E sì. È arrivata la Primavera. E noi barabbisti, come tutti i mammiferi marsupialidi dall'apparenza umanoide, sbuchiamo fuori dalla tana e cominciamo ad annusare l'aria intorno.
Ma ovviamente non siamo i soli. Tanta gente si sveglia, anche prima di noi, molto prima di noi, ma molto molto, e ci dice Ma perché non venite a leggerci qualcosa? Ma perché non venite a fare un reading su questa cosa? Ma perché non parlate con questo Autore? (poi vi sapremo dire chi è) e noi, nel nostro dormiveglia talpoide, non sappiam mica cosa dire. Cioè, non lo sappiamo, ma conoscendoci, lo sappiamo. Bofonchiamo dei Mmmm, sì, dai, proviamo...- tanto mancan dei mesi a quando ci stai chiedendo la data e qualcosa tireremo fuori - e poi i mesi scivolano via dal calendario come acquerugiola dai torrenti in disgelo e ti ritrovi che splende il sole e devi andare. Dove?
Quest'anno, per la nostra prima vera uscita, domenica 24 marzo, siamo qui a Rolo (RE - luogo di nascita di Jules, babbo del Many), all'ultimo appuntamento di Filo Intermentale, una rassegna promossa dalla Associazione onlus Rock In Rolo, che ha toccato argomenti molto interessanti come la Mafia al Nord, Giovani e Lavoro, Cementificazione. E ci è andata bene perché noi di queste cose, tutte interessantissime, non sapevano una cippa o quasi. Ci è rimasto fuori l'ultimo argomento: Creative Commons e Copyleft. Di questo qualcosina vi sappiamo dire. Andata. Dalle 17 alle 19.
A seguire buffet con Asfalto Dj set. (Asfalto-Cementificazione, eh? vedete, tout se tient!)
Sul volantino saremo uno (Many) dal vivo saremo due (+ dulinizo) ma in realtà saremo in tre, siccome il nostro baldo Capra sarà l'esperto musicale dell'incontro.
Se verrete (e verrete), ne vedrete delle belle!
Se intanto volete rinfrescarvi le idee su cos'è una creazione collettiva e copyleft, fatevi un giro su questo blog e fate circolare questa piccola perla fatta da alcuni giovani videomaker di Rolo: Al Siuròt.
Inoltre, sempre a Filo Intermentale, saranno esposte le fotografie di Sara Bonezzi, che per chi non se lo ricordasse, è colei che ha immortalato la nostra prima volta con le mondine. E già solo per questo, merita tutta la nostra adorazione.
E se non fosse abbastanza, ci sarà pure uno spazio per il BookCrossing. Non so voi, ma io ho una copia di Brida di Paulo Coelho che i soliti disinformati parenti di n-grado mi hanno recapitato qualche natale fa, ancora incelofanata. Trovare qualcosa di meglio in cambio da portarmi a casa è facile quanto buscarmi una broncopolmonite uscendo fuori adesso all'aria, in mutande e maglietta, ingannato da questo sole marzolino.
Visualizzazione post con etichetta editoria portami via. Mostra tutti i post
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venerdì 22 marzo 2013
martedì 12 marzo 2013
Filo intermentale
A Rolo, in provincia di Reggio Emilia, natìo borgo selvaggio del signor Iules Manicardi, tutti gli anni si faceva un festival molto bello chiamato Rock In Rolo. Copincollo dal comunicato stampa:
Ecco, se venite, capra sarà sicuramente interessantissimo da ascoltare. Io e il Dulinizo, mah, qualcosa c'inventeremo. (Ci saranno anche delle letture, probabilmente. Poi vediamo.)
__________
Update di rettifica: capra dice che dopo non suona. Tuttavia, ciò che importa è il buffet.
Rimandato Rock in Rolo Festival 2012 a causa del sisma che ha colpito la nostra zona, non abbiamo voluto rinunciare agli appuntamenti che avevamo concepito come eventi collaterali.Uno degli appuntamenti della rassegna, quello sui Creative Commons che si terrà il 24 marzo, prevede la presenza al tavolo degli esperti di ben tre barabbisti, e si svolgerà più o meno come segue:
Per iniziare al meglio l'anno nuovo, abbiamo pensato di riproporli all’interno di una rassegna intitolata “Filo Intermentale”, ospitata nella Sala delle Arti dello spazio polivalente Jolly e rivolta a tutta la cittadinanza, per aprire e stimolare un dibattito costruttivo sui temi di attualità che hanno riguardato da vicino la nostra realtà.
- 17.00: Introduzione ai concetti di Copyleft e Creative Commons | Marco Gallorini, presidente Copyleft Festival
- 17.30: cc nella musica | Gabriele Malavasi detto Capra, dei Gazebo Penguins
- 18.00: cc nella letteratura e nell’editoria | Marco Manicardi + Luca Zirondoli, Barabba Edizioni
- 18.30: Domande e Tavola Rotonda | Modera Marco Gallorini
- A seguire: Buffet +
CAPRA [Gazebo Penguins] in concerto acustico
Ecco, se venite, capra sarà sicuramente interessantissimo da ascoltare. Io e il Dulinizo, mah, qualcosa c'inventeremo. (Ci saranno anche delle letture, probabilmente. Poi vediamo.)
__________
Update di rettifica: capra dice che dopo non suona. Tuttavia, ciò che importa è il buffet.
venerdì 22 febbraio 2013
«Una casa editrice inesistente, che però esiste»
Se Barabba è Barabba come è adesso Barabba, è anche "colpa" di una persona che ha un nome e un cognome ma che ci piace chiamare col suo pseudonimo elettrico: la fatacarabina. È una storia che avevamo già raccontato.
La fatacarabina è una giornalista di mestiere e quindi una scrittrice. Con la casa editrice (esistente) Blonk aveva pubblicato l'anno scorso un librino digitale di racconti dal titolo Ottanta lettere, e adesso ci spiega delle cose durante la sua lezione al corso di scrittura creativa dedicato al racconto breve, organizzato da Cucina di storie e Il portolano allo Spazio Paraggi di Treviso.
Durante la lezione, quando parla della rete e delle cose collettive, parla di noi, di Barabba Edizioni e delle Schegge di Liberazione. E lo fa in un modo che vien voglia di prendere un treno per Venezia e andarla a ricoprire di baci.
Il video della lezione è qui. Dura un quarto d'ora.
La fatacarabina è una giornalista di mestiere e quindi una scrittrice. Con la casa editrice (esistente) Blonk aveva pubblicato l'anno scorso un librino digitale di racconti dal titolo Ottanta lettere, e adesso ci spiega delle cose durante la sua lezione al corso di scrittura creativa dedicato al racconto breve, organizzato da Cucina di storie e Il portolano allo Spazio Paraggi di Treviso.
Durante la lezione, quando parla della rete e delle cose collettive, parla di noi, di Barabba Edizioni e delle Schegge di Liberazione. E lo fa in un modo che vien voglia di prendere un treno per Venezia e andarla a ricoprire di baci.
Il video della lezione è qui. Dura un quarto d'ora.
giovedì 14 febbraio 2013
Invio manoscritti
Oggi il sito di ISBN Edizioni è tutto nuovo, sono andata a dargli una sbirciata, così, nella pagina Chi siamo, al punto Invio manoscritti, ho letto questo:
Astenersi dall'inviare: romanzi storici, romanzi rosa, romanzi i cui protagonisti hanno soprannomi tipo Strippo, Scubi o Faina, romanzi di auto-fiction, romanzi ispirati a Bukowski, romanzi ispirati a Carver, fantasy che non siano all'altezza di Game of Thrones, horror che non siano (almeno) all'altezza di Clive Barker, storie di Sud Italia idilliaco, storie di artisti che hanno girato il mondo e tornano a casa e non si riconoscono, romanzi troppo letterari, romanzi in cui non succede veramente un cazzo.Che è un modo eccezionale per scoraggiare chiunque, tranne i coraggiosi e i megalomani. Astenersi perditempo.
lunedì 14 maggio 2012
(Trascrizione più o meno fedele di) Un nome nuovo per l'imperatrice (contro la minaccia del self-publishing) – #SalTo12 extended version
[Quello che segue è il testo dell'intervento che abbiamo fatto ieri al Salone del Libro di Torino, nella saletta Book To The Future. Non c'era tantissima gente, c'era molto rumore. Però a chi era lì – una decina di persone – è piaciuto, pare.]
Buonasera.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorremmo ringraziare Bookrepublic – gli appuntamenti della saletta Book To The Future, fin qui, ci son sembrati interessantissimi e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione; poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi, portate pazienza; avevo anche la stampante rotta e allora, scusate, ho messo tutto sul Kindle; e bisogna anche che vi confessi che questo intervento l’ho scritto insieme al mio socio carlo dulinizo, e l’abbiamo già letto all’Università di Tor Vergata per LibrInnovando 2012, anche se là durava dieci minuti, qui dura un po’ di più ed è un po’ più approfondito, ma, insomma, se diciamo delle cose che avete già sentito, portate pazienza anche qui – comunque, ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare Matteo Brambilla, che ci aveva chiamati anche l’anno scorso al Salone del Libro e gli siam piaciuti così tanto che ci ha richiamati anche quest’anno a parlare di questioni che, sinceramente, conosciamo poco.
Il nostro intervento si intitola Un nome nuovo per l’Imperatrice, ha per sottotitolo contro la minaccia del self-publishing e affronta questioni legate alla creazione e alla distribuzione degli ebook, e all’editoria digitale in generale, questioni per le quali abbiamo idee abbastanza confuse, tranne forse sulla prima, la creazione degli ebook, della quale qualcosa sappiamo.
***
Intanto ci presentiamo: io mi chiamo Marco Manicardi, anche se in rete mi conoscon tutti come il Many, faccio l’ingegnere, ho 33 anni e vivo a Carpi, in provincia di Modena, con quella ragazza lì che si chiama Caterina Imbeni, si fa chiamare grushenka, ha 31 anni e fa la tutor di formazione continua, qualunque cosa significhi; il mio socio, quel ragazzo lì, si chiama Luca Zirondoli, anche se in rete si fa chiamare carlo dulinizo, fa il disoccupato, ha 32 anni e vive a Correggio, in provincia di Reggio Emilia; quell’altra ragazza lì, invece, si chiama Elena Marinelli, si fa chiamare osvaldo, ha 29 anni, lavora coi libri e vive a Milano. Insieme abbiamo fondato un blog vagamente letterario di nome Barabba e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo e gratuito sulla Resistenza che avevamo pubblicato sul blog e che s'intitolava Schegge di Liberazione, abbiamo fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no.
Prima di dirvi quello che vogliamo dirvi sulle nostre idee riguardo all’editoria digitale e al nome nuovo per l’Imperatrice, cioè l’argomento del nostro intervento, riprendiamo il filo del discorso da dove l’avevamo lasciato l’anno scorso, quando abbiamo fatto un intervento che raccontava la storia di Barabba Edizioni, che è una casa editrice inesistente, nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, e collettivi: uno era Schegge di Liberazione, nel 2010, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, nel 2011, in tre volumi, uno anche di carta, e l’anno scorso avevamo letto qualche brano da questi libri e uno da Pensieri in apnea, che è un libro sulla vita, l’amore e la piscina scritto inconsapevolmente dal mio socio carlo dulinizo.
