domenica 29 aprile 2012

(Trascrizione più o meno fedele di) Un nome nuovo per l'imperatrice (contro la minaccia del self-publishing)

[Quello che segue è il testo dell'intervento che abbiamo fatto nel panel (scusate) sul self-publishing di LibrInnovando 2012, ieri pomeriggio all'Università di Tor Vergata (pensa te). Forse leggendolo in pubblico ho cambiato qualche parola. Anche questa volta, comunque, pensavamo di far la figura dei semplicioni, invece ci siam beccati un applauso che a raccontarlo si fa fatica. Cogliamo l'occasione per ringraziare un po' tutti. Ci siamo divertiti.]

Buonasera.
Si sente se parlo così?

Prima di cominciare vorremmo ringraziare l’organizzazione di LibrInnovando 2012 – fin qui ci è sembrato interessantissimo e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione; poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi, portate pazienza; avevo anche la stampante rotta e allora, scusate, ho messo tutto sul Kindle; e bisogna anche che vi confessi che questo intervento l’ho scritto insieme al mio socio carlo dulinizo, l’altro giorno, senza avere la benché minima idea di cos’avrebbero detto gli altri interventi di LibrInnovando e, insomma, se dico delle cose insensate o che son già state dette, portate pazienza anche qui – comunque, ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare il nostro amico eFFe e Luisa Capelli, che ci tenevano così tanto che dicessimo qualcosa oggi da convincerci a venire qui, su questo pulpito, a parlare di questioni che, sinceramente, conosciamo poco.

Il nostro intervento si intitola Un nome nuovo per l’Imperatrice, ha per sottotitolo contro la minaccia del self-publishing e affronta questioni legate alla creazione e alla distribuzione degli ebook, e all’editoria digitale in generale, questioni per le quali abbiamo idee abbastanza confuse, tranne forse sulla prima, la creazione degli ebook, della quale qualcosa sappiamo.

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Intanto ci presentiamo (se parlo al plurale non è che son diventato matto, ma è perché, come dicevo, il discorso è stato scritto a quattro mani da me e dal mio socio carlo dulinizo). Io mi chiamo Marco Manicardi, faccio l’ingegnere e vivo a Carpi, in provincia di Modena; il mio socio si chiama Luca Zirondoli, anche se in rete si fa chiamare carlo dulinizo, fa il disoccupato e vive a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Insieme abbiamo fondato un blog vagamente letterario di nome Barabba e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo e gratuito sulla Resistenza che abbiamo pubblicato sul blog e che s'intitolava Schegge di Liberazione, abbiamo fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no.

Barabba Edizioni è una casa editrice inesistente nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, e collettivi: uno era Schegge di Liberazione, appunto, nel 2010, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, nel 2011, in tre volumi, e un libro sulle Cicatrici che ha anche avuto un discreto successo multimediatico, se mi passate il termine. E poi abbiamo pubblicato anche delle altre cose, ma non stiamo a dilungarci, è tutto in rete. In totale, comunque, a oggi, il nostro catalogo gratuito conta 12 ebook.

Poi, non contenti, abbiamo addirittura fondato una collana editoriale inesistente e che non pubblica niente dal nome Barabba Elettrolibri, dove ci limitiamo a convertire in ebook e a rendere disponibili in rete dei racconti o dei libri che autori che ci piacciono – tipo Gianni Solla o Azael, per fare due nomi – hanno messo a disposizione gratis in pdf sui loro siti. Glielo chiediamo, e li pubblichiamo ancor prima di leggerli, delle volte, questi libri, ché in pdf, scusate, ma si fa fatica. E quindi con Barabba Elettrolibri abbiamo pubblicato, a oggi, 8 ebook di autori diversi.

In tutto, tra Barabba Edizioni e Barabba Elettrolibri, sono 20 ebook pubblicati gratuitamente in rete in quasi due anni precisi. E a guardarli bene, questi 20 ebook, non è che siano poi così diversi, qualitativamente, da quelli che vengon venduti su Amazon, Bookrepublic, IBS, eccetera. Insomma, mica male per una casa editrice che non esiste.

Nel frattempo, son quasi due anni che insieme agli altri barabbisti, che son quelli che scrivono con noi su Barabba – prima eravamo solo in due, a scriverci, su Barabba, adesso siamo circa una decina – insieme agli altri barabbisti, dicevo, sono ormai due anni che giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta accompagnati da della musica. Soprattutto Schegge di Liberazione, quello sulla Resistenza, che è un argomento che, oltre a essere importante, si vede che la gente è interessata perché ci chiamano dappertutto. E tutto questo viavai di reading e di ebook è successo un po' per caso, che non ce l’aspettavamo. Talmente per caso che ci chiediamo sempre come mai veniamo chiamati in queste occasioni, diciamo, istituzionali a parlare di ebook, come sta succedendo adesso o come, ad esempio, è successo al Salone del Libro di Torino dell’anno scorso, dove son rimasti così contenti che ci han chiamato a dire delle cose anche quest’anno. Ma comunque, adesso siamo qua, a LibrInnovando 2012, e adesso arriviamo alle cose importanti del nostro discorso, portate pazienza ancora qualche minuto, in tutto ne abbiamo una decina, di minuti, e tre saran già passati...

