Potete esprimere il vostro voto per Barabba a questo indirizzo fino al 19 settembre. Nel rendere grazie a tutti quelli che hanno candidato il blog, vi chiediamo di nuovo un piccolo sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.
Visualizzazione post con etichetta pensa te. Mostra tutti i post
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venerdì 23 agosto 2013
Miglior sito letterario?
Incomprensibilmente, visto il calo di almeno due terzi nella quantità e forse anche nella qualità dei post su Barabba, anche quest'anno, e per il terzo anno di fila, siete diventati matti e avete candidato questo bizzarro blogghetto ai Macchianera Italia Awards 2013, nella categoria Miglior sito letterario (insieme a gente del calibro di Paolo Nori, minima et moralia e al nostro amico Stefano Amato de L'Apprendista libraio al quale auguriamo tutto il bene del mondo).

Potete esprimere il vostro voto per Barabba a questo indirizzo fino al 19 settembre. Nel rendere grazie a tutti quelli che hanno candidato il blog, vi chiediamo di nuovo un piccolo sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.
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domenica 10 febbraio 2013
Un'altra occasione sprecata per fare una valanga di soldi
Che a pensarci, un paio d'anni fa, era un attimo, e invece niente, non ci abbiamo pensato, o se ci abbiamo pensato non l'abbiamo messo in pratica, furbi come siamo, e va sempre a finire così, che arriva uno che ci pensa, lo mette in pratica, e tac!, ci riesce, ma vacca d'un cane, era così diretto, il passaggio, lineare, c'è da farsi venire il nervoso, da sentirsi stupidi, che era tanto ma tanto facile, dopo i vampiri: gli zombie emo.
mercoledì 16 gennaio 2013
Tra una cotoletta e l'altra
La barista del posto in cui vado in pausa pranzo, oggi, mentre ero lì alla cassa a pagare il mio panino con la cotoletta, mi ha chiesto, prendendomi completamente alla sprovvista, se avessi mica un libro da consigliarle. Mi ha detto che mi vede sempre leggere («perché con quel coso lì si leggono i libri, giusto?», indicando il kindle che mi spuntava dalla tasca). Mi ha detto che anche a lei piace molto leggere, ma che adesso non ha mai tempo, o ne ha molto poco, per via del bar, che ci deve stare tutto il giorno, tutti i giorni, anche la domenica; e per via del mutuo, che è un'ossessione, e dopo il terremoto ancor di più; e perché adesso ha un figlio piccolo, la sera, che ha bisogno della mamma, e ha ragione lui. Mi ha detto che a lei piacciono soprattutto i romanzi, ma «non quelli come Camilleri o le cinquanta sfumature, mi piacciono quelli che quando li hai finiti ti lasciano qualcosa.»
Mentre contavo le monete sulla mano per pagare il mio panino con la cotoletta, ci ho pensato un po', e poi le ho dato la mia risposta, il mio consiglio: Guerra e pace.
Mi ha guardato con una faccia del tipo «diciotto bobine!»
Allora l'ho rassicurata, le ho detto che sì, è lungo, ma è perfetto se uno ha poco tempo, ché i capitoli sono corti ed esaustivi, che c'è la storia, e c'è la Storia, che tutto sommato è fatto in un modo che è come i telefilm di adesso, a puntate, che si segue benissimo, che è scritto in maniera semplice e diretta, che puoi lasciarlo lì per un po' e poi riprenderlo e capire subito dov'eri rimasto, che c'è da innamorarsi dei personaggi, letteralmente, che poi quando l'hai finito hai la testa che ti sembra che si sia spalancata, e che secondo me fa anche bene alla salute.
«C'è solo una difficoltà,» le ho detto alla fine, «ci sono delle parti in francese, e allora devi scegliere un'edizione dove sia tradotto o ci siano delle note.»
Lei ha sorriso, come a voler marcare una superiorità naturale su qualcuno che ha in grande considerazione, e mi ha detto: «ma io il francese lo so molto bene, sai?»
«Wow, parti già in vantaggio su un sacco di lettori!» ho detto io.
«Allora ci penserò,» ha detto lei. E ci siamo salutati
Ho pagato e sono uscito, e mi sono incamminato verso la macchina per tornare in ufficio. Mi sembrava di volare.
E se un giorno la barista del posto in cui vado in pausa pranzo, magari mentre mi porta un panino con la cotoletta e un po' di maionese, il mio preferito, dovesse dirmi che ha letto Guerra e pace e che mi ringrazia di averglielo consigliato, ecco, io, davvero, da quel momento lì in poi, penserò che è stato totalmente appagato, per me, nella mia testa, tra una cotoletta e l'altra, il senso della vita.
Mentre contavo le monete sulla mano per pagare il mio panino con la cotoletta, ci ho pensato un po', e poi le ho dato la mia risposta, il mio consiglio: Guerra e pace.
Mi ha guardato con una faccia del tipo «diciotto bobine!»
Allora l'ho rassicurata, le ho detto che sì, è lungo, ma è perfetto se uno ha poco tempo, ché i capitoli sono corti ed esaustivi, che c'è la storia, e c'è la Storia, che tutto sommato è fatto in un modo che è come i telefilm di adesso, a puntate, che si segue benissimo, che è scritto in maniera semplice e diretta, che puoi lasciarlo lì per un po' e poi riprenderlo e capire subito dov'eri rimasto, che c'è da innamorarsi dei personaggi, letteralmente, che poi quando l'hai finito hai la testa che ti sembra che si sia spalancata, e che secondo me fa anche bene alla salute.
«C'è solo una difficoltà,» le ho detto alla fine, «ci sono delle parti in francese, e allora devi scegliere un'edizione dove sia tradotto o ci siano delle note.»
Lei ha sorriso, come a voler marcare una superiorità naturale su qualcuno che ha in grande considerazione, e mi ha detto: «ma io il francese lo so molto bene, sai?»
«Wow, parti già in vantaggio su un sacco di lettori!» ho detto io.
«Allora ci penserò,» ha detto lei. E ci siamo salutati
Ho pagato e sono uscito, e mi sono incamminato verso la macchina per tornare in ufficio. Mi sembrava di volare.
E se un giorno la barista del posto in cui vado in pausa pranzo, magari mentre mi porta un panino con la cotoletta e un po' di maionese, il mio preferito, dovesse dirmi che ha letto Guerra e pace e che mi ringrazia di averglielo consigliato, ecco, io, davvero, da quel momento lì in poi, penserò che è stato totalmente appagato, per me, nella mia testa, tra una cotoletta e l'altra, il senso della vita.
giovedì 25 ottobre 2012
Trucchi della borghesia (73)
Quelli che chiedono i classici con il titolo originale tipo: "ce l'hai The Great Gatsby?", oppure "ce l'hai Rouge et noir?" o peggio, il classico "ce l'hai Catcher In The Rye?" impostando pure tutta la pronuncia.
(di viadellaviola, una libraia)
(di viadellaviola, una libraia)
martedì 4 settembre 2012
Miglior sito letterario? Miglior articolo o post dell'anno?
E insomma, anche quest'anno siete ammattiti e ci avete candidati ai Macchianera Italian Awards 2012 – quella cosa che fino all'anno scorso si chiamava Macchianera Blog Awards e che viene spesso definita come la notte degli Oscar della blogsfera italiana – nella categoria "Miglior sito letterario" (l'ho già detto che siete ammattiti?) e con il post Generi di prima necessità nella categoria "Miglior articolo o post dell'anno" (diobono, mi fate tremar le gambe).

Potete esprimere il vostro voto per Barabba e per il post del Many (cioè io) a questo indirizzo fino a mercoledì 26 settembre. E nel rendere grazie a tutti quelli che hanno candidato il nostro garrulo blogghetto, vi chiediamo ancora uno sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.
Potete esprimere il vostro voto per Barabba e per il post del Many (cioè io) a questo indirizzo fino a mercoledì 26 settembre. E nel rendere grazie a tutti quelli che hanno candidato il nostro garrulo blogghetto, vi chiediamo ancora uno sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.
domenica 29 luglio 2012
Speciale olimpiadi: l'importante non è vincere
L'oro femminile dei 100 metri di Sydney 2000 non è ufficialmente stato assegnato. In quella gara vinse Marion Jones che però venne trovata positiva all'antidoping anni dopo e ammise di essere dopata anche ai tempi di Sydney 2000. A quel punto, l'oro sarebbe dovuto andare alla greca Ekythanou che però era stata sospesa per doping nel periodo nel quale si dibatteva la faccenda. Il titolo venne mantenuto vacante. Se volete un bel libro sul doping scaricatevi in rete "Campioni senza valore" di Sandro Donati.
Le olimpiadi di Mosca non furono le prime olimpiadi boicottate da alcuni paesi. La Cina Popolare da anni disertava la kermesse olimpica, ma vi fece ritorno proprio a Mosca. Tuttavia, per protestare contro l'invasione Sovietica dell'Afghanistan, 61 squadre su 142 disertarono la manifestazione, un numero enorme. Altri paesi adottarono soluzioni differenti e talvolta di facciata o di comodo. L'Italia partecipò sotto la bandiera dei cinque cerchi e senza inno di Mameli dopo le vittorie. La Nuova Zelanda mandò alla sfilata una bandiera nera. Curiosamente, l'Afghanistan pertecipò ai giochi, con una delegazione di 11 atleti.
Le gare di nuoto e pallanuoto alle olimpiadi del 1900 a Parigi si tennero nella Senna. Le partite di pallanuoto si trasformarono spesso in autentiche risse visto che le regole erano diverse da paese a paese. In particolare, nella semifinale tra Francia e Germania la squadra tedesca giocò secondo le proprie regole, la squadra francese idem, il tutto diretto da un arbitro britannico con regole ancora differenti. Finì a pugni.
A Città del Messico nel 1968 Dick Fosbury stupì tutti saltando con la schiena rivolta verso l'asticella e vincendo l'oro con 2,24 m. Il sovietico Valery Brummel, campionissimo dello stile ventrale predominante fino a quel momento, disse "È uno stile particolare ed efficace, ma va bene solo per Fosbury. Non prenderà mai piede su larga scala".
La prima medaglia delle olimpiadi venne assegnata ad Atene, lo stesso giorno dell'inaugurazione dei giochi, il 6 aprile 1896. La vinse l'americano James Brendan Connolly, oro nel salto triplo con la misura di 13,71 m. Si presentò a sue spese visto che l'università di Harvard (che frequentava) aveva definito la kermesse olimpica "una frivolezza".
La squadra di doppio Jugoslava di tennis tavolo che si aggiudicò il bronzo a Seoul 1988 era composta da Jasna Fazlic e Gordana Perkucin. Quattro anni dopo le due parteciparono a Barcellona facendo coppia, nonostante il disfacimento dello stato Jugoslavo ora le vedesse contrapposte (una serba, l'altra bosniaca). "Non vedo perché dovremmo smettere di giocare insieme" fu la reazione in un'intervista che si trascinò dietro non poche polemiche.
La disgregazione dello stato Jugoslavo portò anche altre storie incredibili all'edizione di Barcellona 1992. Il sollevatore di pesi bosniaco Mehmed Skander, impiegato da mesi in una postazione da cecchino dall'esercito del suo paese, partì per Barcellona grazie a un ponte aereo organizzato e coordinato dall'ONU e dal CIO assieme ad altri venti atleti. In Spagna gareggiò, nonostante fosse da tempo in condizioni nutrizionali pessime. Dopo la gara (per la cronaca, finì al ventesimo posto) rivolse un appello al mondo per la risoluzione della crisi bosniaca e poi tornò in patria, per continuare a combattere. L'atleta bosniaca Mirsada Buric disputò una batteria di qualificazione dei 300 metri dove arrivò ultima, a più di un minuto di distacco dall'irlandese O'Sullivan, in testa. La Buric, anch'essa giunta in Spagna grazie al ponte aereo di cui sopra, era stata imprigionata due mesi prima assieme a tutta la sua famiglia in un lager, dove rimase per tredici giorni. Raccontò al mondo di quel che succedeva a Sarajevo e riferì di essersi allenata rifugiandosi nei parchi, dove la vegetazione la copriva dai colpi delle postazioni serbe, che comunque non mancarono di farle sentire vicino le loro pallottole durante gli "allenamenti".
Il francese Jean Bouin, secondo dietro al Finlandese Kolehmainen nei 5000 metri a Stoccolma 1912 scrisse a un amico nei giorni seguenti: "Queste storie qui, che io consideravo soltanto come dei passatempi, sono molto importanti per la gente. Ora voglio riposarmi per qualche mese e poi comincerò ad allenarmi seriamente, come fanno gli altri. Ritornerò vittorioso, te lo prometto." Due anni dopo morì nella battaglia della Marna.
Nelle olimpiadi di St.Louis del 1904 vennero indetti gli "Anthropological days", con gare riservate a "uomini di pelle nera, filippini, pigmei, turchi e siriani". Alla faccia di chi oggi esclude una triplista greca per una battutaccia su Twitter tirando in ballo lo "spirito olimpico".
Alle olimpiadi di Parigi 1900 la maratona venne vinta da Michel Theato, garzone di fornaio parigino. Secondo Emile Champion (ancora Francia) e terzo lo svedese Ernst Fast. Al quinto posto si piazzò l'americano Newton che entrò nello stadio, arrivò entusiasta e alzò le braccia al cielo. Quando i giudici gli spiegarono che era arrivato quinto sostenne (e lo ribadì nel corso degli anni) che i 4 che lo avevano preceduto dovevano giocoforza aver imbrogliato tagliando il percorso, visto che lui vi si trovava davanti e non li aveva visti superarlo. Il suo reclamo venne dichiarato nullo, ma lo stesso De Coubertin ammise che i controlli dei commissari in quell'occasione furono "carenti".
La maratona di St.Louis vide invece arrivare in solitaria un certo Fred Lorz. Lo stadio lo accolse festante, venne portato in trionfo e gli venne fatta la foto con la figlia del presidente. Dopo circa 15 minuti arrivò nello stadio un certo Tom Hicks che reclamò la vittoria. Si venne infatti a sapere che Lorz, intorno al 15 km, aveva percorso una quindicina di Km in automobile per poi riprendere la corsa. Lorz sostenne che si trattava di un equivoco e che in realtà non c'era volontà di frode, soltanto "non aveva fatto in tempo a spiegarsi", ipotesi decisamente poco credibile. La medaglia d'oro a Hicks, dunque. Quest'ultimo aveva percorso gli ultimi dieci chilometri in stato semicatatonico, ingerendo ad ogni 2/3 km un uovo, della stricnina, del brandy. (Primo caso di doping non perseguito nella storia dei Giochi.)
La nazionale svizzera di calcio che eliminò l'Italia nel 1924 era una formazione notevole sia in campo che fuori. Mentre la squadra festeggiava negli spogliatoi e gli italiani erano affranti per la sconfitta il mediano Schmidlin incrociò il nostro commissario tecnico, Vittorio Pozzo. Dopo avergli fatto i complimenti entrò nello spogliatoio e ordinò con un urlo perentorio ai compagni "Nicht mehr singen. Daneben sind die Italiener." (Basta cantare. A fianco ci sono gli italiani) in segno di rispetto per l'avversario. Pozzo, che di lì a qualche anno avrebbe dominato il calcio mondiale con due Coppe Rimet, una Coppa internazionale, e un titolo olimpico disse "Non lo dimenticherò mai."