Ecco, noi, quando siam tornati a casa da Torino, l’anno scorso, eravamo anche contenti così, delle cose che avevamo fatto, dei nostri cinque o sei ebook pubblicati gratis, dei reading in giro per l’Italia, degli interventi nelle occasioni pubbliche come al Salone del Libro, eccetera. Solo, si vede che siamo diventati di moda, perché anche il Corriere è venuto a intervistarci, e siamo arrivati terzi nella categoria miglior blog letterario in quella specie di notte degli oscar della blogsfera che si fa tutti gli anni a Rida del Garda.
Poi un giorno, per caso, sul blog, ci siamo messi a scrivere dei post che raccontavano delle cicatrici che avevamo addosso, quelle vere, quelle delle cadute in bici, o dal seggiolone, per intenderci, e si vede che i blogger si erano abituati alle nostre pubblicazioni collettive, perché stavolta han cominciato ad arrivarci spontaneamente un sacco di racconti. Così, a un certo punto, ci siamo inventati un tormentone che diceva “dateci un taglio”, abbiamo lanciato un appello su tutto l’internet e in poco più di un mese ci siamo trovati in mano più di un centinaio di cicatrici altrui. Come per gli altri che avevamo già pubblicato, quindi, abbiamo impaginato questo ebook pieno di sfregi e difetti e l’abbiamo pubblicato gratis su internet a luglio del 2011 col nome Cicatrici (ci dispiace solo per Gianluca Morozzi che ha scritto un libro dal titolo uguale).
Dentro a Cicatrici, come abbiamo detto, ci sono un centinaio di sfregi, uno è quello di carlo dulinizo, adesso ve lo legge.
(carlo dulinizo legge Giro giro tonfo)
Insomma, è andato molto bene, Cicatrici, con migliaia di download che continuano anche adesso dopo quasi un anno, e addirittura c’è stato Matteo B. Bianchi (che se è qua in giro lo salutiamo, visto che dice sempre di essere un nostro fan) c’è stato Matteo B. Bianchi che su l’Unità ha scritto che era il libro più bello che si era portato in vacanza, e che, in qualche modo, l’avevamo messo in pace col mondo. Che a ripensarci vien da fare la coda da pavone, come si dice, perché da noi, che siamo principalmente emiliani, i nostri nonni ci han sempre insegnato che quando una cosa la dice l’Unità, allora è vera.
E adesso, visto che Cicatrici che era un ebook molto bello, secondo noi, e voluminoso, se così si può dire, adesso grushenka ve ne legge un’altra, di cicatrici.
(grushenka legge Salame)
Nel frattempo, son più di due anni che noi barabbisti, cioè quella manciata di persone che scrive sul blog di Barabba, giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta accompagnati da della musica. Soprattutto Schegge di Liberazione, quello sulla Resistenza, che è un argomento che, oltre a essere importante, si vede che la gente è interessata perché ci chiamano dappertutto, ci han chiamati anche a Parigi a leggere davanti al Console, per dire, che a ripensarci ci trema ancora l’orlo delle mutande, come si dice.
E tutto questo viavai di reading e di ebook è successo un po' per caso, che non ce l’aspettavamo. Talmente per caso che ci chiediamo sempre come mai veniamo chiamati in queste occasioni, diciamo istituzionali, a parlare di ebook come sta succedendo adesso o come, ad esempio, è successo al Salone del Libro di Torino dell’anno scorso dove erano rimasti così contenti che ci han chiamati a dire delle cose anche quest’anno, o all’Università di Tor Vergata per LibrInnovando 2012, qualche settimana fa. Ma comunque, adesso siamo qua, e adesso arriviamo alle cose importanti del nostro discorso, portate pazienza ancora qualche minuto.
***
Quello che volevamo dire è che a noi, che veniamo da una provincia piatta dell’Emilia, e qualcuno anche dalla campagna, la situazione attuale, parlando di editoria digitale, ci fa venire in mente quegli alberi pieni di uccelli che quando arriva una schioppettata da lontano si alzano in volo alla rinfusa, per poi cercare di tornare appena possibile sul ramo dov’erano prima. Ecco, adesso, sempre parlando di editoria digitale, ci sembra che la schioppettata è ancora lì che risuona nell’aria, e gli uccelli son tutti alla rinfusa a chiedersi: cos’è successo? dove andiamo? come facciamo? E si creano occasioni pubbliche come questa dove, tra una presentazione di un libro e un’intervista, ognuno dice la sua in attesa, sembra, di poter tornare sul ramo dov’era prima.
Eh, cos’è successo? È successo che a un certo punto i mezzi per fare i libri, i mezzi di produzione, come si diceva una volta nell’era delle ideologie, non sono più esclusiva di pochi, cioè delle case editrici, ma sono a disposizione di gente, tipo noi, che una mattina si svegliano e si mettono a pubblicare degli ebook. E noi lo facciamo gratis, ma c’è anche chi li vende.
Forse avete presente quel bellissimo film, e anche il libro, ma più il film per quelli della mia generazione, che è La Storia Infinita, dove una nube tumultuosa erode sempre più velocemente Fantasya, il mondo creato dall’immaginazione della gente. Quella nube tumultuosa è chiamata, nel film, il Nulla e rappresenta la mancanza di immaginazione di chi ha smesso di sognare e di leggere i libri. Ora, se ci concedete un paragone azzardatissimo, quel Nulla, nel caso nostro – e anche un po’ e soprattutto nel caso vostro, e con vostro ci rivolgiamo alle case editrici esistenti, piccole, medie o grosse che siano – quel Nulla, dicevamo, nel caso vostro, non è tanto la mancanza di immaginazione o l’incapacità di sognare della gente che non legge i libri – che è un altro discorso e che non ci compete – quanto un Troppo, una mole senza forma, ma sempre tumultuosa, di informazioni e rumore, rappresentata dalla gran quantità di autoproduzioni, autopubblicazioni, eccetera, che erode sempre più velocemente la Fantasya dell’editoria. È un Troppo, questa mole, questa nube, che rischia di disorientare anche il lettore.
E dove andiamo?, si chiedono gli uccelli che svolazzano dopo la schioppettata. Proviamo a tornare sul ramo dov’eravamo prima, pensano le case editrici in volo disorientate alla rinfusa. Ed ecco comparire sistemi di protezione anti-pirateria come i DRM, e prezzi di vendita ingiustificabili rispetto all’editoria tradizionale e alla sua filiera che passava attraverso gli alberi e i boscaioli, la carta e i tipografi, i distributori e le librerie. Ma sembra tutto inutile, la nube del self-publishing avanza e s’insinua sempre di più nella Fantasya degli editori, tanto che noi, che pubblichiamo, nel nostro piccolo con un certo successo, degli ebook gratuiti, siamo un po’ come Gmorg, il lupo nero della Storia Infinita che aiuta l’avanzata del Nulla: noi non facciamo altro che alimentare il Troppo, anche se facendolo ci divertiamo come dei matti.
***
Per esempio, nell’ultimo anno ci siam divertiti a pubblicare anche dei libri non collettivi. Come croccantissima, che è una sottospecie di romanzo di simone rossi. simone rossi è uno scrittore forlivese contemporaneo vivente, molto bravo, è un barabbista e si stampa da solo i suoi libri portandoli in giro con dei reading musicati, e li vende così, senza casa editrice, quelli di carta, o li dà via gratis in ebook con le case editrici inesistenti. Adesso, simone non è potuto venire, oggi, allora l’elena, cioè osvaldo, vi legge un pezzetto di croccantissima, che è il terzo libro di simone rossi e il suo secondo autoprodotto, noi l’abbiamo pubblicato nell’agosto del 2011.
(l’elena legge un pezzetto di croccantissima)
Poi, rispettivamente a ottobre 2011 e a febbraio del 2012 abbiamo pubblicato due libri di Elena Marinelli, cioè osvaldo. Il primo è stato spellicolaggini, una specie di manuale di cinema, e l’altro è Febbraio 29, una raccolta di racconti ambientati il 29 febbraio e pubblicati il 29 febbraio di quest’anno, visto che si presentava l’occasione bisestile. Adesso Elena Marinelli, cioè osvaldo, ve ne legge dei pezzetti, poi torniamo a prendere il filo del discorso.
(l’elena legge dei pezzetti di spellicolaggini e Febbraio 29)
E infine, un mese fa, visto che io e il carlo dulinizo siamo stati invitati a partecipare al Treno della Memoria 2012, da Carpi ad Auschwitz abbiamo scritto quattro racconti e un report di viaggio che abbiamo pubblicato gratis il 15 aprile in un ebook che si chiama E far l’amore anche se il mondo muore. Però non ve li leggiamo perché sono racconti lunghi e poi sarete anche stanchi di sentirci parlare, avete ragione, abbiamo quasi finito, portate pazienza.
(Poi, vabbè, velocissimamente, c’è da dire che, non contenti, abbiamo addirittura fondato una collana editoriale inesistente e che non pubblica niente dal nome Barabba Elettrolibri, dove ci limitiamo a convertire in ebook e a rendere disponibili in rete dei racconti o dei libri che autori che ci piacciono – tipo Gianni Solla o Azael, per fare due nomi – hanno messo a disposizione gratis in pdf sui loro siti. Glielo chiediamo e li pubblichiamo ancor prima di leggerli, delle volte, questi libri, ché in pdf, scusate, ma si fa fatica. Con Barabba Elettrolibri abbiamo pubblicato 8 ebook di autori diversi.)
E allora, oggi, in tutto, tra Barabba Edizioni e Barabba Elettrolibri, come Gmorg della Storia Infinita, abbiamo nutrito il Troppo con 20 ebook. E a guardarli bene, questi 20 ebook, non è che siano poi così diversi, qualitativamente, da quelli che vengon venduti su Amazon, Bookrepublic, IBS, eccetera. Insomma, mica male per una casa editrice che non esiste.
***
E allora come facciamo adesso?, si chiedono forse gli editori alla rinfusa, molti ancora convinti di poter tornare sul ramo dov’erano prima, quando vedono che senza carta non c’è più nemmeno l’albero su cui s’erano appollaiati. Come facciamo?, si chiedono gli editori, ora che il nostro monopolio è intaccato, ora che i mezzi di produzione dei libri sono così semplici e alla portata di tutti, ora che anche i mezzi per aggirare le protezioni inutili che ci sono sui libri sono in mano ai ragazzini, ora che leggere un libro senza pagarlo è facilissimo, ora che la nostra Fantasya, che già era ostacolata dal mercato, dalla mancanza di lettori e dalla trasformazione dei loro superstiti in consumatori, dalla crisi, dai governi e dalla Grecia, è minacciata dalle orde indipendenti del self-publishing. Come facciamo?, chiedono gli editori.
Come fate? Eh?