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Quello che volevamo dire è che a noi, che veniamo da una provincia piatta dell’Emilia, e qualcuno anche dalla campagna, la situazione attuale, parlando di editoria digitale, ci fa venire in mente quegli alberi pieni di uccelli che quando arriva una schioppettata da lontano si alzano in volo alla rinfusa, per poi cercare di tornare appena possibile sul ramo dov’erano prima. Ecco, adesso, sempre parlando di editoria digitale, ci sembra che la schioppettata è ancora lì che risuona nell’aria, e gli uccelli son tutti alla rinfusa a chiedersi: cos’è successo? dove andiamo? come facciamo? E si creano occasioni come questa dove ognuno dice la sua in attesa, sembra, di poter tornare sul ramo dov’era prima.

Eh, cos’è successo? È successo che a un certo punto i mezzi per fare i libri, i mezzi di produzione, come si diceva una volta nell’era delle ideologie, non sono più esclusiva di pochi, cioè delle case editrici, ma sono a disposizione di gente, tipo noi, che una mattina si svegliano e si mettono a pubblicare degli ebook. E noi lo facciamo gratis, ma c’è anche chi li vende.

Forse avete presente quel bellissimo film, e anche il libro, ma più il film per quelli della mia generazione, che è La Storia Infinita, dove una nube tumultuosa erode sempre più velocemente Fantasya, il mondo creato dall’immaginazione della gente. Quella nube tumultuosa è chiamata, nel film, il Nulla e rappresenta la mancanza di immaginazione di chi ha smesso di sognare e di leggere i libri. Ora, se ci concedete un paragone azzardatissimo, quel Nulla, nel caso nostro – e anche un po’ e soprattutto nel caso vostro, e con vostro ci rivolgiamo alle case editrici esistenti, piccole, medie o grosse che siano – quel Nulla, dicevamo, nel caso vostro, non è tanto la mancanza di immaginazione o l’incapacità di sognare della gente che non legge i libri – che è un altro discorso e che non ci compete – quanto un Troppo, una mole senza forma, ma sempre tumultuosa, di informazioni e rumore, rappresentata dalla gran quantità di autoproduzioni, autopubblicazioni, eccetera, che erode sempre più velocemente la Fantasya dell’editoria. È un Troppo, questa mole, questa nube, che rischia di disorientare anche il lettore.

E dove andiamo?, si chiedono gli uccelli che svolazzano dopo la schioppettata. Proviamo a tornare sul ramo dov’eravamo prima, pensano le case editrici in volo disorientate alla rinfusa. Ed ecco comparire sistemi di protezione anti-pirateria come i DRM, e prezzi di vendita ingiustificabili rispetto all’editoria tradizionale e alla sua filiera che passava attraverso gli alberi e i boscaioli, la carta e i tipografi, i distributori e le librerie. Ma sembra tutto inutile, la nube del self-publishing avanza e s’insinua sempre di più nella Fantasya degli editori, tanto che noi, che pubblichiamo, nel nostro piccolo con un certo successo, degli ebook gratuiti, siamo un po’ come Gmorg, il lupo nero della Storia Infinita che aiuta l’avanzata del Nulla: non facciamo altro che alimentare il Troppo, anche se facendolo ci divertiamo come dei matti.

E allora come facciamo adesso?, si chiedono forse gli editori alla rinfusa, molti ancora convinti di poter tornare sul ramo dov’erano prima, quando vedono che senza carta non c’è più nemmeno l’albero su cui s’erano appollaiati. Come facciamo?, si chiedono gli editori, ora che il nostro monopolio è intaccato, ora che i mezzi di produzione dei libri sono così semplici e alla portata di tutti, ora che anche i mezzi per aggirare le protezioni inutili che ci sono sui libri sono in mano ai ragazzini, ora che leggere un libro senza pagarlo è facilissimo, ora che la nostra Fantasya, che già era ostacolata dal mercato, dalla mancanza di lettori e dalla trasformazione dei loro superstiti in consumatori, dalla crisi, dai governi e dalla Grecia, è minacciata dalle orde indipendenti del self-publishing. Come facciamo?, chiedono gli editori.

Come fate? Eh?

