venerdì 12 agosto 2016

Trucchi della borghesia (107bis)

I trucchi della borghesia a volte stanno impacchettati nella comodità di un detersivo monodose, che la prima volta che ne ho visto uno ho pensato che pure quell'altra, di borghesia, mira in fondo allo stipendio fisso. Non ne ho mai comprato uno.

(di low level)

giovedì 11 agosto 2016

Trucchi della borghesia (107)

Ero qui che facevo il bucato e mi son chiesta: «ma l'ammorbidente l'avranno messo tra "i trucchi della borghesia"?»
Intanto ho deciso che io non lo ricomprerò più...

(di Laura "availableinblue")

mercoledì 27 luglio 2016

Tre domande ad Amedeo Balbi

Salve dr. Balbi (al dr. Balbi mi viene automatico dargli del lei), perché ha scritto Dove sono tutti quanti??
Perché c’era questo ragazzino di circa otto anni, che mi somigliava molto e mi guardava da una fotografia diventata un po’ rossa con il tempo, abbracciando un Goldrake di plastica alto quasi quanto lui. E questo ragazzino - erano gli anni Settanta del secolo scorso - pensava in continuazione allo spazio e si chiedeva se ci fossero altre forme di vita nell’universo, e allora mi è sembrato bello provare a dargli una risposta. Insomma, l’ho fatto per me.

Dove, come e quando l'ha scritto?
L’ho scritto su un tavolino in mansarda, al computer, prevalentemente di notte mentre mia moglie e mia figlia dormivano, ma anche in ogni ritaglio di tempo libero che sono riuscito a trovare. Ci ho messo circa un anno, dall’inizio alla fine del 2015, con una accelerata negli ultimi mesi, e quasi a tempo pieno durante le vacanze di Natale. Ma in realtà, prima di iniziare a scrivere davvero, l’ho scritto nella testa per quasi un anno. (A dire il vero, ora che ci penso, in un certo senso l’ho scritto nella testa per quasi quarant’anni.)

È bello?
Il ragazzino della foto dice di sì.


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Dove sono tutti quanti? è uscito un paio di mesi fa per Rizzoli. Il sottotitolo recita 'Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita' e parla anche di noi, cioè, sì, proprio di me e di te.
Amedeo Balbi è l'astrofisico di riferimento di tutta l'internet, ha un blog che si chiama Keplero e una bellissima newsletter intitolata 'In poche parole, l'universo'. Incidentalmente, gli è capitato di scrivere per Barabba una cosa sulla sfiga. (Una volta ci siamo anche incontrati, ma secondo me non ho fatto una bellissima figura.)

lunedì 4 luglio 2016

Tre domande a Lorena Canottiere

Ciao Lorena, perché hai scritto (e disegnato) Verdad?
Ho scritto e disegnato Verdad perché ne avevo bisogno. È una storia che cuce diversi aspetti e desideri della mia vita: il fascino e l’interesse per il pensiero libertario; l’indipendenza femminile; il senso del selvatico; gli ideali e il mutamento personale. È una vicenda ambientata durante la guerra civile spagnola e questo mi ha permesso di immedesimarmi nel personaggio più liberamente, raccontando aspetti molto vicini a me, ma senza essere condizionata da una conoscenza personale troppo ingombrante. Mi ha permesso di usare il “mito” di quegli eventi visti da lontano per scavalcarlo e andare oltre. Inoltre è stata un’ottima scusa per leggere e documentarmi all’inverosimile su un periodo che mi intrigava parecchio. Da sempre.

Dove, come e quando l'hai scritto (e disegnato)?
Ho lavorato a Verdad a momenti alterni, quando ho potuto, tra un impegno e l’altro, per quattro anni. Ho scritto e disegnato a casa, a Torino; nel cuore della notte, svegliandomi con un’idea assolutamente brillante che avrebbe dato la svolta al racconto (e che non sempre la mattina dopo si rivelava tale); gran parte delle tavole sono state disegnate in montagna dove gufi, cinghiali e volpi hanno partecipato attivamente, mettendosi in posa come muse silvane; in treno; sulle panchine; sul tram; in attesa allo stadio di atletica, dal medico, al caaf… ovunque.

È bello?
Verdad è disegnato quasi interamente a tre colori: giallo, rosso e cyan. RGB. Chissà, spero che nonostante l’accoppiata dei tre anche gli amanti del marrone o del viola integrale possano apprezzarlo!
La carta è bella, la stampa e la cura anche. Io ci ho messo tanto tempo.
In ogni caso 160 pagine di carta Arcoprint 140 gr fanno in modo che sia apprezzato anche da tavoli traballanti, videoproiettori in cerca di supporto, fogli in balìa delle correnti d’aria.