Qualche partita prima, contro il Lussemburgo, l'ala destra Levratto lasciò partire un tiro micidiale che prese in faccia il portiere Bausch che dovette essere medicato, dopo che per qualche minuto si temette addirittura per la sua vita. Bausch tornò in campo, ma dopo qualche minuto, quando Levratto gli si ripresentò con la palla al piede davanti, scattò fuori dalla porta con la testa tra le mani. Levratto si mise a ridere in maniera talmente forte che incespicò sul pallone, il quale finì fuori di fronte alla porta vuota.
Parigi 1924 mostrò al mondo anche il nuotatore Johhny Weissmuller, statunitense. Fece incetta di medaglie e fu il primo uomo a correre i cento metri stile libero sotto al minuto. Diventò in seguito celebre come il primo "Tarzan" del cinema. Curiosamente, il primo nuotatore italiano a correre i 100 stile libero sotto il minuto è stato Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer.
Le olimpiadi si sono svolte sempre ogni quattro anni con due interruzioni a causa delle due guerre mondiali. Tuttavia nel conto delle edizioni si contano anche quelle "fantasma" del 1916, del 1940 e del 1944.
Nonostante la divisione della Germania in due blocchi sia durata sin dalla fine della seconda guerra mondiale, soltanto dal 1968 ci furono due rappresentative olimpiche (DDR e BRD). La divisione divenne solo un ricordo nel 1992 a Barcellona, essendo i due stati riunificati dalla "Wiedervereinigung" del 3 ottobre 1990.
De Coubertin non pronunciò MAI la famosa frase "L'importante non è vincere, ma partecipare" e del resto non se ne attribuì mai il merito. Stando alle parole del nobile francese la frase venne pronunciata, durante un convitto, da un uomo di chiesa britannico.
Le olimpiadi di Mosca non furono le prime olimpiadi boicottate da alcuni paesi. La Cina Popolare da anni disertava la kermesse olimpica, ma vi fece ritorno proprio a Mosca. Tuttavia, per protestare contro l'invasione Sovietica dell'Afghanistan, 61 squadre su 142 disertarono la manifestazione, un numero enorme. Altri paesi adottarono soluzioni differenti e talvolta di facciata o di comodo. L'Italia partecipò sotto la bandiera dei cinque cerchi e senza inno di Mameli dopo le vittorie. La Nuova Zelanda mandò alla sfilata una bandiera nera. Curiosamente, l'Afghanistan pertecipò ai giochi, con una delegazione di 11 atleti.
Le gare di nuoto e pallanuoto alle olimpiadi del 1900 a Parigi si tennero nella Senna. Le partite di pallanuoto si trasformarono spesso in autentiche risse visto che le regole erano diverse da paese a paese. In particolare, nella semifinale tra Francia e Germania la squadra tedesca giocò secondo le proprie regole, la squadra francese idem, il tutto diretto da un arbitro britannico con regole ancora differenti. Finì a pugni.
A Città del Messico nel 1968 Dick Fosbury stupì tutti saltando con la schiena rivolta verso l'asticella e vincendo l'oro con 2,24 m. Il sovietico Valery Brummel, campionissimo dello stile ventrale predominante fino a quel momento, disse "È uno stile particolare ed efficace, ma va bene solo per Fosbury. Non prenderà mai piede su larga scala".
La prima medaglia delle olimpiadi venne assegnata ad Atene, lo stesso giorno dell'inaugurazione dei giochi, il 6 aprile 1896. La vinse l'americano James Brendan Connolly, oro nel salto triplo con la misura di 13,71 m. Si presentò a sue spese visto che l'università di Harvard (che frequentava) aveva definito la kermesse olimpica "una frivolezza".
La squadra di doppio Jugoslava di tennis tavolo che si aggiudicò il bronzo a Seoul 1988 era composta da Jasna Fazlic e Gordana Perkucin. Quattro anni dopo le due parteciparono a Barcellona facendo coppia, nonostante il disfacimento dello stato Jugoslavo ora le vedesse contrapposte (una serba, l'altra bosniaca). "Non vedo perché dovremmo smettere di giocare insieme" fu la reazione in un'intervista che si trascinò dietro non poche polemiche.
La disgregazione dello stato Jugoslavo portò anche altre storie incredibili all'edizione di Barcellona 1992. Il sollevatore di pesi bosniaco Mehmed Skander, impiegato da mesi in una postazione da cecchino dall'esercito del suo paese, partì per Barcellona grazie a un ponte aereo organizzato e coordinato dall'ONU e dal CIO assieme ad altri venti atleti. In Spagna gareggiò, nonostante fosse da tempo in condizioni nutrizionali pessime. Dopo la gara (per la cronaca, finì al ventesimo posto) rivolse un appello al mondo per la risoluzione della crisi bosniaca e poi tornò in patria, per continuare a combattere. L'atleta bosniaca Mirsada Buric disputò una batteria di qualificazione dei 300 metri dove arrivò ultima, a più di un minuto di distacco dall'irlandese O'Sullivan, in testa. La Buric, anch'essa giunta in Spagna grazie al ponte aereo di cui sopra, era stata imprigionata due mesi prima assieme a tutta la sua famiglia in un lager, dove rimase per tredici giorni. Raccontò al mondo di quel che succedeva a Sarajevo e riferì di essersi allenata rifugiandosi nei parchi, dove la vegetazione la copriva dai colpi delle postazioni serbe, che comunque non mancarono di farle sentire vicino le loro pallottole durante gli "allenamenti".
Il francese Jean Bouin, secondo dietro al Finlandese Kolehmainen nei 5000 metri a Stoccolma 1912 scrisse a un amico nei giorni seguenti: "Queste storie qui, che io consideravo soltanto come dei passatempi, sono molto importanti per la gente. Ora voglio riposarmi per qualche mese e poi comincerò ad allenarmi seriamente, come fanno gli altri. Ritornerò vittorioso, te lo prometto." Due anni dopo morì nella battaglia della Marna.
Nelle olimpiadi di St.Louis del 1904 vennero indetti gli "Anthropological days", con gare riservate a "uomini di pelle nera, filippini, pigmei, turchi e siriani". Alla faccia di chi oggi esclude una triplista greca per una battutaccia su Twitter tirando in ballo lo "spirito olimpico".
Alle olimpiadi di Parigi 1900 la maratona venne vinta da Michel Theato, garzone di fornaio parigino. Secondo Emile Champion (ancora Francia) e terzo lo svedese Ernst Fast. Al quinto posto si piazzò l'americano Newton che entrò nello stadio, arrivò entusiasta e alzò le braccia al cielo. Quando i giudici gli spiegarono che era arrivato quinto sostenne (e lo ribadì nel corso degli anni) che i 4 che lo avevano preceduto dovevano giocoforza aver imbrogliato tagliando il percorso, visto che lui vi si trovava davanti e non li aveva visti superarlo. Il suo reclamo venne dichiarato nullo, ma lo stesso De Coubertin ammise che i controlli dei commissari in quell'occasione furono "carenti".
La maratona di St.Louis vide invece arrivare in solitaria un certo Fred Lorz. Lo stadio lo accolse festante, venne portato in trionfo e gli venne fatta la foto con la figlia del presidente. Dopo circa 15 minuti arrivò nello stadio un certo Tom Hicks che reclamò la vittoria. Si venne infatti a sapere che Lorz, intorno al 15 km, aveva percorso una quindicina di Km in automobile per poi riprendere la corsa. Lorz sostenne che si trattava di un equivoco e che in realtà non c'era volontà di frode, soltanto "non aveva fatto in tempo a spiegarsi", ipotesi decisamente poco credibile. La medaglia d'oro a Hicks, dunque. Quest'ultimo aveva percorso gli ultimi dieci chilometri in stato semicatatonico, ingerendo ad ogni 2/3 km un uovo, della stricnina, del brandy. (Primo caso di doping non perseguito nella storia dei Giochi.)
La nazionale svizzera di calcio che eliminò l'Italia nel 1924 era una formazione notevole sia in campo che fuori. Mentre la squadra festeggiava negli spogliatoi e gli italiani erano affranti per la sconfitta il mediano Schmidlin incrociò il nostro commissario tecnico, Vittorio Pozzo. Dopo avergli fatto i complimenti entrò nello spogliatoio e ordinò con un urlo perentorio ai compagni "Nicht mehr singen. Daneben sind die Italiener." (Basta cantare. A fianco ci sono gli italiani) in segno di rispetto per l'avversario. Pozzo, che di lì a qualche anno avrebbe dominato il calcio mondiale con due Coppe Rimet, una Coppa internazionale, e un titolo olimpico disse "Non lo dimenticherò mai."
Qualche partita prima, contro il Lussemburgo, l'ala destra Levratto lasciò partire un tiro micidiale che prese in faccia il portiere Bausch che dovette essere medicato, dopo che per qualche minuto si temette addirittura per la sua vita. Bausch tornò in campo, ma dopo qualche minuto, quando Levratto gli si ripresentò con la palla al piede davanti, scattò fuori dalla porta con la testa tra le mani. Levratto si mise a ridere in maniera talmente forte che incespicò sul pallone, il quale finì fuori di fronte alla porta vuota.
Parigi 1924 mostrò al mondo anche il nuotatore Johhny Weissmuller, statunitense. Fece incetta di medaglie e fu il primo uomo a correre i cento metri stile libero sotto al minuto. Diventò in seguito celebre come il primo "Tarzan" del cinema. Curiosamente, il primo nuotatore italiano a correre i 100 stile libero sotto il minuto è stato Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer.
Le olimpiadi si sono svolte sempre ogni quattro anni con due interruzioni a causa delle due guerre mondiali. Tuttavia nel conto delle edizioni si contano anche quelle "fantasma" del 1916, del 1940 e del 1944.
Nonostante la divisione della Germania in due blocchi sia durata sin dalla fine della seconda guerra mondiale, soltanto dal 1968 ci furono due rappresentative olimpiche (DDR e BRD). La divisione divenne solo un ricordo nel 1992 a Barcellona, essendo i due stati riunificati dalla "Wiedervereinigung" del 3 ottobre 1990.
De Coubertin non pronunciò MAI la famosa frase "L'importante non è vincere, ma partecipare" e del resto non se ne attribuì mai il merito. Stando alle parole del nobile francese la frase venne pronunciata, durante un convitto, da un uomo di chiesa britannico.
si parla di:
antieroi,
eroi,
olimpiadi,
pensa te,
ripasso di storia
lunedì 27 febbraio 2012
Grazie Reagan, bombardaci Carpi
L'altro giorno, prima di leggere le Schegge di Liberazione agli studenti delle scuole di Civitavecchia, ho detto al microfono che il progetto è nato nel 2010, in occasione del venticinquesimo anniversario di Materiali Resistenti. Ho detto "venticinquesimo", mi sono sbagliato: era il quindicesimo. Però ho detto "Materiali Resistenti", che sull'edizione domenicale di un giornaletto di carta della città è diventato "bombardamenti". Giuro:
Sul Messaggero, invece, nell'edizione di Civitavecchia, è uscito un pezzo che ci rende giustizia. E ci dice che siamo «gajardi». Giuro. Son soddisfazioni.
"Tutto nasce nel 2010, quando sul blog «vagamente» letterario Barabba sono comparsi i primi racconti sui bombardamenti di Carpi in provincia di Modena (in occasione del XXV anniversario)"Io del 1985 mi ricordo solo la grande nevicata, ma ero piccolo. Nello stesso articolo c'è scritto anche:
"Storie che verranno raccolte poi in ebook gratuiti, ma grazie al patrocinio della Provincia di Roma e Fnsim, nel 2011 diventeranno un'edizione cartacea"Che, insomma, non è mica vero.
Sul Messaggero, invece, nell'edizione di Civitavecchia, è uscito un pezzo che ci rende giustizia. E ci dice che siamo «gajardi». Giuro. Son soddisfazioni.
giovedì 6 ottobre 2011
Buongiorno. Si sente se parlo così?
Tutte le volte che leggo un discorso di Paolo Nori, come quelli bellissimi che ci sono ne La meravigliosa utilità del filo a piombo (marcos y marcos, 2011), soprattutto Noi e i governi, o in Esattamente il contrario (drago, 2009), o come nell'ultimo Vorrei fare una domanda, ecco, sempre, tutte le volte, mi sento un po' in imbarazzo perché anch'io, nei miei discorsi, comincio sempre con "Buongiorno. Si sente se parlo così?". Lo faccio apposta, è una specie di omaggio, diciamo.
Una volta, però, al Salone del Libro di Torino, dovevo fare un discorso sulla storia di Barabba Edizioni ed ero abbastanza preoccupato, visto che Paolo Nori era lì e diceva di voler venire a sentirlo. Allora sono andato da lui e, timidamente, che è un eufemismo per dire che mi vergognavo come un cane, gli ho detto Paolo, scusa, volevo dirti una cosa, perché mi rendo conto che il confine tra la citazione e la figura di merda è molto labile e ambiguo - ho detto proprio così, labile e ambiguo, e, mentre lo dicevo, pensavo Ma come parlo? - e allora, ho continuato, volevo farti sapere che il discorso che sto per fare inizia con "Buongiorno. Si sente se parlo così?".
Lui mi ha guardato, si è messo a ridere, come può mettersi a ridere Paolo Nori, cioè alzando le sopracciglia e allargando un po' il sorriso, poco poco, si è messo a ridere e mi ha detto: Se vuoi fare una cosa fatta bene, mentre lo dici dovresti fare anche così. E si è grattato la testa.
Una volta, però, al Salone del Libro di Torino, dovevo fare un discorso sulla storia di Barabba Edizioni ed ero abbastanza preoccupato, visto che Paolo Nori era lì e diceva di voler venire a sentirlo. Allora sono andato da lui e, timidamente, che è un eufemismo per dire che mi vergognavo come un cane, gli ho detto Paolo, scusa, volevo dirti una cosa, perché mi rendo conto che il confine tra la citazione e la figura di merda è molto labile e ambiguo - ho detto proprio così, labile e ambiguo, e, mentre lo dicevo, pensavo Ma come parlo? - e allora, ho continuato, volevo farti sapere che il discorso che sto per fare inizia con "Buongiorno. Si sente se parlo così?".
Lui mi ha guardato, si è messo a ridere, come può mettersi a ridere Paolo Nori, cioè alzando le sopracciglia e allargando un po' il sorriso, poco poco, si è messo a ridere e mi ha detto: Se vuoi fare una cosa fatta bene, mentre lo dici dovresti fare anche così. E si è grattato la testa.
venerdì 2 settembre 2011
Blog rivelazione dell'anno? Miglior blog letterario?
