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martedì 2 luglio 2013

Gli antieroi: Cristiano Minellono

Cristiano Minellono era stato incaricato di scrivere il testo per una canzone che doveva essere portata a Sanremo da Albano e Romina, visto che l'anno prima avevano avuto un successo clamoroso con Felicità. C'era già la melodia, ma non le parole.
Si adottò il metodo del MASCHERONE. Il "Mascherone" è una roba allucinante che si usa ancora oggi quando c'è una melodia e ci si affida a un autore di testi che debba seguire la linea melodica in maniera precisa. In pratica, si sostituiscono i versi con dei numeri, che danno la cadenza di come dovrà essere il testo. In questo modo si può scrivere un testo a distanza anche senza sentirne la melodia.
Per fare un esempio pratico, l'inizio di Cuore matto di Little Tony sarebbe qualcosa del tipo:

Cinquantasette Quindici Trentuno
Quaratacinque Nove Ventisei
Novantaquattro Cinquanta Ottantanove
Settantasette Dieci Trentatrè

(Un cuore matto che ti vuole bene
e giorno e notte pensa solo a te
E non riesco a farglielo capire
Che tu vuoi bene a un altro e non a me)

Provate a cantare la melodia sui numeri. L'effetto è surreale e, a suo modo, bellissimo.

Comunque, Minellono è lì con in mano il mascherone del pezzo e ogni tanto Al Bano lo chiama per chiedergli quand'è che gli darà il testo, e a che punto siamo e cazzate varie. Solo che Minellono NON HA SCRITTO UNA PAROLA, e mente spudoratamente, ogni volta è costretto a inventarsi delle balle del tipo: "Sto finendo, sto mettendo a posto alcune cose" e cazzate simili.
Fino a quando, un giorno, Al Bano lo chiama allarmato perché HANNO ANTICIPATO IL LIMITE PER LA CONSEGNA DEI BRANI, e quindi ci vuole un testo al volo. Subito.
Minellono non ha ancora NIENTE.
Al Bano gli dice: "Io sto in linea, prendo un foglio e una penna, tu detta e io scrivo. Domani mattina devo consegnare".

Cristiano Minellono, mascherone alla mano, inizia a parlare, si guarda attorno, in stile Kayser Sosa ne I soliti sospetti. E così comincia, a caso, "Dopo il sogno delle Hawaai, come tutti i marinai, attraverso questo mare di cemento...." e poi "Dopo la malinconia che mi prende a ogni bugia, dopo tutta questa voglia di sereno".
E così via, fino all'apoteosi del ritornello:

"Devi crederci, ci sarà una storia d'amore in un mondo migliore..."

Adesso, se volete provare a fare una figata, non appena vi riprendete dallo svenimento, ANDATE AD ASCOLTARLA TUTTA. E poi inchinatevi al genio assoluto.

__________
(Potrei aver sbagliato qualche dettaglio, ma io la ricordo così, la lessi qualcosa come tre anni fa su VIVAVERDI, il giornalino della SIAE che viene spedito agli autori, e l'ho raccontata talmente tante volte che la memoria in questi casi va a finire che magari con il tempo fa delle aggiunte. Però io la ricordo così, giuro.)

domenica 21 febbraio 2010

Due minuti d'odio (2)

Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Il pubblico sovrano. La lotta di classe in tv: Costanzo, Bersani, Termini Imerese. La prima, la seconda e la terza fila. La quarta, la quinta, tutte le altre a seguire. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. La coda di cavallo, i leccaculi, i paraculi. «Mancano i fiori sul palcoscenico», sono le tagliatelle di nonna Pina. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Il tenore, il nano di corte, il pubblico sovrano. Dodici. Televoto, stop al televoto, la giuria demoscopica, la giuria. I regi carabinieri con i pennacchi, con i pennacchi. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Vamolà.

sabato 20 febbraio 2010

Inutili distici

Il Festival della canzone a Sanremo,
periodo che ogni anno, sì, io temo,

è un valido simbolo di democrazia,
lobby e partiti per la supremazia.

mercoledì 17 febbraio 2010

Cornice Storica (4)

Se tra venti trent'anni mi chiederanno che festival era questo gli dirò che la gente stava davanti al festival come davanti alle vetrine, che già dice tutto secondo me; ecco cosa dirò di questo festival.

venerdì 2 marzo 2007

Veggenze

Nel 1970 Luciano Bianciardi, tra le pagine del Guerin Sportivo, scriveva di Gianni Rivera:

La gente lo adora, ma la folla ha sempre avuto bisogno di una faccia, diciamo così, demaniale. Che la sorte di diventare mito tocchi a Rivera non mi sconvolge affatto. Meglio lui che Al Bano”.

Grush.