giovedì 15 aprile 2010
Metamorphosis Now Redux
Cosa m'è avvenuto? pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una baracca di giuste proporzioni, soltanto un po' piccola, se ne stava tranquilla fra le quattro ben note lamiere. Sul comodino, la pistola, l'elmetto e le sigarette – Samson era un marine – e sopra, appeso alla parete, un ritratto, ritagliato da lui – non era molto – da una rivista illustrata e messo dentro una bella cornice di legno: raffigurava una pin-up seduta, ma ben dritta sul busto, con addosso soltanto un berretto e un boa di pelliccia; essa levava incontro a chi guardava due labbra rosse e socchiuse, in cui si leggeva un minuscolo iloveyou.
Lo sguardo di Gregory si rivolse allora verso la finestra, e il solito cielo grigiastro indocinese (si sentivano battere le gocce di pioggia sul vetro) lo immalinconì completamente. Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia? pensò; ma ciò era assolutamente impossibile, perché Gregory era abituato a dormire sulla destra, ma non voleva che lo vedessero i commilitoni, nelle sue attuali condizioni, in quella posizione. Per quanto si gettasse con tutta la sua forza da quella parte, ce n’era sempre uno che dormiva intorno a lui: provò per cento volte, chiuse gli occhi per non veder le sue manine giallastre, e rinunciò soltanto quando cominciò a sentire che qualcuno smetteva di russare, qualcuno che avrebbe potuto alzare la testa e vederlo.
O mio Dio, pensava, che grandissima sfiga mi è capitata! Ogni giorno su e giù per questo paese di merda. L'affanno nella jungla è molto più intenso che alla base, e v'è per giunta questa piaga della fanteria, le preoccupazioni per le imboscate, la nutrizione irregolare e cattiva; le relazioni cogli uomini poi cambiano ad ogni momento e non possono mai diventare durature né cordiali, qui si muore facile. Al diavolo ogni cosa! Sentendo un leggero prurito nella parte più alta del ventre, si spinse lentamente sulla schiena verso una colonnetta della branda per poter alzar meglio il capo: il punto che pizzicava era tutto coperto di puntini neri, di cui non sapeva che pensare; si provò a toccarlo con una mano, ma subito la ritrasse perché al primo contatto lo aveva percorso un brivido.
Così sdrucciolò di nuovo nella posizione di prima: queste levatacce, pensava, istupidiscono completamente. L'uomo deve avere il suo sonno. Gli alti ufficiali vivono come donne in un harem. Quando io, per esempio, durante la mattinata vado all'adunata con l’elmetto già in testa e una rasatura veloce, quegli ufficiali stanno appena facendo colazione. Dovrei provare a farlo io, con il colonnello! Volerei via in un baleno. Chi sa, del resto, potrebbe essere un vantaggio per me! Se non fossi di leva, se fossi un volontario, mi sarei congedato da un pezzo: me ne sarei andato dal colonnello e gli avrei detto il mio parere dal profondo del cuore. Sarebbe sceso allora dalla sua scrivania! Anche quella è una bella invenzione, mettersi dietro una scrivania a parlare dall'alto in basso col sottoposto, il quale poi gli si deve avvicinare sempre di più a causa della sua sordità. Be', ogni speranza non è perduta: una volta che io abbia accoppato abbastanza vietcong e finito il mio anno qui nella jungla – ancora cinque o sei mesi – questo lo farò senz'altro. Allora avverrà il gran distacco. Intanto bisogna che io mi alzi in ogni modo perché l'adunata è alle cinque.
(è stato pubblicato qui, insieme agli altri brani in concorso, quel concorso vinto da carlo dulinizo)
Schegge di Liberazione: deadline!
mercoledì 14 aprile 2010
La prima volta
Erano tempi che un bambino di otto o nove anni lo lasciavano andare in giro randagio per le strade, con la bici – una bellissima bmx bianca che un anno dopo un bastardo mi ha rubato – su e giù per il paese senza problemi, bastava tornare a casa prima della mamma dal lavoro e tutto andava bene. Allora inforco il mio bolide e raggiungo Paolo al campetto.
