei reading musicati che ormai sono diventati un po’ il nostro cavallo di battaglia. E siamo andati, oltre che a Torino, anche a Carpi, a Scandiano, a Forlì, all’ex Campo di Concentramento di Fossoli, a Forte Marghera, a Sogliano al Rubicone, a Bologna, a Milano e in tanti altri posti, alcuni dei quali, come Busto Arsizio, non avevamo neanche idea di dove fossero, prima che ci chiamassero a leggere i nostri racconti sulla Resistenza. Adesso lo facciamo anche insieme al Coro delle Mondine di Novi di Modena, non so se le conoscete, sono molto brave. E poi siamo andati anche a Parigi, a leggere le Schegge di Liberazione davanti al Console, che a ripensarci, ci trema ancora l’orlo delle mutande, come si dice.

E poi basta, adesso siamo qui a dire delle cose in una scuola lungimirante, che oltretutto, ci han detto, fa leggere Pensieri in Apnea a voi studenti quando non fate educazione fisica – che rispetto ai miei tempi, io che vengo da un istituto tecnico di maschi, dove se non facevi educazione fisica perché avevi i tuoi motivi, ti prendevano e ti mettevano a giocare a pallone, magari in porta, e insomma, rispetto ai miei tempi è una bella evoluzione.

Va bene, alla fine di tutto questo intervento, sono due le cose che vorremmo dirvi. La prima è che se vi obbligano a leggere Pensieri in Apnea, non odiatelo, carlo dulinizo, vogliategli bene, non trattatelo come Dante o Manzoni (se non sapete chi siano Dante Alighieri e Alessandro Manzoni, ecco, allora è un problema, perché mi han detto che è obbligatorio) o comunque, una volta diplomati, smettete di odiarli, Dante, Manzoni e il dulinizo.

La seconda cosa che volevamo dirvi è che noi, quando abbiamo iniziato, non sapevamo fare i libri, non sapevamo leggere dal vivo, non sapevamo niente. Adesso non è che sappiamo fare i libri, o leggere dal vivo, non siamo professionisti di niente. Ma un po' di esperienza ce la siamo fatta. E non lo sappiamo, se ne faremo degli altri, di ebook collettivi, ma se ne faremo degli altri, mandateci pure dei racconti, dei disegni, delle poesie. Poi, se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi. Potete dircelo all'ultimo minuto.

Grazie.
Abbiamo finito.

domenica 29 aprile 2012

(Trascrizione più o meno fedele di) Un nome nuovo per l'imperatrice (contro la minaccia del self-publishing)

[Quello che segue è il testo dell'intervento che abbiamo fatto nel panel (scusate) sul self-publishing di LibrInnovando 2012, ieri pomeriggio all'Università di Tor Vergata (pensa te). Forse leggendolo in pubblico ho cambiato qualche parola. Anche questa volta, comunque, pensavamo di far la figura dei semplicioni, invece ci siam beccati un applauso che a raccontarlo si fa fatica. Cogliamo l'occasione per ringraziare un po' tutti. Ci siamo divertiti.]

Buonasera.
Si sente se parlo così?

Prima di cominciare vorremmo ringraziare l’organizzazione di LibrInnovando 2012 – fin qui ci è sembrato interessantissimo e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione; poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi, portate pazienza; avevo anche la stampante rotta e allora, scusate, ho messo tutto sul Kindle; e bisogna anche che vi confessi che questo intervento l’ho scritto insieme al mio socio carlo dulinizo, l’altro giorno, senza avere la benché minima idea di cos’avrebbero detto gli altri interventi di LibrInnovando e, insomma, se dico delle cose insensate o che son già state dette, portate pazienza anche qui – comunque, ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare il nostro amico eFFe e Luisa Capelli, che ci tenevano così tanto che dicessimo qualcosa oggi da convincerci a venire qui, su questo pulpito, a parlare di questioni che, sinceramente, conosciamo poco.