Non venite a chiederlo a noi, vi rispondiamo. Non lo sappiamo. Noi siamo solo una casa editrice inesistente, facciamo un po’ come ci pare. Ma noi siamo soprattutto lettori, e in quanto lettori siamo disorientati. Una volta c’eravate voi, editori, una volta tanto tempo fa, molto prima che il digitale diventasse cosa di tutti i giorni da tenere in tasca, molto molto prima, quando eravate voi a indicare una strada, a creare quel mondo dell’immaginazione in cui passavamo i nostri pomeriggi, nelle nostre camerette, a leggere le cose che pubblicavate. Adesso invece c’è il Troppo: il Troppo nelle pubblicazioni, nelle autopubblicazioni, nelle autoproduzioni; il Troppo nella critica, nelle recensioni, nelle segnalazioni in rete; il Troppo informe che avanza ed erode la vostra credibilità.
Non lo sappiamo, come fate e come farete. Non è affar nostro. Ma una cosa, secondo noi, bisogna che la facciate, perché non è solo il possesso dei mezzi di produzione a fare un libro, a fare i libri. Ci sono delle responsabilità sulla diffusione della cultura, sulla qualità delle pubblicazioni, sulla scelta tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha, ci sono delle regole da gestire sull’equità dei compensi per chi lavora nella cultura del quartario, come lo definiva Bianciardi, e per quelli che troppo spesso vengono dimenticati in questi discorsi in cui gli editori e i lettori sembrano le sole forze che muovono e padroneggiano il mondo dell’immaginario di Fantasya, e sto parlando degli scrittori.
Non lo sappiamo, cosa farete per evitare che la vostra Fantasya venga disgregata fino all’ultimo granello. Certo non saranno delle protezioni informatiche o dei prezzi insensati a fermare la rovina morale ed economica che già ha distrutto altri settori della cultura. A differenza degli altri settori, però, la letteratura continuerà a vivere con o senza di voi, con o senza la carta, con o senza ciò che da qualche secolo, nemmeno tanti, in verità, chiamiamo libro. Quello che dovete fare è inventare un modo nuovo di fare editoria. Ricreare Fantasya dal Nulla. Quello che dovete fare è guardare in faccia il Troppo che avanza, cercare di capirlo e razionalizzarlo, rendervi conto che il Troppo sta parlando con voi, che siete già coinvolti.
Allora a quel punto lì dovreste alzarvi in piedi nella soffitta in cui state cercando di capire cosa succede, spalancare la finestra sul temporale che c’è là fuori, e urlare un nome nuovo per l’Imperatrice.
Grazie.
Abbiamo finito.
Buonasera.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorremmo ringraziare Bookrepublic – gli appuntamenti della saletta Book To The Future, fin qui, ci son sembrati interessantissimi e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione; poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi, portate pazienza; avevo anche la stampante rotta e allora, scusate, ho messo tutto sul Kindle; e bisogna anche che vi confessi che questo intervento l’ho scritto insieme al mio socio carlo dulinizo, e l’abbiamo già letto all’Università di Tor Vergata per LibrInnovando 2012, anche se là durava dieci minuti, qui dura un po’ di più ed è un po’ più approfondito, ma, insomma, se diciamo delle cose che avete già sentito, portate pazienza anche qui – comunque, ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare Matteo Brambilla, che ci aveva chiamati anche l’anno scorso al Salone del Libro e gli siam piaciuti così tanto che ci ha richiamati anche quest’anno a parlare di questioni che, sinceramente, conosciamo poco.
Il nostro intervento si intitola Un nome nuovo per l’Imperatrice, ha per sottotitolo contro la minaccia del self-publishing e affronta questioni legate alla creazione e alla distribuzione degli ebook, e all’editoria digitale in generale, questioni per le quali abbiamo idee abbastanza confuse, tranne forse sulla prima, la creazione degli ebook, della quale qualcosa sappiamo.
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Intanto ci presentiamo: io mi chiamo Marco Manicardi, anche se in rete mi conoscon tutti come il Many, faccio l’ingegnere, ho 33 anni e vivo a Carpi, in provincia di Modena, con quella ragazza lì che si chiama Caterina Imbeni, si fa chiamare grushenka, ha 31 anni e fa la tutor di formazione continua, qualunque cosa significhi; il mio socio, quel ragazzo lì, si chiama Luca Zirondoli, anche se in rete si fa chiamare carlo dulinizo, fa il disoccupato, ha 32 anni e vive a Correggio, in provincia di Reggio Emilia; quell’altra ragazza lì, invece, si chiama Elena Marinelli, si fa chiamare osvaldo, ha 29 anni, lavora coi libri e vive a Milano. Insieme abbiamo fondato un blog vagamente letterario di nome Barabba e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo e gratuito sulla Resistenza che avevamo pubblicato sul blog e che s'intitolava Schegge di Liberazione, abbiamo fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no.
Prima di dirvi quello che vogliamo dirvi sulle nostre idee riguardo all’editoria digitale e al nome nuovo per l’Imperatrice, cioè l’argomento del nostro intervento, riprendiamo il filo del discorso da dove l’avevamo lasciato l’anno scorso, quando abbiamo fatto un intervento che raccontava la storia di Barabba Edizioni, che è una casa editrice inesistente, nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, e collettivi: uno era Schegge di Liberazione, nel 2010, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, nel 2011, in tre volumi, uno anche di carta, e l’anno scorso avevamo letto qualche brano da questi libri e uno da Pensieri in apnea, che è un libro sulla vita, l’amore e la piscina scritto inconsapevolmente dal mio socio carlo dulinizo.
Ecco, noi, quando siam tornati a casa da Torino, l’anno scorso, eravamo anche contenti così, delle cose che avevamo fatto, dei nostri cinque o sei ebook pubblicati gratis, dei reading in giro per l’Italia, degli interventi nelle occasioni pubbliche come al Salone del Libro, eccetera. Solo, si vede che siamo diventati di moda, perché anche il Corriere è venuto a intervistarci, e siamo arrivati terzi nella categoria miglior blog letterario in quella specie di notte degli oscar della blogsfera che si fa tutti gli anni a Rida del Garda.
Poi un giorno, per caso, sul blog, ci siamo messi a scrivere dei post che raccontavano delle cicatrici che avevamo addosso, quelle vere, quelle delle cadute in bici, o dal seggiolone, per intenderci, e si vede che i blogger si erano abituati alle nostre pubblicazioni collettive, perché stavolta han cominciato ad arrivarci spontaneamente un sacco di racconti. Così, a un certo punto, ci siamo inventati un tormentone che diceva “dateci un taglio”, abbiamo lanciato un appello su tutto l’internet e in poco più di un mese ci siamo trovati in mano più di un centinaio di cicatrici altrui. Come per gli altri che avevamo già pubblicato, quindi, abbiamo impaginato questo ebook pieno di sfregi e difetti e l’abbiamo pubblicato gratis su internet a luglio del 2011 col nome Cicatrici (ci dispiace solo per Gianluca Morozzi che ha scritto un libro dal titolo uguale).
Dentro a Cicatrici, come abbiamo detto, ci sono un centinaio di sfregi, uno è quello di carlo dulinizo, adesso ve lo legge.
(carlo dulinizo legge Giro giro tonfo)
Insomma, è andato molto bene, Cicatrici, con migliaia di download che continuano anche adesso dopo quasi un anno, e addirittura c’è stato Matteo B. Bianchi (che se è qua in giro lo salutiamo, visto che dice sempre di essere un nostro fan) c’è stato Matteo B. Bianchi che su l’Unità ha scritto che era il libro più bello che si era portato in vacanza, e che, in qualche modo, l’avevamo messo in pace col mondo. Che a ripensarci vien da fare la coda da pavone, come si dice, perché da noi, che siamo principalmente emiliani, i nostri nonni ci han sempre insegnato che quando una cosa la dice l’Unità, allora è vera.
E adesso, visto che Cicatrici che era un ebook molto bello, secondo noi, e voluminoso, se così si può dire, adesso grushenka ve ne legge un’altra, di cicatrici.
(grushenka legge Salame)
Nel frattempo, son più di due anni che noi barabbisti, cioè quella manciata di persone che scrive sul blog di Barabba, giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta accompagnati da della musica. Soprattutto Schegge di Liberazione, quello sulla Resistenza, che è un argomento che, oltre a essere importante, si vede che la gente è interessata perché ci chiamano dappertutto, ci han chiamati anche a Parigi a leggere davanti al Console, per dire, che a ripensarci ci trema ancora l’orlo delle mutande, come si dice.
E tutto questo viavai di reading e di ebook è successo un po' per caso, che non ce l’aspettavamo. Talmente per caso che ci chiediamo sempre come mai veniamo chiamati in queste occasioni, diciamo istituzionali, a parlare di ebook come sta succedendo adesso o come, ad esempio, è successo al Salone del Libro di Torino dell’anno scorso dove erano rimasti così contenti che ci han chiamati a dire delle cose anche quest’anno, o all’Università di Tor Vergata per LibrInnovando 2012, qualche settimana fa. Ma comunque, adesso siamo qua, e adesso arriviamo alle cose importanti del nostro discorso, portate pazienza ancora qualche minuto.
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Quello che volevamo dire è che a noi, che veniamo da una provincia piatta dell’Emilia, e qualcuno anche dalla campagna, la situazione attuale, parlando di editoria digitale, ci fa venire in mente quegli alberi pieni di uccelli che quando arriva una schioppettata da lontano si alzano in volo alla rinfusa, per poi cercare di tornare appena possibile sul ramo dov’erano prima. Ecco, adesso, sempre parlando di editoria digitale, ci sembra che la schioppettata è ancora lì che risuona nell’aria, e gli uccelli son tutti alla rinfusa a chiedersi: cos’è successo? dove andiamo? come facciamo? E si creano occasioni pubbliche come questa dove, tra una presentazione di un libro e un’intervista, ognuno dice la sua in attesa, sembra, di poter tornare sul ramo dov’era prima.
Eh, cos’è successo? È successo che a un certo punto i mezzi per fare i libri, i mezzi di produzione, come si diceva una volta nell’era delle ideologie, non sono più esclusiva di pochi, cioè delle case editrici, ma sono a disposizione di gente, tipo noi, che una mattina si svegliano e si mettono a pubblicare degli ebook. E noi lo facciamo gratis, ma c’è anche chi li vende.
Forse avete presente quel bellissimo film, e anche il libro, ma più il film per quelli della mia generazione, che è La Storia Infinita, dove una nube tumultuosa erode sempre più velocemente Fantasya, il mondo creato dall’immaginazione della gente. Quella nube tumultuosa è chiamata, nel film, il Nulla e rappresenta la mancanza di immaginazione di chi ha smesso di sognare e di leggere i libri. Ora, se ci concedete un paragone azzardatissimo, quel Nulla, nel caso nostro – e anche un po’ e soprattutto nel caso vostro, e con vostro ci rivolgiamo alle case editrici esistenti, piccole, medie o grosse che siano – quel Nulla, dicevamo, nel caso vostro, non è tanto la mancanza di immaginazione o l’incapacità di sognare della gente che non legge i libri – che è un altro discorso e che non ci compete – quanto un Troppo, una mole senza forma, ma sempre tumultuosa, di informazioni e rumore, rappresentata dalla gran quantità di autoproduzioni, autopubblicazioni, eccetera, che erode sempre più velocemente la Fantasya dell’editoria. È un Troppo, questa mole, questa nube, che rischia di disorientare anche il lettore.
