lunedì 19 maggio 2008

giovedì 8 maggio 2008

La Tiritera del Libro

Israele compie 60 anni. Tanti auguri.
La Nakba compie 60 anni. Tanti auguri.

Paradossali dichiarazioni dell'establishment - direttore della Fiera in primis - ove si cerca in maniera claudicante di svernare il vecchio assioma per cui letteratura e contestazione politica sono due argomenti distinti. Come se Dante avesse scritto una canzonetta pop.

Antagonisti - ovvero antagonisti agli antagonisti agli antagonisti, se vogliamo metterla sullo scontro - urlano al boicottaggio e gridano "Palestina libera!" fuor dai cancelli della Fiera, con tanto di fumogeni e kefiah a mo' di bavero - e finanche il pugno alzato, come se il retaggio socialista della lotta palestinese fosse passato ad Hamas...

Ondate presidenziali e protointellettuali di frasi fatte sulla "legittimità" e sul "diritto all'esistenza" dello stato d'Israele. Tritando e ritritando si prova a ravvivare una fiera del libro in un paese sempre più esiguo di lettori e in preda a sintomi di bulimia da evento culturale (sintomi spesso esilaranti, come il pienone al festival della Matematica di qualche mese fa).

Noi che dalle parti di Barabba, con pareri spesso discordi, mastichiamo a modo nostro politica e letteratuta come fossero un tutt'uno, vi regaliamo uno stralcio di "Vita agra di un anarchico", biografia di Luciano Bianciardi firmata da Pino Corrias. E tanti auguri.

"[...] una volta siamo andati in Israele, nel '67, subito dopo la guerra dei sei giorni, dove lui litigò con tutti quelli che facevano le lodi sperticate di questa nazione... Aveva visto, il primo giorno, un rastrellamento e gli era bastato, aveva visto come venivano trattati gli arabi.
Quando tornò a Rapallo, per qualche settimana, usciva di casa con la benda sull'occhio, come Moshe Dayan... Così, per prendere per il culo i filoisraeliani."

sabato 12 aprile 2008

Election Day - Now Testify!

Sforando il silenzio stampa nel giorno che precede le elezioni, il sottoscritto ha ancora uno spot elettorale da proporvi. L’articolo del Newsweek su Veltrusconi e l’arrivo a Modena dei Rage Against The Machine a due mesi esatti dal voto ha risolto un quesito che da anni, chi più chi meno, affanna i nostri lobi temporali. Finalmente siamo in grado di quantificare il ritardo della provincia italiota rispetto all’impero: 8 anni, circa.



He appears as two but speaks as one!

mercoledì 12 marzo 2008

L'Italiano da bere

Sarà perché nella mia ormai trentennale esistenza di libri ne ho letti parecchi - e non è per farmene un vanto, più che altro è una nevrosi che mi impedisce di non leggere - ma, come accennavo tempo addietro, mi accorgo giornalmente degli incidenti a cui sta andando incontro la lingua italiana. Sarà anche perché leggo spesso libri un po' vecchiotti (altra nevrosi da non confondersi col vanto), che le differenze col parlato corrente mi saltano all'orecchio svegliandomi di soprassalto dai torpori interminabili delle riunioni in power-point, dalle chiacchierate in tecnicese, dai politicismi burocratici che sovrastano la produzione, eccetera. Lavoro nel terziario, d'altra parte. E non è né nevrosi né vanto, proporrei "malasorte" come termine appropriato.

Oggi voglio portare alla vostra attenzione un paio d'espressioni nuove, alle quali, come si diceva, volenti o nolenti dobbiamo abituarci.

1) la subordinata "come tu mi insegni" mi manda in bestia. Quando il collega dice "la tal cosa, come tu mi insegni, si fa così" sta magnificando in modo abbastanza subdolo la sua capacità di comprensione rispetto alla tua. Lo fa inconsciamente, s'intenda; lo fa con una giocosità intrinseca, una colloquialità informale, col sorriso sincero sulle labbra. Esempio lampante di come il terziario genera mostri.

