domenica 28 febbraio 2010

Pensieri in apnea: segnali onirici

Ottava puntata

Giorni di sole, il calore che passa attraverso le vetrate del corridoio, voglia di andare al mare. Werner Herzog che mi spedisce le pellicole di tutti i suoi film. Non sono proprio contentissimo. Il brivido di freddo mentre stai sotto le docce prima di entrare in acqua. Helmet come colonna sonora interiore. Un'amica che mi prende per mano e mi guida attraverso stanze sempre più buie. Il brivido intenso di piacere mentre cominci a muoverti, immerso nell'acqua, netta sensazione di gioia. L'acqua tra le dita frinisce mentre la spingi via. La struttura esterna della piscina è come l'astronave di Alien. Adolf Hitler, durante una passeggiata mattutina, che inciampa e un gigantesco contadino bretone lo aiuta a rialzarsi. Con gli occhi aperti in una pozzanghera uno vede i suoi amici con maschere da diavolo di cartone rosso e giallo. In acqua, se il movimento è sbagliato, lo capisci dal suono. Wim Wenders mi aiuta mentre cerco di costruire e far funzionare qualcosa in un centro sociale storico di Bologna. Un tizio biondiccio e sereno che, delicatamente e dolcemente, con le dita prende e mangia le api sott'acqua.

venerdì 26 febbraio 2010

Schegge di Liberazione: Barabba dice 26 X 1

A tutti i writer blogger STOP Barabba dice 26 X 1 STOP Nemici in putredine finale STOP scrivete un racconto, una poesia STOP fate un disegno STOP sulla Resistenza storica STOP e/o su quella quotidiana STOP Barabba creerà un ebook STOP e una versione cartacea STOP no-profit e per l'ANPI di Carpi STOP in distribuzione il 24 Aprile STOP in centro a Carpi STOP il 25 Aprile a casa Cervi STOP e al campo di Fossoli STOP inviate entro il 15 Aprile STOP a marcomncrd chiocciola gmail punto com STOP Barabba dice 26 X 1

(carlo dulinizo, Many)

giovedì 25 febbraio 2010

Schegge di Liberazione: e di legno del forcone

Mio bisnonno aveva un nome bellissimo, si chiamava Archimede. Non l’ho mai conosciuto, ma si dice che fosse l’uomo più forte del paese. Ma non forte tipo quelli che vincono a braccio di ferro, no. Lui, mi han detto, una volta ha fermato un toro per le corna e l’ha picchiato. Poi tutte le volte che Archimede gli si avvicinava, il toro s’inginocchiava. Mi han detto proprio così: s’inginocchiava, era quasi un’attrazione. Forse un altro giorno la racconto, questa storia del toro. Adesso non c’entra.

Mio nonno, il figlio di Archimede, era un disertore. Un giorno era vestito da soldato in un camion di soldati e ha pensato bene di dare un gran pugno sui denti all’autista e di tornare a casa. Solo che, una volta tornato, han dovuto nasconderlo per un bel po’ di tempo, ché lo cercavano, i fascisti e i tedeschi, lo cercavano per metterlo al muro. Archimede ha pensato di nascondere mio nonno, suo figlio, in una concimaia. Ha fabbricato una casetta di qualche metro quadro in legno e l’ha infilata sotto il letame. Mio nonno è stato lì per nove mesi, nella casetta di legno sotto il letame, col mitra puntato verso l’apertura, che all’occorrenza si chiudeva con dell’altro letame, e uscendo solo di notte per fumare una sigaretta e per sgranchire le gambe. Un giorno, però, due tedeschi han bussato alla porta di casa.

Mio bisnonno, Archimede, è uscito e gli ha detto Be’, cosa c’è? Loro volevano fare un giro in casa. Secondo loro mio nonno, il disertore, si nascondeva lì, ma non l’hanno trovato. Allora hanno detto che volevano fare un giro intorno alla casa e Archimede, senza fare una piega, gli dice Va bene, andiamo, aspetta che prendo il forcone che intanto devo rivoltare il fieno. Loro han detto Faccia pure ma si sbrighi. E son partiti alla ricerca del disertore, i tedeschi, e Archimede li accompagnava col forcone, perché doveva andare a rivoltare il fieno.

