BARABBA (con voce tremante): Il regno dei morti?... Il regno dei morti?... Com'è! Tu che ci sei stato! Dimmi com'è!Buona Pasqua.
IL RESUSCITATO (lo guarda interrogativo come se non avesse ben capito cosa intenda): Com'è?
BARABBA: Sì! Che cos'è! Quel posto dove sei stato!
IL RESUSCITATO (indugia a rispondere, si capisce che non gli piace la veemenza dell'altro): Io non sono stato in nessun posto. Sono solo stato morto. E la morte è il nulla.
BARABBA: Il nulla?
IL RESUSCITATO: E che cosa dovrebbe essere?
BARABBA lo fissa.
IL RESUSCITATO: Pensi che dovrei raccontarti qualcosa sul regno dei morti? Non posso. Il regno dei morti è il nulla. C'è... ma è il nulla.
(Pär Lagerkvist, Barabba - Dramma in due atti. Ed. Iperborea pagg. 46-47. Il Resuscitato è Lazzaro.)
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domenica 12 aprile 2020
Il nulla
domenica 20 aprile 2014
Il nulla
BARABBA (con voce tremante): Il regno dei morti?... Il regno dei morti?... Com'è! Tu che ci sei stato! Dimmi com'è!Buona Pasqua.
IL RESUSCITATO (lo guarda interrogativo come se non avesse ben capito cosa intenda): Com'è?
BARABBA: Sì! Che cos'è! Quel posto dove sei stato!
IL RESUSCITATO (indugia a rispondere, si capisce che non gli piace la veemenza dell'altro): Io non sono stato in nessun posto. Sono solo stato morto. E la morte è il nulla.
BARABBA: Il nulla?
IL RESUSCITATO: E che cosa dovrebbe essere?
BARABBA lo fissa.
IL RESUSCITATO: Pensi che dovrei raccontarti qualcosa sul regno dei morti? Non posso. Il regno dei morti è il nulla. C'è... ma è il nulla.
(Pär Lagerkvist, Barabba - Dramma in due atti. Ed. Iperborea pagg. 46-47. Il Resuscitato è Lazzaro.)
domenica 31 marzo 2013
Se fosse davvero andata così
Una delle donne aveva incominciato a discorrere di quello che era stato crocifisso al posto di Barabba; essa lo aveva veduto una volta, mentre passava, e la gente aveva detto che era un dottore il quale andava intorno e profetizzava e faceva miracoli. In questo non c'era nulla di male, perché tanti altri facevano lo stesso; perciò, da quel che si poteva capire, il motivo per il quale era stato crocifisso doveva essere un altro. Era un tipo magro; tutto ciò che ricordava di lui era soltanto questo. Un'altra disse che lei non lo aveva mai visto, ma aveva udito che egli avrebbe predetto che il Tempio sarebbe crollato, che Gerusalemme sarebbe stata distrutta da un terremoto e che poi il cielo e la terra si sarebbero incendiati. Cose non da senno, e non c'era da stupire che per questo fosse stato crocifisso. Ma la terza donna disse che quell'uomo frequentava specialmente i poveri e soleva promettere loro che sarebbero entrati nel regno di Dio, e financo alle prostitute lo aveva promesso. All'udire questo tutti risero molto, ma trovarono che se fosse davvero andata così, sarebbe stato molto bello.
(Pär Lagerkvist, Barabba, Gherardo Casini Editore, 1951, cap. II)
Beh, buona Pasqua.
(Pär Lagerkvist, Barabba, Gherardo Casini Editore, 1951, cap. II)
Beh, buona Pasqua.
lunedì 9 aprile 2012
Abuso di Auguri
Sabato pomeriggio, uscendo dalla piscina, nell'ingresso ho salutato la signora alla biglietteria con un sonoro e spontaneo - "Auguri!" - al quale lei ha ricambiato con un sorridente - "Anche a te!" - e mentre spingevo il maniglione antipanico della porta a vetri ero già lì a dirmi in testa: ma vale anche per me?
Che senso ha fare gli auguri se non credi nelle festività che gli altri si prestano ad onorare?
Valgono lo stesso?
Valgono di meno? valgono di più?
Stavo quasi pensando di tornare indietro e dire alla signora - "Senta, si riprenda il suo Anche a te! di poco fa, non vale lo scambio col mio Auguri, sa, io sono un miscredente, uno che in queste cose crede poco o niente e i miei auguri sono roba da poco.