Il nostro intervento si intitola Un nome nuovo per l’Imperatrice, ha per sottotitolo contro la minaccia del self-publishing e affronta questioni legate alla creazione e alla distribuzione degli ebook, e all’editoria digitale in generale, questioni per le quali abbiamo idee abbastanza confuse, tranne forse sulla prima, la creazione degli ebook, della quale qualcosa sappiamo.

***

Intanto ci presentiamo (se parlo al plurale non è che son diventato matto, ma è perché, come dicevo, il discorso è stato scritto a quattro mani da me e dal mio socio carlo dulinizo). Io mi chiamo Marco Manicardi, faccio l’ingegnere e vivo a Carpi, in provincia di Modena; il mio socio si chiama Luca Zirondoli, anche se in rete si fa chiamare carlo dulinizo, fa il disoccupato e vive a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Insieme abbiamo fondato un blog vagamente letterario di nome Barabba e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo e gratuito sulla Resistenza che abbiamo pubblicato sul blog e che s'intitolava Schegge di Liberazione, abbiamo fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no.

Barabba Edizioni è una casa editrice inesistente nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, e collettivi: uno era Schegge di Liberazione, appunto, nel 2010, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, nel 2011, in tre volumi, e un libro sulle Cicatrici che ha anche avuto un discreto successo multimediatico, se mi passate il termine. E poi abbiamo pubblicato anche delle altre cose, ma non stiamo a dilungarci, è tutto in rete. In totale, comunque, a oggi, il nostro catalogo gratuito conta 12 ebook.

Poi, non contenti, abbiamo addirittura fondato una collana editoriale inesistente e che non pubblica niente dal nome Barabba Elettrolibri, dove ci limitiamo a convertire in ebook e a rendere disponibili in rete dei racconti o dei libri che autori che ci piacciono – tipo Gianni Solla o Azael, per fare due nomi – hanno messo a disposizione gratis in pdf sui loro siti. Glielo chiediamo, e li pubblichiamo ancor prima di leggerli, delle volte, questi libri, ché in pdf, scusate, ma si fa fatica. E quindi con Barabba Elettrolibri abbiamo pubblicato, a oggi, 8 ebook di autori diversi.

In tutto, tra Barabba Edizioni e Barabba Elettrolibri, sono 20 ebook pubblicati gratuitamente in rete in quasi due anni precisi. E a guardarli bene, questi 20 ebook, non è che siano poi così diversi, qualitativamente, da quelli che vengon venduti su Amazon, Bookrepublic, IBS, eccetera. Insomma, mica male per una casa editrice che non esiste.

Nel frattempo, son quasi due anni che insieme agli altri barabbisti, che son quelli che scrivono con noi su Barabba – prima eravamo solo in due, a scriverci, su Barabba, adesso siamo circa una decina – insieme agli altri barabbisti, dicevo, sono ormai due anni che giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta accompagnati da della musica. Soprattutto Schegge di Liberazione, quello sulla Resistenza, che è un argomento che, oltre a essere importante, si vede che la gente è interessata perché ci chiamano dappertutto. E tutto questo viavai di reading e di ebook è successo un po' per caso, che non ce l’aspettavamo. Talmente per caso che ci chiediamo sempre come mai veniamo chiamati in queste occasioni, diciamo, istituzionali a parlare di ebook, come sta succedendo adesso o come, ad esempio, è successo al Salone del Libro di Torino dell’anno scorso, dove son rimasti così contenti che ci han chiamato a dire delle cose anche quest’anno. Ma comunque, adesso siamo qua, a LibrInnovando 2012, e adesso arriviamo alle cose importanti del nostro discorso, portate pazienza ancora qualche minuto, in tutto ne abbiamo una decina, di minuti, e tre saran già passati...

***

Quello che volevamo dire è che a noi, che veniamo da una provincia piatta dell’Emilia, e qualcuno anche dalla campagna, la situazione attuale, parlando di editoria digitale, ci fa venire in mente quegli alberi pieni di uccelli che quando arriva una schioppettata da lontano si alzano in volo alla rinfusa, per poi cercare di tornare appena possibile sul ramo dov’erano prima. Ecco, adesso, sempre parlando di editoria digitale, ci sembra che la schioppettata è ancora lì che risuona nell’aria, e gli uccelli son tutti alla rinfusa a chiedersi: cos’è successo? dove andiamo? come facciamo? E si creano occasioni come questa dove ognuno dice la sua in attesa, sembra, di poter tornare sul ramo dov’era prima.