Mio nonno racconta che ha sentito gli stivali che si avvicinavano alla casetta di legno sotto il letame. Dice che sentiva parlottare e stava col mitra puntato sull’apertura, che era stata chiusa con dell'altro letame. Stava lì trattenendo il respiro e sentiva sempre gli stivali che camminavano intorno alla concimaia e il sudore che scendeva sul viso, il cuore a mille, il dito sul grilletto, e se avessero solo aperto un po’ la porta della casetta di legno lui sparava e come andava andava. Sentiva i passi, gli stivali, poi uno scricchiolio come del legno che si spacca. Una gran paura.

Fuori dalla concimaia c’erano i due tedeschi che giravano intorno alla casa. Quando si sono avvicinati al letame mio bisnonno, Archimede, ha fatto un respiro grandissimo e ha cominciato a stringere il forcone per il manico. Stava fermo, sembrava tranquillo, a vederlo, i due tedeschi non erano mica preoccupati di lui, avevano i mitra, loro. Archimede era impassibile, anzi sembrava anche un po’ scocciato per aver perso del tempo. Però se gli guardavi il braccio c’erano delle vene grosse come dei tubi di ferro che lo attraversavano. E la mano che stringeva il forcone stava spaccando il manico di legno, lo faceva scricchiolare.

Poi niente, i due crucchi si son convinti che lì non c’era nessun disertore e sono andati via. Mio bisnonno ha rimesso il forcone dove l’aveva preso ed è tornato in casa a bere un bicchier d’acqua, aspettando la sera per andare a fumare una sigaretta con suo figlio, mio nonno, il disertore.

Mi han detto che il giorno dopo, quando davvero Archimede doveva andare a voltare il fieno, il forcone s’è poi spaccato proprio nel punto in cui l’aveva stretto il giorno prima. Ne hanno dovuto comprare uno nuovo, che c’erano pochi soldi anche per un forcone nuovo, a quei tempi. Ma un forcone intero devi sempre avercelo in casa. Metti che arrivano altri due tedeschi.

mercoledì 24 febbraio 2010

Schegge di Liberazione: anticipazione

Al mugnaio di Poiano i tedeschi hanno ucciso un figlio e ora, 24 aprile, un tenente SS gli chiede qual è la strada più sicura per il Po: il mugnaio indica la direzione dove sa che c'è un campo di mine, due camion tedeschi vi saltano.

martedì 23 febbraio 2010

Spara che ti passa

La Caserma Romagnoli di Padova, in Via Chiesanuova, era dove io ho fatto il militare. Ho fatto diverse guardie in porta centrale, la porta d'entrata in caserma. Si stava svegli tutta la notte con un fucile Garand in mano dentro la guardiola, guardando la strada.

Davanti c’era un bar. Un american bar dove nel 1993 per bere un gin tonic spendevi diecimila lire. Che era tanto, soprattutto per un baretto. In quel baretto ogni tanto suonava qualcuno, era gentaglia da funky fatto male, un qualche duo finto jazz.

Una sera cantava ***** *******. Io ero di guardia.

Avevo a non più di 15 metri di distanza la faccia di ***** ******* dall’altra parte della strada che cantava. In mano avevo un fucile, nelle giberne due caricatori pieni di proiettili e una baionetta nella fondina.


(da un racconto di Tiziano Fiorveluti)

Biografie essenziali (9)

Antonin Artaud era convinto di avere il bastone di San Patrizio e partì per l'Irlanda. Venne rimpatriato in camicia di forza, subì numerosi elettroshock e morì qualche anno dopo l'uscita dal manicomio. Il bastone invece non è più tornato.

lunedì 22 febbraio 2010

Biografie essenziali (8)

Boris Savinkov era nato incendiario e finito pompiere. Scriveva anche abbastanza male, per essere un russo. Per questi e altri motivi è stato suicidato.

Biografie essenziali (7)

Cesare Pavese lavorava per l'Einaudi. E lavorava talmente tanto da essersi dimenticato di quale donna era innamorato. Così s'è ucciso.

Biografie essenziali (6)

Alberto Moravia... dunque, Alberto Moravia... non mi viene in mente niente. Però è morto.