2) frasi del tipo "ci vediamo settimana prossima", "come dicevamo settimana scorsa"... insomma "settimana scorsa" senza articolo, sono ormai uscite dal terziario fino a diventare telegiornalistiche. Si tratta di un declassamento dell'unità temporale settimanale che, rimanendo priva di introduzione, diventa una cosa da nulla, un lampo; come dire "poco fa", "tra poco", "presto". Aumentiamo le ore settimanali, detassiamo gli straordinari e aboliamo la timbratura del cartellino, ma dobbiamo renderlo sottile, perciò rendiamo le settimane veloci, indistinguibili l'una dall'altra, trascurabili in termini temporali. La scomparsa dell'articolo "la" davanti a "settimana scorsa" e "settimana prossima" è un evento socialmente preoccupante, di affermazione del terziario e di supremazia della politica legata al produrre. Strano che il manifesto non avesse detto niente (cit. colta).

Da par mio, e come sostiene forse troppo animosamente il signor Luigi Vernassa (qui, terzo commento), sono ben felice di rinominare la neolingua nostra in "Italiano da bere", perché è una definizione che va alla radice del problema. Tuttavia, a differenza del signor Vernassa, e me ne dolgo, io nel terziario ci sono dentro fino al collo e sono costretto all'abitudine. E non è né nevrosi né vanto, proporrei "malasorte" come termine appropriato.

giovedì 28 febbraio 2008

Piuttosto che, anziché no...

Da qualche tempo - non tanto in termini secolari, ma abbastanza per una piccola rivoluzione linguistica - la società del terziario, dal Nord-Est iperproduttivo al quartario più effimero e quasi filosofico, si è impadronita della lingua italiana capovolgendo l'uso dei termini piuttosto che delle congiunzioni, piuttosto che delle espressioni d'uso quotidiano.

Sentite quanto è secco e sterile il "piuttosto che" appena usato. Oserei quasi definirlo sciocco e impreciso, volgare. Invece si tratta del "piuttosto che" corretto, almeno per l'Italiano odierno dei dizionari stampati negli ultimi tempi. Anni addietro - forse molti di più di quelli di cui sopra - sarebbero arrivate certe sfroppole sulle dita dalla bacchetta del maestro, nell'utilizzare un "piuttosto che" al posto di un "oppure". Era un errore abbastanza grave, in effetti. Errore non lo è più.

Allora chi dobbiamo insultare, piuttosto che ringraziare, per questo ribaltamento o, se preferite, rimbambimento di significato? Sempre loro: i manager, gli impiegati inteccheriti del terziario e del quartario, chi otto ore o più al giorno, senza obbligo di timbrare il cartellino, paga le tasse e percepisce uno stipendio per intrattenere relazioni umane, progettare sistemi di correlazione economica "piuttosto che" imbarcarsi nella gestione delle risorse umane...

"Piuttosto che" è poco musicale, rovina l'armonia della frase nella quale viene incuneato a forza, ma conferisce un tono a un tempo austero e colloquiale se spacciato in un meeting di lavoro davanti a una sommaria presentazione in power-point. Ed è impegnativo da pronunciare, permette all'utilizzatore una vasta schiera di riflessioni nel momento stesso della pronuncia. Lo si usa lentamente: "P-i-u-t-t-o-s-t-o...che". Concede il tempo per pensare all'opzione successiva, consente di infilare una serie pressoché infinita di possibilità concomitanti. Può far dare di sé un'ottima impressione. Preparatezza, competenza, capacità d'analisi, ecc. ecc.

Lo so, fa schifo. Ma tocca tenercelo e considerarlo come parte della (neo)lingua italiana. Volenti o nolenti, nemmeno una recessione potrà salvarci, piuttosto che risparmiarci il fastidio, piuttosto che darci ragione, piuttosto che...

martedì 19 febbraio 2008

Paura e Disgusto a Ferrara

Qualche tempo fa il circo mediatico non parlava d'altro che di bullismo nelle scuole e dei filmati circolanti su YouTube in cui questi meschini si autoincensavano. Finalmente martedì 12 febbraio 2008 si è scoperto cosa sono in grado di fare "i grandi". Quella mattina è stato presentato in tribunale il filmato della polizia scientifica di Ferrara, girato alcune ore dopo l'omicidio di Federico Aldrovandi del 25 settembre 2005, il video a cui vi rimando è un estratto parziale e muto della durata di 4 minuti ma ampiamente sufficente a far inorridire persino Quentin Tarantino.
La strada di questa famiglia per avere giustizia o almeno qualche ipotesi verosimile su come sia andato il fattaccio è faticosa e disseminata di numerosi tentativi d'insabbiamento da parte delle "forze dell'ordine" e della questura stessa ed è descritta in un blog commovente per la dignità e la pacatezza con cui procede a cercare una luce in questa barbarie tutta italiota. Il sottoscritto, a nome di tutti i barabbisti, sostiene ed appoggia questa legittima e strabiliarmente normale ricerca della verità.