Me l'hanno buttato in giardino dalla statale, mi dice Paolo mentre tira fuori dallo zainetto una rivista patinata e colorata come il Grandhotel della nonna, ma con delle persone nude. La sfogliamo tutta, in silenzio. Ci guardiamo e non ridiamo. Ripartiamo dalla prima pagina e la sfogliamo ancora tutta, in silenzio. Ci guardiamo e siamo perplessi.
Quella era la prima volta che vedevo una vagina, aperta, intendo, quella della mamma sotto la doccia non vale. Mi è sembrata brutta, subito, ma profumata, non so perché. Poi c'era quella specie di fotoromanzo, come il Grandhotel della nonna ma coi corpi nudi. C'era quella frase, me la ricordo come se fosse ieri, che diceva: Yvonne avviluppa la sua lingua sulla fava di Yves.
La prima volta che mi son trovato di fronte alle meccaniche sessuali, a otto o nove anni – poi le questioni logistiche, filosofiche, sentimentali e comportamentali sarebbero arrivate dopo, ora c'era solo la meccanica nuda e cruda, cosa si mette dove e cosa si fa come – la prima volta che ho avuto a che fare con la meccanica del sesso ho imparato un verbo nuovo, avviluppare, e dei nomi strani, Yvonne e Yves.
Mica male, come inizio.
(queste cose mi sono ripiombate in testa per via di quel saggio grand'uomo dello splendido quarantenne e quel mattacchione dello Sba. Allora le ho scritte. Scusate se ho turbato la sensibilità di qualcuno.)
lunedì 12 aprile 2010
Biografie essenziali (29)
Biografie essenziali (28)
Biografie essenziali (27)
domenica 11 aprile 2010
Un mondo
sabato 10 aprile 2010
Due volte al giorno
giovedì 8 aprile 2010
Schegge di Liberazione: Esempi d'autore - 2+2=4
Oviedo, città di ottantamila abitanti, non si muove. Il proletariato si limita a proclamare lo sciopero nazionale. La guarnigione, profittando dell'inerzia del proletariato, si organizza con tutta calma alla difesa e si barrica nei principali edifici: fabbrica di armi, caserma di fanteria, cattedrale, Monte di Pietà, Governatorato, caserma di Campoamor. fra fanteria, Carabinieri, Guardie Civili e Guardie d'Assalto, le truppe non sono superiori a 1500 uomini. Il loro morale è scosso dal trionfo dell'insurrezione. Lo si vedrà dai primi scontri di pattuglia e dalla difesa del municipio.
Il Comitato regionale fa scendere a Oviedo cinquemila minatori. Il proletariato della città si unisce a loro.
Gli insorti non dispongono che di un migliaio di fucili, tolti dalle caserme occupate e da alcuni propri depositi clandestini. In compenso, sono abbondantemente muniti di cartucce di gelatina che sanno impiegare con maestria sovrana. Con la gelatina sono stati attaccati e presi il municipio, difeso dalle Guardie d'Assalto di Mieres, principale centro dell'insurrezione; la caserma della Guardia Civile di Turòn, la caserma dei Carabinieri di Mongaia e la fabbrica di Trubia.
Nella fabbrica d'armi di Oviedo vi sono 24.000 fucili e un centinaio di mitragliatrici. Essa è difesa da 150 soldati.
Le munizioni, in quantità ingente, sono custodite nella caserma di fanteria, ove, per ordine del governo, erano state trasportate da alcuni giorni. La caserma è difesa dal grosso della guarnigione: 800 uomini. Gli insorti conoscono tutti questi dati.
Che fanno gli insorti?
Essi stanno sulla difensiva. presi a fucilate dagli edifici ove è barricata la truppa, si arrestano. Si accontentano della presa del municipio, conquistato dopo una breve scaramuccia, ché i difensori ripiegano frettolosamente nella vicina caserma di Campoamor. E attendono, inattivi.
Eppure l'azione offensiva appare così chiara! Impadronirsi della fabbrica d'armi, successivamente attaccare la caserma di fanteria e procurarsi le munizioni, investire in seguito gli altri reparti barricati, e, padroni della città, armare e inquadrare da trentamila a quarantamila minatori, operia e contadini, e ampliare il teatro dell'insurrezione.