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Verdad è un fumetto – o graphic novel – appena uscito per Coconino Press.
Lorena Canottiere ha disegnato, tra le altre cose, sul “Corrierino”, “Schizzo presenta”, “Mondo naif”, “Focus Junior” e “ANIMAls”. Verdad è il suo secondo libro per Coconino Press.
Coconino Press è stata recentemente definita come 'una specie di Adelphi del fumetto'. Pensa te.

giovedì 19 maggio 2016

Tre domande a Marino Neri

Ciao Marino, perché hai scritto (e disegnato) Cosmo?
Avevo voglia di disegnare nebulose, galassie e pianeti utilizzando la china nera.
Forse avrei voluto fare un fumetto di fantascienza, ma non ne ho avuto il coraggio…
Però ho capito che la volontà non conta nulla, conta solo la determinazione. Bisogna continuare a lavorare al “mucchio della composta” e farsi trovare pronti nel momento in cui le stelle, la lampada sopra il tavolo da disegno e la matita che si stringe in mano si allineano perfettamente…

Dove, come e quando l'hai scritto (e disegnato)?
L’ho scritto e disegnato a più riprese negli gli ultimi tre anni. Prima spesso di sera in un solaio a Modena. I miei vicini ci stendevano e c’era sempre un buon odore di bucato. Poi in un atelier a Parigi, nel 11°. Lavoravo di giorno in compagnia degli amici grafici che condividevano con me l’atelier, ma anche la notte, perché se dormi dove lavori capita che lavori tutto il tempo.
Poi di nuovo a Modena, e in quel periodo ho preso l’abitudine di lavorare la mattina presto, perché si produce meglio. Infine un’estate intera in un piccolo paese in provincia di Urbino, con la vista sulle colline marchigiane.

È bello?
È alto 24 cm e largo 17. Ha una copertina ruvida che è piacevole al tatto e se lo apri un forte odore di carta e inchiostro. È un odore che a me piace molto, mi ricorda qualche vecchia edizione brossurata che compravo in edicola da ragazzino.


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Cosmo è un fumetto – graphic novel, per usare un termine 'tecnico' – appena uscito per Coconino Press, ed è il terzo libro lungo di Marino Neri.

Marino Neri è un fumettista e illustratore modenese – anzi, di Campogalliano, la 'città della bilancia' – ed è anche un mio amico. Secondo me è bravissimo. Oltre che bellissimo.

martedì 3 maggio 2016

Racconti molto ma molto brevi (5)

Brenno Argilli, giardiniere in pensione, qualche mese fa era sulla sua poltrona preferita, nonché l'unica di casa, tutto preso dalla lettura di una strana storia con protagonista un tal David Kepesh, quando cominciò a tramutarsi in due orecchie giganti e arrossate. La moglie Petunia non se n'è mai accorta.

martedì 19 aprile 2016

Racconti molto ma molto brevi (4)

Era po' più bassa della media, magrolina, lesbica, faceva la cameriera in un bar di un grosso centro commerciale dove la titolare era una stronza, e guadagnava molto poco, ma viveva da sola perché coi genitori non riusciva proprio a starci e, insomma, tutti i giorni si svegliava e sapeva che sarebbe stata una battaglia. Però tutto sommato era contenta.

giovedì 7 aprile 2016

Trucchi della borghesia (106)

Allora prima ero lì che stavo mettendo assieme delle cose per la cena, e ho preso fuori il sacchetto dal freezer, poi l'ho guardato e ho detto "Ecco, borghese del cazzo, non hai le palle per friggere in casa? Non vuoi il puzzo di fritto? Ecco, tieni il tuo palliativo."

Però quelle della Coop son buone, eh oh.

(di Massimiliano Calamelli)

venerdì 11 marzo 2016

Trucchi della borghesia (105 e 105bis)

La luce sotto l'anabbagliante di destra, che si accende quando giri a destra. E la luce sotto l'anabbagliante di sinistra, che si accende quando giri a sinistra.
(Non so neanche se abbiano dei nomi tecnici. Ce li hanno?)

martedì 8 marzo 2016

8 marzo 1898

Nella mia anima sta avvenendo una battaglia fra il desiderio ardente di andare a Pietroburgo a sentire Wagner e altri concerti e il timore di dare un dispiacere a Lev NikolaeviČ e di sentirmi questo suo dispiacere sulla coscienza. Stanotte ho pianto a causa di questa pesante sensazione di mancanza di libertà che grava sempre più su di me. Di fatto, naturalmente, sono libera. Ho soldi, cavalli, vestiti, tutto: potrei fare le valigie, salire in carrozza e andare. Sono libera di leggere le bozze, di comprare le mele per L. N., di cucire i vestiti per Saša e le camicie per il marito, di fotografarlo in tutte le pose, di ordinare il pranzo, di sbrigare le faccende di tutta la famiglia; sono libera di mangiare, di dormire, di tacere e di rassegnarmi. Ma non sono libera di pensare a modo mio, di amare quello e quelli che scelgo io stessa, di andare dove mi interessa e dove mi sento spiritualmente a mio agio; non sono libera di occuparmi di musica, non sono libera di cacciar fuori dalla mia casa quelle innumerevoli persone inutili, noiose e spesso molto cattive e di ricevere persone buone, piene di talento, intelligenti e interessanti. In casa nostra non si ha bisogno di persone simili: con cui bisogna misurarsi e porsi su un piano di parità, mentre qui si ama stare in posizione di superiorità e insegnare… E per me la vita è poco allegra, difficile… Ma non ho usato la parola giusta: «allegria». Non ho bisogno di questo. Ho bisogno di vivere una vita ricca di contenuto, tranquilla, e invece vivo nervosamente, con difficoltà e in modo vuoto.