E dove andiamo?, si chiedono gli uccelli che svolazzano dopo la schioppettata. Proviamo a tornare sul ramo dov’eravamo prima, pensano le case editrici in volo disorientate alla rinfusa. Ed ecco comparire sistemi di protezione anti-pirateria come i DRM, e prezzi di vendita ingiustificabili rispetto all’editoria tradizionale e alla sua filiera che passava attraverso gli alberi e i boscaioli, la carta e i tipografi, i distributori e le librerie. Ma sembra tutto inutile, la nube del self-publishing avanza e s’insinua sempre di più nella Fantasya degli editori, tanto che noi, che pubblichiamo, nel nostro piccolo con un certo successo, degli ebook gratuiti, siamo un po’ come Gmorg, il lupo nero della Storia Infinita che aiuta l’avanzata del Nulla: noi non facciamo altro che alimentare il Troppo, anche se facendolo ci divertiamo come dei matti.
***
Per esempio, nell’ultimo anno ci siam divertiti a pubblicare anche dei libri non collettivi. Come croccantissima, che è una sottospecie di romanzo di simone rossi. simone rossi è uno scrittore forlivese contemporaneo vivente, molto bravo, è un barabbista e si stampa da solo i suoi libri portandoli in giro con dei reading musicati, e li vende così, senza casa editrice, quelli di carta, o li dà via gratis in ebook con le case editrici inesistenti. Adesso, simone non è potuto venire, oggi, allora l’elena, cioè osvaldo, vi legge un pezzetto di croccantissima, che è il terzo libro di simone rossi e il suo secondo autoprodotto, noi l’abbiamo pubblicato nell’agosto del 2011.
(l’elena legge un pezzetto di croccantissima)
Poi, rispettivamente a ottobre 2011 e a febbraio del 2012 abbiamo pubblicato due libri di Elena Marinelli, cioè osvaldo. Il primo è stato spellicolaggini, una specie di manuale di cinema, e l’altro è Febbraio 29, una raccolta di racconti ambientati il 29 febbraio e pubblicati il 29 febbraio di quest’anno, visto che si presentava l’occasione bisestile. Adesso Elena Marinelli, cioè osvaldo, ve ne legge dei pezzetti, poi torniamo a prendere il filo del discorso.
(l’elena legge dei pezzetti di spellicolaggini e Febbraio 29)
E infine, un mese fa, visto che io e il carlo dulinizo siamo stati invitati a partecipare al Treno della Memoria 2012, da Carpi ad Auschwitz abbiamo scritto quattro racconti e un report di viaggio che abbiamo pubblicato gratis il 15 aprile in un ebook che si chiama E far l’amore anche se il mondo muore. Però non ve li leggiamo perché sono racconti lunghi e poi sarete anche stanchi di sentirci parlare, avete ragione, abbiamo quasi finito, portate pazienza.
(Poi, vabbè, velocissimamente, c’è da dire che, non contenti, abbiamo addirittura fondato una collana editoriale inesistente e che non pubblica niente dal nome Barabba Elettrolibri, dove ci limitiamo a convertire in ebook e a rendere disponibili in rete dei racconti o dei libri che autori che ci piacciono – tipo Gianni Solla o Azael, per fare due nomi – hanno messo a disposizione gratis in pdf sui loro siti. Glielo chiediamo e li pubblichiamo ancor prima di leggerli, delle volte, questi libri, ché in pdf, scusate, ma si fa fatica. Con Barabba Elettrolibri abbiamo pubblicato 8 ebook di autori diversi.)
E allora, oggi, in tutto, tra Barabba Edizioni e Barabba Elettrolibri, come Gmorg della Storia Infinita, abbiamo nutrito il Troppo con 20 ebook. E a guardarli bene, questi 20 ebook, non è che siano poi così diversi, qualitativamente, da quelli che vengon venduti su Amazon, Bookrepublic, IBS, eccetera. Insomma, mica male per una casa editrice che non esiste.
***
E allora come facciamo adesso?, si chiedono forse gli editori alla rinfusa, molti ancora convinti di poter tornare sul ramo dov’erano prima, quando vedono che senza carta non c’è più nemmeno l’albero su cui s’erano appollaiati. Come facciamo?, si chiedono gli editori, ora che il nostro monopolio è intaccato, ora che i mezzi di produzione dei libri sono così semplici e alla portata di tutti, ora che anche i mezzi per aggirare le protezioni inutili che ci sono sui libri sono in mano ai ragazzini, ora che leggere un libro senza pagarlo è facilissimo, ora che la nostra Fantasya, che già era ostacolata dal mercato, dalla mancanza di lettori e dalla trasformazione dei loro superstiti in consumatori, dalla crisi, dai governi e dalla Grecia, è minacciata dalle orde indipendenti del self-publishing. Come facciamo?, chiedono gli editori.
Come fate? Eh?
Non venite a chiederlo a noi, vi rispondiamo. Non lo sappiamo. Noi siamo solo una casa editrice inesistente, facciamo un po’ come ci pare. Ma noi siamo soprattutto lettori, e in quanto lettori siamo disorientati. Una volta c’eravate voi, editori, una volta tanto tempo fa, molto prima che il digitale diventasse cosa di tutti i giorni da tenere in tasca, molto molto prima, quando eravate voi a indicare una strada, a creare quel mondo dell’immaginazione in cui passavamo i nostri pomeriggi, nelle nostre camerette, a leggere le cose che pubblicavate. Adesso invece c’è il Troppo: il Troppo nelle pubblicazioni, nelle autopubblicazioni, nelle autoproduzioni; il Troppo nella critica, nelle recensioni, nelle segnalazioni in rete; il Troppo informe che avanza ed erode la vostra credibilità.
Non lo sappiamo, come fate e come farete. Non è affar nostro. Ma una cosa, secondo noi, bisogna che la facciate, perché non è solo il possesso dei mezzi di produzione a fare un libro, a fare i libri. Ci sono delle responsabilità sulla diffusione della cultura, sulla qualità delle pubblicazioni, sulla scelta tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha, ci sono delle regole da gestire sull’equità dei compensi per chi lavora nella cultura del quartario, come lo definiva Bianciardi, e per quelli che troppo spesso vengono dimenticati in questi discorsi in cui gli editori e i lettori sembrano le sole forze che muovono e padroneggiano il mondo dell’immaginario di Fantasya, e sto parlando degli scrittori.
Non lo sappiamo, cosa farete per evitare che la vostra Fantasya venga disgregata fino all’ultimo granello. Certo non saranno delle protezioni informatiche o dei prezzi insensati a fermare la rovina morale ed economica che già ha distrutto altri settori della cultura. A differenza degli altri settori, però, la letteratura continuerà a vivere con o senza di voi, con o senza la carta, con o senza ciò che da qualche secolo, nemmeno tanti, in verità, chiamiamo libro. Quello che dovete fare è inventare un modo nuovo di fare editoria. Ricreare Fantasya dal Nulla. Quello che dovete fare è guardare in faccia il Troppo che avanza, cercare di capirlo e razionalizzarlo, rendervi conto che il Troppo sta parlando con voi, che siete già coinvolti.
Allora a quel punto lì dovreste alzarvi in piedi nella soffitta in cui state cercando di capire cosa succede, spalancare la finestra sul temporale che c’è là fuori, e urlare un nome nuovo per l’Imperatrice.
Grazie.
Abbiamo finito.
venerdì 11 maggio 2012
La passione considerata come corsa in salita
Barabba, invocato, dichiarò la resa.
Lo starter Pilato, azionando il suo cronometro ad acqua o clessidra – fu così che si bagnò le mani, a meno che non vi avesse semplicemente sputato – diede il via.
Gesù partì a tutta birra.
A quei tempi usava, stando al buon redattore sportivo san Matteo, flagellare alla partenza gli sprinter ciclisti, come i nostri cocchieri fanno con i loro ippomotori. La frusta è nel contempo uno stimolante e un massaggio igienico. Quindi Gesù, in buona forma, partì, ma l’incidente al pneumatico avvenne subito. Un tappeto di spine perforò tutt’intorno la ruota anteriore.
Ai giorni nostri si può constatare come somigliasse a una vera e propria corona di spine presso i fabbricanti di cicli, che la affiggono come pubblicità dei pneumatici indistruttibili. Di certo non lo era quello di Gesù, un semplice tubolare del tutto ordinario.
I due ladroni, che se la intendevano, presero terreno.
È falso che vi fossero chiodi. I tre che figurano in certe immagini sono gli attrezzi per smontare i pneumatici, detti «un minuto».
Occorre però, innanzi tutto, dar conto delle cadute. Per cominciare, dedichiamo dunque qualche parola alla descrizione della macchina.
Il telaio è un’invenzione relativamente recente. Fu nel 1890 che comparvero le prime biciclette dotate di telaio. Prima di allora il corpo della macchina era composto da due tubi incrociati perpendicolarmente l’uno sull’altro. Si trattava della cosiddetta bicicletta a corpo retto o a croce. Quindi Gesù, dopo l’incidente del pneumatico, scalò il pendio a piedi, prendendo in spalla il suo telaio o, se si vuole, la sua croce.
Incisioni dell’epoca, basate su documenti fotografici, riproducono la scena. Sembra però che lo sport ciclistico – in seguito al ben noto incidente che pose sgradevolmente fine alla corsa della Passione e che, quasi in coincidenza dell’anniversario, l’incidente simile del conte Zborowski riporta agli onori della cronaca – sembra che questo sport sia stato vietato per un certo periodo, con decreto prefettizio. Il che spiega come mai nelle riproduzioni della celebre scena che si trovano nei giornali illustrati figurino biciclette di pura fantasia. Si confuse la croce del corpo della macchina con quell’altra croce, la forcella dritta. Gesù fu rappresentato con le braccia aperte e le mani sul manubrio. Osserviamo a tale proposito che Gesù pedalava disteso sul dorso, al fine di contrastare la resistenza dell’aria.
Osserviamo anche che il telaio, ovvero la croce della macchina, come certi cerchioni moderni, era di legno.
Si insinua da parte di certuni, a torto, che la macchina di Gesù fosse un velocipede, strumento piuttosto inverosimile in una corsa di montagna, in salita. Secondo gli antichi agiografi ciclofili, santa Brigida, Gregorio di Tours e Ireneo, la croce era munita di un dispositivo detto «suppedaneum». Non è certo necessario un esperto per tradurre: «pedale».
Giusto Lipsio, Giustino, Bosius e Erycius Puteanus descrivono un altro accessorio che ritroviamo ancora nel 1634, come riporta Cornelius Curtius, in certe croci del Giappone: una parte prominente della croce, ovvero del telaio, di legno o cuoio, che il ciclista inforca: evidentemente il sellino.