(E. Lussu, Teoria dell'Insurrezione, Gwynplaine edizioni, pp. 189-191)
Avete 8 giorni esatti per mandare un racconto, un pamphlet, un'immagine, un fumetto sulla Resistenza. L'indirizzo è sempre lo stesso: marcomncrd chiocciola gmail punto com. Barabba dice 26 X 1.
lunedì 5 aprile 2010
Biografie essenziali (26)
Biografie essenziali (25)
Biografie essenziali (24)
sabato 3 aprile 2010
Il nulla
BARABBA (con voce tremante): Il regno dei morti?... Il regno dei morti?... Com'è! Tu che ci sei stato! Dimmi com'è!
IL RESUSCITATO (lo guarda interrogativo come se non avesse ben capito cosa intenda): Com'è?
BARABBA: Sì! Che cos'è! Quel posto dove sei stato!
IL RESUSCITATO (indugia a rispondere, si capisce che non gli piace la veemenza dell'altro): Io non sono stato in nessun posto. Sono solo stato morto. E la morte è il nulla.
BARABBA: Il nulla?
IL RESUSCITATO: E che cosa dovrebbe essere?
BARABBA lo fissa.
IL RESUSCITATO: Pensi che dovrei raccontarti qualcosa sul regno dei morti? Non posso. Il regno dei morti è il nulla. C'è... ma è il nulla.
giovedì 1 aprile 2010
Schegge di Liberazione: un gemellaggio veneziano
Ora sapete che fine alternativa faranno i vostri pezzi. Vale il silenzio-assenso, quindi se non volete che le vostre opere partecipino all'iniziativa veneziana - a parte che sareste sgarbatissimi - ditemi qualcosa e le teniamo solo nell'ebook - però, dai, pensa che bello sapere che le proiettano su una villa.Siamo un'associazione di Venezia, il 25 aprile organizziamo un evento per la festa della Liberazione. Ci piacerebbe che Schegge di Liberazione potesse farne parte, dando spazio ai pezzi che raccogliete, facendo così partecipare al "nostro" racconto della Resistenza anche chi la celebra altrove.
Chi siamo:
Luoghi Comuni, associazione culturale. Da qualche anno proviamo a fare piccole cose nella terraferma veneziana - tra Mestre e Marghera - proponendo occasioni di riqualificazione ad alcuni dei posti urbanisticamente più tristi conosciuti, offrendo alla gioventù di provincia un pretesto per uscire dal disco pub e rendere un po' più vitale il posto in cui vive.
Cosa facciamo il 25
Per la Liberazione stiamo organizzando una giornata in parallelo alle manifestazioni tradizionali dell'ANPI. Utilizzeremo il parco di una Villa nel centro di Mestre (Villa Franchin), faremo musica, balli popolari, spritz a gogo, frizzi e lazzi vari. Il tutto si concluderà con il reading/concerto di RAZZA PARTIGIANA (Wu Ming 2 e altri), ovvero la storia di Giorgio Marincola, partigiano nero e italiano. L'evento è supportato dall'ANPI e si inserisce all'interno di un progetto del Ministero della Gioventù e delle Politiche Giovanili del Comune.
Perché?
Schegge di Liberazione è un'idea che ci piace e vorremmo che fosse apprezzata anche attraverso il nostro "evento". Ci piacerebbe dare spazio ai racconti che state raccogliendo e alle "schegge" già postate nel blog: pensavo che avremmo potuto proiettarle sui muri della villa o farne dei cartelli da disseminare nel parco, in modo da dare presenza a quello che la giornata ricorda. Il tutto avverrebbe, naturalmente, citando voi, la vostra iniziativa e gli autori dei pezzi che sceglieremo.
Schegge di Liberazione: tutto revocato
Avete 15 giorni esatti per mandare un racconto, un pamphlet, un'immagine, un fumetto sulla Resistenza. L'indirizzo è sempre lo stesso: marcomncrd chiocciola gmail punto com. Barabba dice 26 X 1.