Insomma, noi già godiamo di due giorni di riposo garantito, di feste, gite, visite, pranzi, cene, brindisi e cordialità diffusa. Oltretutto senza lo stucchevole senso di buonismo appiccicaticcio del Natale, dove si vede che si sforzano di più.
A noi, a quelli come me, che non fanno niente per questi giorni, che non pregano per la risurrezione, che non credono nella trinità, che non donano niente e non tifano per nessun dio, due giorni così sono puro relax.
A noi, a quelli come me, tutto questo basta e avanza.
Figuratevi che l'altro giorno mi ero sinceramente e coscienziosamente rivolto al buddismo con la speranza di riparare grazie al samsara, nelle prossime vite, gli errori che ormai in 32 anni di vita so di aver fatto fino ad ora. Perché gli errori, non sempre, ma molto spesso, li devi scoprire da solo, e ci metti tempo a capire dove e quando, a volte. E quindi prima di riuscire a riparare a un errore, piuttosto che metterlo a posto a mesi o anni di distanza, ti vien da dire che aspetti un altro giro di ruota, il prossimo giro, se ci sarà.
E poi francamente non sapremmo esattamente che personaggi metterci per le feste.
Perché lavorare sempre, solo perché non si crede in niente, non ci pare carino.
Come quando a scuola non volevi fare educazione religiosa che aveva sempre il sottinteso di cattolica dopo educazione al posto di religiosa e allora ti affibbiavano più compiti di matematica o d'inglese, anche se ho letto gran bei libri in quelle ore lì. Le biblioteche delle scuole superiori, se le andate a ritrovare e se non sono state carbonizzate o messe all'asta dalla Gelmini, vi riserveranno sempre delle belle sorprese. Ricordo ancora i ritratti di Mazzini, Silvio Pellico, Gramsci, Walter Scott e Tolstoj in mezzo a file di manuali di chimica, ecologia e pedologia.
Dicevo: non sapremmo davvero mettere tutti d'accordo su chi festeggiare.
Personalmente metterei Sandro Pertini, Garibaldi, Galileo, Giordano Bruno, (basta con la G.), Dante, Marconi quello della radio, William Blake, gente così .
Ma so già che non andrebbe bene a tutti tutti tutti.
Quindi, in mancanza di meglio, vi lasciamo festeggiare uno che, stando a sentire un po' di gente che era presente all'epoca, sarebbe risorto duemila anni fa circa e ci scambiamo gli auguri.
Ripensandoci però gli auguri son belli.
A me, anche se te mi stai augurando una buona risurrezione e una rinnovata fede nell'aldilà, questa cosa che ti sto augurando una buona vita e un po' di felicità a te e ai tuoi cari, fa stare bene. E penso anche che una cosa così, come augurare una buona vita ad altri esseri viventi, umani e non, sia troppo bella per lasciarla a dei giorni segnati in rosso sul calendario e che ne farò uso più spesso.
Che senso ha fare gli auguri se non credi nelle festività che gli altri si prestano ad onorare?
Valgono lo stesso?
Valgono di meno? valgono di più?
Stavo quasi pensando di tornare indietro e dire alla signora - "Senta, si riprenda il suo Anche a te! di poco fa, non vale lo scambio col mio Auguri, sa, io sono un miscredente, uno che in queste cose crede poco o niente e i miei auguri sono roba da poco.
Insomma, noi già godiamo di due giorni di riposo garantito, di feste, gite, visite, pranzi, cene, brindisi e cordialità diffusa. Oltretutto senza lo stucchevole senso di buonismo appiccicaticcio del Natale, dove si vede che si sforzano di più.
A noi, a quelli come me, che non fanno niente per questi giorni, che non pregano per la risurrezione, che non credono nella trinità, che non donano niente e non tifano per nessun dio, due giorni così sono puro relax.
A noi, a quelli come me, tutto questo basta e avanza.
Figuratevi che l'altro giorno mi ero sinceramente e coscienziosamente rivolto al buddismo con la speranza di riparare grazie al samsara, nelle prossime vite, gli errori che ormai in 32 anni di vita so di aver fatto fino ad ora. Perché gli errori, non sempre, ma molto spesso, li devi scoprire da solo, e ci metti tempo a capire dove e quando, a volte. E quindi prima di riuscire a riparare a un errore, piuttosto che metterlo a posto a mesi o anni di distanza, ti vien da dire che aspetti un altro giro di ruota, il prossimo giro, se ci sarà.