Queste descrizioni, peraltro, non sono più infedeli di quelle che i cinesi dànno oggi della bicicletta: «piccolo mulo che si conduce per le orecchie e procede a suon di pedate».
Abbrevieremo il racconto della corsa, riportato nei dettagli in varie opere specialistiche, ed esposto dalla scultura e dalla pittura in monumenti ad hoc: sul durissimo pendio del Golgota ci sono quattordici curve. Fu alla terza che Gesù cadde per la prima volta. Sua madre, in tribuna, si allarmò.
L’ottimo gregario Simone di Cirene, la cui funzione sarebbe stata, se non si fosse verificato l’incidente delle spine, quella di «tirare» e di prendere il vento, portò allora la sua macchina.
Gesù, benché non portasse niente, sudava. Non è sicuro che una spettatrice gli abbia deterso il volto, ma è certo esatto che la reporter Veronica abbia preso un’istantanea con la sua kodak.
La seconda caduta avvenne alla settima curva, su un pavé sdrucciolevole. Gesù scivolò per la terza volta, su un paracarro, all’undicesima.
Le cortigiane d’Israele agitarono i fazzoletti all’ottava.
Il deplorevole incidente che sappiamo avvenne alla dodicesima curva. Gesù era, in quel momento, testa a testa con i due ladroni. Sappiamo anche che continuò la corsa come aviatore… ma questo ci porta fuori tema.
__________
Questo brano è un estratto da Scritti Patafisici di Alfred Jarry, edito da :duepunti edizioni e da poco disponibile nella neonata sezione Hypercorpus in cui trovate alcuni titoli della loro casa convertiti e visualizzabili in versione digitale e integrale. Un progetto sperimentale al quale speriamo di riuscire a dare un valido contributo. Come dicono loro:
Lo starter Pilato, azionando il suo cronometro ad acqua o clessidra – fu così che si bagnò le mani, a meno che non vi avesse semplicemente sputato – diede il via.
Gesù partì a tutta birra.
A quei tempi usava, stando al buon redattore sportivo san Matteo, flagellare alla partenza gli sprinter ciclisti, come i nostri cocchieri fanno con i loro ippomotori. La frusta è nel contempo uno stimolante e un massaggio igienico. Quindi Gesù, in buona forma, partì, ma l’incidente al pneumatico avvenne subito. Un tappeto di spine perforò tutt’intorno la ruota anteriore.
Ai giorni nostri si può constatare come somigliasse a una vera e propria corona di spine presso i fabbricanti di cicli, che la affiggono come pubblicità dei pneumatici indistruttibili. Di certo non lo era quello di Gesù, un semplice tubolare del tutto ordinario.
I due ladroni, che se la intendevano, presero terreno.
È falso che vi fossero chiodi. I tre che figurano in certe immagini sono gli attrezzi per smontare i pneumatici, detti «un minuto».
Occorre però, innanzi tutto, dar conto delle cadute. Per cominciare, dedichiamo dunque qualche parola alla descrizione della macchina.
Il telaio è un’invenzione relativamente recente. Fu nel 1890 che comparvero le prime biciclette dotate di telaio. Prima di allora il corpo della macchina era composto da due tubi incrociati perpendicolarmente l’uno sull’altro. Si trattava della cosiddetta bicicletta a corpo retto o a croce. Quindi Gesù, dopo l’incidente del pneumatico, scalò il pendio a piedi, prendendo in spalla il suo telaio o, se si vuole, la sua croce.
Incisioni dell’epoca, basate su documenti fotografici, riproducono la scena. Sembra però che lo sport ciclistico – in seguito al ben noto incidente che pose sgradevolmente fine alla corsa della Passione e che, quasi in coincidenza dell’anniversario, l’incidente simile del conte Zborowski riporta agli onori della cronaca – sembra che questo sport sia stato vietato per un certo periodo, con decreto prefettizio. Il che spiega come mai nelle riproduzioni della celebre scena che si trovano nei giornali illustrati figurino biciclette di pura fantasia. Si confuse la croce del corpo della macchina con quell’altra croce, la forcella dritta. Gesù fu rappresentato con le braccia aperte e le mani sul manubrio. Osserviamo a tale proposito che Gesù pedalava disteso sul dorso, al fine di contrastare la resistenza dell’aria.
Osserviamo anche che il telaio, ovvero la croce della macchina, come certi cerchioni moderni, era di legno.
Si insinua da parte di certuni, a torto, che la macchina di Gesù fosse un velocipede, strumento piuttosto inverosimile in una corsa di montagna, in salita. Secondo gli antichi agiografi ciclofili, santa Brigida, Gregorio di Tours e Ireneo, la croce era munita di un dispositivo detto «suppedaneum». Non è certo necessario un esperto per tradurre: «pedale».
Giusto Lipsio, Giustino, Bosius e Erycius Puteanus descrivono un altro accessorio che ritroviamo ancora nel 1634, come riporta Cornelius Curtius, in certe croci del Giappone: una parte prominente della croce, ovvero del telaio, di legno o cuoio, che il ciclista inforca: evidentemente il sellino.
Queste descrizioni, peraltro, non sono più infedeli di quelle che i cinesi dànno oggi della bicicletta: «piccolo mulo che si conduce per le orecchie e procede a suon di pedate».
Abbrevieremo il racconto della corsa, riportato nei dettagli in varie opere specialistiche, ed esposto dalla scultura e dalla pittura in monumenti ad hoc: sul durissimo pendio del Golgota ci sono quattordici curve. Fu alla terza che Gesù cadde per la prima volta. Sua madre, in tribuna, si allarmò.
L’ottimo gregario Simone di Cirene, la cui funzione sarebbe stata, se non si fosse verificato l’incidente delle spine, quella di «tirare» e di prendere il vento, portò allora la sua macchina.
Gesù, benché non portasse niente, sudava. Non è sicuro che una spettatrice gli abbia deterso il volto, ma è certo esatto che la reporter Veronica abbia preso un’istantanea con la sua kodak.
La seconda caduta avvenne alla settima curva, su un pavé sdrucciolevole. Gesù scivolò per la terza volta, su un paracarro, all’undicesima.
Le cortigiane d’Israele agitarono i fazzoletti all’ottava.
Il deplorevole incidente che sappiamo avvenne alla dodicesima curva. Gesù era, in quel momento, testa a testa con i due ladroni. Sappiamo anche che continuò la corsa come aviatore… ma questo ci porta fuori tema.
__________
Questo brano è un estratto da Scritti Patafisici di Alfred Jarry, edito da :duepunti edizioni e da poco disponibile nella neonata sezione Hypercorpus in cui trovate alcuni titoli della loro casa convertiti e visualizzabili in versione digitale e integrale. Un progetto sperimentale al quale speriamo di riuscire a dare un valido contributo. Come dicono loro:
Non si tratta di un e-store, non è una trovata commerciale, non è l’ennesima provocazione, è un progetto articolato che vuole chiamare lettori, autori, studiosi, istituzioni e anche gli altri editori a riflettere sulle pratiche, i diritti, i doveri, le strategie e gli obiettivi che danno senso al nostro lavoro. Che è fare libri. E i libri non sono di carta, sono libri.
mercoledì 9 maggio 2012
L'odore del Salone del Libro
L'avevamo già detto, lo diciamo ancora: domenica 13 maggio, circa alle 16:00 nella saletta Book To The Future del Salone Internazionale del Libro di Torino, facciamo delle cose. Queste cose sono un discorso dal titolo Un nome nuovo per l'imperatrice (contro la minaccia del self-publishing), dove, rispetto a quello di Roma che durava dieci minuti, parlerò per un'ora approfondendo qualche concetto e mi farò interrompere da delle letture di carlo dulinizo, osvaldo e grushenka. Riprendiamo il filo da dove eravamo arrivati col discorso dell'anno scorso. Più o meno. Se siamo bravi.
E insomma, se siete a zonzo per il Salone del Libro, domenica, e volete passare a salutarci, l'appuntamento è alle 16:00 nella sala Book To The Future del Salone Internazionale del Libro di Torino, dentro al Lingotto. Poi ci diamo delle gran pacche sulle spalle, immersi in quel fragrante odore di carta che spirerà tutt'intorno.
E insomma, se siete a zonzo per il Salone del Libro, domenica, e volete passare a salutarci, l'appuntamento è alle 16:00 nella sala Book To The Future del Salone Internazionale del Libro di Torino, dentro al Lingotto. Poi ci diamo delle gran pacche sulle spalle, immersi in quel fragrante odore di carta che spirerà tutt'intorno.
giovedì 3 maggio 2012
Neverending tour: maggio 2012
Sarà un mese di discorsi, questo, e sarà circa così:
Sabato 5 maggio
Andiamo in un liceo di Mirandola (MO), dove hanno organizzato incontri e laboratori di editoria digitale e dove soprattutto obbligano chi non fa educazione fisica a leggere Pensieri in Apnea (davvero). Noi ci andiamo a parlare un po' di Barabba, Barabba Edizioni e barabbate varie, leggendo anche dei pezzetti dai nostri ebook, in una cosa che si chiama Una casa editrice punk tra collaborative writing e self-publishing. Sarà molto divertente osservare lo sguardo degli studenti all'ingresso del dottor carlo dulinizo, che per loro ormai sarà al pari di Dante e Manzoni, scolasticamente parlando.
Domenica 13 maggio
Siamo al Salone del Libro di Torino, anche quest'anno, a riprendere il discorso da dove l'avevamo lasciato l'anno scorso. Il titolo dell'intervento, alle 16:00 nello spazio Book To The Future, è ancora Un nome nuovo per l’imperatrice (contro la minaccia del selfpublishing), ma invece di durare 10 minuti come a Roma, durerà quasi un'ora, sarà più approfondito e soprattutto intersecato da un reading. Speriamo bene.
(Forse, il giorno prima, il 12 maggio, leggiamo E far l'amore anche se il mondo muore in un localino del centro, ma non è ancora sicuro, poi vi aggiorniamo.)
Venerdì 18 maggio
Infine, a Fiorano Modenese, che per noi è un posto molto importate perché una volta era la casa della nostra radio preferita, di sera, in centro, ci han chiamati a dire delle cose su Barabba. Ovviamente ci abbiamo infilato un reading di barabbate varie, una specie di best of di due anni e passa di blog. Sarà divertente.
Poi, maggio è anche il mese della masturbazione. Sarà per quello che si dice Vieni o maggio... (scusate.)
Sabato 5 maggio
Andiamo in un liceo di Mirandola (MO), dove hanno organizzato incontri e laboratori di editoria digitale e dove soprattutto obbligano chi non fa educazione fisica a leggere Pensieri in Apnea (davvero). Noi ci andiamo a parlare un po' di Barabba, Barabba Edizioni e barabbate varie, leggendo anche dei pezzetti dai nostri ebook, in una cosa che si chiama Una casa editrice punk tra collaborative writing e self-publishing. Sarà molto divertente osservare lo sguardo degli studenti all'ingresso del dottor carlo dulinizo, che per loro ormai sarà al pari di Dante e Manzoni, scolasticamente parlando.