giovedì 7 febbraio 2008

Barabba Obama

Sarà perchè è nero (o quasi). Sarà che, come a tanti altri, mi piacciono le sfide impossibili e le favole che diventano realtà. Sarà che preferisco Scarlett Johansson ed Halle Berry a Barbra Streisand ed Elizabeth Taylor. Sarà che mi piacerebbe bere pinte di birra rossa con Robert De Niro in una bettolaccia del bronx invece di ingollare sorsate di whisky con Jack Nicholson in un albergo disabitato e sommerso dalla neve. Sarà che quando penso a queste primarie mi viene sempre in mente la voce di Raiz degli Almamegretta che mi avverte: "Look back! Look back! Athena was black!". Sarà che dopo quasi due decadi di Bush-Clinton-Bush qualcuno cerca d'intromettersi e di rompere una catena sciagurata che si muove parallela alle italiche disgrazie [Berlusconi- Prodi (con l'aggravante di un tapino D'alema) - Berlusconi - Prodi], ma a me questo Obama mi garba parecchio.

(Opinione non valida ai fini dell'endorsement)

mercoledì 30 gennaio 2008

Elido ergo sum

Stamane un radioascoltatore di Prima Pagina faceva notare tramite il conduttore di turno che la parola "Elezione" deriva dal latino Eligere, scegliere. Scelta che, a parer suo, ci è stata tolta dall'impossibilità di esprimere una preferenza in sede elettorale. Questa parola, Eligere, ha invaso tutti i pensieri della mia giornata lavorativa e durante la prima pausa utile mi sono soffermato a riflettere inquieto. Un caffé espresso e una sigaretta hanno risolto il mistero. Ho capito dove stava il nesso, in una misera consonante... ed ecco la parola chiave: Elidere.

Evitando di cadere in facili e futili grillismi - e dopo la comunicazione mezzo stampa della reggenza conferita al Marini in serata - ho maturato una proposta di legge che merita, a parer mio, una veloce riflessione: prima delle ormai inevitabili Elezioni Anticipate, propongo le Elisioni Preventive. Il meccanismo è molto semplice e dilettevole al tempo stesso, lo espongo in pochi punti o, se volete, articoli:
I.
Le liste di partito o coalizione devono presentarsi alcuni mesi prima della data fissata per le Elezioni.
II.
Un mese esatto prima del giorno prefissato per le Elezioni avvengono, con le stesse modalità logistiche, le Elisioni.
III.
L'Elisione consiste nel dover esprimere la propria indignazione verso uno ed un solo candidato al parlamento, depennandone il nome con una riga a matita o lapis di colore scuro nella lista prescelta.
IV.
I tre candidati (numero passibile di modifiche ed eventualmente sottoposto a referendum) che per ciascuna lista accumulano il maggior numero di indignazioni vengono automaticamente esclusi dalla corsa elettorale del mese successivo. Le liste decurtate dei nomi elisi non sono più modificabili.
V.
In caso di parità, rientra nei termini dell'elisione il candidato che abbia accumulato il maggior numero di condanne, ovvero prescrizioni secondo le leggi vigenti, con calcolo retroattivo e peggiorativo, nei dieci governi precedenti.
VI.
Le Elisioni dalla Camera vengono calcolate su base nazionale, mentre quelle dal Senato vengono calcolate su base regionale.

Facile immaginare uno snellimento meccanico del numero dei candidati, dei parlamentari eleggibili e futuri inquilini del palazzo (articolo IV), in considerazione del fatto che l'affluenza alle Elisioni Preventive potrebbe superare di molto quella alle Elezioni del mese successivo. Di un diletto unico sarebbero le lotte intestine scoppiate nei vari salotti mediatici per - mi si scusi il francesismo - spalare merda sui curriculum dei propri compagni di lista e coalizione.

L'Elisione prevede una conoscenza di base da parte degli elettori dei candidati presenti in lista (articolo VI), nonché un sollazzo notevole nel tirare una riga a matita nel segreto della cabina elettorale. Il meccanismo di elisione evita situazioni spiacevoli per la magistratura e per l'immagine del Paese nel mondo (articolo V) e apre la strada all'abbassamento dell'età media parlamentare.