E poi francamente non sapremmo esattamente che personaggi metterci per le feste.
Perché lavorare sempre, solo perché non si crede in niente, non ci pare carino.
Come quando a scuola non volevi fare educazione religiosa che aveva sempre il sottinteso di cattolica dopo educazione al posto di religiosa e allora ti affibbiavano più compiti di matematica o d'inglese, anche se ho letto gran bei libri in quelle ore lì. Le biblioteche delle scuole superiori, se le andate a ritrovare e se non sono state carbonizzate o messe all'asta dalla Gelmini, vi riserveranno sempre delle belle sorprese. Ricordo ancora i ritratti di Mazzini, Silvio Pellico, Gramsci, Walter Scott e Tolstoj in mezzo a file di manuali di chimica, ecologia e pedologia.
Dicevo: non sapremmo davvero mettere tutti d'accordo su chi festeggiare.
Personalmente metterei Sandro Pertini, Garibaldi, Galileo, Giordano Bruno, (basta con la G.), Dante, Marconi quello della radio, William Blake, gente così .
Ma so già che non andrebbe bene a tutti tutti tutti.
Quindi, in mancanza di meglio, vi lasciamo festeggiare uno che, stando a sentire un po' di gente che era presente all'epoca, sarebbe risorto duemila anni fa circa e ci scambiamo gli auguri.
Ripensandoci però gli auguri son belli.
A me, anche se te mi stai augurando una buona risurrezione e una rinnovata fede nell'aldilà, questa cosa che ti sto augurando una buona vita e un po' di felicità a te e ai tuoi cari, fa stare bene. E penso anche che una cosa così, come augurare una buona vita ad altri esseri viventi, umani e non, sia troppo bella per lasciarla a dei giorni segnati in rosso sul calendario e che ne farò uso più spesso.
si parla di:
buona pasqua,
festeggiamenti,
laicità,
ricorrenze
sabato 7 aprile 2012
Sarebbe stato molto bello
Una delle donne aveva incominciato a discorrere di quello che era stato crocifisso al posto di Barabba; essa lo aveva veduto una volta, mentre passava, e la gente aveva detto che era un dottore il quale andava intorno e profetizzava e faceva miracoli. In questo non c'era nulla di male, perché tanti altri facevano lo stesso; perciò, da quel che si poteva capire, il motivo per il quale era stato crocifisso doveva essere un altro. Era un tipo magro; tutto ciò che ricordava di lui era soltanto questo. Un'altra disse che lei non lo aveva mai visto, ma aveva udito che egli avrebbe predetto che il Tempio sarebbe crollato, che Gerusalemme sarebbe stata distrutta da un terremoto e che poi il cielo e la terra si sarebbero incendiati. Cose non da senno, e non c'era da stupire che per questo fosse stato crocifisso. Ma la terza donna disse che quell'uomo frequentava specialmente i poveri e soleva promettere loro che sarebbero entrati nel regno di Dio, e financo alle prostitute lo aveva promesso. All'udire questo tutti risero molto, ma trovarono che se fosse davvero andata così, sarebbe stato molto bello.
Barabba stava ad ascoltarli, ed era meno trasognato di quel che non si sarebbe detto, sebbene certo non ridesse. Si scosse quando la grassona gli buttò un'altra volta le braccia al collo dicendogli che a lei non poteva interessare chi fosse quell'altro, e che, ad ogni buon conto, era morto. Era lui, in ogni modo, ad essere stato crocifisso, e non Barabba, e questo era ciò che importava.
(Pär Lagerkvist, Barabba, Gherardo Casini Editore, 1951, cap. II)
Barabba stava ad ascoltarli, ed era meno trasognato di quel che non si sarebbe detto, sebbene certo non ridesse. Si scosse quando la grassona gli buttò un'altra volta le braccia al collo dicendogli che a lei non poteva interessare chi fosse quell'altro, e che, ad ogni buon conto, era morto. Era lui, in ogni modo, ad essere stato crocifisso, e non Barabba, e questo era ciò che importava.