Sof’ja Tolstaja (Diari 1862-1910, traduzione di Francesca Ruffini e Raffaella Setti Bevilacqua; Baldini & Castoldi, 2013)

venerdì 4 marzo 2016

Tre domande a Francesco Laviano

Ciao Francesco, perché hai scritto Il mondo visto da dietro?
Il mondo visto da dietro è una raccolta di racconti per ragazzi, illustrati da Matteo Gaggia.
Una volta, un mio amico, Alessandro Bonino, mi disse che si deve diffidare di chi ha un romanzo nel cassetto.
Per questo nel cassetto non ho messo un romanzo ma una raccolta di racconti e poi i racconti sono finiti dentro Il mondo visto da dietro.

Dove, come e quando l'hai scritto?
Nel 2006 ho iniziato a leggere un po’ di blog, poi, a maggio, credo, fu organizzata la Giornata nazionale delle scritture di strada, qualcosa tipo rincorrere vecchiette con cagnolini piccoli e tosati al seguito per invitarle a scrivere. Scrivere che? Scrivere e basta.
In quella occasione, o proprio per quella occasione, aprii un blog anch'io, ma poi, finita la Giornata nazionale delle scritture di strada, non sapevo cosa farci, con il blog, allora iniziai quasi per scherzo a scrivere delle storie. Il libro raccoglie quelle storie, riviste, più qualcosa di nuovo, e ora devo ringraziare Edicolors che l’ha pubblicato e Matteo Gaggia che lo ha illustrato.
Adesso sto provando a scrivere una cosa nuova, ma già il nome del file, “Vediamo se è un romanzo”, già dal nome del file, si capisce che non lo so cosa ne uscirà fuori.

È bello?
Il libro si chiama Il mondo visto da dietro perché, come racconta Paolo Nori, delle volte ha ragione, Luigi Ghirri, le cose viste da dietro delle volte son più interessanti che viste da davanti, e poi, continua Paolo Nori, “Mi viene in mente San Petronio, a Bologna, che da dietro a me sembra meraviglioso. Dal davanti è incompiuto, e un po’ si vede, ma in un certo senso è anche compiuto, l’han messo un po’ a posto, dopotutto ha una facciata, anche se diversa da quella progettata in origine, da dietro è talmente incompiuto che è ancora più bello che se fosse finito, credo. Un disastro, porta i segni di un disastro, mi viene da dire, ed è bellissimo, vedere che tutto è finito lì, all'improvviso, sembra di vedere il fulmine che è arrivato, sembra di veder lo stupore di quelli che ci lavoravano, c’è tutta una storia, lì dietro, c’è tutto, in un certo senso, perché non c’è tutto, perché manca un sacco di roba, e allora c’è tutto”.
Non lo so se il libro è bello. Invece, secondo me, il mondo visto da dietro, è bello.


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Il mondo visto da dietro è uscito qualche me se fa per Edicolors ed è illustrato da Matteo Gaggia (forse l'avevamo già detto).

Francesco Laviano ha uno dei tumblr più belli dell'internet, si chiama pensieri spettinati. In passato, gli è capitato di scrivere delle cose anche per Barabba, come per esempio La Gina e Quattro, che poi sono finiti nelle Schegge di Liberazione. Gli vogliamo molto bene.

martedì 1 marzo 2016

Racconti molto ma molto brevi (3)

Enos Bragazzi, occhiali quadrati, mascella uguale, era un controllore così zelante che chiedeva il biglietto a tutti sul binario, pure a quelli venuti a salutare. Per festeggiare le nozze d'argento, con la moglie Ava, prese da Mosca la Transiberiana. Per deformazione professionale, ebbe l'impulso di scendere a ciascuna delle mille fermate per controllare chi saliva, e restò insonne per tutta la settimana.

mercoledì 17 febbraio 2016

Racconti molto ma molto brevi (2)

Un giorno, finalmente, dopo anni di ricerche, il Dottor Bernardi, uno dei biologi più importanti del mondo, scoprì il segreto della vita eterna. Nessuno lo rivide mai più.

giovedì 11 febbraio 2016

Racconti molto ma molto brevi

Giuseppe sembrava del tutto pelato, ma osservandolo da vicino si poteva notare un capello abbastanza lungo quasi al centro della testa. Solo che quel capello era il Diavolo.