Con gioia incontenibile annunciamo la candidatura di Barabba ai Macchianera Blog Awards 2011 – quella cosa che viene spesso definita come la notte degli Oscar della blogsfera italiana e che si svolge ogni anno durante la Blogfest di Riva del Garda – nelle due categorie "sito o blog rivelazione dell'anno" (pensa te) e "miglior sito o blog letterario" (robe da matti, ce la giochiamo con gente del calibro di Finzioni, Paolo Nori, Poesie da decubito, E io che mi pensavo).

Potete esprimere il vostro voto per Barabba a questo indirizzo da oggi fino al 28 di settembre. E nel ringraziare e glorificare tutti quelli che hanno candidato il nostro simpatico blogghetto, vi chiediamo ancora uno sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.
Potete esprimere il vostro voto per Barabba a questo indirizzo da oggi fino al 28 di settembre. E nel ringraziare e glorificare tutti quelli che hanno candidato il nostro simpatico blogghetto, vi chiediamo ancora uno sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.
lunedì 16 maggio 2011
(Trascrizione più o meno fedele di) Barabba Edizioni: una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina
[quello che segue è il testo del nostro intervento di ieri alla Room To The Future, dentro al Salone del Libro; può darsi che dal vivo abbiamo cambiato qualche parola, non mi ricordo]
Buongiorno.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorremmo ringraziare Bookrepublic – gli appuntamenti dei giorni scorsi erano interessantissimi e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione, ma è la prima volta che partecipiamo al Salone del Libro, anche da spettatori; e poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare Matteo Brambilla, che ci teneva così tanto che dicessimo qualcosa sui libri elettronici da convincerci e portarci qui, su questo pulpito, a dire delle cose.
Anche se sul programma c’è scritto “Schegge di liberazione”, con la elle piccola – dopo ve lo spieghiamo, Schegge di Liberazione, con la elle grande, anche se forse ne avete già sentito parlare – in realtà il nostro intervento si intitola “Barabba Edizioni: una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina” e parlerà di Barabba Edizioni, una casa editrice che non vende niente, non spende niente, non guadagna niente e, insomma, non esiste, anche se pubblica dei libri. Parleremo anche di questi libri, che sono essenzialmente degli ebook gratuiti, dei libri digitali, ma ce n’è uno anche di carta. Portate pazienza.
***
Quella che stiamo per raccontarvi è una storia che inizia nel 2006, quando il mio socio e il sottoscritto – all’epoca eravamo solo amici e non ancora soci – pensiamo Dai, facciamo una rivista letteraria, una rivista di carta, da mettere nelle edicole almeno della zona di Carpi – siamo di Carpi, noi. Avevamo trovato anche un nome: Barabba, perché il mio socio era stato folgorato da Pär Lagerkvist, e Barabba ci sembrava proprio un bel nome. Così ci siamo trovati, noi due insieme a qualche altro carpigiano, abbiamo aperto un blog, l’abbiamo chiamato, appunto, Barabba e abbiamo fatto una riunione per capire cosa scriverci dentro e come costruire la rivista. Visto che eravamo persone serie, abbiamo anche tenuto un verbale che adesso carlo dulinizo, il mio socio, vi leggerà.
(carlo dulinizo legge il verbale della riunione barabbista del 2006)
E poi cos’è successo? È successo che abbiamo scoperto di non essere delle persone così serie, e dopo aver fatto un po’ di campagna promozionale sul blog, dopo che avevamo rifiutato anche un invito di Ugo Cornia per entrare in una rivista letteraria che forse si sarebbe intitolata l’Accalappiacani e aver così scoperto di essere anche poco furbi, niente, Barabba, la rivista, non ha mai visto la luce, come si dice.
Così abbiamo smesso anche di scrivere sul blog, e siamo tornati ognuno alle proprie occupazioni: io l’internet, carlo dulinizo, il mio socio, a laurearsi in lettere e nuotare in piscina.
***
All'inizio del 2010, anzi per la precisione alla fine del 2009, mi è venuto da riesumare il blog. Ormai non lo seguiva più nessuno, ma visto che mi ero da poco iscritto a FriendFeed e che su FriendFeed era pieno di gente con dei blog che si commentava a vicenda, mi sembrava una bella idea, riaprire Barabba.
Verso la metà di febbraio del 2010 mi sono incontrato col mio socio e gli ho chiesto Be’, ma se facessimo un ebook sulla Resistenza, visto che quest’anno a Carpi – siamo di Carpi, ve l’ho già detto – c’è l’anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po’ tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell’internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, proviamo a fare ebook collettivo, in pdf, proviamo a coinvolgere le blogsfera. Lui mi ha detto Va bene. Io gli ho detto Allora siam d’accordo. Lui mi ha detto Sì. Così abbiamo cominciato.
Su FriendFeed ho chiesto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza? Il giorno dopo avevo già un centinaio di nuovi iscritti e di commenti e delle mail che dicevano più o meno la stessa cosa: sì, che bella idea, io ci sto.
Da lì siamo partiti a reclutare scrittori, disegnatori, fotografi e poeti su tutti i social network disponibili (facebook, twitter, tumblr, il blog, eccetera, anche se quello che ha funzionato di più, in termini di partecipazione, è stato FriendFeed). Ci eravamo inventati un tormentone: “Barabba dice 26×1” (una specie di calco del segnale in codice che ha fatto partire la Resistenza, a suo tempo, negli anni ’40, e diceva: “Aldo dice 26×1”) e il 15 di aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale di venti pagine.
Poi l’abbiamo impaginato e l’abbiamo chiamato Schegge di Liberazione, forse ne avete sentito parlare. L’abbiamo pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, e presentato in pubblico il 24 aprile 2010, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa stava succedendo. Dentro ci sono anche dei racconti bellissimi, come quello che adesso vi legge Ilke Bab, l’ha scritto lei, si chiama Resistenza.
(Ilke Bab legge Resistenza di Ilke Bab)
È andata così bene che ci han chiamati a leggerlo a Bologna, a Milano, a Venezia, Perugia, Roma, Fabriano e anche in una radio. Insomma, un ebook e un tour di presentazione, proprio come per i libri veri.
***
È andata così bene che verso la metà di maggio, sempre nel 2010, mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno a Carpi – adesso sembra che a Carpi succeda un po' tutto – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è la Fortuna. Lui, il mio socio, che è sempre un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
E abbiamo ricominciato. Su FriendFeed, di nuovo, ho chiesto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Sforuna eccetera eccetera? Il giorno dopo avevo già una valanga di commenti e delle mail che dicevano più o meno tutti la stessa cosa: sì, che bella idea, io ci sto.
E ancora, su facebook, su twitter, su tumblr, a voce, eccetera, abbiamo reclutato scrittori, fotografi e disegnatori. Ci eravamo inventati un altro tormentone: “Accettate la sfiga” (che era il primo gioco di parole che ci è saltato in mente, ma alla gente piaceva). E il 9 di settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una settantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto; e alcuni degli autori avevano già partecipato a Schegge di Liberazione, altri erano nuovi.
Poi abbiamo impaginato (due volumi, questa volta, in pdf) e chiamato Cronache di una sorte annunciata (che era il secondo gioco di parole che ci è saltato in mente), forse ne avete sentito parlare, è uscito venerdì 17 settembre 2010. L'abbiamo pubblicato gratis su internet e presentato in pubblico quella sera lì, in un locale, con delle letture e dei blogger che ancora erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva. Dentro ci sono delle cose che secondo noi vale la pena leggere, come il pezzo di Simone Rossi che si chiama Art, Attack! e adesso ve lo legge osvaldo, cioè l’elena.
(osvaldo legge Art, Attack! di Simone Rossi)
***
È andato molto bene anche Cronache di una sorte annunciata. Con migliaia di download. E intanto eravamo ancora in giro a leggere Schegge di Liberazione. E insomma, ci siam detti Va bene, siamo contenti così, portiamo ancora in giro Schegge per un po’, dove ci chiamano, poi magari torniamo alle nostre normali occupazioni, io l’ingegnere oberato, dulinizo il letterato disoccupato e il nuotatore.
Solo che, insomma, quando inizi a fere una cosa, poi ti rimane il tarlo lì che ti gira nel cervello, vuoi provare a spingerti più in là, percorrere strade nuove, e intanto che il mondo gira, il tempo passa, il 2010 sta per finire e il tarlo è ancora lì che tarla, succede che esplodono gli ebook reader: Kindle, iPad, telefoni che leggono i libri, cose così. E mentre convertiamo e pubblichiamo Schegge e Cronache anche in formato epub e mobi, si avvicina anche il compleanno del mio socio tecnovillano.
Quasi quasi, mi son detto, quasi quasi prendo i suoi post di Barabba sulla sua esperienza in piscina – a trent’anni, il dulinizo s’è iscritto in piscina, ha imparato a nuotare e ha scoperto un mondo; settimanalmente ne parlava nel suo modo un po' iperletterario su Barabba – prendo i suoi post, mi son detto, e ci faccio un ebook.
E l’ho fatto, l’ho impaginato e l’ho chiamato “Pensieri in apnea” e in fondo ci ho scritto “Barabba Edizioni”, era la prima volta che lo scrivevamo da qualche parte.
Pensieri in apnea è stato pubblicato online, gratuitamente, in pdf e in epub, il 20 dicembre del 2010, giorno del trentunesimo giro intorno al Sole di carlo dulinizo. Si tratta forse di un caso unico nella Storia dell’editoria: il primo libro pubblicato all’insaputa dell’autore, il primo regalo di compleanno fatto al mondo, invece che al festeggiato. Adesso Carlo ve ne legge un passo.
(carlo dulinizo legge Luoghi Comuni da Pensieri in apnea di carlo dulinizo)
***
E Schegge di Liberazione? Schegge di Liberazione, intanto, continuava a girare. Ci chiamavano a leggerlo in giro, c’era sempre più gente che veniva per leggere o per ascoltare o per vedere cosa stava succedendo. Allora, già che ci siamo, abbiamo pensato, facciamo questo Barabba Edizioni, rifacciamo Schegge di Liberazione anche nel 2011, magari collaborando con l’ANPI di Carpi.
Come l’anno scorso, al grido, lanciato su tutti i social network, di “Barabba dice 26×1” (l’abbiamo riusato perché funzionava benissimo) sono arrivati oltre novanta contributi. Solo che stavolta, così, per provare, volevamo fare un libro di carta, e novanta contributi, per ragioni fisiche ed economiche (ché noi, come molti di voi, siam di quella schiera che tira un po’ a campare), non ci stavano tutti. Così ne abbiamo selezionati una manciata, e questa manciata, l’abbiamo impaginata, stampata e rilegata con un po’ di colla e filo. Dietro ci abbiamo scritto “Barabba Edizioni” e “Creative Commons”, non c’è ISBN, costa solo sei euro, ma noi ce ne teniamo 3,40 (che è il costo della stampa per ogni copia) e il rimanente lo diamo all’ANPI.
Il 25 aprile del 2011 dovevamo presentarlo all’Ex Campo di Concentramento di Fossoli, solo che poi è successa una tragedia, in piazza a Carpi, e allora, ufficialmente, è andata a finire che l’abbiamo presentato ieri sera alla Società Operaia di Mutuo Soccorso d’ambo i sessi Edmondo De Amicis, qui a Torino, ed è stato un tripudio di pacche sulle spalle, abbracci e partigiani.
Intanto l’abbiamo anche pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, epub e mobi. E dentro ci sono ventinove racconti che secondo noi sono bellissimi, come la poesia di Azael che si intitola “Virginia che non si muove” e che vi legge Ilke Bab.
(Ilke Bab legge Virginia che non si muove di Azael)
***
Non sono necessariamente i migliori, i contributi che abbiamo messo dentro a Schegge di Liberazione 2011, ma sono quelli che forse più si adattavano al formato, ma non è detto, non siamo mica degli editori veri. Gli altri sessanta e passa li abbiamo raccolti in un altro ebook che abbiamo pubblicato il 9 maggio scorso, sempre gratuitamente, in pdf e in epub, su internet. Sono 268 pagine di storie resistenti, si chiama Schegge di Liberazione Outtakes, e dentro ci sono dei racconti come quello di Ludovica Anselmo che adesso vi legge osvaldo, cioè l’elena.
(osvaldo legge Storia di Anna e Anselmo di Ludovica Anselmo)
***
E poi basta, adesso siamo qui a dire delle cose al Salone Internazionale del Libro, da editori, seppur inesistenti.
In futuro, non lo sappiamo. Forse faremo un altro ebook, “Cicatrici”, perché un giorno, per caso, sul blog ci siamo messi a scrivere dei post che raccontavano delle cicatrici che avevamo addosso, quelle vere, quelle delle cadute in bici, per intenderci, e si vede che i blogger si erano abituati a mandarci le cose, perché stavolta non abbiamo dovuto nemmeno inventarci un tormentone: i racconti ci arrivano spontaneamente. Sarà un bell’ebook, secondo noi, e lo leggeremo anche dal vivo, può darsi, una volta o due. Chissà.
***
Ecco, questa è la storia di Barabba Edizioni, questo è quello che abbiamo fatto, nel nostro piccolo, che improvvisamente è diventato grande senza che lo volessimo. E tutto grazie all’internet, alle nuove tecnologie digitali e al pensiero che forse la gente è pronta per capire che la parola è importante, mentre lo è meno il materiale sul quale quella parola è impressa, e questa, a noi, sembra un po’ una rivoluzione. Siamo contenti, di farne parte, anche se siamo solo degli artigiani un po’ punk, anche se facciamo le cose gratis per darle via gratis, anche se ufficialmente non esistiamo.
E mentre questa rivoluzione, piano piano, cerca di farsi spazio nella società, noi continuiamo a girare l’Italia con Schegge di Liberazione, con dei reading musicati che ormai sono diventati un po’ il nostro cavallo di battaglia. Ci hanno chiamati alla Salumeria del Rock ad Arceto di Scandiano, alla festa dell’ANPI di Migliarina, a Radio Kairos… e perfino in Francia, dove la neonata sede dell’ANPI vuol farci leggere le Schegge a Parigi, davanti al console. Se ci pensiamo, come si dice, ci trema l’orlo delle mutande.
Se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siamo lì.
Oppure potete venirci a trovare nella sede di Barabba Edizioni, una casa editrice che non esiste, ma che è tanto carina, senza soffitto e senza cucina. Ci trovate se cercate su google. Oppure a Carpi, in via dei matti, al numero zero.
Grazie a tutti.
Abbiamo finito.
Buongiorno.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorremmo ringraziare Bookrepublic – gli appuntamenti dei giorni scorsi erano interessantissimi e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione, ma è la prima volta che partecipiamo al Salone del Libro, anche da spettatori; e poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare Matteo Brambilla, che ci teneva così tanto che dicessimo qualcosa sui libri elettronici da convincerci e portarci qui, su questo pulpito, a dire delle cose.