(Pär Lagerkvist, Barabba, Gherardo Casini Editore, 1951, cap. II)
sabato 23 aprile 2011
Non come intorno a quell'altro
Era un uomo di circa trent'anni, di corporatura robusta, ma dal colorito terreo; aveva la barba rossiccia e i capelli neri. Le sopracciglia erano anche esse nere, e gli occhi molto infossati, come se lo sguardo avesse quasi voluto celarsi. Sotto un occhio aveva una cicatrice profonda che scompariva tra la barba. Ma l'aspetto esteriore di un uomo non significa molto.
Aveva seguito la turba attraverso le strade, fin dal Pretorio; ma a distanza, un po' dietro gli altri, e quando il Rabbi, stremato, era stramazzato sotto la sua croce, si era fermato un momento; era rimasto là per non giungere dove stava, a terra, la croce; così quelli avevano preso quel Simone in vece sua, e lo avevano costretto a portarla. Gli uomini non erano molti, nel gruppo, oltre i soldati romani, s'intende; erano in gran parte donne quelle che accompagnavano il condannato a morte e c'era, con esse, una brigata di ragazzi che non mancavano mai quando qualcuno veniva condotto alla crocifissione attraverso le loro strade, e consideravano questo come un passatempo. Ma ben presto si erano stancati e avevano fatto ritorno ai loro giuochi, dopo avere gettato uno sguardo all'uomo che camminava dietro gli altri e aveva una lunga cicatrice attraverso una guancia.
Adesso egli era là, sul colle del supplizio e guardava colui che era appeso alla croce di mezzo, e non riusciva a staccare gli occhi da lui. Per la verità, egli non aveva affatto avuto l'intenzione di salire con gli altri fin lì, perché qui era tutto immondo, pieno di contagio, e quando si giungeva in quel luogo funesto e solenne, certo qualche cosa di noi rimaneva lassù, e si poteva essere costretti a farvi ritorno, per non uscirne, allora, mai più. Teschi e ossame giacevano sparpagliati dappertutto, e croci cadute e a metà marcite che non potevano più essere adoperate, ma che tuttavia non erano state rimosse, perché nessuno voleva toccare alcunché di questo luogo.
Perché si trovava là? Lui non conosceva quell'uomo, non aveva nulla da spartire con quell'uomo. Che cosa aveva da fare sul Golgota, lui che era stato assolto?
La testa di quel crocifisso si era reclinata in basso, ed egli respirava pesantemente; non poteva averne ancora per molto. Non era un individuo robusto. Il suo corpo era magro e gracile, le braccia sottili come se mai fossero state adoperate per fare qualche cosa. Un uomo strano, era. La sua barba era rada e il petto affatto privo di peli, come quello di un adolescente. Non gli sembrava un gran che.
[...] Quelli che stavano lassù, radunati intorno alla croce, forse che avevano bisogno di restarvi? A meno che essi stessi lo avessero voluto. Nessuno certo li obbligava ad andare anch'essi lassù a contagiarsi con l'impurità. Ma, senza dubbio, erano dei parenti o degli intimi amici di quello. Strano che non sembrassero avere affatto timore di contaminarsi! Quella donna era, certo, sua madre. Sebbene non gli rassomigliasse. Ma chi poteva rassomigliargli? Lei sembrava una contadina, arcigna e rozza, e ogni tanto si passava il dorso della mano sulla bocca e sul naso che colava, perché lei era sul punto di piangere. Ma non piangeva. Non era addolorata alla stessa maniera degli altri, e non guardava lui nello stesso modo degli altri. Certo era sua madre. Probabilmente sentiva una immensa pietà di lui; ma sembrava anche che lo rimproverasse di essere appeso lassù, come se lui avesse fatto di tutto per essere crocifisso.
[...] Per parte sua, Barabba, non aveva madre, né padre del resto; non aveva mai sentito parlare di loro. E neppure parenti, almeno che lui sapesse. Così se fosse stato lui ad essere crocifisso non ci sarebbero stati tanti lamenti. Non come intorno a quell'altro.