domenica 21 febbraio 2010

Pensieri in apnea: letture defatiganti

Settima puntata

Non so se è una deformazione maniacale (perchè non posso chiamarla professionale) e non so se è già venuta in mente a qualcuno ma ogni volta che entro in piscina e vado ad appoggiare l'accappatoio sulla ringhiera degli spalti (perchè a Carpi abbiamo le tribune con gli spalti, che credete), prima mi volto a destra verso il baldo giovine seduto e mentre lo saluto mi chiedo sempre: "ma cosa legge un bagnino?"
Durante queste nuotate mi son presto reso conto di quanto una mente molto zen, poco propensa alla riflessione e al contempo non soggetta a turbamenti emotivi sia migliore e più reattiva in acqua. L'interrogativo diventa così sempre più pressante: cosa legge il responsabile dell'incolumità collettiva di noi liberi e disarticolati nuotatori della pausa pranzo? certo non potrà affrontare per le cause sovraccitate saggi filosofici, scandali politici, romanzi d'avventura, gossip del bel mondo, futuri futuribili,recensioni canagliesche, biografie epiche, fotografie incantatrici, horror inquietanti, voluminosi deplian religiosi, reportage esclusivi, fantasy sognanti, gialli intricati, autobiografie pruriginose, storie secolari, tentatrici ricette culinarie...
A ripensarci il grado zero della lettura (se esistesse) si dovrebbe costruire da qui: tutto ciò che non turba l'animo acquatico di un bagnino intento nello svolgimento della sua professione.
Ho in mente tre finalisti: Tiramolla, le militaresche e morganiane Riviste di Meccanica e Famiglia Cristiana.
...
Cosa faccio? chiamo lo stato più piccolo del mondo e regalo un abbonamento?

Due minuti d'odio (2)

Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Il pubblico sovrano. La lotta di classe in tv: Costanzo, Bersani, Termini Imerese. La prima, la seconda e la terza fila. La quarta, la quinta, tutte le altre a seguire. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. La coda di cavallo, i leccaculi, i paraculi. «Mancano i fiori sul palcoscenico», sono le tagliatelle di nonna Pina. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Il tenore, il nano di corte, il pubblico sovrano. Dodici. Televoto, stop al televoto, la giuria demoscopica, la giuria. I regi carabinieri con i pennacchi, con i pennacchi. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Vamolà.

sabato 20 febbraio 2010

Inutili distici

Il Festival della canzone a Sanremo,
periodo che ogni anno, sì, io temo,

è un valido simbolo di democrazia,
lobby e partiti per la supremazia.

Biografie essenziali (5)

Stephen King una volta ha detto basta, non scrivo più romanzi. Poi ne ha scritti degli altri. Infatti non è ancora morto.

mercoledì 17 febbraio 2010

Per elogio diviso stroncatura: Cesare Zavattini

Stamattina ho finito di leggere "Non libro Più disco" di Cesare Zavattini. E insomma. Un gran bel zavai (italianizzato: zavaglio, sinonimo di lavoro, affare, oggetto ingombrante). Bello davvero. Scritto nel 1969 ti lascia addosso tutta l'inquietudine e la bizzarra fantasia di un baldo vecchio sporcaccione nel turbinio delle rivolte studentesche, quando la rivoluzione sembrava fatta e lui ci aveva 67 anni e poteva ormai permettersi di dire qualsiasi cosa. Ci sono frasi che meriterebbero ore di meditazione, stupore per il fatto che gli son finite adosso (con una d sola, perché così sembra un planare dolce che poi rimane lì, attaccato al corpo), come:
Non so ma sono.
Ho raggiunto il vertice dell'esattezza e della volgarità.
Se fossi nato un secolo prima, la montagna di parole che ho sopra sarebbe stata meno greve di un secolo?
Sperma Tricolore.
Proviamo una grande tristezza anche senza pubblicarla.
Ambivo inventare un numero tra l'uno e il venti.
Rumore di piedi collettivi.
Se abbiamo sbagliato pagheremo, paghiamo anche se non si sbaglia.
Di alcune persone esiste solo il contrario.
È il tempo dell'odio e col nasconderlo lo perpetuate.
Come amo le cose a una a una.
Fra cento anni patiremo in cifre.
Conoscere o non conoscere le vittime, di minuto in minuto la differenza si affievolisce.
Noi siam diventati più cort delle parol scritte.
Non riconosco che lo spavento dei libri è più assoluto di quello delle cose.


Purtroppo mentre leggevo tutto questo uno sgradevole prurito mi saliva, qualcosa d'irritante, sottocutaneo, un'irritazione montante, una scartavetrata sui nervi che a un certo punto mi son dovuto fermare e scrivere scattoso: C'è poi da dire che se ti vengo a parlare lo scopriamo subito quanti secoli d'ingiustizia fatta e patita c'hai sotto la lingua...
Non so perché ma dopo mi son sentito meglio.
Anche se anche adesso continuo a grattarmi un po'.

Cornice Storica (4)

Se tra venti trent'anni mi chiederanno che festival era questo gli dirò che la gente stava davanti al festival come davanti alle vetrine, che già dice tutto secondo me; ecco cosa dirò di questo festival.