Eh, cos’è successo? È successo che a un certo punto i mezzi per fare i libri, i mezzi di produzione, come si diceva una volta nell’era delle ideologie, non sono più esclusiva di pochi, cioè delle case editrici, ma sono a disposizione di gente, tipo noi, che una mattina si svegliano e si mettono a pubblicare degli ebook. E noi lo facciamo gratis, ma c’è anche chi li vende.

Forse avete presente quel bellissimo film, e anche il libro, ma più il film per quelli della mia generazione, che è La Storia Infinita, dove una nube tumultuosa erode sempre più velocemente Fantasya, il mondo creato dall’immaginazione della gente. Quella nube tumultuosa è chiamata, nel film, il Nulla e rappresenta la mancanza di immaginazione di chi ha smesso di sognare e di leggere i libri. Ora, se ci concedete un paragone azzardatissimo, quel Nulla, nel caso nostro – e anche un po’ e soprattutto nel caso vostro, e con vostro ci rivolgiamo alle case editrici esistenti, piccole, medie o grosse che siano – quel Nulla, dicevamo, nel caso vostro, non è tanto la mancanza di immaginazione o l’incapacità di sognare della gente che non legge i libri – che è un altro discorso e che non ci compete – quanto un Troppo, una mole senza forma, ma sempre tumultuosa, di informazioni e rumore, rappresentata dalla gran quantità di autoproduzioni, autopubblicazioni, eccetera, che erode sempre più velocemente la Fantasya dell’editoria. È un Troppo, questa mole, questa nube, che rischia di disorientare anche il lettore.

E dove andiamo?, si chiedono gli uccelli che svolazzano dopo la schioppettata. Proviamo a tornare sul ramo dov’eravamo prima, pensano le case editrici in volo disorientate alla rinfusa. Ed ecco comparire sistemi di protezione anti-pirateria come i DRM, e prezzi di vendita ingiustificabili rispetto all’editoria tradizionale e alla sua filiera che passava attraverso gli alberi e i boscaioli, la carta e i tipografi, i distributori e le librerie. Ma sembra tutto inutile, la nube del self-publishing avanza e s’insinua sempre di più nella Fantasya degli editori, tanto che noi, che pubblichiamo, nel nostro piccolo con un certo successo, degli ebook gratuiti, siamo un po’ come Gmorg, il lupo nero della Storia Infinita che aiuta l’avanzata del Nulla: non facciamo altro che alimentare il Troppo, anche se facendolo ci divertiamo come dei matti.

E allora come facciamo adesso?, si chiedono forse gli editori alla rinfusa, molti ancora convinti di poter tornare sul ramo dov’erano prima, quando vedono che senza carta non c’è più nemmeno l’albero su cui s’erano appollaiati. Come facciamo?, si chiedono gli editori, ora che il nostro monopolio è intaccato, ora che i mezzi di produzione dei libri sono così semplici e alla portata di tutti, ora che anche i mezzi per aggirare le protezioni inutili che ci sono sui libri sono in mano ai ragazzini, ora che leggere un libro senza pagarlo è facilissimo, ora che la nostra Fantasya, che già era ostacolata dal mercato, dalla mancanza di lettori e dalla trasformazione dei loro superstiti in consumatori, dalla crisi, dai governi e dalla Grecia, è minacciata dalle orde indipendenti del self-publishing. Come facciamo?, chiedono gli editori.

Come fate? Eh?

Non venite a chiederlo a noi, vi rispondiamo. Non lo sappiamo. Noi siamo solo una casa editrice inesistente, facciamo un po’ come ci pare. Ma noi siamo soprattutto lettori, e in quanto lettori siamo disorientati. Una volta c’eravate voi, editori, una volta tanto tempo fa, molto prima che il digitale diventasse cosa di tutti i giorni da tenere in tasca, molto molto prima, quando eravate voi a indicare una strada, a creare quel mondo dell’immaginazione in cui passavamo i nostri pomeriggi, nelle nostre camerette, a leggere le cose che pubblicavate. Adesso c’è il Troppo: il Troppo nelle pubblicazioni, nelle autopubblicazioni, nelle autoproduzioni; il Troppo nella critica, nelle recensioni, nelle segnalazioni in rete; il Troppo informe che avanza ed erode la vostra credibilità.