Quindi, compagno cittadino, non perderti nell'antipolitica. Non seguire il tuo istinto di mettere una fetta di salame o di prosciutto nella scheda elettorale. Non farti spaventare dalla democrazia partecipativa e capitalistica. Allenati giorno per giorno perché la tua mano diventi ferma, perché la tua riga sia dritta come un fuso. Grida "viva le libere elisioni" nella piazza della tua città. Compagno cittadino, elidi e sorridi.

giovedì 24 gennaio 2008

Il Rifiuto e il suo Doppio

Cagliari è una città splendida. Ha una grazia tutta barocca nello svolgersi ed avvilupparsi intorno ai suoi 7 colli che credo nemmeno Roma possiede. La sua storia affonda nei millenni e conosce innumerevoli dominazioni ed altrettante rivolte. Non a caso il vecchio stadio di calcio, prima di San Gigi Riva, fautore dell’unico scudetto vinto dal Cagliari (finora), era chiamato Amsicora, dal nome di un nobile sardo che si ribellò alla Roma repubblicana. Forse la fierezza sarda nasce anche da qui. Ancora oggi è fornita del porto più bello ed accogliente del Mediterraneo, forse d’Europa. E, come nei romanzi di Conrad e Salgari, proprio dal mare arrivano ancora oggi i problemi. In merito alla situazione attuale abbiamo un precedente storico, riportato da un poeta,teorico e teatrante finito in manicomio durante la seconda guerra mondiale.Una notte del 1720 il primo viceré piemontese dell’isola, il generale Filippo Guglielmo Pallavicino, barone di Saint Remy, ebbe un incubo spaventoso. Sognò che una nave carica di scheletri e mostri si stava avvicinando alla città. L’incubo fu così vivido e terrificante che il barone si svegliò di soprassalto ed ordinò la chiusura immediata del porto. Solo una nave proveniente dalle coste africane stava per attraccare e fu ricacciata. La nave proseguì verso Marsiglia, la sua destinazione finale, portando con se il suo carico di morti ed appestati nascosti nella stiva. La peste nera imperversò nella città francese per due anni mentre a Cagliari, in onore del viceré, nel secolo successivo verrà edificato il Bastione di Saint Remy. In questi giorni la vicenda si è ripetuta ma con esiti obliquamente opposti e simmetrici. La disponibilità mostrata dal presidente della regione Renato Soru nell’accogliere alcune navi cariche di rifiuti campani ha provocato assurde proteste da parte di esponenti politici destrorsi, tramutatisi per l’occasione in ambientalisti ad oltranza dimenticando che la loro regione esporta 470mila tonnellate di rifiuti tossici all’anno smaltite da altre regioni italiane, ed inquietanti cortei verso la casa del governatore, chiara dimostrazione che lo squadrismo e le logiche del branco sono ancora ben vivi nella memoria e nella prassi dei moderati fascisti. Dopo la notte di scontri avvenuta tra simil-ultras e forze dell'ordine dell’undici gennaio, le indagini cominciano a mostrare un robusto filo nero che attorciglia alcuni pseudoultrà del Cagliari e politicanti "conservatori", persino tramite mera pecunia. Personalmente non auguro il carcere a nessuno ma è opportuno constatare che la timida ipotesi, sempre fortemente rinnegata, di salde connivenze tra tifoserie a passo d'oca e parlamentari dal saluto romano è divenuta, almeno in Sardegna, lampante verità. Ma di questo pochi ne parlano, forse perché è banale quotidianità… Infine, come nelle migliori tragicommedie, le squadre di calcio dei due capoluoghi di regione questa domenica s’incontreranno allo stadio Sant’Elia di Cagliari ed il prefetto ha già disposto che la curva degli ospiti partenopei rimanga vuota. Subito dopo la guerriglia urbana gli Sconvolts, tifoseria del Cagliari subito accusata, hanno negato qualsiasi coinvolgimento e sono numerosi i cagliaritani che incontro ogni anno ai mondiali antirazzisti di Montecchio. Ed ogni volta che conosco uno di loro mi viene in mente il murales gigante con la scritta "Sconvolts" che accoglie i viaggiatori all’ingresso del porto. Mi piace pensare che questa è l’unica associazione mentale che spero di fare anche in futuro.