(Pär Lagerkvist, Barabba, Gherardo Casini Editore, 1951, cap. I)
Aveva seguito la turba attraverso le strade, fin dal Pretorio; ma a distanza, un po' dietro gli altri, e quando il Rabbi, stremato, era stramazzato sotto la sua croce, si era fermato un momento; era rimasto là per non giungere dove stava, a terra, la croce; così quelli avevano preso quel Simone in vece sua, e lo avevano costretto a portarla. Gli uomini non erano molti, nel gruppo, oltre i soldati romani, s'intende; erano in gran parte donne quelle che accompagnavano il condannato a morte e c'era, con esse, una brigata di ragazzi che non mancavano mai quando qualcuno veniva condotto alla crocifissione attraverso le loro strade, e consideravano questo come un passatempo. Ma ben presto si erano stancati e avevano fatto ritorno ai loro giuochi, dopo avere gettato uno sguardo all'uomo che camminava dietro gli altri e aveva una lunga cicatrice attraverso una guancia.
Adesso egli era là, sul colle del supplizio e guardava colui che era appeso alla croce di mezzo, e non riusciva a staccare gli occhi da lui. Per la verità, egli non aveva affatto avuto l'intenzione di salire con gli altri fin lì, perché qui era tutto immondo, pieno di contagio, e quando si giungeva in quel luogo funesto e solenne, certo qualche cosa di noi rimaneva lassù, e si poteva essere costretti a farvi ritorno, per non uscirne, allora, mai più. Teschi e ossame giacevano sparpagliati dappertutto, e croci cadute e a metà marcite che non potevano più essere adoperate, ma che tuttavia non erano state rimosse, perché nessuno voleva toccare alcunché di questo luogo.
Perché si trovava là? Lui non conosceva quell'uomo, non aveva nulla da spartire con quell'uomo. Che cosa aveva da fare sul Golgota, lui che era stato assolto?
La testa di quel crocifisso si era reclinata in basso, ed egli respirava pesantemente; non poteva averne ancora per molto. Non era un individuo robusto. Il suo corpo era magro e gracile, le braccia sottili come se mai fossero state adoperate per fare qualche cosa. Un uomo strano, era. La sua barba era rada e il petto affatto privo di peli, come quello di un adolescente. Non gli sembrava un gran che.
[...] Quelli che stavano lassù, radunati intorno alla croce, forse che avevano bisogno di restarvi? A meno che essi stessi lo avessero voluto. Nessuno certo li obbligava ad andare anch'essi lassù a contagiarsi con l'impurità. Ma, senza dubbio, erano dei parenti o degli intimi amici di quello. Strano che non sembrassero avere affatto timore di contaminarsi! Quella donna era, certo, sua madre. Sebbene non gli rassomigliasse. Ma chi poteva rassomigliargli? Lei sembrava una contadina, arcigna e rozza, e ogni tanto si passava il dorso della mano sulla bocca e sul naso che colava, perché lei era sul punto di piangere. Ma non piangeva. Non era addolorata alla stessa maniera degli altri, e non guardava lui nello stesso modo degli altri. Certo era sua madre. Probabilmente sentiva una immensa pietà di lui; ma sembrava anche che lo rimproverasse di essere appeso lassù, come se lui avesse fatto di tutto per essere crocifisso.
[...] Per parte sua, Barabba, non aveva madre, né padre del resto; non aveva mai sentito parlare di loro. E neppure parenti, almeno che lui sapesse. Così se fosse stato lui ad essere crocifisso non ci sarebbero stati tanti lamenti. Non come intorno a quell'altro.
(Pär Lagerkvist, Barabba, Gherardo Casini Editore, 1951, cap. I)
sabato 3 aprile 2010
Il nulla
BARABBA (con voce tremante): Il regno dei morti?... Il regno dei morti?... Com'è! Tu che ci sei stato! Dimmi com'è!
IL RESUSCITATO (lo guarda interrogativo come se non avesse ben capito cosa intenda): Com'è?
BARABBA: Sì! Che cos'è! Quel posto dove sei stato!
IL RESUSCITATO (indugia a rispondere, si capisce che non gli piace la veemenza dell'altro): Io non sono stato in nessun posto. Sono solo stato morto. E la morte è il nulla.
BARABBA: Il nulla?
IL RESUSCITATO: E che cosa dovrebbe essere?
BARABBA lo fissa.
IL RESUSCITATO: Pensi che dovrei raccontarti qualcosa sul regno dei morti? Non posso. Il regno dei morti è il nulla. C'è... ma è il nulla.
Pär Lagerkvist, Barabba - Dramma in due atti. Ed. Iperborea pagg. 46-47. Buona Pasqua.
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