Non lo sappiamo, come fate e come farete. Non è affar nostro. Ma una cosa, secondo noi, bisogna che la facciate, perché non è solo il possesso dei mezzi di produzione a fare un libro, a fare i libri. Ci sono delle responsabilità sulla diffusione della cultura, sulla qualità delle pubblicazioni, sulla scelta tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha, ci sono delle regole da gestire sull’equità dei compensi per chi lavora nella cultura del quartario, come lo definiva Bianciardi, e per quelli che troppo spesso vengono dimenticati in questi discorsi in cui gli editori e i lettori sembrano le sole forze che muovono e padroneggiano il mondo dell’immaginario, e sto parlando degli scrittori.

Non lo sappiamo, cosa farete per evitare che la vostra Fantasya venga disgregata fino all’ultimo granello. Certo non saranno delle protezioni informatiche o dei prezzi insensati a fermare la rovina morale ed economica che già ha distrutto altri settori della cultura. A differenza degli altri settori, però, la letteratura continuerà a vivere con o senza di voi, con o senza la carta, con o senza ciò che da qualche secolo, nemmeno tanti, in verità, chiamiamo libro. Quello che dovete fare è inventare un modo nuovo di fare editoria. Ricreare Fantasya dal Nulla. Quello che dovete fare è guardare in faccia il Troppo che avanza, cercare di capirlo e razionalizzarlo, rendervi conto che il Troppo sta parlando con voi, che siete già coinvolti. Allora dovreste alzarvi in piedi nella soffitta in cui state cercando di capire cosa succede, spalancare la finestra sul temporale che c’è là fuori, e urlare un nome nuovo per l’Imperatrice.

Grazie.
Abbiamo finito.

__________
Poi, io lo so che a braccio son poco pratico, e c'è della gente, dopo, ho scoperto, che si è lamentata della risposta che ho dato a una domanda, dove ho detto che per fare un ebook, siamo sinceri, ci vogliono due click. Ecco, a me sembrava di aver detto che per fare di un file di testo un ebook ci vogliono due click, che è vero. Per fare di un ebook un bel libro, invece, serve qualcosa che si chiama editore, qualunque cosa significhi o significherà editore. Poi però non sono sicuro, che io, parlare a braccio, son poco capace. Dicono che, comunque, nei prossimi giorni mettono tutti i filmati su Rai Edu Letteratura. Un po' mi vergogno.

giovedì 19 aprile 2012

Neverending tour: addendum aprile 2012

All'ultimo minuto, aggiungiamo due appuntamenti barabbisti che si terranno domani:

Venerdì 20 aprile
Se siete a Milano, al Balakobako, se si scrive così, c'è osvaldo, cioè l'elena, che legge croccantissima di simone rossi, con simonerossi e Bicio che strimpellano come loro solito.
Se invece siete a Correggio, in piazza, ci sono il dottor carlo dulinizo e la Betty Vezzani (che forse alcuni di voi, una paio d'anni fa, hanno visto sul palco insieme ai Modena City Ramblers) che presentano le Schegge di Liberazione all'European Resistance Assembly in un orario un po' barbino dalle tra le 16 e le 17.

Poi siamo tutti a Busto Arsizio, sabato 21, a fare le Schegge di Liberazione. E il 22 all'OFF di Modena con il Coro delle Mondine di Novi di Modena, e il 25 (cioè Natale) all'Antica Pescheria di Rimini, sempre con le Mondine. E ancora, a Roma il 27 al Fanfulla per un reading di cui vi diciamo più avanti e il 28 all'università di Tor Vergata per LibrInnovando. Ma lo sapevate già. Poi non dite che non veniamo mai dalle vostre parti.

