Guardando la statua di Turgenev, mentre passeggiavo per San Pietroburgo, un paio di settimane fa, mi sono accorto che l'autoritratto che si trova sulla copertina dell'edizione italiana di Padri e figli, quella tradotta da Paolo Nori – che tra l'altro è un libro, Padri e figli, anche a prescindere dal traduttore, di una bellezza tale da far gridare al soccorso, come ha detto una volta il giovane Čechov dopo averlo letto – non è mica tanto realistico; ma poi sono passato di fianco a diverse altre statue, e ho capito che quel naso lì, quello che Turgenev si è disegnato, era un omaggio al naso di Gogol'. Non quello del racconto, Il naso, di Gogol', ma proprio il naso di Gogol'.
Un altro che si faceva sempre degli autoritratti era Puškin, che a margine dei suoi manoscritti disegnava quasi sempre degli scarabocchi, un po' come facevamo noi quando usavamo il telefono fisso. E a proposito di Puškin, ho scoperto che per festeggiarne il centenario della morte, o il centocinquantenario della nascita, adesso non mi ricordo bene, il buon Giuseppe Stalin aveva chiesto a degli artisti di presentargli dei progetti per una statua del poeta da mettere in un parco, o lungo una tangenziale, e loro, gli artisti, diligentemente, glieli hanno fatti vedere: c'era Puškin in posa, Puškin seduto, Puškin che legge, Puškin che declama, Puškin che scrive, Puškin che pensa, Puškin che si riposa, eccetera; solo che a Stalin non piacevano mica tanto, anche se dopo averci riflettuto un po', com'era suo solito, gli è venuta un'idea, ed era un'idea talmente eccezionale e incontrovertibile che, anche se adesso non si sa più che fine abbia fatto, l'han poi costruita davvero, la statua. Una bellissima statua di Stalin che legge Puškin.
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In Russia c'è da morir dal ridere (e quando era Unione Sovietica, ancora di più) è una frase che dice sempre mio suocero. Forse diventa una rubrichetta, o un mini report di viaggio, se ne vale la pena. E se mi vengono in mente delle altre cose, ovviamente.
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mercoledì 22 agosto 2012
lunedì 26 aprile 2010
Biografie essenziali (34)
– Michail Afanas’evič Bulgakov?
– Sì, sì.
– Adesso le parlerà il compagno Stalin.
– Cosa? Stalin? Stalin?
– Sì, le parla Stalin. Salve, compagno Bulgakov.
– Salve, Iosif Vissarionovič.
– Abbiamo ricevuto la Sua lettera. L’abbiamo letta con i compagni. A tal proposito riceverà una risposta positiva... Ma è proprio vero che Lei chiede di andarsene all’estero? L’abbiamo seccata molto?
– Ho pensato molto negli ultimi tempi se uno scrittore russo possa vivere fuori dalla sua patria. E mi sembra di no.
– Ha ragione. Anch’io la penso così. Dov’è che vuole lavorare? Al Teatro d’Arte?
– Sì, volevo. Ne avevo parlato, ma ho ricevuto un rifiuto.
– E lei invii loro una richiesta. Mi pare che accetteranno. Noi dovremmo incontrarla, parlare con Lei.
– Sì, sì! Iosif Vissarionovič, ho molto bisogno di parlare con Lei.
– Sì, bisogna trovare il tempo ed incontrarci, necessariamente. E ora, Le auguro ogni bene.
[via]
– Sì, sì.
– Adesso le parlerà il compagno Stalin.
– Cosa? Stalin? Stalin?
– Sì, le parla Stalin. Salve, compagno Bulgakov.
– Salve, Iosif Vissarionovič.
– Abbiamo ricevuto la Sua lettera. L’abbiamo letta con i compagni. A tal proposito riceverà una risposta positiva... Ma è proprio vero che Lei chiede di andarsene all’estero? L’abbiamo seccata molto?
– Ho pensato molto negli ultimi tempi se uno scrittore russo possa vivere fuori dalla sua patria. E mi sembra di no.
– Ha ragione. Anch’io la penso così. Dov’è che vuole lavorare? Al Teatro d’Arte?
– Sì, volevo. Ne avevo parlato, ma ho ricevuto un rifiuto.
– E lei invii loro una richiesta. Mi pare che accetteranno. Noi dovremmo incontrarla, parlare con Lei.
– Sì, sì! Iosif Vissarionovič, ho molto bisogno di parlare con Lei.
– Sì, bisogna trovare il tempo ed incontrarci, necessariamente. E ora, Le auguro ogni bene.
[via]
lunedì 19 aprile 2010
Biografie essenziali (31)
Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Soso, detto Soselo, detto Chopura, detto Geza, detto Ryaboi, detto Kochba, detto Koba, detto Besošvili, detto Beso, detto il Caucasico, detto Petrov, detto Oganess Vartanovič Totomyants, detto Ioška, detto il lattaio, detto Chizhikov, detto David, detto Ivanov, detto Ivanovič, detto Nizheradze, detto Vassilyev, detto Vassily, detto K. Kato, detto K. St., detto Ko., detto Stalin perse completamente l'uso della parola dal 2 al 5 Marzo 1953.
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