mercoledì 16 gennaio 2008

Eppur (non) si muove

Lascereste entrare un gorilla in una cristalleria? Invitereste un nazista in sinagoga? Chiedereste al mostro di Firenze di far compagnia ai vostri cari mentre voi andate al cinema? Affidereste la vostra macchina a totò rina? Lo so che sto esagerando ma cambiate il contesto e i personaggi o anche solo invertite le parti, credo che nessun pensatore o scienziato si azzarderebbe ad esporre una lectio magistralis dall’altare di una chiesa, sia per timore o per repulsione. Le università sono luoghi del pensiero, della conoscenza, del dubbio soprattutto. E come sede del dubbio e del dialogo non riescono, storicamente e per statuto, a sopportare il peso di certezze non dimostrabili e verificabili mentre quel uomo è infallibile! Ammetto di non essermi documentato a riguardo ma non credo che hitler abbia tenuto conferenze sulle politiche razziali del terzo reich, o pinochet si sia proposto per dibattiti sull’ingerenza degli u.s.a. nel Sudamerica. Perché di certezze si tratta, certezze e verità che un capo di stato politico e gerarca sacerdotale sarebbe venuto ad incensare e declamare. Non basta essere informati dell’opinione sua o di uno qualsiasi dei suoi accoliti da ogni tg o giornale italiano.
La libertà tanto invocata in questi giorni è sempre a senso unico, i potenti si appellano sempre alla libertà di, i docenti della sapienza ricordano ad un paese intontito e sperduto tra "laicismo" e fondamentalismo di ritorno che esiste anche la libertà da.
Chi è onesto con se stesso e conosce la storia di questo paese riconosce alla chiesa una quantità di nefandezze e sviste da far ribollire il sangue anche ad un “santo”… C’è solo da chiedersi come e perché un’istituzione così maschilista ed assolutista riesca ancora a sopravvivere nel mondo. E perché tocca sempre all’italia pagare il conto. Scherzando tra barabbisti abbiamo ipotizzato un vaticano itinerante: ad ogni pontificato si cambia sede e col papa si sposta tutto il coro di cardinali, arcivescovi e compagnia cantante. Non facciamo gli egoisti, lasciamo che tutto il mondo possa godere dell’ultimo discendente di pietro di turno…

mercoledì 26 dicembre 2007

Natale con i tuoi

Come di consueto, la redazione di Barabba augura a tutti voi un Buon Natale e un felice anno nuovo.

giovedì 6 dicembre 2007

Somewhere Over the Rainbow

L'arcobaleno è quella cosa che si forma dopo una giornata di pioggia, quando i primi timidi raggi di sole fendono le goccioline d'acqua rimaste sospese in aria, colorandole per un singolare fenomeno di riflessione, rifrazione e trasmissione. E' molto bello a vedersi, ma non vuol dire che poi non possa ricominciare a piovere.

L'arcobaleno si forma sovente di fronte a una cascata, sospeso a mezz'aria davanti all'acqua che cade rovinosamente al suolo. Alcune goccioline fuoriescono dalla massa e se ne rimangono a pascersi al sole, osservatrici in bella posa senza alcuna possibilità d'interferenza con le altre goccioline che continuano a franare.

L'arcobaleno lunare, detto moonbow o arcobaleno notturno, si può vedere in notti fortemente illuminate dalla luna. Siccome la percezione visiva umana per i colori è bassa in condizioni di scarsa illuminazione, i moonbow vengono spesso percepiti come bianchi (!!!).

L'arcobaleno, nell'immaginario fiabesco popolare, ha estremi irraggiungibili, ma se qualcuno ha la fortuna di arrivarne a capo vi troverà una masnada di folletti brutti, pelosi e dai vestiti bizzarri che custodiscono un pentolone di monete d'oro. Monete d'oro che da dove vengono nessuno lo sa.

L'arcobaleno è il simbolo della pace, quella pace che sventola da sempre meno finestre e che sbiadisce pian piano al sole, mentre la geopolitica del capitale continua imperterrita nella sua opera bellica, senza curarsi di tutti quei colori che si discostano dal nero.

L'arcobaleno... tanto valeva chiamarsi "mezze seghe"...

martedì 27 novembre 2007

Paris vaut bien une messe?

Un paio di barabbisti sono stati inviati a Parigi per osservare le meccaniche scioperistiche francesi.
No. Non è vero. Siamo andati a Parigi in vacanza e solo per caso abbiamo visto come le cose funzionano anche quando non funzionano.
Nello specifico questo post si rivelerà pressoché inutile. Ma volevamo condividere con voi una manciata di esperienze parigine, così tanto per appuntarle da qualche parte:

1) Hanno chiuso la Sorbona mentre stavamo atterrando al Charles De Gaulle. Siamo andati a vederla, la Sorbona chiusa - non è mai successo, nemmeno nel '68 - e l'abbiamo trovata circondata da un anello di camionette della Gendarmerie, piene zeppe di fustacchioni armati fino ai denti. Ci siamo avvicinati un poco per leggere il cartello affisso sul portone e abbiamo immediatamente sentito il "clack" d'apertura del portellone della camionetta a noi più vicina. Ovviamente abbiamo alzato i tacchi.