Dopo c'è maggio. Ci saranno delle cose anche in maggio.

martedì 3 aprile 2012

Neverending tour: aprile 2012

Aprile, per noialtri barabbisti, è il mese in cui si festeggia il Natale. Allora facciamo delle cose, alcune vecchie, alcune nuove:

Domenica 15 aprile
Al Museo Monumento al Deportato di Carpi, che se non ci siete mai stati non avete idea di che posto incredibile sia, verso le 17, abbastanza puntuali, leggiamo dei pezzi nuovi in un percorso che attraversa le tredici stanze del museo e che abbiamo intitolato: E far l'amore anche se il mondo muore. Forse poi raccogliamo tutto in un libretto di carta che distribuiremo gratuitamente sul posto. E forse anche un ebook (ovviamente) da scaricare qui da noi. Insomma, è una domenica, è primavera, veniteci a trovare. Speriamo di far bene.

Sabato 21 aprile
Coll'avvicinarsi del Natale, al Teatro Sociale di Busto Arsizio (VA), alle 21 trattabili, facciamo le care e vecchie Schegge di Liberazione, quelle di sempre, quelle sempre diverse. E poi...

Domenica 22 aprile e mercoledì 25 aprile
Con le gambe che un po' tremano, festeggiamo davvero il Natale facendo le Schegge di Liberazione con il Coro delle Mondine di Novi di Modena. Il 22 aprile all'OFF di Modena, alle 21; il 25 aprile all'Antica Pescheria di Rimini, verso le 18:30 o le 19. E quindi ci siamo noi, ci sono le Mondine, ci sono le storie di Resistenza, ci sono le cante partigiane e di risaia: è Natale. Festeggiamolo.

Venerdì 27 aprile e sabato 28 aprile
Migriamo nella Capitale per fare un reading di cui vi parleremo più avanti, il 27 sera, al Pigneto, che è un posto che ci piace da matti. Poi il giorno dopo, tra le 16:30 e le 18:30, siamo nel programma di LibrInnovando 2012, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Tor Vergata (pensa te), con una cosa che si chiama L’autopubblicazione e gli editori e che vede come relatori: Edoardo Brugnatelli (Mondadori), Andrea Libero Carbone (duepunti Edizioni), Sergio Covelli (SelfPublishing Lab) e (glom) Marco Manicardi (Barabba Edizioni). Sarà l'ultima cosa della due giorni di LibrInnovando. Non sappiamo ancora se sarà una tavola rotonda o se faremo uno dei nostri soliti discorsetti, boh, voi venite là, poi vediamo.

E a maggio c'è il Salone Internazionale del Libro di Torino, dove saremo ancora ospiti di Bookrepublic, ci han detto; e poi altre cose, tipo nelle scuole. Ma ve lo diciamo meglio più avanti.

lunedì 27 febbraio 2012

Grazie Reagan, bombardaci Carpi

L'altro giorno, prima di leggere le Schegge di Liberazione agli studenti delle scuole di Civitavecchia, ho detto al microfono che il progetto è nato nel 2010, in occasione del venticinquesimo anniversario di Materiali Resistenti. Ho detto "venticinquesimo", mi sono sbagliato: era il quindicesimo. Però ho detto "Materiali Resistenti", che sull'edizione domenicale di un giornaletto di carta della città è diventato "bombardamenti". Giuro:
"Tutto nasce nel 2010, quando sul blog «vagamente» letterario Barabba sono comparsi i primi racconti sui bombardamenti di Carpi in provincia di Modena (in occasione del XXV anniversario)"
Io del 1985 mi ricordo solo la grande nevicata, ma ero piccolo. Nello stesso articolo c'è scritto anche:
"Storie che verranno raccolte poi in ebook gratuiti, ma grazie al patrocinio della Provincia di Roma e Fnsim, nel 2011 diventeranno un'edizione cartacea"
Che, insomma, non è mica vero.

Sul Messaggero, invece, nell'edizione di Civitavecchia, è uscito un pezzo che ci rende giustizia. E ci dice che siamo «gajardi». Giuro. Son soddisfazioni.