Anche se sul programma c’è scritto “Schegge di liberazione”, con la elle piccola – dopo ve lo spieghiamo, Schegge di Liberazione, con la elle grande, anche se forse ne avete già sentito parlare – in realtà il nostro intervento si intitola “Barabba Edizioni: una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina” e parlerà di Barabba Edizioni, una casa editrice che non vende niente, non spende niente, non guadagna niente e, insomma, non esiste, anche se pubblica dei libri. Parleremo anche di questi libri, che sono essenzialmente degli ebook gratuiti, dei libri digitali, ma ce n’è uno anche di carta. Portate pazienza.
***
Quella che stiamo per raccontarvi è una storia che inizia nel 2006, quando il mio socio e il sottoscritto – all’epoca eravamo solo amici e non ancora soci – pensiamo Dai, facciamo una rivista letteraria, una rivista di carta, da mettere nelle edicole almeno della zona di Carpi – siamo di Carpi, noi. Avevamo trovato anche un nome: Barabba, perché il mio socio era stato folgorato da Pär Lagerkvist, e Barabba ci sembrava proprio un bel nome. Così ci siamo trovati, noi due insieme a qualche altro carpigiano, abbiamo aperto un blog, l’abbiamo chiamato, appunto, Barabba e abbiamo fatto una riunione per capire cosa scriverci dentro e come costruire la rivista. Visto che eravamo persone serie, abbiamo anche tenuto un verbale che adesso carlo dulinizo, il mio socio, vi leggerà.
(carlo dulinizo legge il verbale della riunione barabbista del 2006)
E poi cos’è successo? È successo che abbiamo scoperto di non essere delle persone così serie, e dopo aver fatto un po’ di campagna promozionale sul blog, dopo che avevamo rifiutato anche un invito di Ugo Cornia per entrare in una rivista letteraria che forse si sarebbe intitolata l’Accalappiacani e aver così scoperto di essere anche poco furbi, niente, Barabba, la rivista, non ha mai visto la luce, come si dice.
Così abbiamo smesso anche di scrivere sul blog, e siamo tornati ognuno alle proprie occupazioni: io l’internet, carlo dulinizo, il mio socio, a laurearsi in lettere e nuotare in piscina.
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All'inizio del 2010, anzi per la precisione alla fine del 2009, mi è venuto da riesumare il blog. Ormai non lo seguiva più nessuno, ma visto che mi ero da poco iscritto a FriendFeed e che su FriendFeed era pieno di gente con dei blog che si commentava a vicenda, mi sembrava una bella idea, riaprire Barabba.
Verso la metà di febbraio del 2010 mi sono incontrato col mio socio e gli ho chiesto Be’, ma se facessimo un ebook sulla Resistenza, visto che quest’anno a Carpi – siamo di Carpi, ve l’ho già detto – c’è l’anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po’ tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell’internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, proviamo a fare ebook collettivo, in pdf, proviamo a coinvolgere le blogsfera. Lui mi ha detto Va bene. Io gli ho detto Allora siam d’accordo. Lui mi ha detto Sì. Così abbiamo cominciato.
Su FriendFeed ho chiesto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza? Il giorno dopo avevo già un centinaio di nuovi iscritti e di commenti e delle mail che dicevano più o meno la stessa cosa: sì, che bella idea, io ci sto.
Da lì siamo partiti a reclutare scrittori, disegnatori, fotografi e poeti su tutti i social network disponibili (facebook, twitter, tumblr, il blog, eccetera, anche se quello che ha funzionato di più, in termini di partecipazione, è stato FriendFeed). Ci eravamo inventati un tormentone: “Barabba dice 26×1” (una specie di calco del segnale in codice che ha fatto partire la Resistenza, a suo tempo, negli anni ’40, e diceva: “Aldo dice 26×1”) e il 15 di aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale di venti pagine.
Poi l’abbiamo impaginato e l’abbiamo chiamato Schegge di Liberazione, forse ne avete sentito parlare. L’abbiamo pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, e presentato in pubblico il 24 aprile 2010, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa stava succedendo. Dentro ci sono anche dei racconti bellissimi, come quello che adesso vi legge Ilke Bab, l’ha scritto lei, si chiama Resistenza.
(Ilke Bab legge Resistenza di Ilke Bab)
È andata così bene che ci han chiamati a leggerlo a Bologna, a Milano, a Venezia, Perugia, Roma, Fabriano e anche in una radio. Insomma, un ebook e un tour di presentazione, proprio come per i libri veri.
***
È andata così bene che verso la metà di maggio, sempre nel 2010, mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno a Carpi – adesso sembra che a Carpi succeda un po' tutto – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è la Fortuna. Lui, il mio socio, che è sempre un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
E abbiamo ricominciato. Su FriendFeed, di nuovo, ho chiesto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Sforuna eccetera eccetera? Il giorno dopo avevo già una valanga di commenti e delle mail che dicevano più o meno tutti la stessa cosa: sì, che bella idea, io ci sto.
E ancora, su facebook, su twitter, su tumblr, a voce, eccetera, abbiamo reclutato scrittori, fotografi e disegnatori. Ci eravamo inventati un altro tormentone: “Accettate la sfiga” (che era il primo gioco di parole che ci è saltato in mente, ma alla gente piaceva). E il 9 di settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una settantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto; e alcuni degli autori avevano già partecipato a Schegge di Liberazione, altri erano nuovi.
Poi abbiamo impaginato (due volumi, questa volta, in pdf) e chiamato Cronache di una sorte annunciata (che era il secondo gioco di parole che ci è saltato in mente), forse ne avete sentito parlare, è uscito venerdì 17 settembre 2010. L'abbiamo pubblicato gratis su internet e presentato in pubblico quella sera lì, in un locale, con delle letture e dei blogger che ancora erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva. Dentro ci sono delle cose che secondo noi vale la pena leggere, come il pezzo di Simone Rossi che si chiama Art, Attack! e adesso ve lo legge osvaldo, cioè l’elena.
(osvaldo legge Art, Attack! di Simone Rossi)
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È andato molto bene anche Cronache di una sorte annunciata. Con migliaia di download. E intanto eravamo ancora in giro a leggere Schegge di Liberazione. E insomma, ci siam detti Va bene, siamo contenti così, portiamo ancora in giro Schegge per un po’, dove ci chiamano, poi magari torniamo alle nostre normali occupazioni, io l’ingegnere oberato, dulinizo il letterato disoccupato e il nuotatore.
Solo che, insomma, quando inizi a fere una cosa, poi ti rimane il tarlo lì che ti gira nel cervello, vuoi provare a spingerti più in là, percorrere strade nuove, e intanto che il mondo gira, il tempo passa, il 2010 sta per finire e il tarlo è ancora lì che tarla, succede che esplodono gli ebook reader: Kindle, iPad, telefoni che leggono i libri, cose così. E mentre convertiamo e pubblichiamo Schegge e Cronache anche in formato epub e mobi, si avvicina anche il compleanno del mio socio tecnovillano.
Quasi quasi, mi son detto, quasi quasi prendo i suoi post di Barabba sulla sua esperienza in piscina – a trent’anni, il dulinizo s’è iscritto in piscina, ha imparato a nuotare e ha scoperto un mondo; settimanalmente ne parlava nel suo modo un po' iperletterario su Barabba – prendo i suoi post, mi son detto, e ci faccio un ebook.
E l’ho fatto, l’ho impaginato e l’ho chiamato “Pensieri in apnea” e in fondo ci ho scritto “Barabba Edizioni”, era la prima volta che lo scrivevamo da qualche parte.
Pensieri in apnea è stato pubblicato online, gratuitamente, in pdf e in epub, il 20 dicembre del 2010, giorno del trentunesimo giro intorno al Sole di carlo dulinizo. Si tratta forse di un caso unico nella Storia dell’editoria: il primo libro pubblicato all’insaputa dell’autore, il primo regalo di compleanno fatto al mondo, invece che al festeggiato. Adesso Carlo ve ne legge un passo.
(carlo dulinizo legge Luoghi Comuni da Pensieri in apnea di carlo dulinizo)
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E Schegge di Liberazione? Schegge di Liberazione, intanto, continuava a girare. Ci chiamavano a leggerlo in giro, c’era sempre più gente che veniva per leggere o per ascoltare o per vedere cosa stava succedendo. Allora, già che ci siamo, abbiamo pensato, facciamo questo Barabba Edizioni, rifacciamo Schegge di Liberazione anche nel 2011, magari collaborando con l’ANPI di Carpi.
Come l’anno scorso, al grido, lanciato su tutti i social network, di “Barabba dice 26×1” (l’abbiamo riusato perché funzionava benissimo) sono arrivati oltre novanta contributi. Solo che stavolta, così, per provare, volevamo fare un libro di carta, e novanta contributi, per ragioni fisiche ed economiche (ché noi, come molti di voi, siam di quella schiera che tira un po’ a campare), non ci stavano tutti. Così ne abbiamo selezionati una manciata, e questa manciata, l’abbiamo impaginata, stampata e rilegata con un po’ di colla e filo. Dietro ci abbiamo scritto “Barabba Edizioni” e “Creative Commons”, non c’è ISBN, costa solo sei euro, ma noi ce ne teniamo 3,40 (che è il costo della stampa per ogni copia) e il rimanente lo diamo all’ANPI.
Il 25 aprile del 2011 dovevamo presentarlo all’Ex Campo di Concentramento di Fossoli, solo che poi è successa una tragedia, in piazza a Carpi, e allora, ufficialmente, è andata a finire che l’abbiamo presentato ieri sera alla Società Operaia di Mutuo Soccorso d’ambo i sessi Edmondo De Amicis, qui a Torino, ed è stato un tripudio di pacche sulle spalle, abbracci e partigiani.
Intanto l’abbiamo anche pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, epub e mobi. E dentro ci sono ventinove racconti che secondo noi sono bellissimi, come la poesia di Azael che si intitola “Virginia che non si muove” e che vi legge Ilke Bab.
(Ilke Bab legge Virginia che non si muove di Azael)
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Non sono necessariamente i migliori, i contributi che abbiamo messo dentro a Schegge di Liberazione 2011, ma sono quelli che forse più si adattavano al formato, ma non è detto, non siamo mica degli editori veri. Gli altri sessanta e passa li abbiamo raccolti in un altro ebook che abbiamo pubblicato il 9 maggio scorso, sempre gratuitamente, in pdf e in epub, su internet. Sono 268 pagine di storie resistenti, si chiama Schegge di Liberazione Outtakes, e dentro ci sono dei racconti come quello di Ludovica Anselmo che adesso vi legge osvaldo, cioè l’elena.
(osvaldo legge Storia di Anna e Anselmo di Ludovica Anselmo)
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E poi basta, adesso siamo qui a dire delle cose al Salone Internazionale del Libro, da editori, seppur inesistenti.
In futuro, non lo sappiamo. Forse faremo un altro ebook, “Cicatrici”, perché un giorno, per caso, sul blog ci siamo messi a scrivere dei post che raccontavano delle cicatrici che avevamo addosso, quelle vere, quelle delle cadute in bici, per intenderci, e si vede che i blogger si erano abituati a mandarci le cose, perché stavolta non abbiamo dovuto nemmeno inventarci un tormentone: i racconti ci arrivano spontaneamente. Sarà un bell’ebook, secondo noi, e lo leggeremo anche dal vivo, può darsi, una volta o due. Chissà.
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Ecco, questa è la storia di Barabba Edizioni, questo è quello che abbiamo fatto, nel nostro piccolo, che improvvisamente è diventato grande senza che lo volessimo. E tutto grazie all’internet, alle nuove tecnologie digitali e al pensiero che forse la gente è pronta per capire che la parola è importante, mentre lo è meno il materiale sul quale quella parola è impressa, e questa, a noi, sembra un po’ una rivoluzione. Siamo contenti, di farne parte, anche se siamo solo degli artigiani un po’ punk, anche se facciamo le cose gratis per darle via gratis, anche se ufficialmente non esistiamo.
E mentre questa rivoluzione, piano piano, cerca di farsi spazio nella società, noi continuiamo a girare l’Italia con Schegge di Liberazione, con dei reading musicati che ormai sono diventati un po’ il nostro cavallo di battaglia. Ci hanno chiamati alla Salumeria del Rock ad Arceto di Scandiano, alla festa dell’ANPI di Migliarina, a Radio Kairos… e perfino in Francia, dove la neonata sede dell’ANPI vuol farci leggere le Schegge a Parigi, davanti al console. Se ci pensiamo, come si dice, ci trema l’orlo delle mutande.
Se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siamo lì.
Oppure potete venirci a trovare nella sede di Barabba Edizioni, una casa editrice che non esiste, ma che è tanto carina, senza soffitto e senza cucina. Ci trovate se cercate su google. Oppure a Carpi, in via dei matti, al numero zero.
Grazie a tutti.
Abbiamo finito.
lunedì 9 maggio 2011
Se lo dice l'Unità, allora è vero
C'è una storiella che ogni bambino emiliano si sente raccontare dai propri avi nati e cresciuti - e morti, anche, delle volte - nei tempi d'oro dell'Emilia rossa. La storiella parla di un nipote che dice al nonno, in italiano, ché i nipoti il dialetto non lo sanno più, Nonno ma lo sai che gli elefanti volano? Ma valà, gli fa il nonno in dialetto, ét sémo? (Ma vai a girare, sei scemo?). Ma nonno, risponde il bimbo, c'è scritto su l'Unità. Il nonno si fa subito serissimo e gli dice Be', vulér propria no, i svulàsen. (Be', volare proprio no, svolazzano).
Oggi Barabba è su l'Unità come "consiglio di lettura". Ringraziamo abbondantemente Matteo B. Bianchi, lo abbracciamo e lo ricopriamo di baci.
Oggi Barabba è su l'Unità come "consiglio di lettura". Ringraziamo abbondantemente Matteo B. Bianchi, lo abbracciamo e lo ricopriamo di baci.
sabato 30 ottobre 2010
domenica 24 ottobre 2010
(Trascrizione più o meno fedele di) Non è star sopra un albero: ebook collettivi e socialcose che si fanno senza carta
(sotto richiesta insistente di blodeinside, quello che segue è il mio speech all'EAVIcamp di ieri. Ed è anche un calco spudorato di quello fatto al WriteCamp, ma mi hanno applaudito ancora. Pensa te, la gente)
Buongiorno.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorrei ringraziare l'organizzazione dell'EAVIcamp – fin qui mi è sembrato interessantissimo, e mi scuso anticipatamente se il mio intervento imbolsirà tutta la questione, è anche tardi; e poi ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi son scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringrazio tutti e in particolar modo vorrei ringraziare Andrea Zanni, che mi ha contattato via mail dicendomi: Mi è piaciuto molto l'intervento che hai fatto al WriteCamp, vuoi farlo anche all'EAVIcamp di Modena? Io gli ho risposto: Ok, ma ne scrivo un altro, perché ho la mia deontologia spicciola da rispettare. Ed eccomi qui, sul pulpito, a dire delle cose. Tanti anni fa, in questa stessa aula, stavo dall’ altra parte della cattedra.
