domenica 29 luglio 2012

Speciale olimpiadi: l'importante non è vincere

L'oro femminile dei 100 metri di Sydney 2000 non è ufficialmente stato assegnato. In quella gara vinse Marion Jones che però venne trovata positiva all'antidoping anni dopo e ammise di essere dopata anche ai tempi di Sydney 2000. A quel punto, l'oro sarebbe dovuto andare alla greca Ekythanou che però era stata sospesa per doping nel periodo nel quale si dibatteva la faccenda. Il titolo venne mantenuto vacante. Se volete un bel libro sul doping scaricatevi in rete "Campioni senza valore" di Sandro Donati.

Le olimpiadi di Mosca non furono le prime olimpiadi boicottate da alcuni paesi. La Cina Popolare da anni disertava la kermesse olimpica, ma vi fece ritorno proprio a Mosca. Tuttavia, per protestare contro l'invasione Sovietica dell'Afghanistan, 61 squadre su 142 disertarono la manifestazione, un numero enorme. Altri paesi adottarono soluzioni differenti e talvolta di facciata o di comodo. L'Italia partecipò sotto la bandiera dei cinque cerchi e senza inno di Mameli dopo le vittorie. La Nuova Zelanda mandò alla sfilata una bandiera nera. Curiosamente, l'Afghanistan pertecipò ai giochi, con una delegazione di 11 atleti.

Le gare di nuoto e pallanuoto alle olimpiadi del 1900 a Parigi si tennero nella Senna. Le partite di pallanuoto si trasformarono spesso in autentiche risse visto che le regole erano diverse da paese a paese. In particolare, nella semifinale tra Francia e Germania la squadra tedesca giocò secondo le proprie regole, la squadra francese idem, il tutto diretto da un arbitro britannico con regole ancora differenti. Finì a pugni.

A Città del Messico nel 1968 Dick Fosbury stupì tutti saltando con la schiena rivolta verso l'asticella e vincendo l'oro con 2,24 m. Il sovietico Valery Brummel, campionissimo dello stile ventrale predominante fino a quel momento, disse "È uno stile particolare ed efficace, ma va bene solo per Fosbury. Non prenderà mai piede su larga scala".

La prima medaglia delle olimpiadi venne assegnata ad Atene, lo stesso giorno dell'inaugurazione dei giochi, il 6 aprile 1896. La vinse l'americano James Brendan Connolly, oro nel salto triplo con la misura di 13,71 m. Si presentò a sue spese visto che l'università di Harvard (che frequentava) aveva definito la kermesse olimpica "una frivolezza".

La squadra di doppio Jugoslava di tennis tavolo che si aggiudicò il bronzo a Seoul 1988 era composta da Jasna Fazlic e Gordana Perkucin. Quattro anni dopo le due parteciparono a Barcellona facendo coppia, nonostante il disfacimento dello stato Jugoslavo ora le vedesse contrapposte (una serba, l'altra bosniaca). "Non vedo perché dovremmo smettere di giocare insieme" fu la reazione in un'intervista che si trascinò dietro non poche polemiche.

La disgregazione dello stato Jugoslavo portò anche altre storie incredibili all'edizione di Barcellona 1992. Il sollevatore di pesi bosniaco Mehmed Skander, impiegato da mesi in una postazione da cecchino dall'esercito del suo paese, partì per Barcellona grazie a un ponte aereo organizzato e coordinato dall'ONU e dal CIO assieme ad altri venti atleti. In Spagna gareggiò, nonostante fosse da tempo in condizioni nutrizionali pessime. Dopo la gara (per la cronaca, finì al ventesimo posto) rivolse un appello al mondo per la risoluzione della crisi bosniaca e poi tornò in patria, per continuare a combattere. L'atleta bosniaca Mirsada Buric disputò una batteria di qualificazione dei 300 metri dove arrivò ultima, a più di un minuto di distacco dall'irlandese O'Sullivan, in testa. La Buric, anch'essa giunta in Spagna grazie al ponte aereo di cui sopra, era stata imprigionata due mesi prima assieme a tutta la sua famiglia in un lager, dove rimase per tredici giorni. Raccontò al mondo di quel che succedeva a Sarajevo e riferì di essersi allenata rifugiandosi nei parchi, dove la vegetazione la copriva dai colpi delle postazioni serbe, che comunque non mancarono di farle sentire vicino le loro pallottole durante gli "allenamenti".

Il francese Jean Bouin, secondo dietro al Finlandese Kolehmainen nei 5000 metri a Stoccolma 1912 scrisse a un amico nei giorni seguenti: "Queste storie qui, che io consideravo soltanto come dei passatempi, sono molto importanti per la gente. Ora voglio riposarmi per qualche mese e poi comincerò ad allenarmi seriamente, come fanno gli altri. Ritornerò vittorioso, te lo prometto." Due anni dopo morì nella battaglia della Marna.

