lunedì 27 giugno 2011

L’Adele è una roccia

L’Adele è una tipa arcigna, battagliera, capace di farsi rifare la casa perché un muratore le ha sbagliato di quattro millimetri la posizione della porta, capace di recidere un contratto telefonico per un centesimo non previsto sulla bolletta, capace di cose così. L’Adele è una roccia. Anche se è anziana, è una roccia.

L’Adele quando era giovane, avrà avuto vent’anni, era una prestigiatrice. Anzi no: l’Adele era la valletta di Antonio, il prestigiatore, il mago. Era quella che si faceva segare coricata nella cassa e muoveva i piedini della parte bassa del corpo tagliata a metà, era quella che pigliava dal pubblico i malcapitati per ipnotizzarli, poi entrava vestita nel baule e veniva infilzata con le spade e usciva, ta-dà, in mutandine e reggiseno e le gambe sottili in mostra, che nei primi anni cinquanta, quando l’Adele avrà avuto vent’anni, eran cose da spalancare la bocca dei presenti.

L’Adele ha cominciato a fare la valletta di Antonio quando sua sorella, l’Ada, che era stata valletta prima di lei, aveva deciso che preferiva la risaia e i campi di grano al continuo spostarsi della carovana. Ma all’Adele piaceva la vita del circo, e le piaceva Antonio, che però era molto più vecchio di lei e soprattutto era sposato.

C’era un’Italia sbrindellata, a quei tempi là, la guerra era appena finita, i muri erano rotti dalle bombe, l’asfalto sulle strade quasi niente, mangiare ce n’era poco, ma al circo, se andava bene, un po’ di più. E mentre l’Ada nel piatto aveva il riso della risaia e il pane del lavoro nei campi, l’Adele, ogni tanto, mangiava i fagioli e la salsiccia che, dice, come li cucinava la moglie di Antonio, nessuno.

Girava, l’Adele, e girovagava. La carovana si fermava e montava il tendone, e poi la sera, dopo i leoni e dopo i pagliacci, lei e Antonio avevano le luci dello spettacolo puntate sulla faccia, chilometri di fazzoletti colorati ripiegati nelle maniche della giacchetta, cilindri coi conigli, palloncini e colombe bianche, la cassa da tagliare in due e muovere i piedini nudi dell’altra metà, il pubblico da ipnotizzare, le spade per farsi trafiggere e, ta-dà, uscire in mutandine, reggiseno e le gambe giovani e sottili per le bocche spalancate dei presenti. Poi smontare, rimettersi in viaggio, girovagare, montare ancora e di nuovo le luci dello spettacolo negli occhi. Ha un milione di storie da raccontare ai nipoti, l’Adele, come di quella volta che hanno scoperto che al pagliaccio ci piacevano le bambine, erano in Sardegna e i sardi volevano ammazzarlo, e loro lo nascondevano, il pagliaccio, nella gabbia con l’elefante. Poi gli han detto Vai via, pagliaccio, che se non t’ammazzano i sardi, prima o poi la testa te la spacchiamo noi.

E intanto, mentre il circo era lì nel suo solito girovagare, un giorno di maggio, va a finire che la moglie di Antonio si ammala e muore.

Piangeva Antonio, suo marito. Piangeva l’Adele, la valletta. Piangeva tutto il circo perché le volevano un gran bene. Poi le han fatto un bel funerale, ché come faceva i fagioli e la salsiccia lei, la moglie di Antonio, nessuno.

E in quell'Italia sbrindellata dei primi anni cinquanta, anche se era molto più vecchio della sua valletta, ora che Antonio e la moglie morte li aveva separati, il mago, una sera d’estate, ha preso l’Adele per mano e le ha detto Ti amo. Si sono sposati in una chiesa del paese dove il circo era approdato. Da quel giorno, dice, gli spettacoli erano ancor più magici e colorati. E c’era l’amore nel sorriso della ragazzina che spuntava dal baule non trafitta dalle spade, ta-dà, in mutande, reggiseno e le gambe lucide e sottili sulla bocca spalancata dei presenti.

Per mesi e mesi l’Adele e Antonio hanno girovagato e si sono amati, dandosi la mano e un bacio al momento dell’inchino negli applausi.