Il mio intervento si intitola Non è star sopra un albero: ebook collettivi e socialcose che si fanno senza carta e affronta questioni legate alla creazione di ebook collettivi e gratuiti da parte, essenzialmente, degli scrittori che abitano la blogsfera, questioni di libri digitali e partecipazione, quindi siamo a tema con l'evento, credo.
***
Quella che vorrei raccontarvi è una storia recente, comincia all'inizio del 2010, febbraio, per la precisione, quando, dopo aver riesumato un vecchio blog di nome Barabba – un blog collettivo, anche se ci scrivevamo solo in due, adesso siamo cinque o sei, ma prima solo due, e da un po' avevamo anche smesso di scriverci perché non c'erano stimoli, ma è un'altra storia – dopo aver riesumato Barabba, dicevo, perché ci era tornata la voglia e perché mi ero appena iscritto a FriendFeed e lì tutti hanno un blog, un giorno di febbraio mi incontro col mio socio e gli dico: 'scolta, perché non facciamo un ebook sulla Resistenza, visto che quest'anno, a Carpi, c'è l'anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Perché no, mi sembra una bella idea, occupati tu della parte internettiana che io penso alla serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
La storia che vi sto raccontando, in realtà, parte da molto lontano, da un altro blog, che si chiama Squonk, dove dal 2003, ogni anno, sotto Natale, il titolare chiama a raccolta la blogsfera per il Post sotto l'Albero. Il Post sotto l'Albero è un ebook vagamente natalizio, in pdf, nel quale i blogger scrivono delle cose e lui, Squonk, le mette insieme, come un raccoglitore, e fa questo regalo alla rete lasciandolo scaricare gratuitamente a chi voglia leggerlo.
A me serviva una leva per convincere il mio socio, che, come vi ho detto, è un po' tecnovillano, e il Post sotto l'Albero sembrava una carta vincente. E infatti…
Ma torniamo a noi, all'ebook sulla Resistenza.
Appena abbiam detto facciamolo, ho pensato di diramare un appello su FriendFeed – avevo una trentina di iscritti al mio profilo, all'epoca – e ho chiesto: cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza, come il Post sotto l'Albero, per intenderci, ma sulla Resistenza?
Il giorno dopo avevo quadruplicato gli scritti e avevo già un sacco di commenti, messaggi e mail di gente che mi diceva: che bello, proprio una belle idea, io ci sto.
Da lì siam partiti col reclutamento: via twitter, facebook, tumblr, il blog, a voce, eccetera. Ci eravamo inventati un tormentone, Barabba dice 26x1, e lo ripetevamo ossessivamente in ogni proclama, così, per entrare nella testa della gente, prendendo spunto ancora da Squonk, che per il Post sotto l'Albero dice a tutti: Hop hop hop. E quando tu sei su internet, su FriendFeed in particolare, e leggi Hop hop hop , sai che devi sbrigarti a scrivere un post per lo Squonk, perché Natale si avvicina, non si scappa.
Il 15 aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale molto lungo.
Così abbiamo impaginato un ebook, un libro di 211 pagine in pdf, e gli abbiamo dato un titolo, Schegge di Liberazione (tanto per richiamarci ai Materiali Resistenti, ci sembrava un buon titolo), e l'abbiamo presentato in pubblico il 24 aprile, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti per leggere i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo perché erano curiosi.
È stato un successo. Senza che muovessimo un dito ci han chiamati a leggerlo a Bologna in un festival di culture antifasciste, in radio, sempre a Bologna, poi hanno appeso i racconti in una villa di Mestre e l'abbiamo letto a Milano, a novembre dobbiamo andare ancora a Bologna, a Perugia e a Venezia, e a Roma (pensa te, a Roma) a dicembre... insomma, un ebook e un tour, proprio come per i libri veri, quelli di carta.
***
Eravamo così galvanizzati che verso la metà di maggio mi incontro col mio socio, quello un po' tecnovillano, e gli dico: senti, veh, perché non facciamo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno, a Carpi – adesso sembra che succeda tutto a Carpi – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è la Fortuna? Lui, il mio socio, mi ha detto Perché no, tanto siamo in ballo, mi sembra anche una bella idea, occupati tu della parte internettiana che io penso alla serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
Di nuovo, ho pensato subito di diramare un appello su FriendFeed. Ho chiesto: cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Fortuna eccetera eccetera, come il Post sotto l'Albero, come Schegge di Liberazione?
Il giorno dopo avevo già un sacco di commenti, messaggi e mail di gente che mi diceva: che bello, io ci sto. E alcuni erano gli stessi di Schegge di Liberazione, altri, visto che la voce si era sparsa bene, erano nuovi.
Siamo quindi ripartiti col reclutamento: via twitter, facebook, tumblr, il blog, a voce, eccetera. Ci eravamo inventati un altro tormentone, diceva: Accettate la sfiga, ed era il primo calembour che ci saltava in mente, ma funzionava.
Il 9 settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto più di sessanta contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto. Così abbiamo impaginato un ebook in due volumi di oltre 130 pagine l'uno, in pdf, ma stavolta anche in epub e mobi, che in pochi mesi i tempi erano cambiati, e gli abbiamo dato un titolo: Cronache di una sorte annunciata, che era il secondo calembour che ci saltava in mente.
L'abbiamo presentato in pubblico venerdì 17 settembre, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti per leggere i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo perché erano curiosi.
È stato un altro successo. Nella piazza lì di fianco c'era Erri De Luca, ma è andata bene lo stesso. Talmente bene che abbiamo deciso di rileggerlo tutti i venerdì 17 da qui alla fine della Storia, in un locale che si è detto disponibile per questa mattata. La prossima lettura è a dicembre, quella dopo a giugno del 2011 e così via.
***
Non so se ne faremo degli altri, di ebook collettivi con la blogsfera, perché è un gran lavorare. È bello, ma è un gran lavorare, gratis, oltretutto, e a stare delle notti intere a impaginare si rischia anche il divorzio.
Però da questa esperienza abbiamo capito delle cose sulla rete e sul reclutamento degli scrittori in rete. Abbiamo capito che c'è un sacco di gente che ha voglia di scrivere, basta solo dargliene l'opportunità contattandoli sui vari socoalcosi. Su alcuni di questi la chiamata funziona bene, su altri meno.
Non funziona su facebook, per esempio, dove nessuno, in fondo, legge la bacheca, e infatti han fatto bene a chiamarla bacheca. Sarà che soprattutto è gente che conosci dal vivo, sarà che, a parte postare dei video o commentare gruppi discutibili, di tutto il resto non frega niente a nessuno, ma facebook non è un luogo dove le persone discutono. È utile a cose fatte, per la promozione, ma è un altro discorso.
Non funziona su twitter, che in fondo è un canale monodirezionale, simplex, con alcuni momenti fastidiosissimi di half duplex, cioè come i walkie-talkie. Cercare di reclutare scrittori su twitter è come sparare a salve: fai un gran botto, lo sentono tutti, ma non colpisci nessuno.
Non funziona a voce, dove i tuoi amici ti dicono sì partecipo volentieri, poi si dimenticano. Ma d’ altra parte ognuno ha gli amici che merita.
Funziona invece con un blog, che ti dà una certa autorevolezza e vien letto dalla gente, perché la gente, tutto sommato, i blog li legge ancora. Funziona con tumblr, che poi è una versione rapidissima della blogsfera. E funziona soprattutto con FriendFeed, questo socialcoso che è anche un luogo di conversazioni, discussioni, liti furibonde, tacchinaggi estremi, ma in fondo un posto dove la blogsfera italiana partecipa e condivide, un luogo totalmente duplex, quasi puramente bidirezionale, dove nel marasma generale le idee buone riescono a fare breccia.
***
Non ho altro da aggiungere sulla questione. Se volete, potete andare su Barabba e scaricare Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata, che nel frattempo son diventati dei blog autonomi e continuano a crescere con contributi inediti, si chiamano Schegge di Librazione e Cronache di una sorte annunciata. Cercando su Google, trovate tutto.
Poi, sempre se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando li leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siam lì, è tutto gratis.
Se faremo degli altri ebook non esiteremo a comunicarvelo, proprio come abbiamo già fatto e come ho spiegato nel corso del mio intervento. E se ne farete voi, invece, e le cose che ho detto oggi vi saranno state d'aiuto, ditecelo pure che ci fa piacere.
***
Insomma, per concludere il mio intervento, noi di Barabba abbiam capito che per fare degli ebook collettivi con gli scrittori che abitano la blogsfera, servono un blog – non necessariamente, ma è meglio averlo, anche solo per accaparrarsi un po' di credibilità – e soprattutto FriendFeed. Lì i blogger, straordinariamente, hanno trovato un luogo di aggregazione formando una community abbastanza affiatata e partecipativa. Funziona benissimo, almeno in Italia, dalle altre parti non so. Forse in Turchia.
Non sappiamo se questo, cioè il fatto di fare dei libri elettronici gratuiti e collettivi, potrà mai diventare un aspetto, seppur marginale, della nuova editoria digitale che sta nascendo in questi giorni. Ma dall'esperienza di due ebook, che non dobbiamo aver paura di chiamare libri, dove gli srittori grandi e piccoli, fino ai nomi importanti come Leonardo, Spinoza e Simone Rossi, per dirne alcuni, non si fanno problemi a collaborare e a partecipare, abbiamo capito che uno dei modi possibili per liberare la parola dal suo supporto tradizionale, dalla sua prigione cartacea, e farlo gratuitamente, servono un po' di tempo da perdere e un luogo di discussione vera e bidirezionale tra blogger e raccoglitori, tra scrittori ed editori.
Come ci hanno insegnato Schegge di Liberazione, Cronache di una sorte annunciata e il capostipite, il Post sotto l'Albero di Squonk, e come ci ha insegnato quel bravo canzonettista milanese, volendolo parafrasare: la libertà – della parola scritta, nel nostro caso – non è star sopra un albero: la libertà è partecipazione.
Grazie a tutti. Ho finito.
Buongiorno.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorrei ringraziare l'organizzazione dell'EAVIcamp – fin qui mi è sembrato interessantissimo, e mi scuso anticipatamente se il mio intervento imbolsirà tutta la questione, è anche tardi; e poi ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi son scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringrazio tutti e in particolar modo vorrei ringraziare Andrea Zanni, che mi ha contattato via mail dicendomi: Mi è piaciuto molto l'intervento che hai fatto al WriteCamp, vuoi farlo anche all'EAVIcamp di Modena? Io gli ho risposto: Ok, ma ne scrivo un altro, perché ho la mia deontologia spicciola da rispettare. Ed eccomi qui, sul pulpito, a dire delle cose. Tanti anni fa, in questa stessa aula, stavo dall’ altra parte della cattedra.
Il mio intervento si intitola Non è star sopra un albero: ebook collettivi e socialcose che si fanno senza carta e affronta questioni legate alla creazione di ebook collettivi e gratuiti da parte, essenzialmente, degli scrittori che abitano la blogsfera, questioni di libri digitali e partecipazione, quindi siamo a tema con l'evento, credo.
***
Quella che vorrei raccontarvi è una storia recente, comincia all'inizio del 2010, febbraio, per la precisione, quando, dopo aver riesumato un vecchio blog di nome Barabba – un blog collettivo, anche se ci scrivevamo solo in due, adesso siamo cinque o sei, ma prima solo due, e da un po' avevamo anche smesso di scriverci perché non c'erano stimoli, ma è un'altra storia – dopo aver riesumato Barabba, dicevo, perché ci era tornata la voglia e perché mi ero appena iscritto a FriendFeed e lì tutti hanno un blog, un giorno di febbraio mi incontro col mio socio e gli dico: 'scolta, perché non facciamo un ebook sulla Resistenza, visto che quest'anno, a Carpi, c'è l'anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Perché no, mi sembra una bella idea, occupati tu della parte internettiana che io penso alla serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
La storia che vi sto raccontando, in realtà, parte da molto lontano, da un altro blog, che si chiama Squonk, dove dal 2003, ogni anno, sotto Natale, il titolare chiama a raccolta la blogsfera per il Post sotto l'Albero. Il Post sotto l'Albero è un ebook vagamente natalizio, in pdf, nel quale i blogger scrivono delle cose e lui, Squonk, le mette insieme, come un raccoglitore, e fa questo regalo alla rete lasciandolo scaricare gratuitamente a chi voglia leggerlo.
A me serviva una leva per convincere il mio socio, che, come vi ho detto, è un po' tecnovillano, e il Post sotto l'Albero sembrava una carta vincente. E infatti…
Ma torniamo a noi, all'ebook sulla Resistenza.
Appena abbiam detto facciamolo, ho pensato di diramare un appello su FriendFeed – avevo una trentina di iscritti al mio profilo, all'epoca – e ho chiesto: cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza, come il Post sotto l'Albero, per intenderci, ma sulla Resistenza?
Il giorno dopo avevo quadruplicato gli scritti e avevo già un sacco di commenti, messaggi e mail di gente che mi diceva: che bello, proprio una belle idea, io ci sto.
Da lì siam partiti col reclutamento: via twitter, facebook, tumblr, il blog, a voce, eccetera. Ci eravamo inventati un tormentone, Barabba dice 26x1, e lo ripetevamo ossessivamente in ogni proclama, così, per entrare nella testa della gente, prendendo spunto ancora da Squonk, che per il Post sotto l'Albero dice a tutti: Hop hop hop. E quando tu sei su internet, su FriendFeed in particolare, e leggi Hop hop hop , sai che devi sbrigarti a scrivere un post per lo Squonk, perché Natale si avvicina, non si scappa.
Il 15 aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale molto lungo.
Così abbiamo impaginato un ebook, un libro di 211 pagine in pdf, e gli abbiamo dato un titolo, Schegge di Liberazione (tanto per richiamarci ai Materiali Resistenti, ci sembrava un buon titolo), e l'abbiamo presentato in pubblico il 24 aprile, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti per leggere i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo perché erano curiosi.
È stato un successo. Senza che muovessimo un dito ci han chiamati a leggerlo a Bologna in un festival di culture antifasciste, in radio, sempre a Bologna, poi hanno appeso i racconti in una villa di Mestre e l'abbiamo letto a Milano, a novembre dobbiamo andare ancora a Bologna, a Perugia e a Venezia, e a Roma (pensa te, a Roma) a dicembre... insomma, un ebook e un tour, proprio come per i libri veri, quelli di carta.
***
Eravamo così galvanizzati che verso la metà di maggio mi incontro col mio socio, quello un po' tecnovillano, e gli dico: senti, veh, perché non facciamo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno, a Carpi – adesso sembra che succeda tutto a Carpi – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è la Fortuna? Lui, il mio socio, mi ha detto Perché no, tanto siamo in ballo, mi sembra anche una bella idea, occupati tu della parte internettiana che io penso alla serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
Di nuovo, ho pensato subito di diramare un appello su FriendFeed. Ho chiesto: cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Fortuna eccetera eccetera, come il Post sotto l'Albero, come Schegge di Liberazione?
Il giorno dopo avevo già un sacco di commenti, messaggi e mail di gente che mi diceva: che bello, io ci sto. E alcuni erano gli stessi di Schegge di Liberazione, altri, visto che la voce si era sparsa bene, erano nuovi.