Nelle olimpiadi di St.Louis del 1904 vennero indetti gli "Anthropological days", con gare riservate a "uomini di pelle nera, filippini, pigmei, turchi e siriani". Alla faccia di chi oggi esclude una triplista greca per una battutaccia su Twitter tirando in ballo lo "spirito olimpico".

Alle olimpiadi di Parigi 1900 la maratona venne vinta da Michel Theato, garzone di fornaio parigino. Secondo Emile Champion (ancora Francia) e terzo lo svedese Ernst Fast. Al quinto posto si piazzò l'americano Newton che entrò nello stadio, arrivò entusiasta e alzò le braccia al cielo. Quando i giudici gli spiegarono che era arrivato quinto sostenne (e lo ribadì nel corso degli anni) che i 4 che lo avevano preceduto dovevano giocoforza aver imbrogliato tagliando il percorso, visto che lui vi si trovava davanti e non li aveva visti superarlo. Il suo reclamo venne dichiarato nullo, ma lo stesso De Coubertin ammise che i controlli dei commissari in quell'occasione furono "carenti".

La maratona di St.Louis vide invece arrivare in solitaria un certo Fred Lorz. Lo stadio lo accolse festante, venne portato in trionfo e gli venne fatta la foto con la figlia del presidente. Dopo circa 15 minuti arrivò nello stadio un certo Tom Hicks che reclamò la vittoria. Si venne infatti a sapere che Lorz, intorno al 15 km, aveva percorso una quindicina di Km in automobile per poi riprendere la corsa. Lorz sostenne che si trattava di un equivoco e che in realtà non c'era volontà di frode, soltanto "non aveva fatto in tempo a spiegarsi", ipotesi decisamente poco credibile. La medaglia d'oro a Hicks, dunque. Quest'ultimo aveva percorso gli ultimi dieci chilometri in stato semicatatonico, ingerendo ad ogni 2/3 km un uovo, della stricnina, del brandy. (Primo caso di doping non perseguito nella storia dei Giochi.)

La nazionale svizzera di calcio che eliminò l'Italia nel 1924 era una formazione notevole sia in campo che fuori. Mentre la squadra festeggiava negli spogliatoi e gli italiani erano affranti per la sconfitta il mediano Schmidlin incrociò il nostro commissario tecnico, Vittorio Pozzo. Dopo avergli fatto i complimenti entrò nello spogliatoio e ordinò con un urlo perentorio ai compagni "Nicht mehr singen. Daneben sind die Italiener." (Basta cantare. A fianco ci sono gli italiani) in segno di rispetto per l'avversario. Pozzo, che di lì a qualche anno avrebbe dominato il calcio mondiale con due Coppe Rimet, una Coppa internazionale, e un titolo olimpico disse "Non lo dimenticherò mai."

Qualche partita prima, contro il Lussemburgo, l'ala destra Levratto lasciò partire un tiro micidiale che prese in faccia il portiere Bausch che dovette essere medicato, dopo che per qualche minuto si temette addirittura per la sua vita. Bausch tornò in campo, ma dopo qualche minuto, quando Levratto gli si ripresentò con la palla al piede davanti, scattò fuori dalla porta con la testa tra le mani. Levratto si mise a ridere in maniera talmente forte che incespicò sul pallone, il quale finì fuori di fronte alla porta vuota.

Parigi 1924 mostrò al mondo anche il nuotatore Johhny Weissmuller, statunitense. Fece incetta di medaglie e fu il primo uomo a correre i cento metri stile libero sotto al minuto. Diventò in seguito celebre come il primo "Tarzan" del cinema. Curiosamente, il primo nuotatore italiano a correre i 100 stile libero sotto il minuto è stato Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer.

Le olimpiadi si sono svolte sempre ogni quattro anni con due interruzioni a causa delle due guerre mondiali. Tuttavia nel conto delle edizioni si contano anche quelle "fantasma" del 1916, del 1940 e del 1944.

Nonostante la divisione della Germania in due blocchi sia durata sin dalla fine della seconda guerra mondiale, soltanto dal 1968 ci furono due rappresentative olimpiche (DDR e BRD). La divisione divenne solo un ricordo nel 1992 a Barcellona, essendo i due stati riunificati dalla "Wiedervereinigung" del 3 ottobre 1990.

De Coubertin non pronunciò MAI la famosa frase "L'importante non è vincere, ma partecipare" e del resto non se ne attribuì mai il merito. Stando alle parole del nobile francese la frase venne pronunciata, durante un convitto, da un uomo di chiesa britannico.

3 commenti:

  1. Volevo ringraziare per i bei post sulle olimpiadi. Ne ho messo i link sul mio blog.
    ilcomizietto

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  2. Anonimo7:53 AM

    Vi segnalo l'imminente uscita del nuovo libro di Donati, dopo più di venti anni da Campioni senza valore. Ho visto la presentazione sul sito della Giunti, del quale vi allego il link http://www.giunti.it/libri/salute-e-benessere/lo-sport-del-doping/
    Pietro

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