Domenica 13 maggio
Siamo al Salone del Libro di Torino, anche quest'anno, a riprendere il discorso da dove l'avevamo lasciato l'anno scorso. Il titolo dell'intervento, alle 16:00 nello spazio Book To The Future, è ancora Un nome nuovo per l’imperatrice (contro la minaccia del selfpublishing), ma invece di durare 10 minuti come a Roma, durerà quasi un'ora, sarà più approfondito e soprattutto intersecato da un reading. Speriamo bene.
(Forse, il giorno prima, il 12 maggio, leggiamo E far l'amore anche se il mondo muore in un localino del centro, ma non è ancora sicuro, poi vi aggiorniamo.)
Venerdì 18 maggio
Infine, a Fiorano Modenese, che per noi è un posto molto importate perché una volta era la casa della nostra radio preferita, di sera, in centro, ci han chiamati a dire delle cose su Barabba. Ovviamente ci abbiamo infilato un reading di barabbate varie, una specie di best of di due anni e passa di blog. Sarà divertente.
Poi, maggio è anche il mese della masturbazione. Sarà per quello che si dice Vieni o maggio... (scusate.)
domenica 29 aprile 2012
(Trascrizione più o meno fedele di) Un nome nuovo per l'imperatrice (contro la minaccia del self-publishing)
[Quello che segue è il testo dell'intervento che abbiamo fatto nel panel (scusate) sul self-publishing di LibrInnovando 2012, ieri pomeriggio all'Università di Tor Vergata (pensa te). Forse leggendolo in pubblico ho cambiato qualche parola. Anche questa volta, comunque, pensavamo di far la figura dei semplicioni, invece ci siam beccati un applauso che a raccontarlo si fa fatica. Cogliamo l'occasione per ringraziare un po' tutti. Ci siamo divertiti.]
Buonasera.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorremmo ringraziare l’organizzazione di LibrInnovando 2012 – fin qui ci è sembrato interessantissimo e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione; poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi, portate pazienza; avevo anche la stampante rotta e allora, scusate, ho messo tutto sul Kindle; e bisogna anche che vi confessi che questo intervento l’ho scritto insieme al mio socio carlo dulinizo, l’altro giorno, senza avere la benché minima idea di cos’avrebbero detto gli altri interventi di LibrInnovando e, insomma, se dico delle cose insensate o che son già state dette, portate pazienza anche qui – comunque, ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare il nostro amico eFFe e Luisa Capelli, che ci tenevano così tanto che dicessimo qualcosa oggi da convincerci a venire qui, su questo pulpito, a parlare di questioni che, sinceramente, conosciamo poco.
Il nostro intervento si intitola Un nome nuovo per l’Imperatrice, ha per sottotitolo contro la minaccia del self-publishing e affronta questioni legate alla creazione e alla distribuzione degli ebook, e all’editoria digitale in generale, questioni per le quali abbiamo idee abbastanza confuse, tranne forse sulla prima, la creazione degli ebook, della quale qualcosa sappiamo.
***
Intanto ci presentiamo (se parlo al plurale non è che son diventato matto, ma è perché, come dicevo, il discorso è stato scritto a quattro mani da me e dal mio socio carlo dulinizo). Io mi chiamo Marco Manicardi, faccio l’ingegnere e vivo a Carpi, in provincia di Modena; il mio socio si chiama Luca Zirondoli, anche se in rete si fa chiamare carlo dulinizo, fa il disoccupato e vive a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Insieme abbiamo fondato un blog vagamente letterario di nome Barabba e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo e gratuito sulla Resistenza che abbiamo pubblicato sul blog e che s'intitolava Schegge di Liberazione, abbiamo fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no.
Barabba Edizioni è una casa editrice inesistente nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, e collettivi: uno era Schegge di Liberazione, appunto, nel 2010, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, nel 2011, in tre volumi, e un libro sulle Cicatrici che ha anche avuto un discreto successo multimediatico, se mi passate il termine. E poi abbiamo pubblicato anche delle altre cose, ma non stiamo a dilungarci, è tutto in rete. In totale, comunque, a oggi, il nostro catalogo gratuito conta 12 ebook.
Poi, non contenti, abbiamo addirittura fondato una collana editoriale inesistente e che non pubblica niente dal nome Barabba Elettrolibri, dove ci limitiamo a convertire in ebook e a rendere disponibili in rete dei racconti o dei libri che autori che ci piacciono – tipo Gianni Solla o Azael, per fare due nomi – hanno messo a disposizione gratis in pdf sui loro siti. Glielo chiediamo, e li pubblichiamo ancor prima di leggerli, delle volte, questi libri, ché in pdf, scusate, ma si fa fatica. E quindi con Barabba Elettrolibri abbiamo pubblicato, a oggi, 8 ebook di autori diversi.
In tutto, tra Barabba Edizioni e Barabba Elettrolibri, sono 20 ebook pubblicati gratuitamente in rete in quasi due anni precisi. E a guardarli bene, questi 20 ebook, non è che siano poi così diversi, qualitativamente, da quelli che vengon venduti su Amazon, Bookrepublic, IBS, eccetera. Insomma, mica male per una casa editrice che non esiste.
Nel frattempo, son quasi due anni che insieme agli altri barabbisti, che son quelli che scrivono con noi su Barabba – prima eravamo solo in due, a scriverci, su Barabba, adesso siamo circa una decina – insieme agli altri barabbisti, dicevo, sono ormai due anni che giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta accompagnati da della musica. Soprattutto Schegge di Liberazione, quello sulla Resistenza, che è un argomento che, oltre a essere importante, si vede che la gente è interessata perché ci chiamano dappertutto. E tutto questo viavai di reading e di ebook è successo un po' per caso, che non ce l’aspettavamo. Talmente per caso che ci chiediamo sempre come mai veniamo chiamati in queste occasioni, diciamo, istituzionali a parlare di ebook, come sta succedendo adesso o come, ad esempio, è successo al Salone del Libro di Torino dell’anno scorso, dove son rimasti così contenti che ci han chiamato a dire delle cose anche quest’anno. Ma comunque, adesso siamo qua, a LibrInnovando 2012, e adesso arriviamo alle cose importanti del nostro discorso, portate pazienza ancora qualche minuto, in tutto ne abbiamo una decina, di minuti, e tre saran già passati...
***
Quello che volevamo dire è che a noi, che veniamo da una provincia piatta dell’Emilia, e qualcuno anche dalla campagna, la situazione attuale, parlando di editoria digitale, ci fa venire in mente quegli alberi pieni di uccelli che quando arriva una schioppettata da lontano si alzano in volo alla rinfusa, per poi cercare di tornare appena possibile sul ramo dov’erano prima. Ecco, adesso, sempre parlando di editoria digitale, ci sembra che la schioppettata è ancora lì che risuona nell’aria, e gli uccelli son tutti alla rinfusa a chiedersi: cos’è successo? dove andiamo? come facciamo? E si creano occasioni come questa dove ognuno dice la sua in attesa, sembra, di poter tornare sul ramo dov’era prima.
Eh, cos’è successo? È successo che a un certo punto i mezzi per fare i libri, i mezzi di produzione, come si diceva una volta nell’era delle ideologie, non sono più esclusiva di pochi, cioè delle case editrici, ma sono a disposizione di gente, tipo noi, che una mattina si svegliano e si mettono a pubblicare degli ebook. E noi lo facciamo gratis, ma c’è anche chi li vende.
Forse avete presente quel bellissimo film, e anche il libro, ma più il film per quelli della mia generazione, che è La Storia Infinita, dove una nube tumultuosa erode sempre più velocemente Fantasya, il mondo creato dall’immaginazione della gente. Quella nube tumultuosa è chiamata, nel film, il Nulla e rappresenta la mancanza di immaginazione di chi ha smesso di sognare e di leggere i libri. Ora, se ci concedete un paragone azzardatissimo, quel Nulla, nel caso nostro – e anche un po’ e soprattutto nel caso vostro, e con vostro ci rivolgiamo alle case editrici esistenti, piccole, medie o grosse che siano – quel Nulla, dicevamo, nel caso vostro, non è tanto la mancanza di immaginazione o l’incapacità di sognare della gente che non legge i libri – che è un altro discorso e che non ci compete – quanto un Troppo, una mole senza forma, ma sempre tumultuosa, di informazioni e rumore, rappresentata dalla gran quantità di autoproduzioni, autopubblicazioni, eccetera, che erode sempre più velocemente la Fantasya dell’editoria. È un Troppo, questa mole, questa nube, che rischia di disorientare anche il lettore.
E dove andiamo?, si chiedono gli uccelli che svolazzano dopo la schioppettata. Proviamo a tornare sul ramo dov’eravamo prima, pensano le case editrici in volo disorientate alla rinfusa. Ed ecco comparire sistemi di protezione anti-pirateria come i DRM, e prezzi di vendita ingiustificabili rispetto all’editoria tradizionale e alla sua filiera che passava attraverso gli alberi e i boscaioli, la carta e i tipografi, i distributori e le librerie. Ma sembra tutto inutile, la nube del self-publishing avanza e s’insinua sempre di più nella Fantasya degli editori, tanto che noi, che pubblichiamo, nel nostro piccolo con un certo successo, degli ebook gratuiti, siamo un po’ come Gmorg, il lupo nero della Storia Infinita che aiuta l’avanzata del Nulla: non facciamo altro che alimentare il Troppo, anche se facendolo ci divertiamo come dei matti.
E allora come facciamo adesso?, si chiedono forse gli editori alla rinfusa, molti ancora convinti di poter tornare sul ramo dov’erano prima, quando vedono che senza carta non c’è più nemmeno l’albero su cui s’erano appollaiati. Come facciamo?, si chiedono gli editori, ora che il nostro monopolio è intaccato, ora che i mezzi di produzione dei libri sono così semplici e alla portata di tutti, ora che anche i mezzi per aggirare le protezioni inutili che ci sono sui libri sono in mano ai ragazzini, ora che leggere un libro senza pagarlo è facilissimo, ora che la nostra Fantasya, che già era ostacolata dal mercato, dalla mancanza di lettori e dalla trasformazione dei loro superstiti in consumatori, dalla crisi, dai governi e dalla Grecia, è minacciata dalle orde indipendenti del self-publishing. Come facciamo?, chiedono gli editori.
Come fate? Eh?
Non venite a chiederlo a noi, vi rispondiamo. Non lo sappiamo. Noi siamo solo una casa editrice inesistente, facciamo un po’ come ci pare. Ma noi siamo soprattutto lettori, e in quanto lettori siamo disorientati. Una volta c’eravate voi, editori, una volta tanto tempo fa, molto prima che il digitale diventasse cosa di tutti i giorni da tenere in tasca, molto molto prima, quando eravate voi a indicare una strada, a creare quel mondo dell’immaginazione in cui passavamo i nostri pomeriggi, nelle nostre camerette, a leggere le cose che pubblicavate. Adesso c’è il Troppo: il Troppo nelle pubblicazioni, nelle autopubblicazioni, nelle autoproduzioni; il Troppo nella critica, nelle recensioni, nelle segnalazioni in rete; il Troppo informe che avanza ed erode la vostra credibilità.