Siamo quindi ripartiti col reclutamento: via twitter, facebook, tumblr, il blog, a voce, eccetera. Ci eravamo inventati un altro tormentone, diceva: Accettate la sfiga, ed era il primo calembour che ci saltava in mente, ma funzionava.
Il 9 settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto più di sessanta contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto. Così abbiamo impaginato un ebook in due volumi di oltre 130 pagine l'uno, in pdf, ma stavolta anche in epub e mobi, che in pochi mesi i tempi erano cambiati, e gli abbiamo dato un titolo: Cronache di una sorte annunciata, che era il secondo calembour che ci saltava in mente.
L'abbiamo presentato in pubblico venerdì 17 settembre, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti per leggere i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo perché erano curiosi.
È stato un altro successo. Nella piazza lì di fianco c'era Erri De Luca, ma è andata bene lo stesso. Talmente bene che abbiamo deciso di rileggerlo tutti i venerdì 17 da qui alla fine della Storia, in un locale che si è detto disponibile per questa mattata. La prossima lettura è a dicembre, quella dopo a giugno del 2011 e così via.
***
Non so se ne faremo degli altri, di ebook collettivi con la blogsfera, perché è un gran lavorare. È bello, ma è un gran lavorare, gratis, oltretutto, e a stare delle notti intere a impaginare si rischia anche il divorzio.
Però da questa esperienza abbiamo capito delle cose sulla rete e sul reclutamento degli scrittori in rete. Abbiamo capito che c'è un sacco di gente che ha voglia di scrivere, basta solo dargliene l'opportunità contattandoli sui vari socoalcosi. Su alcuni di questi la chiamata funziona bene, su altri meno.
Non funziona su facebook, per esempio, dove nessuno, in fondo, legge la bacheca, e infatti han fatto bene a chiamarla bacheca. Sarà che soprattutto è gente che conosci dal vivo, sarà che, a parte postare dei video o commentare gruppi discutibili, di tutto il resto non frega niente a nessuno, ma facebook non è un luogo dove le persone discutono. È utile a cose fatte, per la promozione, ma è un altro discorso.
Non funziona su twitter, che in fondo è un canale monodirezionale, simplex, con alcuni momenti fastidiosissimi di half duplex, cioè come i walkie-talkie. Cercare di reclutare scrittori su twitter è come sparare a salve: fai un gran botto, lo sentono tutti, ma non colpisci nessuno.
Non funziona a voce, dove i tuoi amici ti dicono sì partecipo volentieri, poi si dimenticano. Ma d’ altra parte ognuno ha gli amici che merita.
Funziona invece con un blog, che ti dà una certa autorevolezza e vien letto dalla gente, perché la gente, tutto sommato, i blog li legge ancora. Funziona con tumblr, che poi è una versione rapidissima della blogsfera. E funziona soprattutto con FriendFeed, questo socialcoso che è anche un luogo di conversazioni, discussioni, liti furibonde, tacchinaggi estremi, ma in fondo un posto dove la blogsfera italiana partecipa e condivide, un luogo totalmente duplex, quasi puramente bidirezionale, dove nel marasma generale le idee buone riescono a fare breccia.
***
Non ho altro da aggiungere sulla questione. Se volete, potete andare su Barabba e scaricare Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata, che nel frattempo son diventati dei blog autonomi e continuano a crescere con contributi inediti, si chiamano Schegge di Librazione e Cronache di una sorte annunciata. Cercando su Google, trovate tutto.
Poi, sempre se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando li leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siam lì, è tutto gratis.
Se faremo degli altri ebook non esiteremo a comunicarvelo, proprio come abbiamo già fatto e come ho spiegato nel corso del mio intervento. E se ne farete voi, invece, e le cose che ho detto oggi vi saranno state d'aiuto, ditecelo pure che ci fa piacere.
***
Insomma, per concludere il mio intervento, noi di Barabba abbiam capito che per fare degli ebook collettivi con gli scrittori che abitano la blogsfera, servono un blog – non necessariamente, ma è meglio averlo, anche solo per accaparrarsi un po' di credibilità – e soprattutto FriendFeed. Lì i blogger, straordinariamente, hanno trovato un luogo di aggregazione formando una community abbastanza affiatata e partecipativa. Funziona benissimo, almeno in Italia, dalle altre parti non so. Forse in Turchia.
Non sappiamo se questo, cioè il fatto di fare dei libri elettronici gratuiti e collettivi, potrà mai diventare un aspetto, seppur marginale, della nuova editoria digitale che sta nascendo in questi giorni. Ma dall'esperienza di due ebook, che non dobbiamo aver paura di chiamare libri, dove gli srittori grandi e piccoli, fino ai nomi importanti come Leonardo, Spinoza e Simone Rossi, per dirne alcuni, non si fanno problemi a collaborare e a partecipare, abbiamo capito che uno dei modi possibili per liberare la parola dal suo supporto tradizionale, dalla sua prigione cartacea, e farlo gratuitamente, servono un po' di tempo da perdere e un luogo di discussione vera e bidirezionale tra blogger e raccoglitori, tra scrittori ed editori.
Come ci hanno insegnato Schegge di Liberazione, Cronache di una sorte annunciata e il capostipite, il Post sotto l'Albero di Squonk, e come ci ha insegnato quel bravo canzonettista milanese, volendolo parafrasare: la libertà – della parola scritta, nel nostro caso – non è star sopra un albero: la libertà è partecipazione.
Grazie a tutti. Ho finito.
domenica 17 ottobre 2010
Non è star sopra un albero: ebook collettivi e socialcose che si fanno senza carta
È il titolo di un intervento che faremo sabato 23 ottobre all'EAVIcamp di Modena, il primo barcamp modenese della storia, stando a quel che si dice. Tutta la giornata sarà incentrata sulla partecipazione, il cittadino, l'open source e via discorrendo. Noi parleremo, di nuovo, di come abbiam fatto per creare Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata, e di come si può fare per fare queste cose che vengon bene anche senza l'ausilio della carta.
Insomma, se ci avete tempo e voglia, noi siam là, nell'aula a gradoni del Dipartimento di Fisica, dove l'ingegnere che vi scrive ha bruciato gli anni migliori della sua giovinezza sulle sudate carte, e dove sarà una soddisfazione inimmaginabile stare, per una volta nella vita, dalla parte potente della cattedra.
Come se non bastasse, seguirà un tumblr meetup di quelli da ricordare. Per info e prenotazioni, come si dice, citofonare blondeinside.
E niente, a presto.
Insomma, se ci avete tempo e voglia, noi siam là, nell'aula a gradoni del Dipartimento di Fisica, dove l'ingegnere che vi scrive ha bruciato gli anni migliori della sua giovinezza sulle sudate carte, e dove sarà una soddisfazione inimmaginabile stare, per una volta nella vita, dalla parte potente della cattedra.
Come se non bastasse, seguirà un tumblr meetup di quelli da ricordare. Per info e prenotazioni, come si dice, citofonare blondeinside.
E niente, a presto.
mercoledì 29 settembre 2010
lunedì 27 settembre 2010
(Trascrizione fedelissima di) La moglie si svegliò quando Jean Jacques Rousseau
(quello che segue è un dialogo tra la paolina e il sottoscritto, una specie di perfomance concepita da Sba per chiudere il suo speech al WriteCamp di ieri. Colgo l’occasione per ringraziarlo tantissimo, Sba, una persona perbene che non riuscirò mai ad abbracciare abbastanza, anche per questioni fisico-architettoniche)
La moglie si svegliò quando Jean Jacques Rousseau. L’aria fresca di Montaigne gli aveva leggermente irritato le vie respiratorie e lei, per porre fine a quello scempio, lo dovette per forza Voltaire. Ma al primo sussulto lui si svegliò:
- Che c’è?
- Russavi
- Uhmpf, dovresti comprarmi dei cerottini per il naso
- Sì, hai ragione
- Ma roba di marca, non i soliti Descartes.
- E ti Diderot di più, esiste anche uno spray.
- Io però te l’avevo detto che era meglio non venire d’in Verne in Montaigne, ma almeno aspettare le vacanze Pascal
- Ma saremmo venuti in D’alembret prendendo freddo uguale
- Almeno avremmo evitato le code, facendo più Proust
- Sì, in calzoncini corti per le tue solite scorciatoie, Fourier di pericoli, dove ai Debord della strada è pieno di ortiche che Proudhon
- I pruriti sono il male minore, basta prendersi dietro una crema, mo’ la metti e Maupassant. La trovi alla Stendhal.
- Dai, rimettiamoci a dormire, che domani sul presto devo andare dalla Sartre con mia Sorel, non vorrai farmi arrivare Lyotard…
- Cosa vai a fare?
- Devo farle aggiustare un abito. Ti ricordi quella sera con i tuoi amici? Uno era ubriaco, ha preso un Cocteau e balZAC! Lo ha tagliato!
- Non ricordo
- Eh, e hai pure fatto il codardo dicendo “Io n’esco”
- Cosa vuoi, è che quando bevo non metto bene a Foucault le cose, mi muovo a Zizek. Piuttosto dimmi, la Sartre è quella che c’è in centro vicino alla compagnia Degas?
- Sì, lei, è ottima
- E tua Sorel preferisce andarci Comte?
- E allora? Che problema hai?
- Pensavo volesse andare a vedere Rimbaud al cinema
- No, ci va la sera col suo uomo, le ha promesso di Yourcenar a lume di candela
- Con questo freddo, sarà Duras
- Ma vuoi mettere, cenetta sotto un cielo pieno De Stael?
- Cezanne già come vanno a finire queste cose, Dumas ccheroni e poi si fiondano a letto
- Va bene, bonne nuit
- Ma che fai, ti metti a parlare in francese adesso?
(click)
La moglie si svegliò quando Jean Jacques Rousseau. L’aria fresca di Montaigne gli aveva leggermente irritato le vie respiratorie e lei, per porre fine a quello scempio, lo dovette per forza Voltaire. Ma al primo sussulto lui si svegliò:
- Che c’è?
- Russavi
- Uhmpf, dovresti comprarmi dei cerottini per il naso
- Sì, hai ragione
- Ma roba di marca, non i soliti Descartes.
- E ti Diderot di più, esiste anche uno spray.
- Io però te l’avevo detto che era meglio non venire d’in Verne in Montaigne, ma almeno aspettare le vacanze Pascal
- Ma saremmo venuti in D’alembret prendendo freddo uguale
- Almeno avremmo evitato le code, facendo più Proust
- Sì, in calzoncini corti per le tue solite scorciatoie, Fourier di pericoli, dove ai Debord della strada è pieno di ortiche che Proudhon
- I pruriti sono il male minore, basta prendersi dietro una crema, mo’ la metti e Maupassant. La trovi alla Stendhal.
- Dai, rimettiamoci a dormire, che domani sul presto devo andare dalla Sartre con mia Sorel, non vorrai farmi arrivare Lyotard…
- Cosa vai a fare?
- Devo farle aggiustare un abito. Ti ricordi quella sera con i tuoi amici? Uno era ubriaco, ha preso un Cocteau e balZAC! Lo ha tagliato!
- Non ricordo
- Eh, e hai pure fatto il codardo dicendo “Io n’esco”
- Cosa vuoi, è che quando bevo non metto bene a Foucault le cose, mi muovo a Zizek. Piuttosto dimmi, la Sartre è quella che c’è in centro vicino alla compagnia Degas?
- Sì, lei, è ottima
- E tua Sorel preferisce andarci Comte?
- E allora? Che problema hai?
- Pensavo volesse andare a vedere Rimbaud al cinema
- No, ci va la sera col suo uomo, le ha promesso di Yourcenar a lume di candela
- Con questo freddo, sarà Duras
- Ma vuoi mettere, cenetta sotto un cielo pieno De Stael?
- Cezanne già come vanno a finire queste cose, Dumas ccheroni e poi si fiondano a letto
- Va bene, bonne nuit
- Ma che fai, ti metti a parlare in francese adesso?
(click)
domenica 26 settembre 2010
(Trascrizione più o meno fedele di) HOP HOP HOP: ebook collettivi, strategie di reclutamento e socialcosi
(quello che segue è il mio speech - non è una malattia - al WriteCamp di oggi, ultimo e scoppiettante evento della BlogFest 2010, della quale parlerò, se e quando ne avrò voglia, appena il cervello riprenderà a funzionare correttamente)
Buongiorno.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorrei ringraziare l'organizzazione del WriteCamp – fin qui mi è sembrato interessantissimo e mi scuso anticipatamente se il mio intervento imbolsirà tutta la questione, ma è la prima volta che partecipo a un BarCamp, anche da spettatore; e poi ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi son scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringrazio tutti e in particolar modo vorrei ringraziare Mafe, che ci teneva così tanto che dicessi qualcosa da strapparmi dal torpore benestante che mi porto dietro e farmi venir qui, su questo pulpito a dire delle cose.
Il mio intervento si intitola HOP HOP HOP: ebook collettivi, strategie di reclutamento e socialcosi e affronta questioni legate alla creazione di ebook collettivi da parte, essenzialmente, della blogsfera. Cioè voi. Cioè noi.
All'inizio del 2010, anzi per la precisione alla fine del 2009, ho riesumato un vecchio blog di nome Barabba. Era un blog che non seguiva nessuno, ma visto che mi ero da poco iscritto a FriendFeed e che su FriendFeed era pieno di gente con dei blog, mi sembrava una bella idea, riaprire Barabba – poi ho anche capito proprio in quel momento, quando mi sono iscritto a FriendFeed, il perché da qualche tempo sui blog commentava poca gente, perché commentavano tutti lì: mi sembrava anche un bel modo per delocalizzare i commenti e starci dietro più agilmente, dato che le piattaforme dei blog son tutte male oliate oppure ostiche e portano via del tempo; poi ho capito che portava via del tempo anche FriendFeed, ma ormai ero fregato.
***
Verso la metà di febbraio mi incontro col mio socio – Barabba è un blog collettivo, adesso ci scriviamo in cinque o sei, prima eravamo in due – mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Resistenza, visto che quest'anno a Carpi – siamo di Carpi, noi – c'è l'anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, vorrei fare una cosa come il Post sotto l'Albero. Lui mi ha chiesto che cos'era il Post sotto l'Albero, io gliel'ho fatto vedere, gli ho spiegato che è un ebook collettivo, in pdf, e che c'era da un po' di anni. Lui mi ha detto: va bene. Io gli ho detto: allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
E così abbiamo cominciato.
Su FriendFeed – avevo una trentina di iscritti al mio profilo, all'epoca – ho detto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza?
Il giorno dopo avevo un centinaio di iscritti e di commenti e delle mail che mi dicevano più o meno: sì, bella idea, io ci sto.
Da lì siamo partiti con il reclutamento. Sul blog, Barabba; su facebook, su twitter, su tumblr, a voce eccetera. Ci eravamo inventati un tormentone: “Barabba dice 26x1” (che era il calco del segnale in codice che ha fatto partire la Resistenza, a suo tempo, negli anni '40, e diceva, l'originale: "Aldo dice 26x1", e da lì via tutti sulle montagne a sparare, cose così: è Storia).