Non venite a chiederlo a noi, vi rispondiamo. Non lo sappiamo. Noi siamo solo una casa editrice inesistente, facciamo un po’ come ci pare. Ma noi siamo soprattutto lettori, e in quanto lettori siamo disorientati. Una volta c’eravate voi, editori, una volta tanto tempo fa, molto prima che il digitale diventasse cosa di tutti i giorni da tenere in tasca, molto molto prima, quando eravate voi a indicare una strada, a creare quel mondo dell’immaginazione in cui passavamo i nostri pomeriggi, nelle nostre camerette, a leggere le cose che pubblicavate. Adesso c’è il Troppo: il Troppo nelle pubblicazioni, nelle autopubblicazioni, nelle autoproduzioni; il Troppo nella critica, nelle recensioni, nelle segnalazioni in rete; il Troppo informe che avanza ed erode la vostra credibilità.

Non lo sappiamo, come fate e come farete. Non è affar nostro. Ma una cosa, secondo noi, bisogna che la facciate, perché non è solo il possesso dei mezzi di produzione a fare un libro, a fare i libri. Ci sono delle responsabilità sulla diffusione della cultura, sulla qualità delle pubblicazioni, sulla scelta tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha, ci sono delle regole da gestire sull’equità dei compensi per chi lavora nella cultura del quartario, come lo definiva Bianciardi, e per quelli che troppo spesso vengono dimenticati in questi discorsi in cui gli editori e i lettori sembrano le sole forze che muovono e padroneggiano il mondo dell’immaginario, e sto parlando degli scrittori.

Non lo sappiamo, cosa farete per evitare che la vostra Fantasya venga disgregata fino all’ultimo granello. Certo non saranno delle protezioni informatiche o dei prezzi insensati a fermare la rovina morale ed economica che già ha distrutto altri settori della cultura. A differenza degli altri settori, però, la letteratura continuerà a vivere con o senza di voi, con o senza la carta, con o senza ciò che da qualche secolo, nemmeno tanti, in verità, chiamiamo libro. Quello che dovete fare è inventare un modo nuovo di fare editoria. Ricreare Fantasya dal Nulla. Quello che dovete fare è guardare in faccia il Troppo che avanza, cercare di capirlo e razionalizzarlo, rendervi conto che il Troppo sta parlando con voi, che siete già coinvolti. Allora dovreste alzarvi in piedi nella soffitta in cui state cercando di capire cosa succede, spalancare la finestra sul temporale che c’è là fuori, e urlare un nome nuovo per l’Imperatrice.

Grazie.
Abbiamo finito.

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Poi, io lo so che a braccio son poco pratico, e c'è della gente, dopo, ho scoperto, che si è lamentata della risposta che ho dato a una domanda, dove ho detto che per fare un ebook, siamo sinceri, ci vogliono due click. Ecco, a me sembrava di aver detto che per fare di un file di testo un ebook ci vogliono due click, che è vero. Per fare di un ebook un bel libro, invece, serve qualcosa che si chiama editore, qualunque cosa significhi o significherà editore. Poi però non sono sicuro, che io, parlare a braccio, son poco capace. Dicono che, comunque, nei prossimi giorni mettono tutti i filmati su Rai Edu Letteratura. Un po' mi vergogno.

11 commenti:

  1. Non ti vergognare. Siete stati bravi. Avete detto cose giuste... e siete delle brave persone :D (l'intervento era al plurale quindi mi sento di proseguire in tal senso...)

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    1. Eravamo in due e alla fine e all'inizio c'era pure la ghostwriter!

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  2. Deve essere stato un intervento interessante peccato non essere stato tra voi... Fare un e-book in due click? :D Non penso proprio. Non è difficile se uno studia, ma non ci vogliono due click. Ci sono e-book ed e-book ;) .

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  3. io c'ero e vedo che anche qui' la storia dei "due click" non piace proprio a nessuno :))))))
    dammi retta x la prox volta - evitalo!!!
    stefania amica di officine editoriali

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    1. eh, invece stavo proprio pensando di scrivere un manualetto di meno di mille battute su come si fa un epub con due click. :)

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    2. (e il mobi col terzo, di click.)

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  4. bellissimo :) mi aveva già colpita una volta, ascoltato i8n streaming, adesso di nuovo! bravi! noemi

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  5. per convertire in e-pub (ma non ho contato i click): http://ebook.online-convert.com/convert-to-epub

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  6. Avrei voluto esserci, condivido e applaudo. Io non so farlo e il manualetto di mille battute mi interesserebbe assai, ma credo anch'io che possano bastare due click. Perché non dirlo?

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  7. Oltre al manualetto, mi spiegate perché risulta che io abbia pubblicato il commento ieri sera alle 10,20 invece che stamattina alle 7,20? Se sapevo così, dormivo un altro po'...

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    1. c'è il fuso 'mericano, su barabba.

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