Non lo sappiamo, come fate e come farete. Non è affar nostro. Ma una cosa, secondo noi, bisogna che la facciate, perché non è solo il possesso dei mezzi di produzione a fare un libro, a fare i libri. Ci sono delle responsabilità sulla diffusione della cultura, sulla qualità delle pubblicazioni, sulla scelta tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha, ci sono delle regole da gestire sull’equità dei compensi per chi lavora nella cultura del quartario, come lo definiva Bianciardi, e per quelli che troppo spesso vengono dimenticati in questi discorsi in cui gli editori e i lettori sembrano le sole forze che muovono e padroneggiano il mondo dell’immaginario, e sto parlando degli scrittori.
Non lo sappiamo, cosa farete per evitare che la vostra Fantasya venga disgregata fino all’ultimo granello. Certo non saranno delle protezioni informatiche o dei prezzi insensati a fermare la rovina morale ed economica che già ha distrutto altri settori della cultura. A differenza degli altri settori, però, la letteratura continuerà a vivere con o senza di voi, con o senza la carta, con o senza ciò che da qualche secolo, nemmeno tanti, in verità, chiamiamo libro. Quello che dovete fare è inventare un modo nuovo di fare editoria. Ricreare Fantasya dal Nulla. Quello che dovete fare è guardare in faccia il Troppo che avanza, cercare di capirlo e razionalizzarlo, rendervi conto che il Troppo sta parlando con voi, che siete già coinvolti. Allora dovreste alzarvi in piedi nella soffitta in cui state cercando di capire cosa succede, spalancare la finestra sul temporale che c’è là fuori, e urlare un nome nuovo per l’Imperatrice.
Grazie.
Abbiamo finito.
__________
Poi, io lo so che a braccio son poco pratico, e c'è della gente, dopo, ho scoperto, che si è lamentata della risposta che ho dato a una domanda, dove ho detto che per fare un ebook, siamo sinceri, ci vogliono due click. Ecco, a me sembrava di aver detto che per fare di un file di testo un ebook ci vogliono due click, che è vero. Per fare di un ebook un bel libro, invece, serve qualcosa che si chiama editore, qualunque cosa significhi o significherà editore. Poi però non sono sicuro, che io, parlare a braccio, son poco capace. Dicono che, comunque, nei prossimi giorni mettono tutti i filmati su Rai Edu Letteratura. Un po' mi vergogno.
Buonasera.
Si sente se parlo così?
Prima di cominciare vorremmo ringraziare l’organizzazione di LibrInnovando 2012 – fin qui ci è sembrato interessantissimo e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione; poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi, portate pazienza; avevo anche la stampante rotta e allora, scusate, ho messo tutto sul Kindle; e bisogna anche che vi confessi che questo intervento l’ho scritto insieme al mio socio carlo dulinizo, l’altro giorno, senza avere la benché minima idea di cos’avrebbero detto gli altri interventi di LibrInnovando e, insomma, se dico delle cose insensate o che son già state dette, portate pazienza anche qui – comunque, ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare il nostro amico eFFe e Luisa Capelli, che ci tenevano così tanto che dicessimo qualcosa oggi da convincerci a venire qui, su questo pulpito, a parlare di questioni che, sinceramente, conosciamo poco.
Il nostro intervento si intitola Un nome nuovo per l’Imperatrice, ha per sottotitolo contro la minaccia del self-publishing e affronta questioni legate alla creazione e alla distribuzione degli ebook, e all’editoria digitale in generale, questioni per le quali abbiamo idee abbastanza confuse, tranne forse sulla prima, la creazione degli ebook, della quale qualcosa sappiamo.
***
Intanto ci presentiamo (se parlo al plurale non è che son diventato matto, ma è perché, come dicevo, il discorso è stato scritto a quattro mani da me e dal mio socio carlo dulinizo). Io mi chiamo Marco Manicardi, faccio l’ingegnere e vivo a Carpi, in provincia di Modena; il mio socio si chiama Luca Zirondoli, anche se in rete si fa chiamare carlo dulinizo, fa il disoccupato e vive a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Insieme abbiamo fondato un blog vagamente letterario di nome Barabba e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo e gratuito sulla Resistenza che abbiamo pubblicato sul blog e che s'intitolava Schegge di Liberazione, abbiamo fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no.
Barabba Edizioni è una casa editrice inesistente nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, e collettivi: uno era Schegge di Liberazione, appunto, nel 2010, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, nel 2011, in tre volumi, e un libro sulle Cicatrici che ha anche avuto un discreto successo multimediatico, se mi passate il termine. E poi abbiamo pubblicato anche delle altre cose, ma non stiamo a dilungarci, è tutto in rete. In totale, comunque, a oggi, il nostro catalogo gratuito conta 12 ebook.
Poi, non contenti, abbiamo addirittura fondato una collana editoriale inesistente e che non pubblica niente dal nome Barabba Elettrolibri, dove ci limitiamo a convertire in ebook e a rendere disponibili in rete dei racconti o dei libri che autori che ci piacciono – tipo Gianni Solla o Azael, per fare due nomi – hanno messo a disposizione gratis in pdf sui loro siti. Glielo chiediamo, e li pubblichiamo ancor prima di leggerli, delle volte, questi libri, ché in pdf, scusate, ma si fa fatica. E quindi con Barabba Elettrolibri abbiamo pubblicato, a oggi, 8 ebook di autori diversi.
In tutto, tra Barabba Edizioni e Barabba Elettrolibri, sono 20 ebook pubblicati gratuitamente in rete in quasi due anni precisi. E a guardarli bene, questi 20 ebook, non è che siano poi così diversi, qualitativamente, da quelli che vengon venduti su Amazon, Bookrepublic, IBS, eccetera. Insomma, mica male per una casa editrice che non esiste.
Nel frattempo, son quasi due anni che insieme agli altri barabbisti, che son quelli che scrivono con noi su Barabba – prima eravamo solo in due, a scriverci, su Barabba, adesso siamo circa una decina – insieme agli altri barabbisti, dicevo, sono ormai due anni che giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta accompagnati da della musica. Soprattutto Schegge di Liberazione, quello sulla Resistenza, che è un argomento che, oltre a essere importante, si vede che la gente è interessata perché ci chiamano dappertutto. E tutto questo viavai di reading e di ebook è successo un po' per caso, che non ce l’aspettavamo. Talmente per caso che ci chiediamo sempre come mai veniamo chiamati in queste occasioni, diciamo, istituzionali a parlare di ebook, come sta succedendo adesso o come, ad esempio, è successo al Salone del Libro di Torino dell’anno scorso, dove son rimasti così contenti che ci han chiamato a dire delle cose anche quest’anno. Ma comunque, adesso siamo qua, a LibrInnovando 2012, e adesso arriviamo alle cose importanti del nostro discorso, portate pazienza ancora qualche minuto, in tutto ne abbiamo una decina, di minuti, e tre saran già passati...
***
Quello che volevamo dire è che a noi, che veniamo da una provincia piatta dell’Emilia, e qualcuno anche dalla campagna, la situazione attuale, parlando di editoria digitale, ci fa venire in mente quegli alberi pieni di uccelli che quando arriva una schioppettata da lontano si alzano in volo alla rinfusa, per poi cercare di tornare appena possibile sul ramo dov’erano prima. Ecco, adesso, sempre parlando di editoria digitale, ci sembra che la schioppettata è ancora lì che risuona nell’aria, e gli uccelli son tutti alla rinfusa a chiedersi: cos’è successo? dove andiamo? come facciamo? E si creano occasioni come questa dove ognuno dice la sua in attesa, sembra, di poter tornare sul ramo dov’era prima.
Eh, cos’è successo? È successo che a un certo punto i mezzi per fare i libri, i mezzi di produzione, come si diceva una volta nell’era delle ideologie, non sono più esclusiva di pochi, cioè delle case editrici, ma sono a disposizione di gente, tipo noi, che una mattina si svegliano e si mettono a pubblicare degli ebook. E noi lo facciamo gratis, ma c’è anche chi li vende.
Forse avete presente quel bellissimo film, e anche il libro, ma più il film per quelli della mia generazione, che è La Storia Infinita, dove una nube tumultuosa erode sempre più velocemente Fantasya, il mondo creato dall’immaginazione della gente. Quella nube tumultuosa è chiamata, nel film, il Nulla e rappresenta la mancanza di immaginazione di chi ha smesso di sognare e di leggere i libri. Ora, se ci concedete un paragone azzardatissimo, quel Nulla, nel caso nostro – e anche un po’ e soprattutto nel caso vostro, e con vostro ci rivolgiamo alle case editrici esistenti, piccole, medie o grosse che siano – quel Nulla, dicevamo, nel caso vostro, non è tanto la mancanza di immaginazione o l’incapacità di sognare della gente che non legge i libri – che è un altro discorso e che non ci compete – quanto un Troppo, una mole senza forma, ma sempre tumultuosa, di informazioni e rumore, rappresentata dalla gran quantità di autoproduzioni, autopubblicazioni, eccetera, che erode sempre più velocemente la Fantasya dell’editoria. È un Troppo, questa mole, questa nube, che rischia di disorientare anche il lettore.
E dove andiamo?, si chiedono gli uccelli che svolazzano dopo la schioppettata. Proviamo a tornare sul ramo dov’eravamo prima, pensano le case editrici in volo disorientate alla rinfusa. Ed ecco comparire sistemi di protezione anti-pirateria come i DRM, e prezzi di vendita ingiustificabili rispetto all’editoria tradizionale e alla sua filiera che passava attraverso gli alberi e i boscaioli, la carta e i tipografi, i distributori e le librerie. Ma sembra tutto inutile, la nube del self-publishing avanza e s’insinua sempre di più nella Fantasya degli editori, tanto che noi, che pubblichiamo, nel nostro piccolo con un certo successo, degli ebook gratuiti, siamo un po’ come Gmorg, il lupo nero della Storia Infinita che aiuta l’avanzata del Nulla: non facciamo altro che alimentare il Troppo, anche se facendolo ci divertiamo come dei matti.
E allora come facciamo adesso?, si chiedono forse gli editori alla rinfusa, molti ancora convinti di poter tornare sul ramo dov’erano prima, quando vedono che senza carta non c’è più nemmeno l’albero su cui s’erano appollaiati. Come facciamo?, si chiedono gli editori, ora che il nostro monopolio è intaccato, ora che i mezzi di produzione dei libri sono così semplici e alla portata di tutti, ora che anche i mezzi per aggirare le protezioni inutili che ci sono sui libri sono in mano ai ragazzini, ora che leggere un libro senza pagarlo è facilissimo, ora che la nostra Fantasya, che già era ostacolata dal mercato, dalla mancanza di lettori e dalla trasformazione dei loro superstiti in consumatori, dalla crisi, dai governi e dalla Grecia, è minacciata dalle orde indipendenti del self-publishing. Come facciamo?, chiedono gli editori.
Come fate? Eh?