Il 15 di Aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale di venti pagine. Era diventata una cosa seria.
Poi abbiamo impaginato (211 pagine) e l'abbiamo chiamato Schegge di Liberazione, forse ne avete sentito parlare. L'abbiamo presentato in pubblico il 24 aprile, in un locale, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva.
È andata così bene che ci han chiamati a Bologna in un festival delle culture antifasciste, poi in una radio, sempre a Bologna, poi hanno appeso i racconti in una villa di Mestre, poi a ottobre siamo a Milano e a novembre ci han chiamati a Venezia... e insomma, un ebook e un tour, come per i libri veri.
***
È andata così bene che verso la metà di maggio mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno a Carpi – sembra che a Carpi succeda un po' tutto – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è Fortuna. Lui, il mio socio, che è sempre un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
E così abbiamo ricominciato.
Su FriendFeed – sempre lì – ho detto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Sforuna eccetera eccetera?
Il giorno dopo avevo già una valanga di commenti e delle mail che dicevano più o meno: sì, bella idea, io ci sto.
Da lì siamo ripartiti con il reclutamento. Sul blog, Barabba; su facebook, su twitter, su tumblr, a voce eccetera. Ci eravamo inventati un altro tormentone: “Accettate la sfiga” (che era il primo gioco di parole che ci è saltato in mente, ma alla gente piaceva, abbiamo scoperto).
Il 9 di settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto; e alcuni degli autori avevano partecipato a Schegge di Liberazione, altri erano nuovi.
Poi l'abbiamo impaginato (due volumi, questa volta, da 130 pagine l’uno) e chiamato Cronache di una sorte annunciata (che era il secondo gioco di parole che ci è saltato in mente), forse ne avete sentito parlare, è uscito venerdì 17 settembre. L'abbiamo presentato in pubblico quella sera lì, in un locale, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva.
Ed è andato bene anche questo, anzi, da Barabba, dove ora è scaricabile insieme a Schegge di Liberazione, ormai non riesco più a contare i download.
***
Non so se ne faremo degli altri, di ebook collettivi, perché è un gran lavorare. È bello, ma è un gran lavorare. Però da questa esperienza abbiamo capito delle cose sulla rete e sul reclutamento degli scrittori, per la maggior parte blogger, che poi non dobbiamo aver paura di chiamare scrittori.
La prima che abbiamo capito è che su Facebook han fatto bene a chiamarla bacheca: ci passano tutti davanti senza leggere niente. Ogni appello su Facebook alla scrittura era un appello a vuoto; sarà perché è gente che conosci di faccia, sarà che non gliene frega niente, ma su Facebook abbiamo raccolto poco. Poi si è rivelato utile per la promozione dell'ebook finito e tutto il resto, però bisognerebbe fare un altro discorso e non c'è tempo.
La seconda cosa che abbiamo capito è che Twitter è un'apparecchiatura simplex, cioè monodirezionale, con alcuni momenti fastidiosissimi di half-duplex, cioè come i walkie talkie, e che anche lì, se vuoi procacciarti degli scrittori, stai fresco. Anche twitter è utile per la promozione, ma non per la conversazione e per la progettazione. Ma non c'è tempo per parlare del dopo, qui stiam parlando del prima, di come si fa un ebook.
Un'altra cosa che abbiamo capito è che se vuoi fare un ebook collettivo dovresti avere un blog; non dico che sia indispensabile averlo, ma aiuta. Perché, dicano quello che vogliono, i blog vengono ancora letti da un bel po' di gente.
E così vale anche per il Tumblr, che è un modo abbastanza rapido per condividere degli annunci, degli strilli, dei richiami, eccetera, e che alla fin dei conti è una versione ridotta e velocissima della blogsfera.
E poi c'è FriendFeed. La maggior parte degli autori di Schegge di Liberazione e a Cronache di una sorte annunciata son gente di FriendFeed, perché sul FriendFeed italiano c'è la blogsfera – ma forse lo sapete già – e gli appelli su FriendFeed diventano conversazioni, discussioni e condivisioni e, insomma, per farla breve, se volete fare un ebook collettivo iscrivetevi a FriendFeed, anche se vi farà perdere del tempo... ma alla fine cosa facciamo, poi, tutta la giornata?
Insomma, per fare gli ebook collettivi con la blogsfera servono un blog – non necessariamente, ripeto, ma è meglio averlo, anche solo per accaparrarsi un po' di credibilità – e soprattutto FriendFeed. Davvero, funziona. Almeno in Italia, dalle altre parti non lo so. Forse in Turchia.
***
Non ho altro da aggiungere sulla questione. Se volete, potete andare su Barabba e scaricare Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata, che nel frattempo son diventati anche dei blog autonomi, si chiamano Schegge di Librazione e Cronache di una sorte annunciata. Se cercate su Google, trovate tutto.
Poi, sempre se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando li leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siam lì, è tutto gratis.
Se faremo degli altri ebook non esiteremo a comunicarvelo, proprio come abbiamo già fatto e come ho spiegato nel corso del mio intervento, se non vi siete addormentati o non siete andati fuori a bere una birra.
Se farete degli ebook voi, invece, e se queste cose che ho detto vi sono state d'aiuto, ditecelo che ci fa piacere.
***
Vorrei concludere il mio intervento citando la regola squonkiana, che è la regola fondamentale per ogni collezionista di pezzi per ebook, la regola che è stata la capostipite di tutto quanto abbiamo fatto fino ad ora; la prima volta l'abbiamo seguita in modo inconsapevole, la seconda volta – avendo noi ricevuto la benedizione del maestro, quello del Post Sotto l'Albero, quello che ha iniziato tutto, anni fa, perché non ci siamo inventati niente, noi che siamo venuti dopo – la seconda volta, dicevo l'abbiamo abbiamo seguito la regola squonkiana alla lettera. E non si scappa: se vuoi fare un ebook collettivo con la blogsfera, attraverso i socialcosi, FriendFeed in particolare, e vuoi farlo bene, i passi da seguire sono tutti elencati nella regola squonkiana.
La regola squonkiana dice così:
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorrei ringraziare l'organizzazione del WriteCamp – fin qui mi è sembrato interessantissimo e mi scuso anticipatamente se il mio intervento imbolsirà tutta la questione, ma è la prima volta che partecipo a un BarCamp, anche da spettatore; e poi ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi son scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringrazio tutti e in particolar modo vorrei ringraziare Mafe, che ci teneva così tanto che dicessi qualcosa da strapparmi dal torpore benestante che mi porto dietro e farmi venir qui, su questo pulpito a dire delle cose.
Il mio intervento si intitola HOP HOP HOP: ebook collettivi, strategie di reclutamento e socialcosi e affronta questioni legate alla creazione di ebook collettivi da parte, essenzialmente, della blogsfera. Cioè voi. Cioè noi.
All'inizio del 2010, anzi per la precisione alla fine del 2009, ho riesumato un vecchio blog di nome Barabba. Era un blog che non seguiva nessuno, ma visto che mi ero da poco iscritto a FriendFeed e che su FriendFeed era pieno di gente con dei blog, mi sembrava una bella idea, riaprire Barabba – poi ho anche capito proprio in quel momento, quando mi sono iscritto a FriendFeed, il perché da qualche tempo sui blog commentava poca gente, perché commentavano tutti lì: mi sembrava anche un bel modo per delocalizzare i commenti e starci dietro più agilmente, dato che le piattaforme dei blog son tutte male oliate oppure ostiche e portano via del tempo; poi ho capito che portava via del tempo anche FriendFeed, ma ormai ero fregato.
***
Verso la metà di febbraio mi incontro col mio socio – Barabba è un blog collettivo, adesso ci scriviamo in cinque o sei, prima eravamo in due – mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Resistenza, visto che quest'anno a Carpi – siamo di Carpi, noi – c'è l'anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, vorrei fare una cosa come il Post sotto l'Albero. Lui mi ha chiesto che cos'era il Post sotto l'Albero, io gliel'ho fatto vedere, gli ho spiegato che è un ebook collettivo, in pdf, e che c'era da un po' di anni. Lui mi ha detto: va bene. Io gli ho detto: allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
E così abbiamo cominciato.
Su FriendFeed – avevo una trentina di iscritti al mio profilo, all'epoca – ho detto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza?
Il giorno dopo avevo un centinaio di iscritti e di commenti e delle mail che mi dicevano più o meno: sì, bella idea, io ci sto.
Da lì siamo partiti con il reclutamento. Sul blog, Barabba; su facebook, su twitter, su tumblr, a voce eccetera. Ci eravamo inventati un tormentone: “Barabba dice 26x1” (che era il calco del segnale in codice che ha fatto partire la Resistenza, a suo tempo, negli anni '40, e diceva, l'originale: "Aldo dice 26x1", e da lì via tutti sulle montagne a sparare, cose così: è Storia).
Il 15 di Aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale di venti pagine. Era diventata una cosa seria.
Poi abbiamo impaginato (211 pagine) e l'abbiamo chiamato Schegge di Liberazione, forse ne avete sentito parlare. L'abbiamo presentato in pubblico il 24 aprile, in un locale, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva.
È andata così bene che ci han chiamati a Bologna in un festival delle culture antifasciste, poi in una radio, sempre a Bologna, poi hanno appeso i racconti in una villa di Mestre, poi a ottobre siamo a Milano e a novembre ci han chiamati a Venezia... e insomma, un ebook e un tour, come per i libri veri.
***
È andata così bene che verso la metà di maggio mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno a Carpi – sembra che a Carpi succeda un po' tutto – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è Fortuna. Lui, il mio socio, che è sempre un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.
E così abbiamo ricominciato.
Su FriendFeed – sempre lì – ho detto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Sforuna eccetera eccetera?
Il giorno dopo avevo già una valanga di commenti e delle mail che dicevano più o meno: sì, bella idea, io ci sto.
Da lì siamo ripartiti con il reclutamento. Sul blog, Barabba; su facebook, su twitter, su tumblr, a voce eccetera. Ci eravamo inventati un altro tormentone: “Accettate la sfiga” (che era il primo gioco di parole che ci è saltato in mente, ma alla gente piaceva, abbiamo scoperto).
Il 9 di settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto; e alcuni degli autori avevano partecipato a Schegge di Liberazione, altri erano nuovi.
Poi l'abbiamo impaginato (due volumi, questa volta, da 130 pagine l’uno) e chiamato Cronache di una sorte annunciata (che era il secondo gioco di parole che ci è saltato in mente), forse ne avete sentito parlare, è uscito venerdì 17 settembre. L'abbiamo presentato in pubblico quella sera lì, in un locale, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva.
Ed è andato bene anche questo, anzi, da Barabba, dove ora è scaricabile insieme a Schegge di Liberazione, ormai non riesco più a contare i download.
***
Non so se ne faremo degli altri, di ebook collettivi, perché è un gran lavorare. È bello, ma è un gran lavorare. Però da questa esperienza abbiamo capito delle cose sulla rete e sul reclutamento degli scrittori, per la maggior parte blogger, che poi non dobbiamo aver paura di chiamare scrittori.
La prima che abbiamo capito è che su Facebook han fatto bene a chiamarla bacheca: ci passano tutti davanti senza leggere niente. Ogni appello su Facebook alla scrittura era un appello a vuoto; sarà perché è gente che conosci di faccia, sarà che non gliene frega niente, ma su Facebook abbiamo raccolto poco. Poi si è rivelato utile per la promozione dell'ebook finito e tutto il resto, però bisognerebbe fare un altro discorso e non c'è tempo.
La seconda cosa che abbiamo capito è che Twitter è un'apparecchiatura simplex, cioè monodirezionale, con alcuni momenti fastidiosissimi di half-duplex, cioè come i walkie talkie, e che anche lì, se vuoi procacciarti degli scrittori, stai fresco. Anche twitter è utile per la promozione, ma non per la conversazione e per la progettazione. Ma non c'è tempo per parlare del dopo, qui stiam parlando del prima, di come si fa un ebook.
Un'altra cosa che abbiamo capito è che se vuoi fare un ebook collettivo dovresti avere un blog; non dico che sia indispensabile averlo, ma aiuta. Perché, dicano quello che vogliono, i blog vengono ancora letti da un bel po' di gente.
E così vale anche per il Tumblr, che è un modo abbastanza rapido per condividere degli annunci, degli strilli, dei richiami, eccetera, e che alla fin dei conti è una versione ridotta e velocissima della blogsfera.
E poi c'è FriendFeed. La maggior parte degli autori di Schegge di Liberazione e a Cronache di una sorte annunciata son gente di FriendFeed, perché sul FriendFeed italiano c'è la blogsfera – ma forse lo sapete già – e gli appelli su FriendFeed diventano conversazioni, discussioni e condivisioni e, insomma, per farla breve, se volete fare un ebook collettivo iscrivetevi a FriendFeed, anche se vi farà perdere del tempo... ma alla fine cosa facciamo, poi, tutta la giornata?
Insomma, per fare gli ebook collettivi con la blogsfera servono un blog – non necessariamente, ripeto, ma è meglio averlo, anche solo per accaparrarsi un po' di credibilità – e soprattutto FriendFeed. Davvero, funziona. Almeno in Italia, dalle altre parti non lo so. Forse in Turchia.
***
Non ho altro da aggiungere sulla questione. Se volete, potete andare su Barabba e scaricare Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata, che nel frattempo son diventati anche dei blog autonomi, si chiamano Schegge di Librazione e Cronache di una sorte annunciata. Se cercate su Google, trovate tutto.
Poi, sempre se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando li leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siam lì, è tutto gratis.
Se faremo degli altri ebook non esiteremo a comunicarvelo, proprio come abbiamo già fatto e come ho spiegato nel corso del mio intervento, se non vi siete addormentati o non siete andati fuori a bere una birra.
Se farete degli ebook voi, invece, e se queste cose che ho detto vi sono state d'aiuto, ditecelo che ci fa piacere.
***
Vorrei concludere il mio intervento citando la regola squonkiana, che è la regola fondamentale per ogni collezionista di pezzi per ebook, la regola che è stata la capostipite di tutto quanto abbiamo fatto fino ad ora; la prima volta l'abbiamo seguita in modo inconsapevole, la seconda volta – avendo noi ricevuto la benedizione del maestro, quello del Post Sotto l'Albero, quello che ha iniziato tutto, anni fa, perché non ci siamo inventati niente, noi che siamo venuti dopo – la seconda volta, dicevo l'abbiamo abbiamo seguito la regola squonkiana alla lettera. E non si scappa: se vuoi fare un ebook collettivo con la blogsfera, attraverso i socialcosi, FriendFeed in particolare, e vuoi farlo bene, i passi da seguire sono tutti elencati nella regola squonkiana.
La regola squonkiana dice così:
- Partire con annunci casuali quattro mesi prima della data prefissata per la pubblicazione.
- Una breve campagna teaser nel mese precedente l'inizio delle operazioni.