2) Al Pompidou sono riuscito a filmare l'igloo di Giap di Mario Merz. Dice: "Se il nemico si concentra perde terreno, se si disperde perde forza". Roba d'altri tempi. Eccolo qui di seguito:



3) Ci siamo accorti, tornando allo stivale, di quanto la stampa italiana sia pressapochista, quando non decisamente tendenziosa. Proprio qualche minuto fa il gr3 - il mio fidato gr3 - diceva: "continuano le proteste antifrancesi nelle banlieu magrebine". No, signori miei. Non si tratta di proteste antifrancesi, perché i ragazzi incazzati - a torto o a ragione, poco importa ora - i ragazzi che incendiano le periferie sono nati in Francia, quindi francesi, seppur francesi poveri. Proletari, avremmo detto un tempo (si legga a tal proposito l'ultimo articolo di Fofi su Internazionale) e quindi le parole giuste sono "continuano le proteste dei poveri francesi discriminati nelle banlieu parigine".

Vabbé, tutto qua. Alla prossima vacanza.

mercoledì 21 novembre 2007

Avanzi, Savoia!

I Savoia chiedono 260 milioni di risarcimento all'Italia repubblicana per i 54 anni di esilio che hanno dovuto scontare. Danni morali, dicono, e la restituzione dei beni confiscati al momento della nascita della Repubblica.

Pronta la reazione dei parenti di vittime e dispersi nella spedizione in Russia - oltre diecimila corpi ancora non identificati sono stati da poco restituiti all'Italia - che attendono trepidanti la seconda tornata parlamentare della finanziaria per impugnare una class action contro la famiglia reale. Il senatore Antonione scoppia in una seconda crisi di pianto.

Noi, che qui dalle parti di Barabba siamo di quelli a cui piacerebbe impiccare l'ultimo re con le budella dell'ultimo prete, dedichiamo alla famiglia Savoia il filmato che segue:




[la vignetta è del buon Klaus Aughentaler aka Filo aka Filosofil]

mercoledì 7 novembre 2007

Dagli all'untore

Ho passato a Roma il ponte dei morti, un periodo di tensione palpabile tra romani e romeni. Sentendo i discorsi che regnavano nella maggior parte dei bar della capitale - sono un incallito frequentatore di locali diurni in ogni parte del mondo - credo di potermi ritenere graziato per non aver subito molestie, angherie e soprusi da rom, romani, romeni e rumeni.

Ho camminato incautamente nelle periferie della città, dove posteggiava il mio umile camperino a pochi metri da un campo nomadi - il parcheggio stesso, fino a poco tempo fa, era condiviso pacificamente tra campeggiatori e rom - e poi su mezzi di trasporto in degrado, dalla metropolitana di notte, all'autobus che porta all'estremo capo periferico della Casilina. Non mi è successo nulla, e dire che a vedermi alla luce dei lampioni sono un tipo abbastanza mingherlino e indifeso, a tratti timoroso e imbelle. Non mi è successo nulla! E nemmeno alla mia dolce metà, ancor più indifesa del sottoscritto, né ai miei genitori che però rincasavano presto la sera. Incolumi tutti quanti. Che singolare fortuna!

In verità qualche attimo di spavento l'ho avuto. Ad esempio quei tre ratti giganteschi che mi hanno attraversato la strada in Vicolo della Spada d'Orlando, a cinquanta metri dal portone del Parlamento. Oppure nella piazza della Basilica di San Pietro, quando tutti quei tedeschi carichi di medaglie e gonfaloni si scambiavano un furtivo saluto romano in attesa di festeggiare il compleanno del signor Papa. Anche per le vie, la sera, ho incrociato troppi fascistelli troppo giovani per non cambiare strada vedendoli da lontano.

Però ora che ci penso, sono stato a Roma per il ponte dei morti e sono sopravvissuto. Che singolare fortuna!


[la vignetta è del buon Klaus Aughentaler aka Filo aka Filosofil, che in un anno di barabbate ancora non riesce a completare l'iscrizione a blogger]