sabato 13 marzo 2010

Pensieri in apnea: Usi e costumi

Decima (e approfondita) puntata


Proseguendo nell'indefessa indagine antropologica e sociologica di quel particolare micro habitat che è la piscina, ho scoperto in prima persona che, all'interno di ogni corsia, vigono le medesime forme di galateo e regole d'ingaggio della cavalleria medievale.

Come già accennato, rarissimi sono i momenti di dialogo, d'interazione, tutti accennanti particelle minimali di regole di cortesia: "posso? vada pure - permette? si figuri, prima lei - no, prima lei ecc ecc... Anche senza parlare la mimica dei gesti e dei visi (coperti da cuffie e occhialini), forse tipicamente italica, consente una libera e quieta circolazione anche nelle corsie più affollate.

Ma come ogni autoregolamentazione umana, anche la piscina ha i propri veti, le proprie censure, o quantomeno azioni vivamente sconsigliate. In ordine crescentemente disdicevole ecco il decalogo delle azioni nefaste nel mondo acqueo-clorato:
1) Stazionare lungo i bordi della corsia senza concedere al nuotatore in arrivo l'ebrezza di toccare i mattoni e poter concludere i suoi test interiori
2) Colpire accidentalmente il nuotatore che incrocia l'latro lato della corsia in modo da fargli perdere il ritmo e la serenità
3) Indossare pinne da sub o maschere col boccaglio
4) Bere, perdere il ritmo e inchiodare la fila che ti si è creata alle spalle
5) Inseguire e raggiungere un nuotatore che non s'aspetta di essere "la lepre" o "il velocista" della corsia. Può capitare involontariamente ma l'onta sul raggiunto è così forte che non vi guarderà più in volto. Al momento di ripartire, volterà la testa in direzione opposta alla vostra e starà fermo, obbligandovi a sorpassarlo come una statua di sale a bordo vasca.
6) Fare bolle, ma non dalla bocca...
7) Sorpassare arrogantemente i nuotatori più inesperti o con disabilità evidenti e conclamate
8) Non riuscire nel suddetto sorpasso e provocare ingorghi in corsia
9) Nuotare a delfino in una corsia con più di tre persone, rischiando di rifilare pugni in faccia agli altri
10) Nuotando a rana mettersi in scia dietro una ragazza anch'essa moventesi a rana. Voyeurismo imbarazzante. Si prega il nuotatore di lasciare almeno dieci metri di distanza.

Le regole d'ingaggio per le sfide invece sono pienamente cavalleresche.
Al principio ci si distanzia di una vasca, ovvero uno a un bordo della piscina e uno dall'altro, come a voler garantire a sé e all'altro tutta la libertà di movimento, la serenità, la tranquillità, l'agio di poter nuotare senza pressioni. Poi però alla seconda o terza vasca, valutate reciprocamente le doti e le capacità dei contendenti, se nessuno si ritira, comincia la sfida. La linea centrale che divide in larghezza la piscina sott'acqua è la zona di confine e l'unità di misura della vittoria: quanto prima la si raggiunge e la si supera, tanto più abili e forti saremo rispetto all'avversario. Così, per dieci quindici, anche venti minuti, ci si tramuta in cavalieri da torneo che continuano a sfiorarsi, lance in resta, e a scambiarsi di posto, senza premi o baci di fanciulle in palio.
Infine, conclusa la sfida per abbandono del meno resistente, la soddisfazione sarà tutta interiore. Il perdente infatti non accennerà mai, con alcun verbo, gesto o espressione, alla sconfitta. La vostra sarà una pura e inutile vittoria silenziosa, di cui ovviamente non farete parola con nessuno.

Parlando di vestiario e di "armature", dopo le consuete ricerche e test, posso abbastanza sicuramente confermare (a) che se ti dimentichi gli occhialini sei condannato al dorso perché il cloro è talmente concentrato da bruciare anche dopo ore; (b) che è lecito e consentito indossare strani gadget come pinne da pesca subacquea, palette plasticose e pinze per chiudere il naso ma tale pratica è disdegnata dai veterani; (c) che le donne uniformemente cinte da costume olimpionico sembrano tutte garbate e gentili come nei cori del teatro greco mentre (d) gli uomini si dividono aspramente in magri e/o muscolosi pseudo atleti muniti di slip e semplici amatori tendenti alla pancetta forniti di boxer (si danno eccezioni che ovviamente confermano la regola). Questa netta divisione tra bellatores (slippisti) e laboratores (boxeristi) deve essere cominciata a Sparta e ancora oggi si mantiene in tutte le piscine del mondo. La questione ancora oggi tocca profondamente il mio ego.
flashback - 1989 - Iesolo (Ve) - piscina di un hotel
Gara di nuoto per ragazzini, ho dieci anni, un istinto puro per il nuoto senza aver seguito corsi, ma indosso un boxer di ricambio, l'altro, quello della mia taglia è a lavare. La gara comincia. Anche se legato strettissimo il boxer si gonfia e scivola giù ogni tre quattro bracciate, obbligandomi a interrompere la nuotata. Finisco ultimo. Adesso immaginate la rabbia esplosiva di un tranquillo e pacioso bambino di dieci anni. La vergogna fu cocente ma comunque rimasi fedele al boxer, considerando lo slip un indumento troppo effemminato.
Questa settimana un altro episodio mi ha riconfermato nella scelta di parte: negli spogliatoi ho visto un tipo togliersi camicia, scarpe e calze, maglia, jeans e voilà! grazie al magico slippino, come un supereroe, era già pronto a balzare in acqua. Son cose che lasciano allibiti...

5 commenti:

  1. io di costumino mi ricordo quelo di spugna, che si gonfiava d'acqua così da poter agilmente camminare sul fondo della vasca.

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  2. il costume di spugna!...è quasi una madeleine proustiana ma fatico ancora a ricordarmela, ricordo la consistenza e il colore, sicuramente non la forma, però potrei un materassino ginnico in piscina e fabbricarmelo lì per lì

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  3. il mio era tipo boxer, di color marroncino, con i passanti che ci potevi metterci una cinturina magari di spugna anche lei, ma che non ho mai avuto.

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  4. "che ci potevi mettere" forse è più corretto.

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  5. Non ho resistito e ho dovuto farci un post

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