Non venite a chiederlo a noi, vi rispondiamo. Non lo sappiamo. Noi siamo solo una casa editrice inesistente, facciamo un po’ come ci pare. Ma noi siamo soprattutto lettori, e in quanto lettori siamo disorientati. Una volta c’eravate voi, editori, una volta tanto tempo fa, molto prima che il digitale diventasse cosa di tutti i giorni da tenere in tasca, molto molto prima, quando eravate voi a indicare una strada, a creare quel mondo dell’immaginazione in cui passavamo i nostri pomeriggi, nelle nostre camerette, a leggere le cose che pubblicavate. Adesso c’è il Troppo: il Troppo nelle pubblicazioni, nelle autopubblicazioni, nelle autoproduzioni; il Troppo nella critica, nelle recensioni, nelle segnalazioni in rete; il Troppo informe che avanza ed erode la vostra credibilità.
Non lo sappiamo, come fate e come farete. Non è affar nostro. Ma una cosa, secondo noi, bisogna che la facciate, perché non è solo il possesso dei mezzi di produzione a fare un libro, a fare i libri. Ci sono delle responsabilità sulla diffusione della cultura, sulla qualità delle pubblicazioni, sulla scelta tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha, ci sono delle regole da gestire sull’equità dei compensi per chi lavora nella cultura del quartario, come lo definiva Bianciardi, e per quelli che troppo spesso vengono dimenticati in questi discorsi in cui gli editori e i lettori sembrano le sole forze che muovono e padroneggiano il mondo dell’immaginario, e sto parlando degli scrittori.
Non lo sappiamo, cosa farete per evitare che la vostra Fantasya venga disgregata fino all’ultimo granello. Certo non saranno delle protezioni informatiche o dei prezzi insensati a fermare la rovina morale ed economica che già ha distrutto altri settori della cultura. A differenza degli altri settori, però, la letteratura continuerà a vivere con o senza di voi, con o senza la carta, con o senza ciò che da qualche secolo, nemmeno tanti, in verità, chiamiamo libro. Quello che dovete fare è inventare un modo nuovo di fare editoria. Ricreare Fantasya dal Nulla. Quello che dovete fare è guardare in faccia il Troppo che avanza, cercare di capirlo e razionalizzarlo, rendervi conto che il Troppo sta parlando con voi, che siete già coinvolti. Allora dovreste alzarvi in piedi nella soffitta in cui state cercando di capire cosa succede, spalancare la finestra sul temporale che c’è là fuori, e urlare un nome nuovo per l’Imperatrice.
Grazie.
Abbiamo finito.
__________
Poi, io lo so che a braccio son poco pratico, e c'è della gente, dopo, ho scoperto, che si è lamentata della risposta che ho dato a una domanda, dove ho detto che per fare un ebook, siamo sinceri, ci vogliono due click. Ecco, a me sembrava di aver detto che per fare di un file di testo un ebook ci vogliono due click, che è vero. Per fare di un ebook un bel libro, invece, serve qualcosa che si chiama editore, qualunque cosa significhi o significherà editore. Poi però non sono sicuro, che io, parlare a braccio, son poco capace. Dicono che, comunque, nei prossimi giorni mettono tutti i filmati su Rai Edu Letteratura. Un po' mi vergogno.
mercoledì 1 febbraio 2012
Le domande che non vi ho fatto
L'altro ieri sera a Milano, in zona Garibaldi, al piano -1 di un lounge bar/hotel/non ho ben capito, c'erano più di trenta persone riunite, per confrontarsi sui temi del lavoro editoriale oggi, nel 2012, a fine gennaio, dopo il Grande Natale del Kindle in Italia, attorno a un tavolo ovale . Erano lì principalmente per discorrere di un aspetto preciso del lavoro editoriale: la narrativa. La domanda che campeggiava a cappello dell'incontro, infatti, era: "Dove sta andando la narrativa?".
Sempre che si stia muovendo, eh.
All'incontro c'ero anche io.
Al tavolo sedevano editor, editori e svariati blogger che si occupano di faccende letterarie, autori, twitter addicted, caporedattori e redattori di riviste letterarie. All'interno di queste categorie, io ero lì in qualità di lettore, che è poi la cosa più banale che possiate immaginare, lo riconosco, presenziando a un incontro del genere, non fosse altro perché tutti sono primariamente lettori. Allo stesso tempo, però, è l'unica cosa sensata che mi è venuta in mente quando, toccato a me il microfono, ho detto: nome, cognome e perché mi trovavo lì.
Nel corso di quasi due ore ognuno ha detto la sua; io e anche altri no, non c'è stato il tempo, eravamo in troppi per riuscire a concentrarsi su poche cose specifiche da portare avanti, e questo è stato il primo difetto dell'incontro. Non farò riassunti, né cronache dettagliate. Il punto, se un punto va trovato, è un altro.
Interessante è stato ascoltare opinioni e punti di vista attorno al concetto di lettore, lettura e mestiere editoriale e il motivo principale di interesse era che non si scivolava nel falso problema di voler definire a tutti i costi una dicotomia sostanziale tra lettori, editori e mestiere editoriale di carta e lettori, editori e mestiere editoriale digitale. Si era iniziato molto bene, ma il resto dell'incontro si è spento, ad esempio, sulla necessità di capire come si trasforma il mestiere editoriale con il supporto tecnologico accanto, i problemi morali eventuali legati a tale cambiamento, come poter reagire al self-publishing selvaggio per salvare la paternità dell'autorialità editoriale.
Il passo successivo sarebbe stato spostarsi su questioni come la percezione della narrativa, le abitudini di fruizione della narrativa, le abitudini di lettura e l'intreccio tra i diversi modi in cui io-lettore di libri di narrativa posso prendere un contenuto e leggerlo, parlarne, prestarlo, cestinarlo, riceverlo in regalo e rimetterlo in moto senza che né l'editore né l'autore possa di fatto impedirmelo.
Le domande che non ti ho fatto, a te che stampi, a te che non stampi o a te che ne parli, sono relative al lettore, in sostanza. Sono quelle che riguardano il mestiere di leggere che forse si sta affinando sempre di più, circondato da mezzi e possibilità prima inesistenti, e che sta continuando a essere un mestiere fisico, che contemplerà spazi nuovi e vecchi che si uniscono - lettori di ebook, libri rilegati, librerie, piazze, blog letterari, riviste letterarie, il circolo dei lettori di quartiere, il mio amico al bar o il mio comodino.
Le domande che, invece, vi siete fatti - come si mappa un lettore digitale, l'editor non servirà più, la professionalità dell'impaginatore sarà mandata alle ortiche, il self-publishing è una aberrazione, esiste una possibilità di nicchie di mercato raggiungibili più facilmente, eccetera - non hanno tenuto conto, o forse non lo si è esplicitato a dovere, del ruolo del lettore nel governo dei contenuti spiccioli (parole e punti e virgola), cioè quello di cui si ciba un autore e nel definire la necessità di un libro, che è la stessa necessità che sente intimamente un editor nel fare il suo lavoro.
Tra queste righe qui sopra, se ci siete abituati, potrete inserire l'aggettivo che secondo voi meglio definisce il campo fra "cartaceo" e "digitale": io non li ho messi apposta, secondo me non servono. Il mio mestiere di lettore non fa nessuna differenza tra cartaceo e digitale e rimarrà fedele ai miei gusti e alle mie abitudini in evoluzione. Voi potete decidere a che punto intervenire, se intervenire vi conviene o vi interessa.
***
L'incontro era hashtaggato su twitter, come si dice in gergo tecnico: cip cip.
Sempre che si stia muovendo, eh.
All'incontro c'ero anche io.
Al tavolo sedevano editor, editori e svariati blogger che si occupano di faccende letterarie, autori, twitter addicted, caporedattori e redattori di riviste letterarie. All'interno di queste categorie, io ero lì in qualità di lettore, che è poi la cosa più banale che possiate immaginare, lo riconosco, presenziando a un incontro del genere, non fosse altro perché tutti sono primariamente lettori. Allo stesso tempo, però, è l'unica cosa sensata che mi è venuta in mente quando, toccato a me il microfono, ho detto: nome, cognome e perché mi trovavo lì.
Nel corso di quasi due ore ognuno ha detto la sua; io e anche altri no, non c'è stato il tempo, eravamo in troppi per riuscire a concentrarsi su poche cose specifiche da portare avanti, e questo è stato il primo difetto dell'incontro. Non farò riassunti, né cronache dettagliate. Il punto, se un punto va trovato, è un altro.
Interessante è stato ascoltare opinioni e punti di vista attorno al concetto di lettore, lettura e mestiere editoriale e il motivo principale di interesse era che non si scivolava nel falso problema di voler definire a tutti i costi una dicotomia sostanziale tra lettori, editori e mestiere editoriale di carta e lettori, editori e mestiere editoriale digitale. Si era iniziato molto bene, ma il resto dell'incontro si è spento, ad esempio, sulla necessità di capire come si trasforma il mestiere editoriale con il supporto tecnologico accanto, i problemi morali eventuali legati a tale cambiamento, come poter reagire al self-publishing selvaggio per salvare la paternità dell'autorialità editoriale.
Il passo successivo sarebbe stato spostarsi su questioni come la percezione della narrativa, le abitudini di fruizione della narrativa, le abitudini di lettura e l'intreccio tra i diversi modi in cui io-lettore di libri di narrativa posso prendere un contenuto e leggerlo, parlarne, prestarlo, cestinarlo, riceverlo in regalo e rimetterlo in moto senza che né l'editore né l'autore possa di fatto impedirmelo.
Le domande che non ti ho fatto, a te che stampi, a te che non stampi o a te che ne parli, sono relative al lettore, in sostanza. Sono quelle che riguardano il mestiere di leggere che forse si sta affinando sempre di più, circondato da mezzi e possibilità prima inesistenti, e che sta continuando a essere un mestiere fisico, che contemplerà spazi nuovi e vecchi che si uniscono - lettori di ebook, libri rilegati, librerie, piazze, blog letterari, riviste letterarie, il circolo dei lettori di quartiere, il mio amico al bar o il mio comodino.
Le domande che, invece, vi siete fatti - come si mappa un lettore digitale, l'editor non servirà più, la professionalità dell'impaginatore sarà mandata alle ortiche, il self-publishing è una aberrazione, esiste una possibilità di nicchie di mercato raggiungibili più facilmente, eccetera - non hanno tenuto conto, o forse non lo si è esplicitato a dovere, del ruolo del lettore nel governo dei contenuti spiccioli (parole e punti e virgola), cioè quello di cui si ciba un autore e nel definire la necessità di un libro, che è la stessa necessità che sente intimamente un editor nel fare il suo lavoro.
Tra queste righe qui sopra, se ci siete abituati, potrete inserire l'aggettivo che secondo voi meglio definisce il campo fra "cartaceo" e "digitale": io non li ho messi apposta, secondo me non servono. Il mio mestiere di lettore non fa nessuna differenza tra cartaceo e digitale e rimarrà fedele ai miei gusti e alle mie abitudini in evoluzione. Voi potete decidere a che punto intervenire, se intervenire vi conviene o vi interessa.
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L'incontro era hashtaggato su twitter, come si dice in gergo tecnico: cip cip.
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