- Invito a sorpresa in un qualsiasi giorno di [due mesi precedenti la pubblicazione], poco prima dell'ora di pranzo.
- Crescendo rossiniano;
- Creazione di un tormentone.
- Hop hop hop.
- Minuetto.
- Happy end.
venerdì 10 settembre 2010
Hop hop hop: ebook collettivi, strategie di reclutamento e socialcosi
È il titolo di un intervento che farò domenica 26 settembre al WriteCamp durante la BlogFest di Riva del Garda. Se quest'ultima frase, per voi, è arabo, non preoccupatevi: state benissimo.
Quel giorno, nei dieci minuti più domande a mia disposizione, parlerò, credo, di come abbiam fatto a mettere insieme Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata.
Durante la BlogFest ci sarà una specie di notte degli oscar della blogsfera. Leonardo spiega bene per chi dovreste votare. Noi votiamo Leonardo.
Infine, appiccico tra le Cianfrusaglie, nella colonnina qui a fianco, una cosa che vi informa, se passate da queste parti, che alla Blogfest io ci sono. Se vi va, ci vediamo là. È gratis.
Non sono mai stato a un BarCamp, nemmeno da spettatore. Ma ho discusso una tesi in ingegneria, quasi sei anni fa. Ce la posso fare, no?
Quel giorno, nei dieci minuti più domande a mia disposizione, parlerò, credo, di come abbiam fatto a mettere insieme Schegge di Liberazione e Cronache di una sorte annunciata.
Durante la BlogFest ci sarà una specie di notte degli oscar della blogsfera. Leonardo spiega bene per chi dovreste votare. Noi votiamo Leonardo.
Infine, appiccico tra le Cianfrusaglie, nella colonnina qui a fianco, una cosa che vi informa, se passate da queste parti, che alla Blogfest io ci sono. Se vi va, ci vediamo là. È gratis.
Non sono mai stato a un BarCamp, nemmeno da spettatore. Ma ho discusso una tesi in ingegneria, quasi sei anni fa. Ce la posso fare, no?
lunedì 6 settembre 2010
Dicono di noi
Ieri pomeriggio c'era un banchetto di Barabba, un barabbanchetto, all'interno di una rassegna dedicata all'editoria indipendente nella Festa del PD di Modena. Non che Barabba c'entrasse qualcosa con l'editoria indipendente, ieri, ma è stata una bella giornata, avevamo un paio di copie di Schegge di Liberazione da sfogliare e dei volantini per la prossima uscita sfortunata da distribuire; poi sono arrivati a trovarci un sacco di amici, si son fatte delle chiacchiere pregevolissime con le anime belle dell'internet e abbiamo bevuto, come si dice, in maniera fluviale.
Mentre eravamo lì, a cazzeggiare e a bere e a divertirci, gente del mondo della cultura e dello spettacolo che passava da quelle parti si è fermata al barabbanchetto per lasciarci dei pensierini scritti su pezzetti di cartoncino adesivo. Dicevano così:
"Buonasera. Si sente se parlo così? Bene, saluto Barabba, intanto." (Paolo Nori)
"Non leggo nient'altro." (Carlo Pastore)
"Mio figlio, ho pensato, lo chiamo Barabba." (Gianna Nannini)
"Rivendica la proprietà della punteggiatura." (Giorgio Assumma)
"Barabba non ha ragione." (Augusto Minzolini)
"...puntai 50 dollari su Barabba, e mi diressi al bancone del bar" (Charles Bukowski)
"Ho studiato latino su Barabba. Che fatica!" (Belen Rodriguez)
"Eravamo io, Barabba, il Subcomandante Marcos e gli Inti Illimani..." (Gianni Minà)
"E chi non legge Barabba, peste lo colga." (Ugo Pagliai)
"Meno male che c'è Barabba." (Giovanni Lindo Ferretti)
"Leggere Barabba fa bene al cuore" (Francesco Alberoni)
"Anche Lui, ogni tanto, lo legge." (Sandro Bondi)
"C'era un post di Bud Spencer che ho letto su Barabba." (Niccolò Ammaniti)
"Lo volevamo al Milan, Barabba, ma non ci siamo intesi con la loro società." (Adriano Galliani)
"Barabba... alla fine muoiono tutti." (William Shakespeare)
"E leggeremo Barabba, lo leggeremo alla brutto Dio!" (Carlo Dulinizo)
"Associato ad una dieta corretta e ad un'attività fisica costante, Barabba è il segreto della longevità mediterranea." (Luciano Onder)
"Leggevamo Barabba / nelle balere estive / mentre nella mia dacia / l'afa ci soffocava." (Franco Battiato)
"Barabba, per dire, era l'uomo col fucile." (Clint Eastwood)
"Spegni la televisione, dico a mio figlio, spegnila! E leggi Barabba." (Raffaele Morelli)
"Barabba ha rivoluzionato l'idea della forma-concerto nella musica classica contemporanea." (Luciano Berio)
"Barabba ha sempre da fumare." (Vasco Brondi)
"Quando la persona è niente, l'offesa è Barabba." (Anna Tatangelo)
"Barabba giustifica i mezzi." (Niccolò Machiavelli)
"Il segreto di Barabba è lo strutto." (Antonella Clerici)
"Darei la vita per Barabba." (Gesù di Nazareth)
"Ero lì che costruivo quadrati sui cateti, poi ne costruisco uno sull'ipotenusa e passa Barabba. «Sono uguali, veh!» mi dice. E da lì..." (Pitagora)
"Barabba l'ho scritto io." (Umberto Eco)
"Il cielo stellato sopra di me, la legge di Barabba dentro di me." (Immanuel Kant)
"A me queste cose con la gente della Bibbia, boh." (Piergiorgio Odifreddi)
"Barabba ha dato il via a mani pulite." (Ponzio Pilato)
"Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Barabba amore mio." (Emanuele Filiberto di Savoia)
"Prima mi sembrava d'aver visto la mia ex, invece era Barabba, per fortuna." (Ilke Bab)
"Barabba, io so' stato co' la sorella. Che tempi, te nun lo pòi capì." (Franco Califano)
"Come può un blog / arginare Barabba?" (Mogol)
"This time for Barabba." (Shakira)
"Barabba è una cazzo di fottuta opera d'arte." (Vittorio Sgarbi)
"Eh, la barabbità." (Platone)
"L'heautontimorumenos, bandiera rossa, Silvia inferno. Due." (Edoardo Sanguineti)
"Barabba è ok, ma il Vecchio Testamento era molto meglio." 3.2 (Pitchfork)
"Ho deciso, i prossimi libri li pubblico con Barabba." (Vito Mancuso)
"Barabba, cassa dritta, quattro quarti e via andare." (Samuel Reynolds)
"Barabba è quasi come internet." (Alessandro Bonino)
"Barabba lo leggi poi a casa tua." (Roberto Calderoli)
"Certe notti la radio si sbaglia, allora leggo Barabba." (Luciano Ligabue)
"Before I sink / into the big sleep / I want to read / a post on Barabba." (Jim Morrison)
"Nel mio intimo c'è Barabba." (anonimo)
"Lo dirò una volta sola: Barabba si scrive con l'accento sulla seconda A." (omissis)
"iBarabba. Ci penseremo." (Steve Jobs)
"Avessi letto Barabba, sarebbe andata diversamente." (David Foster Wallace)
"Scusa ma leggo Barabba." (Federico Moccia)
"Ho visto cose che voi umani [...] ero su Barabba." (Philip K. Dick)
"Infattamente, allora, co' u pilu, Barabba." (Cetto Laqualunque)
"Io quanto che aveva le mane sporche de terra penzave Barabba." (Vincenzo Rabito)
"Lo leggo prima dello yogurt. Funziona." (Alessia Marcuzzi)
"Uh-la uh-lalaaa Bara-bah Ba-ra-baah." (Lady Gaga)
"Leggendo Barabba era tutto un turbine elettrico e Rimbaud." (Patti Smith)
"Eh, Barabba è, sì, è una cosa che, cioè, la leggi e, così, capisci che, eh cioè, va bene." (Vasco Rossi)
"Una stanza buia. Vuota. Accanto al cadavere un pc acceso su un blog. Barabba." (Carlo Lucarelli)
"Sonny faceva sempre i popcorn e Barabba li mangiava." (Cher)
"Meglio degli Arcade Fire." (Marco Manicardi)
Mentre eravamo lì, a cazzeggiare e a bere e a divertirci, gente del mondo della cultura e dello spettacolo che passava da quelle parti si è fermata al barabbanchetto per lasciarci dei pensierini scritti su pezzetti di cartoncino adesivo. Dicevano così:
"Buonasera. Si sente se parlo così? Bene, saluto Barabba, intanto." (Paolo Nori)
"Non leggo nient'altro." (Carlo Pastore)
"Mio figlio, ho pensato, lo chiamo Barabba." (Gianna Nannini)
"Rivendica la proprietà della punteggiatura." (Giorgio Assumma)
"Barabba non ha ragione." (Augusto Minzolini)
"...puntai 50 dollari su Barabba, e mi diressi al bancone del bar" (Charles Bukowski)
"Ho studiato latino su Barabba. Che fatica!" (Belen Rodriguez)
"Eravamo io, Barabba, il Subcomandante Marcos e gli Inti Illimani..." (Gianni Minà)
"E chi non legge Barabba, peste lo colga." (Ugo Pagliai)
"Meno male che c'è Barabba." (Giovanni Lindo Ferretti)
"Leggere Barabba fa bene al cuore" (Francesco Alberoni)
"Anche Lui, ogni tanto, lo legge." (Sandro Bondi)
"C'era un post di Bud Spencer che ho letto su Barabba." (Niccolò Ammaniti)
"Lo volevamo al Milan, Barabba, ma non ci siamo intesi con la loro società." (Adriano Galliani)
"Barabba... alla fine muoiono tutti." (William Shakespeare)
"E leggeremo Barabba, lo leggeremo alla brutto Dio!" (Carlo Dulinizo)
"Associato ad una dieta corretta e ad un'attività fisica costante, Barabba è il segreto della longevità mediterranea." (Luciano Onder)
"Leggevamo Barabba / nelle balere estive / mentre nella mia dacia / l'afa ci soffocava." (Franco Battiato)
"Barabba, per dire, era l'uomo col fucile." (Clint Eastwood)
"Spegni la televisione, dico a mio figlio, spegnila! E leggi Barabba." (Raffaele Morelli)
"Barabba ha rivoluzionato l'idea della forma-concerto nella musica classica contemporanea." (Luciano Berio)
"Barabba ha sempre da fumare." (Vasco Brondi)
"Quando la persona è niente, l'offesa è Barabba." (Anna Tatangelo)
"Barabba giustifica i mezzi." (Niccolò Machiavelli)
"Il segreto di Barabba è lo strutto." (Antonella Clerici)
"Darei la vita per Barabba." (Gesù di Nazareth)
"Ero lì che costruivo quadrati sui cateti, poi ne costruisco uno sull'ipotenusa e passa Barabba. «Sono uguali, veh!» mi dice. E da lì..." (Pitagora)
"Barabba l'ho scritto io." (Umberto Eco)
"Il cielo stellato sopra di me, la legge di Barabba dentro di me." (Immanuel Kant)
"A me queste cose con la gente della Bibbia, boh." (Piergiorgio Odifreddi)
"Barabba ha dato il via a mani pulite." (Ponzio Pilato)
"Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Barabba amore mio." (Emanuele Filiberto di Savoia)
"Prima mi sembrava d'aver visto la mia ex, invece era Barabba, per fortuna." (Ilke Bab)
"Barabba, io so' stato co' la sorella. Che tempi, te nun lo pòi capì." (Franco Califano)
"Come può un blog / arginare Barabba?" (Mogol)
"This time for Barabba." (Shakira)
"Barabba è una cazzo di fottuta opera d'arte." (Vittorio Sgarbi)
"Eh, la barabbità." (Platone)
"L'heautontimorumenos, bandiera rossa, Silvia inferno. Due." (Edoardo Sanguineti)
"Barabba è ok, ma il Vecchio Testamento era molto meglio." 3.2 (Pitchfork)
"Ho deciso, i prossimi libri li pubblico con Barabba." (Vito Mancuso)
"Barabba, cassa dritta, quattro quarti e via andare." (Samuel Reynolds)
"Barabba è quasi come internet." (Alessandro Bonino)
"Barabba lo leggi poi a casa tua." (Roberto Calderoli)
"Certe notti la radio si sbaglia, allora leggo Barabba." (Luciano Ligabue)
"Before I sink / into the big sleep / I want to read / a post on Barabba." (Jim Morrison)
"Nel mio intimo c'è Barabba." (anonimo)
"Lo dirò una volta sola: Barabba si scrive con l'accento sulla seconda A." (omissis)
"iBarabba. Ci penseremo." (Steve Jobs)
"Avessi letto Barabba, sarebbe andata diversamente." (David Foster Wallace)
"Scusa ma leggo Barabba." (Federico Moccia)
"Ho visto cose che voi umani [...] ero su Barabba." (Philip K. Dick)
"Infattamente, allora, co' u pilu, Barabba." (Cetto Laqualunque)
"Io quanto che aveva le mane sporche de terra penzave Barabba." (Vincenzo Rabito)
"Lo leggo prima dello yogurt. Funziona." (Alessia Marcuzzi)
"Uh-la uh-lalaaa Bara-bah Ba-ra-baah." (Lady Gaga)
"Leggendo Barabba era tutto un turbine elettrico e Rimbaud." (Patti Smith)
"Eh, Barabba è, sì, è una cosa che, cioè, la leggi e, così, capisci che, eh cioè, va bene." (Vasco Rossi)
"Una stanza buia. Vuota. Accanto al cadavere un pc acceso su un blog. Barabba." (Carlo Lucarelli)
"Sonny faceva sempre i popcorn e Barabba li mangiava." (Cher)
"Meglio degli Arcade Fire." (Marco Manicardi)
sabato 28 agosto 2010
5 settembre INDIDEE: Only for fans

Questi sono solo alcuni esempi dei mille e mille autografi che domenica prossima, 5 settembre 2010, dalle 15 fino a notte inoltrata, potrete richiedere al banchetto che Barabba si appresta ad allestire scarnamente al Festival INDIDEE promosso e organizzato da varie e superne entità dell'editoria indipendente (che ovviamente ringraziamo per averci accolto all'ultimo minuto) presso lo spazio ZOOVEN della Festa del PD (...) di Modena (a Ponte Alto).

La giornata prevede interviste, interazioni, interventi, interpolazioni, internettamenti e interiezioni varie.

Infine, ai primi venti (20! poi basta) che si presentano al nostro banchetto, oltre agli autografi (a nostra insindacabile scelta) regalaremo in anteprima la copertina del nuovo ebook CRONACHE DI UNA SORTE ANNUNCIATA, che presenteremo in quella data con laica ostensione urbi et orbi.

Poi uno dice che la pubblicità è l'anima del commercio... e poi ci dicono anche di fare fingers crossed (cioè tenere le dita incrociate).
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