Ma la vita, anche la vita era sbrindellata, e qualche anno dopo, non tanti, in verità, quando l’Adele ormai stava per diventare donna e non più ragazzina, il vecchio Antonio si ammala di un brutto male, l’Adele non dice quale, ma si capisce, un male supremo che prende la pancia e costringe il vecchio mago in posizione orizzontale sopra il letto della roulotte, morfina a litri due, tre volte al giorno, per giorni, per mesi. Mesi in cui il circo si sposta, girovaga, ma lo spettacolo dei prestigiatori è cancellato. Niente palloncini e colombe bianche che scompaiono, niente chilometri di fazzoletti colorati nelle maniche della giacchetta, c’è solo un vecchio mago morente sul letto di una carovana, che pian piano ha perso i sensi e la parola, con litri di morfina che non placano più il dolore, con la sua piccola moglie dalle gambe giovani e sottili lì al suo capezzale, dove gli asciuga il sudore.

Un giorno il circo arriva in una grossa città, una città importante, coi monumenti e tanto pubblico pagante. Allora il padrone del circo, col cappello altissimo e la divisa rossa dai bordi dorati, bussa alla roulotte di Antonio e chiama: Adele, Adele, scusa, te lo chiedo per favore, proveresti a far tu da sola lo spettacolo, stasera?

Oh, non lo so, gli risponde l’Adele, non son capace, sono solo la valletta. Dai Adele, la incita il padrone, è una serata importante, c’è pieno di gente, le alte cariche, i bambini, proviamoci ti prego. E l’Adele, che è una roccia, dopo dieci minuti di preghiere del padrone risponde che sì, ci prova, che deve solo dare la morfina a suo marito poi si prepara per uscire nell’arena, come sempre, dopo i leoni e dopo i pagliacci. Da sola, questa volta.

Il circo è davvero pieno, l’Adele ha le luci dello spettacolo sulla faccia, un semicerchio d’occhi addosso, i conigli nel cappello, chilometri di fazzoletti colorati che escono svolazzando dalle maniche della giacchetta, ipnotizza il pubblico, si fa tagliare in due dal padrone e muove i piedini nudi, si fa infilzare dalle spade dei pagliacci ed esce, ta-dà, in mutandine e reggiseno e le gambe giovani e sottili sulla bocca spalancata dei presenti.

Va meravigliosamente, l'Adele, gli applausi sono un fiume d’affetto e ammirazione, e mentre gioca con le colombe e le fa sparire e poi ricomparire, non lo direbbe nessuno che la sua bocca trema, e trema perché nei primi minuti dello spettacolo l’Adele aveva voltato la testa sulle prime file, e là, con la forza di volontà che fa sollevare le automobili alle mamme per salvare i figli intrappolati, con la potenza dell’amore che ti fa scavalcare il cancello alto due metri, là, in prima fila, sulla destra, seduto con una mano a pugno a sorreggere il mento c’era Antonio. Che rideva.

Ma l’Adele era una roccia. L’Adele ha concluso lo spettacolo, ha fatto un inchino e, quando ha alzato la testa con la bocca tremolante, ha visto Antonio alzarsi in piedi, barcollare verso l’uscita, andare via. Così dopo gli applausi è uscita dal circo, l'Adele, ha fatto una corsa a perdifiato e l’ha raggiunto, l’ha sorretto, l’ha portato alla roulotte e l’ha messo orizzontale sul letto. Poi si è messa lì a sedere.

Lui le ha preso una mano. Ha aperto gli occhi e con la voce troncata dallo stomaco attorcigliato, per la prima volta faccia a faccia dopo troppi mesi, le ha detto Adele, adesso che sai tutto quello che c’è da sapere, sono contento, amore mio, posso andare.

Poi la mano s’è afflosciata, il petto si è fermato. Antonio è morto sorridendo, nella calma dell’amore che compensa e supera anche l’ultimo dolore.



***

L’Adele è una tipa arcigna, battagliera, capace di farsi rifare la casa perché un muratore le ha sbagliato di quattro millimetri la posizione della porta, capace di recidere un contratto telefonico per un centesimo non previsto sulla bolletta, capace di cose così. L’Adele è una roccia. Anche se ora è anziana, è una roccia.

Ma quando l’altro giorno finisce di raccontarmi la sua storia, l’Adele, mia zia, appena alza la testa la vedo che ha lo sguardo bagnato e la bocca che un po' trema.

Non dura molto, qualche secondo, poi si riprende, gesticola e mi chiede se voglio conoscere il trucco del baule con le spade.

Questo però non posso raccontarvelo, le ho promesso che è un segreto.

Click.

3 commenti:

  1. Anonimo8:14 AM

    ...mi piace questa storia, in sottofondo ha un vago sapore felliniano. un saluto

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  2. bastardo, mi hai fatto piangere a tradimento! e mentre mangiavo, così mi è pure andato tutto di traverso.

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