Così inizia un lungo articolo di Stefanie Schramm su Die Zeit di un paio d'anni fa sull'impatto ambientale dell'unico atto quotidiano che veramente accomuna ricchi e poveri occidentali. Non so se mai vi siete posti il problema - davvero, non so se augurarmelo o meno - ma oltre al petrolio, alle emissioni di CO2 e alle energie rinnovabili, una delle sfide che ci attendono nel futuro prossimo venturo riguarderà la carta, soprattutto quella utile a ripulirsi - mi si scusi il francesismo - il culo. Quale sarà il degno sostituto della carta igienica?
Difficilmente da domani vi metterete a sciacquare le vostre natiche senza passare per quel rotolino appeso alla meglio a lato del vostro sciacquone. Quasi impossibile rinunciare di colpo a una sensazione della quale - diciamolo! - ci siamo un poco innamorati. Sicuramente non andremo a vantarcene in giro, anche soltanto per non incappare in facili scherni.
Insomma, il problema è serio e diverrà pressante in men che non si dica. Il mercato della carta igienica in Europa vale 8,5 miliardi di euro (oltre 440 milioni di euro solo in Italia) e rappresenta il 26% del consumo mondiale. Ogni europeo ne consuma in media 13 kg ogni anno, per un consumo europeo totale pari a 5,5 milioni di tonnellate o 22 miliardi di rotoli complessivi. Numeri che fanno girare la testa.
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Nella prossima puntata esamineremo l'impatto psicologico delle varie tipologie di sciacquone. Scopriremo da dove deriva l'innata puzza sotto il naso dei francesi in relazione alla conformazione "a tubo" dei loro water, in cui l'escremento sparisce immediatamente con un "pluf" per nasconderne la vista al suo stesso autore. Analizzeremo l'ambigua pratica americana di riempire la tazza d'acqua fino al bordo. Vedremo come mai la conformazione "a piattaforma" degli sciacquoni tedeschi, che bloccano l'escremento su di un semipiano orizzontale permettendo al creatore di esaminare il prodotto, abbia concorso a creare la famigerata indole aggressiva germanica e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
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